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venerdì, luglio 21, 2006 Montanelli & me Per molto tempo, il solo motivo che mi spingesse a leggere il Corriere è stato Montanelli. Non ho mai compreso bene il perché della sua profonda sfiducia verso Berlusconi (o meglio, forse era in troppo evidente, solo che da adolescenti non si è disposti ad accettare i capricci dei grandi personaggi), ma le sue stanze mi hanno dato molti momenti di felicità. O forse dovrei parlare di conforto. Mi piaceva che non vi fosse nulla di accessorio, e che fosse tutto così toscano, limpido e arcaico: e mi piaceva che questo stile corrispondesse a un pensiero altrettanto nitido. Sembra strano, ma leggerlo mi tolse la vergogna di non sapere ammantare le mie convinzioni politiche di intellettualismi e fumisterie. Il mondo è quel che è, e i sogni di antagonismo, ma anche gli onanismi da benaltrismo dovremmo lasciarli stare. Questo è quello che ho imparato. Ed è per questo Montanelli non può andare d'accordo col tintinnio di manette, con le ambizioni dei piccoli Robespierre di chi sogni di cambiare il mondo ne fa eccome. Montanelli ammirava la Gran Bretagna, conosceva il valore dell'atlantismo come pochi, sosteneva il bluff necessario di Reagan. Eppure non è da oggi che dall'altra parte vogliono appropriarsene. Il 21 luglio 2001 mi pentii di non avergli mai scritto neanche due righe, nonostante la mia fedeltà di lettrice. Ma oggi, se ogni tanto mi capita di scrivere non solo su questo blog, lo devo al suo esempio. posted by IloveAmerica |
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