Gianni Riotta e la fiera delle ovvietà
Stimavo Gianni Riotta, almeno fino alla parabola discendente cominciata a luglio dello scorso anno, quando ha sostenuto Kerry facendo ricorso a ogni banalità trita e ritrita, non ultima "le due Americhe" (leggi: quella dei buoni democratici contro quella dei cattivi repubblicani). Allora c'era Titanic e Daisy Miller non si vergognò di tirargli le orecchie. Poi ieri, nel caldo insopportabile, ho dovuto leggere il suo editoriale sul rapimento dell''imam Hassan Mustafa Osama Nasr, più noto come Abu Omar. Eccone uno stralcio esemplare:
Nelle tradizionali tavole rotonde d'estate, in ponderosi saggi universitari, nei ricordi amari degli anziani pionieri, si piange spesso la scomparsa dell'inchiesta giornalistica classica, considerata l'anemia che ha fatto perdere credibilità ai mass media.
Davvero. Sembra che non si parli d'altro, anche neglle file agli uffici postali. Ma fortuna c'è Guido Olimpio. E grazie a lui, che ha spezzato le catene del berlusconismo e del cocacolismo imposto dalle nostre scellerate alleanze, siamo venuti a sapere che i servizi segreti americani agiscono senza sbandierare ai quattro venti le loro intenzioni e i loro movimenti. Non passano per i Comunisti Italiani, non chiedono il permesso all'UCOII nè alle Donne in nero. Agiscono, appunto, in segreto. Ma che strano. Ma ecco che Riotta prosegue con un altro volo pindarico:
Che la Cia abbia deciso di far agire il commando senza informare le autorità italiane, tra le more di hotel di lusso e spese degne di James Bond, conferma che l'amministrazione americana ancora non realizza quanto danno facciano all'immagine degli Stati Uniti le catene di Guantanamo, le foto di Abu Ghraib e le azioni segrete della Cia.
Per poco non ho immaginato Sean Connery in tuta arancione. Manca solo, se vogliamo essere pignoli, un panegirico del New Deal e con la retorica siamo al completo. Per farla breve:
Presto non basteranno più i silenzi, arroganti o imbarazzati, e ci vorrà la verità, intera, su quella che appare un'iniqua violazione dell'autorità sovrana d'Italia.
Puzza di Sigonella da lontano un miglio. Non occorre altro per dimostrare l'inutilità di un articolo scritto in questa maniera. (Però ancora mi chiedo come mai tra i fautori di questo rinato orgoglio nazionale ci sia Bertinotti, uno che si è sgolato una vita a urlare "internazionalismo, rivoluzione")
Daisy Miller