NEGRI, IL MARXISMO POSTMODERNIZZATO E LA PAX OCCIDENTALE
Prendo spunto da un frammento letto su it.cultura.filosofia :
Il fondatore di Potop [Potere Operaio] - tale Toni Negri - è stato recentemente a Ravello (venti km da casa mia) per sostenere un confronto pubblico con un tale Gore Vidal, scrittore americano ferocemente antiamericano nonchè proprietario di una fantastica villa. Ero quasi tentato dall'andarvi ma poi mi son detto: tra uno (di statura filosofica non nulla) che crede all'Impero ed un altro (di statura filosofica nulla) che crede che il mondo stia nel pugno della famiglia Bush non ne uscirà un colloquio granchè interessante, a meno che entramabi non identifichino Bush con l'imperatore. Ma volevo andare comunque.
Leggendo poi una intervista a Vidal, nel quale l'intervistatore - tale Domenico De Mazi, barbuto dal tondo viso, sociologo da strapazzo convinto sulla base di letturine postmoderne che "l'estetica giochi un ruolo fondamentale nel mondo postindustriale" e che "la bellezza salverà il mondo" - si diceva d'accordo con Vidal nel dichiarare Kant l'*ultimo* filosofo europeo (che Nietzsche ed Heidegger e Wittgenstein gli tirino i peli della barba tutte le notti!), leggendo tutto ciò, preso già da crampi per le risate, ho dovuto desistere: non ce l'avrei fatta a guidare al ritorno e mi avrebbero ritrovato in qualche scarpata.
... Anche Negri ha postmodernizzato Marx credendo così di potere salvarlo dalla rovina dell'applicazione storica del marxismo. Si postmodernizza Marx dimenticando la sua appartenenza alla tradizione occidentale. Non per nulla tutto il suo libro è interpretabile come il tentativo di salvaguardare la "gioia di essere comunisti": Negri vuole semplicemente mostrare ai comunisti come questi siano tempi che possano essere vissuti, comunisticamente, con gioia e speranza; che cioè la distruzione tecno-economica della configurazione politica dello Stato-Nazione proceda nella direzione della creazione del comunismo mondiale.
letto su it.cultura.filosofia
Anche il marxismo postmoderno, così come ben più moderate concezioni, mantiene la propria pia illusione di una futura europa comunista (o meglio, diciamolo, di un comunismo globalizzato, mai state no-global le idee comuniste) e si rifiuta di guardare all'evidenza. Date inevitabili parabole demografiche, anche prendendo i dati ottimisticamente, fra 70 anni la popolazione europea discendente dall'attuale sarà dimezzata. Un centinaio di anni e sarà la minoranza, visto che l'apparato tecnico industriale e l'economia ci impone di mantenere numericamente la popolazione. E qualcosa mi dice, guardando ai desideri teocratici dei nuovi italiani, che non sarà terreno fertile per una idea così visceralmente occidentale come il marxismo. Probabilmente anche per le altre idee.
Enduring Freedom, oltre a fare terra bruciata nei santuari dove il terrorismo può liberamente fare i suoi campi di addestramento e tessere i propri progetti, può costituire anche una speranza per il nostro futuro ? Il bravo e gentile blogger di Operaomnia, con cui ho avuto uno scambio privato, esprime dei dubbi :
la pax occidentale difficilmente attecchirà nei paesi arabo mussulmani. Il ceppo da cui è tratta è diverso culturalmente. Nonostante l’impegno più o meno sincero dei pacificatori, con ampie probabilità non riuscirà che a sortire violente reazioni di rigetto che potrebbero portare ad effetti devastanti non solo per i curati, ma anche per i curatori. [ Operaomnia ]
Eppure questa diversità culturale non è per nulla avvicinabile alla diversità giapponese di un tempo rispetto all'Occidente. La cultura giapponese era abissalmente diversa dalla nostra. Gli Islamici, per la cultura Cristiana, rimangono dei cugini primi, con l'Ebraismo come ascendente comune, e vi si ritrovano quelle formule (per es. che la vera libertà esiste solo nel compiere il bene, ossia la volontà di Dio) che sono esattamente quelle dei nostri vecchi catechismi. Il rapporto dell'attuale occidente con l'Islam (un occidente post cristiano che ha ereditato dal Cristianesimo una morale svestita da ogni fondamento e che ormai serve solo per le sue demagogiche nobili indignazioni e per la commedia dei buoni sentimenti), questo rapporto con l'Islam è sostanzialmente un rapporto con sé stesso come era qualche secolo fa. Un vero abisso era invece quello che separava la cultura occidentale a quella orientale giapponese (la dhimmitudine islamica non giunse mai a costringere i commercianti cristiani a sputare e calpestare il crocefisso per fare affari in giappone).
E' questo il motivo per cui ho particolarmente apprezzato l'intervento del Griso su Hiroshima, che chiarisce bene quali possano essere i risultati di una mano forte che porti democrazia dove ora vige il teofascismo (parole del Griso che gli strappo e riporto) :
Ma soprattutto, fu un messaggio efficace: voi avete rivisto traccia del militarismo prussiano, per caso? O di quello nipponico?
Anzi, lo stesso termine kamikaze, ormai, più che alle immagini sbiadite dei film e documentari sulla guerra nel Pacifico, fa pensare ai seguaci di un altro fanatismo sanguinario, anch'esso teso alla conquista del mondo (o pensate che facciano tutto questo casino per dare una lezioncina ai cattivi yankee imperialisti? Sì, e Hitler voleva solo Danzica).
Purtroppo, forse, anche in questo caso non basterà la sconfitta sul campo ma occorrerà la disfatta, per costringere i nazisti del 21° secolo ad abbandonare i loro folli propositi. E di nuovo ci sarà chi proverà a riscrivere la storia, a dire che sarebbe bastato molto meno, che in fondo non erano così cattivi - o se lo erano diventati, certamente era stato a causa di qualche grave torto subito.
Anzi, i revisionisti sono già al lavoro: cianciano d'Imperi, blaterano di rivolta degli oppressi, farneticano di un bieco Occidente che raccoglie soltanto quello che ha seminato, biascicano i loro "si sarebbe potuto...".
E di nuovo, sarà la storia a incaricarsi di smentirli e a condannarli al disprezzo e all'oblio. Per intanto, ci tocca starli a sentire.
[ Il Griso ]
Paolo