I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



sabato, luglio 26, 2003
 
Liberia chiama Washington. Washington risponde. Mentre il mondo capovolto continua a girare per conto suo. Come annunciato settimane fa Bush ha ordinato il dispiegamento al largo delle coste della Liberia di una forza navale e di un primo contingente di 2.300 marines. L'obiettivo ufficiale della loro missione sarà quello di supportare l'ECOWAS (Economic Community of West African States) nel tentativo di riportare ordine nel paese ma è evidente come le truppe possano in qualsiasi momento essere chiamate ad intervenire direttamente. Non abbiamo nemmeno troppa voglia di dilungarci qui sull'immancabile balletto di recriminazioni e pregiudizi che in questi giorni - come sempre - ha accompagnato le azioni e le intenzioni dell'amministrazione Bush sulla questione. Ci limitiamo solo a constatare che di nuovo se ne sono dette e scritte di tutti i colori. Abbiamo visto fieri oppositori dell'intervento contro il regime di Saddam Hussein accusare a gran voce gli Usa di rifiutare il coinvolgimento nel continente africano salvo poi criticare ancora una volta ogni passo compiuto dal presidente Bush durante il suo recente viaggio in Africa. Abbiamo sentito che in Liberia l'intervento sarebbe giustificato in quanto autorizzato dall'Onu mentre quello in Iraq sarebbe stato illegale (la 1441 e tutte le risoluzioni da essa richiamate sono state in un sol colpo cancellate dalla storia); abbiamo perfino letto che gli Usa sarebbero obbligati ad intervenire in base al «diritto contrattuale» (pittoresco, non c'è che dire, non tanto per le forme in cui il concetto è stato esposto ma certamente per quelle in cui è stato ripreso) che per alcuni evidentemente dovrebbe regolare l'agire politico delle nazioni e di fronte al quale la liberazione di un paese da una dittatura genocida e la prevenzione di una minaccia alla sicurezza internazionale diventano ridicoli pretesti usati da capi di stato in cerca di petrolio e di avventure. Insomma, cose così, sempre le stesse, sempre peggio. Ovviamente in Liberia si deve intervenire: ma lo si deve fare non perchè lo richieda quel fantasma delle istituzioni internazionali che risponde al nome di Nazioni Unite, non perchè vi siano obblighi scritti, ma perchè la situazione lo impone, perchè la popolazione invoca da tempo l'attenzione del mondo e la presenza degli americani (ripetiamo: l'attenzione del mondo e la presenza degli americani), perchè da lì possono originarsi ulteriori fattori di destabilizzazione del già precario equilibrio internazionale. Particolarmente curioso è che oggi l'Onu si muova evocando ragioni di carattere umanitario quando per mesi la stessa organizzazione supportata dai peacemongers di tutto il pianeta si è opposta a quella che - anche volendo lasciare per un momento da parte ogni altra considerazione di natura strategica, politica e di sicurezza - si è rivelata la più grande operazione umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale: la provocata caduta di una tirannia che ha disseminato di fosse comuni e di camere di tortura un intero paese. Ma così va il mondo. E oggi come domani continueremo ad assistere al triste spettacolo di coloro che dopo aver tacciato di criminali gli Stati Uniti per essere intervenuti in Iraq adesso riservano loro lo stesso epiteto per il semplice sospetto che gli stessi Stati Uniti non abbiano l'intenzione di intervenire in Liberia. Salvo poi eventualmente scendere in piazza contro l'imperialismo yankee quando l'azione si concretizzerà. A questo punto, non si sa come, un lieve dubbio sta cominciando ad insinuarsi nei nostri pensieri... non sarà mica perchè sono americani?

Da 1972.

posted by IloveAmerica | 13:39 | commenti