MONTENEGRO TANGO
Come si fa a essere contrari alle privatizzazioni? In effetti il capitalismo di Stato è uno dei fallimenti più macroscopici visti nella storia. Dunque ben vengano le privatizzazioni. In Montenegro, per esempio, dove la Kombinat Aluminijuma Podgorica (KAP) produce da sola metà del PIL montenegrino. Ma vi sono dei se e dei ma prima di infervorarsi per la denazionalizzazione della KAP...
La azienda "è in crisi da anni, piano piano il 65% di proprietà statale è passato nelle mani dei creditori esteri. Chi erano i creditori dai quali dipende il futuro del paese? Si tratta di due società: Vektra (nazionale) e Glencore (Svizzera), e della Standard Bank. Gli enormi debiti accumulati -si parla di 130 milioni di $- spingono gli eventuali acquirenti a chiedere sovvenzioni statali per la fornitura di elettricità, la riduzione delle imposte, agevolazioni con la mano d'opera locale" [Link] [Link]. Si tratta di condizioni gravosissime per un paese già profondamente turbato dallo stato equivoco dei rapporti con Belgrado (di recente il presidente montenegrino Vujanovic ha parlato di "separazione" dalla Serbia).
La compagnia russa Sual ha rinunciato all’acquisto della KAP a causa dei costi molto elevati. Quanto alla Glencore, vuole tutto: elettricità, tasse, mano d’opera col minore investimento possibile. Non si parla poi delle condizioni offerte dalla compagnia indiana Vedante. Le autorità montenegrine ignorano quasi tutto di questa compagnia, benché essa sia in espansione.
Restano pertanto favorite Glencore e Paribas. La banca parigina sembra una vera e propria associata alla multinazionale svizzera, e inoltre ha gestito flussi di capitale notevoli, come i 20 (o 40) MLD $ di Oil for Food (Irak-ONU-Francia connection). Non a caso BNP Paribas ha erogato a Glencore un credito spaventoso: 3 MLD di dollari...
Inoltre proprio in questi giorni BNP-Paribas e Glencore cercano di regolare i problemi finanziari della Rusal (altro potenziale investitore russo del KAP), alla quale la stessa Glencore beneficiaria della fidejussione francese avrebbe accordato un prestito di 150 milioni di dollari, nel dicembre 2002.
"È vero che la Rusal è uno dei più grandi produttori d’alluminio del mondo. Il suo annuale volume d’affari ammonta a miliardi di dollari. Ma, secondo diverse fonti, il proprietario della Rusal, Oleg Deripaska, è rimasto senza liquidi dopo aver acquistato il 25% delle azioni del suo socio Roman Abramovic. Deripaska detiene il 75% della compagnia, ma la Rusal ha crescenti debiti nei confronti, tra gli altri, del consigliere del governo montenegrino, che è proprio la BNP-Paribas. La BNP-Paribas e la Glencore hanno accordato insieme crediti alla Rusal. Ora, la BNP-Paribas è divenuta consigliere anche della Rusal per progetti valutati centinaia di milioni di dollari" (ibid.). Insomma, siamo di fronte a ben più di un conflitto di interessi: la Francia, attraverso la sua banca d'affari più politicizzata, "consiglierà" il governo montenegrino su scelte nelle quali la stessa gioca su più tavoli, essendo appunto finanziatrice e compartecipe di Glencore e di Rusal.
Intanto, dopo la gara d’appalto per la KAP, la Rusal ha sempre più problemi, ma potrebbe fare il gioco della sua consociata e finanziatrice svizzera Glencore chiedendo al momento delle negoziazioni una riduzione supplementare del prezzo dell’elettricità e altri vantaggi che il governo non potrà accettare. Dopo di che la Glencore potrebbe apparire come un salvatore...
In questo caso, Glencore et Vektra non avrebbero che da legalizzare la loro proprietà del KAP, che di fatto già gestiscono e di cui raccolgono tutti i guadagni. KAP produce più che mai, ma, poiché è schiava dei suoi debiti, tutto quello che guadagna va nelle casse della Vektra, della Glencore e della Standard Bank. Queste accumulano profitti, utilizzano l’elettricità poco costosa, la bauxite e la mano d’opera, per rivalersi su debiti la cui origine non è mai stata del tutto chiarita. Sembra che la BNP e il governo montenegrino facciano di tutto perché sia così anche in futuro.
Simile discorso per la privatizzazione della Telekom montenegrina. Si parla della ungherese Matav, che ha già comprato la Telekom macedone. Ma c'è da notare che il proprietario della compagnia ungherese Matav è la multinazionale tedesca Deutsche Telekom, la quale possiede già le aziende di telecomunicazioni della Croazia e della Slovacchia. Oltre a questo la Deutsche Telekom possiede anche il 25% della compagnia russa Sisteme.
Francesi e tedeschi potrebbero dunque essere i partner strategici del Montenegro. Il quadro uscito dalla liquidazione della Yugoslavia è chiuso: tedeschi i primi passi per la "secessione" della Croazia, e francesi le mosse in "difesa" dei serbi, dai tempi di Sebrenica fino ai bombardamenti dalemiano-clintoniani...
Infine un utile quadro riassuntivo dell'economia serbo-montenegrina: [link].
Se si leggono i dati del Trade finance c'è da rimanere sconfortati: l'Italia è soltanto il terzo paese esportatore in Serbia-Montenegro, col 10,3% (dopo Russia e Germania, ma ci sarebbe da aggiungere anche la Francia che -come si è visto col caso Glencore- agisce di nascosto). In compenso siamo il primo importatore di prodotti serbo-montenegrini. Quanto alla nostra penetrazione nelle ex aziende nazionali, non abbiamo una imprenditoria competitiva o interessata, e non siamo certo in grado di sostituire le vecchie economie nazionalizzate locali con il nuovo modello di penetrazione economico-coloniale applicato da Francia, Russia e Germania, che potremmo definire Multinazionalismo.
Su Le guerre civili una aggiunta sul nuovo modello economico "multinazionalista" [link]