BUSH HA TORTO
Va bene amar l'America, ma l'amore non dev'esser cieco. Il vero amore non ignora i difetti del suo oggetto, ma glieli presenta d'innanzi: con delicatezza, se possibile; con durezza, se necessario; con franchezza, sempre. Amore è poter dire: mi dispiace, ti sbagli.
Prendete uno dei più recenti discorsi di Bush, per esempio. Non ci siamo Mr President, non ci siamo proprio. Va bene prendersela con i profeti di sventura in servizio permanente effettivo, giusto far notare che spesso - e per fortuna - la storia s'incarica di smentirli, suggestivo citare un articolo del NYTimes vecchio di qualche decennio ma che sembra scritto ieri:
"Germany is a land in an acute stage of economic, political and moral crisis. The basic elements of recovery and peace are lacking. European capitals are frightened by the prospect of a German collapse. In every military headquarters, one meets alarmed officials doing their best to deal with the consequences of the occupation policy they admit has failed."
Però via, non scherziamo: il paragone tra la Germania del 1946 e l'Iraq del 2004 non regge. Prima di Hitler, la Germania era il cuore d'Europa. Prima di Saddam, l'Iraq era stato per un po' un protettorato britannico e per secoli un'oscura provincia di un impero in decomposizione. Contrapporlo a quello che prima di cadere in mano a una banda di maniaci era - e infatti è tornato ad essere - uno dei Paesi più civili del mondo è francamente improponibile. Quella era pur sempre la terra di Goethe, di Kant, di Beethoven: qualcuno sa citarmi qualche iracheno di successo, dopo Alì Babà?
O vogliamo mettere il Bauhaus con il Baath?
Ma soprattutto, in Germania dopo la guerra non c'erano bande di terroristi nazisti in piena attività.
In Iraq, sì.
Il Griso