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lunedì, ottobre 31, 2005 Con Israele Questo blog ha sempre difeso l'esistenza dello stato ebraico. Daisy Miller, vaccinata contro l'antisemitismo subdolo al Mamiani, che ha visto al liceo Pilo Albertelli di Roma una "cartina della Palestina" senza nemmeno l'ombra di Israele, sentito fole inquietanti con le sue orecchie, non tollera l'arrogante appello di Ahmadinejad per la distruzione di Israele, e parteciperà alla manifestazione indetta dal Foglio. Su The Right Nation, il comunicato stampa. Da perfida neocon, la qui scrivente Daisy Miller sottopone inoltre ai suoi 25 lettori l'acuta analisi di Giulietto Chiesa (cercate il sito, non intendo regalargli link): Il fatto è che molti amici dell'America in seno all'Europa, segnatamente dentro il Parlamento Europeo, manifestano verso l'Iran molto nervosismo, perfino a tratti superiore a quello manifestato da Washington. E premono perché o si termini il negoziato con una secca vittoria, con la conseguente chiusura del programma nucleare iraniano, oppure, in mancanza del risultato, che si passi alle maniere forti. Le fiaccolate servono anche a questo, altrimenti perché le organizzerebbe Giuliano Ferrara? Come dire, manifesteranno perché sono persone un po' eccitabili, e affamate di sangue. Daisy Miller
giovedì, ottobre 27, 2005 Cavalieri senza macchia (sul cavallo a dondolo)
Mai censurare. Mai. Ma più che per spirito libertario, lo dico per voi. Finirete travolti dalle lagnanze dei censurati in men che non si dica. E così Luttazzi, storica vittima della mannaia berlusconiana sui mezzi d’informazione insieme a Santoro e a Biagi, si è lasciato prendere un po’ la mano. Da comico a Santoro in sedicesimo, col doppio della spocchia, e con quel pizzico di eroismo travaglino (per citare Ferrara, quel particolare giornalismo che fa finire le accuse in tribunale). Luttazzi è un comico che ha perso il senso del ridicolo. Dopo fantasiose ricostruzioni del caso Plame (“Cia Gate”, un po’ salvapreviti, un po’ legge truffa: in ogni caso, non vogliono che capiate di che si tratta), fustigate a dovere da Camillo, si atteggia a cavaliere senza macchia del “giornalismo in vecchio stile”. Che poi è il vecchio stile KGB. Dagli al criminale Bush. Succede poi, che zelanti Tocquevilliani-i valorosi 2Twins e il grande Ingegnerblog- inseriti nel blogroll per valor neocone- gli lascino dei commenti sul blog, censurati da Luttazzi ma vendicati da Mattia Feltri. Ma com’è andata lo sapete già, grazie a The Right Nation. Il punto è che Luttazzi, da comico, dovrebbe rendersi conto dell’immagine che sta dando di sé è penosa: lui si sente già come Woodward e Bernstein, e tutti gli uomini del presidente, e ancora giornalismoinvecchiostile (nessuno ha mai capito che cosa sia), e le spara grosse. Dice il vero, perché è quello che dice il Manifesto, il giornale di chi non volle sentirsi più stalinista per togliersi dalla coscienza qualche milione di morti (ma solo qualcuno)per darsi pose maoiste. E’ sempre la vanità che azzoppa. Luttazzi si vedeva già valoroso cavaliere sul cavallo bianco. Peccato che il cavallo sia quello a dondolo di legno. E davanti al suo infantilismo, esclamiamo: cosmico, ragazzi! Daisy Miller posted by IloveAmerica |
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venerdì, ottobre 21, 2005 Comunicazione di servizio Per commenti, complimenti, insulti che volete rivolgermi personalmente (Paolo dovrebbe ancora rispondere al suo indirizzo) scrivete a : (Il mio indirizzo di despammed è inaccessibile da un mese.) Daisy Miller
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giovedì, ottobre 20, 2005 Il processo a Saddam e il falò dei pregiudizi
Già mi aspetto gli alti lai di chi non saprà accettare il fatto che le proprie premesse (ideologiche) erano tutte sbagliate. Di chi diceva che le guerre portano soltanto altra violenza, che sono sempre di più, di chi, più subdolo, tira fuori a ogni piè sospinto il decostruttivismo postmoderno e postcoloniale. Tiriamo un sospiro di sollievo: il processo a Saddam Hussein potrebbe liberare molti sia dalle chiacchiere da bar che dai cascami ideologici novecenteschi. Grazie all'immancabile Camillo, scopriamo che negli ultimi anni, grazie alla dottrina Reagan e a quella Bush poi, ci sono state meno guerre. E se andate a vedere il sito dello Human Security Report, vedrete anche come sia calato il numero di crisi internazionali e di morti provocate dai conflitti. Il processo intentato al suo ex dittatore da un Iraq veramente sovrano, con quel tocco di giustizia poetica del giudice curdo, è stato possibile solo grazie a una guerra definita da tanti "coloniale" (grazie a 1972, il link a un sito giuridico), all'intervento armato di nazioni "imperialiste"; black skin, white masks, tanto per citare Fanon? Mimic men? Per essere imitatori, iracheni che affermano "We’re drawing the outlines of a change not only for Iraq but also for the entire region and I can feel that today we have presented a unique model of justice" (Mohammed di Iraq The Model) mi sembrano fin troppo consapevoli. I colti si arrendano, perché la libertà è universale, e non c'è decostruttivismo linguistico che possa sradicare questa verità. Gioiamo, e da bravi parmenidei, possiamo ricordargli che l'essere è e il non essere non è. Daisy Miller venerdì, ottobre 14, 2005 Gli ottant'anni di Margaret Thatcher Ci scusiamo per gli auguri con un giorno di ritardo. L'hanno odiata, calunniata, e oggi il Labour party deve riconoscere di esserle debitore. Ma è impossibile resistere a una donna che ha dichiarato: I owe nothing to Women's Lib There is no such thing as society: there are individual men and women, and there are families. There can be no liberty unless there is economic liberty E che ha pronunciato forse il miglior discorso ai funerali di Reagan. Buon compleanno alla Lady di Ferro, la prova vivente che a volte, per realizzare dei grandi obiettivi, bisogna correre il rischio di farsi odiare. Daisy Miller Cattiverie E se dicessi che Pinter non l'ho letto e non mi piace? Faccio la figura della rozza incolta? Il guaio è che il suo Nobel sembra sia stato più meritato per frasi come queste che per meriti artistici: Povero Owen, citato a sproposito e poveri noi. Ho sempre sostenuto il sacrosanto diritto degli scrittori e degli artisti al disimpegno, per non fare torto all'arte, e per non fare un torto a se stessi, se non sono informati. A ciascuno il suo, pena figuraccia da noglobal. Nel frattempo, la voglia di leggere Pinter, se mai ne ho avuta, è passata: non so voi, ma riprendo molto più volentieri Macbeth. Del resto, sono retrò di nome e di fatto. Daisy Miller martedì, ottobre 11, 2005 La lezione di giornalismo di Giuliano Ferrara Nel suo splendido articolo contro Marco Travaglio, timore delle vergini diessine, apparso lunedì sul Foglio rosa (purtroppo non linkabile) Ferrara ci offre l'ennesima lezione di giornalismo. Ma che cos’è davvero il giornalismo? Forse abbiamo fatto un errore clamoroso. Cioè credere che giornalismo e denuncia coincidessero. Abbiamo pensato che i giornalisti fossero un’armata di vendicatori senza macchia, di giudici seriosi, e forse anche barbosi; e invece no. Il giornalista è un uomo, una donna con uno spiccato senso della commedia, che poi è la vita, non un censore lugubre, o peggio, qualcuno sospeso a mezz’aria, tra la fantasia e la realtà, come i tanti Travagli che puntano il ditino contro il mondo che non vorrebbero vedere. Ma le regole le decide proprio lei, la realtà, a cui il giornalista si sottomette. Ecco: li credevamo rivoluzionari, e invece sono la retroguardia. Conservatori. Ma che gusto, che piacere, a guardare la cose da quella distanza: che è sì di sicurezza, ma anche la garanzia di un bel racconto. Battiamoci ben bene le mani e i piedi sopra, a questa superficie forse indistruttibile della realtà, che è dura, compatta e indubitabile. Grazie, direttore, per esserci passato sopra con la grazia di un pattinatore. La stessa con cui riesce a dire “sbattersene i coglioni”. E se questo è essere superficiali, povere anime belle, che usano la loro profondità come una pietra al collo. Daisy Miller lunedì, ottobre 03, 2005 A Valeria La bimba che mi ha svegliata da incubi kafkiani. Ancora auguri a Umberto e Sylvaine. Daisy Miller |