I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



giovedì, giugno 30, 2005
 

Gianni Riotta e la fiera delle ovvietà

Stimavo Gianni Riotta, almeno fino alla parabola discendente cominciata a luglio dello scorso anno, quando ha sostenuto Kerry facendo ricorso a ogni banalità trita e ritrita, non ultima "le due Americhe" (leggi: quella dei buoni democratici contro quella dei cattivi repubblicani). Allora c'era Titanic e Daisy Miller non si vergognò di tirargli le orecchie. Poi ieri, nel caldo insopportabile, ho dovuto leggere  il suo editoriale sul rapimento dell''imam Hassan Mustafa Osama Nasr, più noto come Abu Omar. Eccone uno stralcio esemplare:

Nelle tradizionali tavole rotonde d'estate, in ponderosi saggi universitari, nei ricordi amari degli anziani pionieri, si piange spesso la scomparsa dell'inchiesta giornalistica classica, considerata l'anemia che ha fatto perdere credibilità ai mass media.

Davvero. Sembra che non si parli d'altro, anche neglle file agli uffici postali. Ma fortuna c'è Guido Olimpio. E grazie a lui, che ha spezzato le catene del berlusconismo e del cocacolismo imposto dalle nostre scellerate alleanze, siamo venuti a sapere che i servizi segreti americani agiscono senza sbandierare ai quattro venti le loro intenzioni e i loro movimenti. Non passano per i Comunisti Italiani, non chiedono il permesso all'UCOII nè alle Donne in nero. Agiscono, appunto, in segreto. Ma che strano. Ma ecco che Riotta prosegue con un altro volo pindarico:

Che la Cia abbia deciso di far agire il commando senza informare le autorità italiane, tra le more di hotel di lusso e spese degne di James Bond, conferma che l'amministrazione americana ancora non realizza quanto danno facciano all'immagine degli Stati Uniti le catene di Guantanamo, le foto di Abu Ghraib e le azioni segrete della Cia.

Per poco non ho immaginato Sean Connery in tuta arancione. Manca solo, se vogliamo essere pignoli, un panegirico del New Deal e con la retorica siamo al completo. Per farla breve:

Presto non basteranno più i silenzi, arroganti o imbarazzati, e ci vorrà la verità, intera, su quella che appare un'iniqua violazione dell'autorità sovrana d'Italia.

Puzza di Sigonella da lontano un miglio. Non occorre altro per dimostrare l'inutilità di un articolo scritto in questa maniera. (Però ancora mi chiedo come mai tra i fautori di questo rinato orgoglio nazionale ci sia Bertinotti, uno che si è sgolato una vita a urlare "internazionalismo, rivoluzione")

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 14:23 | commenti



venerdì, giugno 24, 2005
 

The one thing needful

"Now, what I want is, Facts. Teach those boys and girls nothing but Facts. Facts alone are wanted in life.[...]Stick to Facts, Sir!"

 

Apro questo post con le parole del perfido Mr.Gradgrind di Hard Times di Dickens.Dio solo sa se ne avevamo bisogno, di un perfido maestro per distogliere lo sguardo dei burocrati europei, degli Chirac e dei Giscard d'Estaing, dalle stelle della bandiera dell'Unione. "Twinkle twinkle, little star", cantavano come i figli martirizzati di Gradgrind, persi nell'euroretorica tedesca, e ora è arrivato il maestro che con la sua solidità pragmatica e insulare li ha messi con le spalle al muro. Con la consueta cattiveria, ribaltiamo Hard Times e l'eroe diventa lui. Con eleganza, Blair ha tenuto il suo discorso duro come un sasso, riportando gli svagati burocrati ai perché del rifiuto della Costituzione europea. E alla luce dei Fatti, come abbiamo fatto a ignorare finora che "Ideals survive through change. They die through inertia in the face of challenge"? Blair ha sostenuto di non voler modificare il progetto sociale europeo, ma da bravo inglese ha promesso più mercato per le nuove nazioni dell'Unione, e ha indicato come essenziali il rilancio della ricerca e l'apertura alla globalizzazione. E sembra così che, lodando gli ideali alla base dell'Europa, Blair sia venuto a seppellirne i vecchi pregiudizi di stampo continentale.

It is time to give ourselves a reality check. To receive the wake-up call. The people are blowing the trumpets round the city walls. Are we listening? Have we the political will to go out and meet them so that they regard our leadership as part of the solution not the problem?

In questa frase c’è il succo della tradizione democratica anglosassone: siamo noi cittadini a dare fiato alle trombe, e alla realtà è impossibile sfuggire. Ci dispiace che Sergio Romano non abbia compreso che la Gran Bretagna, nel profondo del suo cuore, è sempre la Rule Britannia, con quel suo speciale talento per tenere le redini. Come si suol dire, Mr Blair, chapeau.

 

Daisy Miller

 

 

 

 

 

 

 

 

 

posted by IloveAmerica | 10:23 | commenti



martedì, giugno 21, 2005
 

La banalità del male

E così, Saddam Hussein gioca a ping pong, mangia corn chips, parla di donne, e scrive poesie che legge ai suoi guardiani. Un grande assassino sembra così un ometto indifeso, un signore distinto e sensibile che conserva le briciole di pane per gli uccellini. E uno dei suoi sorveglianti si è mostrato comprensivo quando lo ha visto piangere per i due figli. Nella banalità del male, giudicare è difficile: anche un tiranno ha dei sentimenti, o forse questa è l'ultima subdola trovata. Sexy Saddie, you're making a fool of everyone...

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 12:21 | commenti



lunedì, giugno 20, 2005
 

A nation under therapy

"Gli americani, oltre a  essere obesi, egoisti di natura, con il cervello di un ragazzino di 13 grazie al rincretinimento televisivo, sono anche un popolo di depressi cronici, perchè in America contano solo i soldi, sei solo un numero, un automa il cui fine ultimo è l'incremento della produttività, e poi un buon numero di loro crede di essere stato rapito dagli alieni...." Quante volte avete sentito dire o letto cose del genere? ma qualcuno per fortuna si è ribellato all'industria del trauma psicologico e ha avuto  il coraggio di dire che gli americani, tutto sommato, stanno bene. E che sono responsabili del proprio comportamento, meritevoli di vivere qualche conflitto e di superarlo.

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 20:06 | commenti



sabato, giugno 18, 2005
 

E LE TORTURE DELLA "RESISTENZA" ?

But inside this complex, they found something even more sinister -- four Iraqis who were handcuffed, their hands and feet bound with steel cuffs. They're now being taken away for medical treatment, one being borne away on a stretcher.

The man in intense pain that they're trying to get into a vehicle, has been tortured, he says, and has all the marks of being tortured with electricity. His back is crisscrossed with welts. The other man is even ... in worse shape. Their crime was to be part of the border police.

The Marines came in here this morning, rescued them. The battle is still raging around us. I don't know if you can hear the gunfire, but this is a major offensive to get rid of insurgents and foreign fighters in this city near the Syrian border.... [CNN]

Ho il sospetto che di queste torture qui in Italia sentiremo parlare poco nulla.

Paolo

posted by IloveAmerica | 23:43 | commenti



mercoledì, giugno 15, 2005
 

In vacanza da una vita

No, non ha vinto la Chiesa con la sua longa manus onnipresente, non hanno vinto i retrogradi, ma molto semplicemente ha vinto l'immobilità. Se gli astenuti fossero stati davvero persone perplesse, o papisti gaudenti come Giuliano Ferrara, che ha brandito il concetto aristotelico di potenza contro Sartori, questo sarebbe culturalmente indicativo. E invece siamo pronti per un nuovo Dubliners. Chiamiamolo pure Romans. Ma siamo rimasti come Eveline, in finestra, a pensare che in fondo quello che ci circonda non è poi così squallido , e che l'odore della polvere sul cretonne delle tende è piacevole. Perchè è nostro. L'italiano medio era in vacanza, non fisicamente, ma mentalmente. E' in vacanza da una vita, dal suo mondo e da se stesso. Occasionalmente, continueremo a sentire i suoi acuti tenorili (o sopranili). E' tutto.

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 00:33 | commenti



martedì, giugno 14, 2005
 

REFERENDUM E FLOP: LETTERA APERTA

Carissimi Paolo e altri rad-lib,

Scrivo questa innanzitutto per tornare un po' a bloggare. In queste settimane la lontanza dalla blogosfera, talvolta forzata, talvolta più libera e consapevole, mi ha fornito di nuovo le ragioni - non definitive, non esaurienti - per reiniziare un dialogo pubblico che ritenevo consumato. Ne parlerò più approfonditamente altrove. In alcuni mi siete mancati.
Però è inutile dirselo: son tornato a fare un giro per vedere i giudizi dei blog che stimo di più sull'esito di un referendum che sapevo essere a loro caro (e a me, per altri versi). Devo dire la verità, non sono rimasto positivamente stupito.

Non sono rimasto positivamente stupito dalle analisi: ma forse è troppo presto. Preciso: è troppo presto, se si vuole avere un giudizio condiviso sul perché un referendum presentato come sommossa popolare, come una sollevazione dei giusti contro il Francese oppressore, sia poi da passare alla storia come scontro dell'elite contro la plebe. E' troppo tardi, invece, per dare del menefreghista all'italiano medio, o per tirare fuori il partito della crema solare (in una giornata poi innuvolata), o per inventarsi questa nuova appendice della medicina moderna che sarebbe "l'astensionismo fisiologico" al 55%. Fisiologico per chi? E dove secerne?
E' troppo tardi: il 75% degli italiani, a mio avviso, sono troppi per menefregarsene, e sono troppi perché facciate gli gnorri anche voi.
Popper non inventò nulla di definitivo, quando introdusse il fasificazionismo: già Kuhn osservava che forse non esiste qualcosa come una proposizione falsificabile. E tuttavia la falsificabilità rimane un buon punto di partenza; orbene, io che il referendum né l'ho firmato, né l'ho voluto, né l'ho votato, non menefregandomene, chiedo: esiste, sarebbe potuta esistere una configurazione nell'esito dei voti - diverso dalla vittoria dei sì! - tale per cui avrei letto una più distesa autocritica da parte di qualcuno? Infatti: l'11/6/05, il quorum era lì, l'Italia che non ne può più pure; epperò c'era il silenzio assordante dei media; il 12 alle 9, c'è la coda davanti a Capezzone ed assieme la speranza, epperò non c'erano gli sms. Alla 13, c'era il viminale che aveva dato i dati di mezz'ora prima, e poi 4,6% non vuol dir niente; alle 22,  si puntava al 40% totale per dire che comunque il "sì" era maggioranza relativa nel paese (perché 30 di fisiologico più 30 di clericale fan 60). Alle 9 del giorno dopo ci si accontenta del 30, per dire che comunque c'è una minoranza forte e creativa. Alle 15, no. Alle 15 c'è l'Italietta, c'è l'Italia dell'abbronzatura - pure quella del Lunedì -, c'è l'Italia che è un po' diventata Zapatera, c'è l'Italia che non piace. Chiedo: non può essere il contrario?

Non può essere che qualcuno s'è sentito tirare per i capelli, al ritmo di "Firma, firma, vota vota, nasci scegli guarisci"? Non può essere che forse neanche la metà degli attivisti referendari sa effettivamente come funziona l'impianto embrionale, epperò pretendeva che la massaia ratificasse, con aria fiera e sguardo volto a Sinistra, che massimo tre embrioni per ciclo è proprio una ciofeca? Non può essere che non sia vero che tutte quelle che fiere hanno votato fiere "no" all'abolizione dell'aborto (ma "no" anche alla sua totale liberalizzazione, remember?), non credevano che allora si potesse tranquillamente sperimentare sugli embrioni? E sì che invece ne ho sentite, di signorotte, domandar candide al marito "E cosa vuol dire, che quando non voglio il bambino, invece di abortirlo lo dò a loro per gli esperimenti? Mica matta!".
No, non può essere. Questo "stranoitaliano", un po' cattolico, un po' laico, un po' scettico, insomma così poco radicale, invece c'è sempre stato. Ti rivoterebbe domani stesso sull'intangibilità della 194, però ti rivota anche per non estendere l'aborto dopo il 3 mese, vallo a capire, è fatto così. Che se gli parli di eugenetica, prima di scandalizzarsi, è probabile che ti rida in faccia. Che se gli parli di fecondazione, ti parla dell'amica che è andata in Svizzera, che ha speso un sacco di soldi e poi il bambino non lo ha avuto lo stesso, e alla fine ci ha rinunciato. Ma tutto questo 5 anni fa, che la legge 40 non c'era e le cliniche private facevano i quattrini in Italia. E tu ti chiedi come puoi usare questo racconto per lanciarlo contro la legge 40. Non puoi. La tua amica voleva solo chiacchierare un po'; non va a votare neanche lei.
Ecco, se ce una cosa che la gente non capisce, di voi liberali della prima ora, è proprio questo: voi il referendum non lo facevate per il bambino: quello lo fa la Sinistra. Non lo facevate per i diritti dell'embrione, che se fosse nato dal cavolo magari l'avreste anche difeso. Non lo facevate - provoco - neanche per la ricerca, perché lo sapete anche voi che alla fine non c'è ancora modo di evitare che le embryo stem si trasformino in cancro, e, soprattutto, che la memoria ad un malato di Alzheimer non la restituirà più nessuna nuova cellula, ed è persa per sempre negli abissi di qualche divinità. Lo facevate - l'avete fatto, perché per voi una legge che si permetta di dire alcunché sulla vita voi non la tollerate punto. Fa niente che il limite è a tre, a quattro o a sette perché dopo le ovaie vanno in iperstimolazione: fa niente, perché se una vuole iperstimolarsele, che problema fa? E' un problema di coscienza suo, giusto?
L'embrione, potete anche concedere, magari può avere diritti: è che sono un o piccolo rispetto alla persona che l'ha voluto; e poi non s'è mai visto un'embrione reclamare proprietà sul suo corpo, per cui magari ci scappa che sia consenziente, inconsciamente consenziente ("se fossi un embrione malato, mi ucciderei");
La ricerca, può anche essere inconcludente, ma è ricerca: e, tolta la questioncina degli embrioni (che se hanno l'anima magari son consenzienti), la ricerca è libera e stop, foss'anche sulle armi chimiche. Perché è libera. O no?
L'eterologa, magari non è la stessa cosa dell'adulterio (che avreste detto se il mondo fosse stato tutto di monogami? Come la giustificavate?), ma non è essenziale, perché è importante che comunque lo Stato non intervenga sul concetto di famiglia, e poi, insomma, nessuno è mai morto perché figlio di 3 genitori (ma se invece sì? Se tanto il diritto del figlio non entra nel modello dei diritti, potrebbe anche morire, che cambierebbe?)

Ecco, voi scrivevate una cosa, ma la spiegavate con un'altra: approcciavate con la speranza di cura, ma la spiegavate con la libertà illimitata dello scienziato; iniziavate con la salute della donna, ma finivate col bello dell'eugenetica; iniziavate con la libertà della coppia, e finivate con il ricciolo di materia; parlavate della coppia infertile e scrivevate della dissoluzione della famiglia. Poi vi meravigliate che la gente non abbia capito esattamente dove volevate andare a parare.

Dovreste esser più chiari, senza offesa ed anzi con la massima stima. Andate a convincere la gente senza casi limite - sebbene molti di voi pensino che il caso pietoso esista solo perché c'è qualche legge di tipo morale, e che senza leggi non ci sarebbero casi pietosi - diteglielo chiaramente: tu non sei tu, tu possiedi te stesso e puoi metterti sul mercato, tu o una tua parte, come meglio credi (così come eliminarti). Perché questo è, alla fine: che noi non siamo niente, neanche persone, siamo solo ciò che abbiamo. Io imposterei così la prossima campagna. Chiara, precisa, onesta, vedrete che ci riassumerete tutti i casi particolari.

Per Paolo B.: lascia stare Severino, è l'ultimo degli umanisti delusi. A lui interesserebbe vedere come va a finire questa storia della Tecnica, solo per capire se aveva ragione o no che alla fine l'uomo avrà tutto tranne il senso di sé. Credo morirà prima (con auguri per una lunga vita, comunque). La storiella della Tecnica è una cosiddetta profezia autoavverantesi: tanti più ci crederanno, tanto più ci avvicineremo, con il rischio che poi il senso lo perderemo davvero. Nessuno dice che Prometeo, non fosse stato incatenato a farsi mangiare il fegato, probabilmente sarebbe stato ucciso millenni fa da alcuni per capire come diavolo gli facesse ad uscire la fiamma dalla mano.

Ho impostato il dialogo in modo piuttosto schietto e sincero, non c'è rancore contro nessuno, ma anzi immutata stima. Stima che però, appunto, oggi si nutre del sangue della critica. Con affetto,

Francesco

posted by IloveAmerica | 02:17 | commenti



lunedì, giugno 13, 2005
 

FLOP REFERENDUM: CI PENSERANNO GLI AMERICANI

Una parte del merito senza dubbio e' da imputarsi al cattolicesimo. Ferrara e' un uomo che ha fiuto. Infatti aveva capito che, davanti alle teste mozzate dei resistenti teofascisti, l'Italia e un gran pezzo d'Europa avrebbe reagito nel piu' conservatore dei modi, arroccandosi sulle posizioni della Chiesa Cattolica. C'e' chi ha reagito molto peggio, tentando di compiacere il teofascismo o il nazional socialismo baath. Comunque questa e' l'aria che tira. Un'aria DC. Buone notizie per Rutelli.
Solo una parte della responsabilita' pero' ricade sulla religione. Soprattutto la causa della mancata affluenza e' stato l'atavico menefreghismo italico. In fondo non sono tanti ad avere in casa un malato di Alzheimer, e quindi pochi ad avere vero interesse nel facilitare il piu' possibile la ricerca. Con questo considero chiusa la questione delle responsabilita' del fallimento referendario.
Quello che conta, alla fine, è che come al solito ha perso l'Europa (anche la Germania, che non brilla per cattolicesimo, si e' castrata con simili limitazioni alla ricerca). Ma diciamocelo, ci aspettavamo qualcosa dall'Europa ? No. I malati e i loro famigliari dovranno ringraziare ancora una volta gli USA, dove la liberazione della ricerca ha firma sia repubblicana che democratica. E' il repubblicano Michael Castle, insieme a molti democratici, a voler consentire, con un nuovo disegno di legge, la creazione di nuove linee cellulari dagli embrioni. Negli Stati Uniti al massimo ci sara' una limitazione degli investimenti federali, ma la ricerca finanziata dai privati non trovera' ostacoli .  Saranno ancora loro a trovare le cure, e quelli in Europa che si sono astenuti oggi, quando domani saranno malati o avranno malati i propri cari, acquisteranno quelle medicine fatte da chi ha lasciato piu' libera la ricerca.  Un prezzo pero' verra' pagato subito dalle coppie che non si possono permettere di andare all'estero.  Il cammino dell'autoemarginazione europea continua

Paolo

posted by IloveAmerica | 11:39 | commenti

 
posted by IloveAmerica | 10:06 | commenti

 

GENOCIDIO DEGLI ARMENI: SVIZZERA E TURCHIA AI FERRI CORTI

Il riconoscimento da parte del Consiglio Nazionale elvetico del genocidio degli Armeni aveva gia' causato gravi reazioni in Turchia, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e' stata l'apertura di una indagine penale per razzismo contro Yusuf Halacoglu, uno degli storici Turchi revisionisti che negano il genocidio del 1915 sostenendo che i decessi furono causati dalle condizioni alimentari e sanitarie derivanti dalla guerra.  La reazione ufficiale del governo di Ankara alla notizia dell'indagine e' stata forte al punto che le visite reciproche dei ministri dei due paesi sembra siano state annullate.
La legge svizzera e' liberticida. Purtroppo e' un presagio del clima che sta montando in Europa e che ci portera' piu' vicini ai regimi del medio-oriente che all'Occidente della liberta' di pensiero e di opinione. La gravita' del revisionismo turco non sta infatti nell'opinione espressa da qualche storico, bensi' esclusivamente nel fatto che tale posizione sia quella ufficiale di un governo che vorrebbe entrare nella Comunita' Europea. Da parte mia auguro la piu' completa liberta' di espressione, ma al contempo la presa di distanza da quei paesi in cui l'ideologia di Stato prevede la negazione dei genocidi del ventesimo secolo o, in altri casi, la riproposizione e continuazione dell'odio antisemita.

Paolo

posted by IloveAmerica | 00:47 | commenti



sabato, giugno 11, 2005
 

CONFESSIONI DI UN TALEBANO

Un bellissimo post sul referendum di Astrolabio che da punti di partenza molto vicini ai miei arriva a risultati opposti (cioe' a favore dell'astensione).

Paolo 

posted by IloveAmerica | 17:30 | commenti



martedì, giugno 07, 2005
 
CONFESSIONI DI UN EUGENISTA II

Alcune precisazioni :

1) Se dico che mangio i bambini, non mi aspetto di essere preso alla lettera. Voglio dire che quando parlo di eugenetica non parlo di questo, bensi', in modo provocatorio, esprimo la mia volonta' che l'ingegneria genetica possa un giorno estirpare le malattie estirpabili e migliorare le facolta' umane. Senza l'eliminazione selettiva di alcuna persona. Cio' non e' eugenetica nel (triste) senso storico del termine. Pero' e' miglioramento genetico dell'umanita'.   E' chiaro leggendo con attenzione il precedente post. Pero' meglio sottolinearlo, non si sa mai.
In altre parole, se dico che mangio i bambini, al massimo alludo al fatto che sono comunista;

2) Grazie allo scambio con il bravo Robinick, voglio precisare: non e' che Tocqueville sia divisa. E neppure divisa fra "Cattolici" e "Radicali".  Rimane una iniziativa unitaria nella diversita' di opinioni di coloro che vi aderiscono, e soprattutto non vi sono "chiese" obbligatorie e classificatorie che siano necessarie per appartenervi. Ognuno vi appartiene formando una unita' ma mantenendo la propria individualita' che magari non rientra in nessuna classificazione;

3) Visto che sono in vena di confessioni:   in effetti sono comunista.  Cioe' ritengo una societa'  desiderabile la societa' in cui a ognuno viene dato secondo i suoi bisogni e ciascuno contribuisce secondo le sue capacita'. E ritengo che sebbene sia probabilmente illusoria la realizzazione della societa' perfetta, sia invece possibile un avvicinamento progressivo ad essa. E in piu', da vero comunista, ritengo inevitabile questo processo. Infatti sono convinto che la Tecnica sia destinata a portare al massimo le proprie potenzialita' di dominio e capacita' di produzione, cioe' ad un livello in cui la capacita' produttiva tende a massimizzare la propria capacita' di soddisfare qualsiasi bisogno materiale.   E' naturale quindi che sia  il sistema sociale e produttivo a modellarsi autonomamente (con il fallimento dei sistemi meno efficaci) in modo da essere il piu' possibile di stimolo alla Tecnica stessa. Questo ambiente ideale, oggi,  e' il liberalismo e il liberismo. Quindi proprio perche' sono comunista, sono liberale e libertario.
A pensarci bene non mi va che nella societa'  del futuro si debba contribuire secondo le proprie capacita'. Mi sta meglio che venga dato secondo i bisogni addirittura senza la necessita' che uno contribuisca.   Insomma, sono piu' a sinistra dei comunisti.

4) Chiarisco infine il significato della inevitabilita'  dell'evoluzione tecnologica.  E' una illusione pensare alla Tecnica come  mezzo per i propri fini. La Tecnica, essenzialmente, diviene fine a se' stessa, nonostante le intenzioni di chi la usa.
Se infatti un gruppo ideologicamente identificabile usa la tecnica per i propri fini, e nel far cio' si scontra con un altro gruppo che usa la tecnica per i propri fini, entrambi sanno bene che e' importante che il proprio mezzo sia al massimo delle sue capacita', per poter prevalere o mantenersi. Ma questo, infine, significa che e' la Tecnica a decidere i propri sviluppi, perche' se cosi' non fosse si perderebbe qualsiasi vantaggio verso l'opponente.

In questa situazione conflittuale, lo scontro tra i fini non si svolge soltanto sul piano critico-teorico della lotta tra idee: l'aspetto critico-ideale di tale scontro è profondamente unito all'aspetto pratico, dove le forze in conflitto si servono appunto soprattutto della tecnica per far prevalere i propri scopi su quelli antagonisti. Si tratta di comprendere che in una situazione conflittuale ognuna di tali forze non può rimanere indifferente alla potenza e al rafforzamento dello strumento di cui essa si serve. Se trascura la potenza di tale strumento, è inevitabilmente sopraffatta dalle forze antagoniste che invece, per prevalere, intendono tutelare e aumentare la potenza dei loro strumenti. Ma se non vuol essere indifferente a tale potenza, deve evitare che il proprio intento di realizzare un certo scopo finisca con l'ostacolarla o indebolirla, cioè ostacoli o indebolisca la potenza dello strumento che dovrebbe realizzare tale scopo. Nella situazione conflittuale in cui per molteplici motivi si trova, ogni forza della tradizione deve evitare, se vuole sopravvivere, di ostacolare e indebolire l'apparato scientifico-tecnologico di cui essa in vari modi si serve.
Ma evitare che il fine ostacoli e indebolisca il mezzo significa assumere un mezzo come scopo primario, cioè subordinare a esso ciò che inizialmente ci si proponeva come scopo. Le grandi forze della tradizione occidentale si illudono dunque di servirsi della tecnica per realizzare i loro scopi: la potenza della tecnica è diventata in effetti, o ha già incominciato a diventare, il loro scopo fondamentale e primario. E tale potenza, che è lo scopo che la tecnica possiede per se stessa, indipendentemente da quelli che le si vorrebbero assegnare dall'esterno, non è qualcosa di statico, ma è indefinito potenziamento, incremento indefinito della capacità di realizzare scopi. Questo infinito incremento è ormai, o ha già incominciato a essere, il supremo scopo planetario. Ogni altro scopo è più o meno consapevolmente, più o meno direttamente subordinato a questo scopo supremo: la crescita infinita della potenza; che ormai non può più prodursi al di fuori dell'apparato della tecnica. In tale subordinazione consiste la dominazione tecnica nel nostro tempo, la sua destinazione al dominio. Questo, anche se il dominio della tecnica ha un significato essenzialmente più profondo di quello che emerge dall'interpretazione scientistica e tecnicistica della tecnica. [E. Severino]

Paolo

posted by IloveAmerica | 20:55 | commenti

 

CONFESSIONI DI UN EUGENISTA

Come e' noto Tocque-ville si e' suddivisa in sotto gruppi. Qui i radicali, la' i cattolici, e non so se vi siano altre suddivisioni perche' purtroppo non ho tempo di seguirvi, cosi' come non riesco a postare qui con continuita'.

Questo blog non e' andato in nessun gruppo interno a Tocqueville perche' e' gia' di suo eterogeneo. Qui intervengono gia' cattolici e protestanti, credenti, atei, radicali. A tutti, lo sanno, va la mia grande amicizia e il mio affetto, impregiudicato da qualsiasi diversita' di opinione. E lo stesso sentimento e' per gli altri blogger amici.

Con cio' sia cosa che il presente post rappresenta solo me stesso, e non quelli che sono abilitati a scrivere sul blog e ci scrivono, i quali possono scrivervi, ovviamente, presentando le proprie idee diverse dalle mie.

Dopo la premessa la confessione. Ebbene, io sono uno che andra' a votare 4 si. E come anche il National Review Online ha affermato nel commentare il presente blog, sono uno sfacciato (o meglio, loro han scritto ashamed).
Quindi lo dico: Sono un eugenista.

Non ce la faccio. Non ce la faccio proprio ad avere pazienza.  Qualcuno sara' piu' forte di me, ma io la pazienza l'ho persa. L'ho persa quando il mio migliore amico, a 18 anni, mi diceva abbracciandomi in lacrime: "aiutami, non voglio morire". E non ho potuto fare nulla. L'ho persa quando ho perso i miei cari, e la perdo ogni giorno sapendo che prima il cancro e poi l'Alzheimer si accanisce con chi mi e' rimasto. La perdo sempre vedendo tanta stupidita' e cattiveria. Anche la mia. Ma i motivi psicologici non contano.

Io voglio (notare, non faccio argomentazioni etiche: Io voglio), io voglio fondato sulla ragione e il motivo che io voglio, io voglio che la tecnologia applicata all'uomo lo modifichi e crei degli umani che si ammalano di meno, o non si ammalano se possibile. Voglio anzi che l'ingegneria genetica lo stravolga e gli faccia fare un salto di specie ad una superiore intelligenza e bonta'.  A tutti i costi.

Oriana Fallaci (e chiunque abbia seguito i miei post sa che io sono un ammiratore e appassionato amico di Oriana, e rinnovo ora questo mio sentimento anche se dissento da lei), Oriana Fallaci, dicevo, riporta le parole di Papa Benedetto per cui l'Occidente e' venuto a vergognarsi e a odiare se' stesso. Ha ragione. Io invece voglio mantenere fede all'essenza dell'Occidente e alla sua storia. Voglio continuare le sue sfide, il suo esser prometeica che l'ha distinta dall'immobilita' di altre culture che, per conto loro, stavano cosi' come sono state a partire dal Paleolitico.
E' vero quel che dice Papa Benedetto. Ci sono, in Occidente, occidentali che odiano se stessi. E non e' un caso siano anche quelli che valutano di piu' l'uomo rimasto ai tempi della clava nel  villaggio sperduto di un terzo mondo qualsiasi e che crepano a 30 anni di media, e valutano di meno questo uomo dell'occidente che fa crepare negli ospizi, soli come i cani, i suoi ottuagenari.
Questi antioccidentali, in risposta, vorrebbero cancellare l'Occidente per ripristinare La Clava e il morir (ma lieto) a piu' giovine eta'.

Per inciso: non sto dicendo che gli uomini non sono tutti uguali. Al contrario, dico che gli uomini sono tutti uguali, ma non le culture. Mentre i nazisti pensavano che gli uomini fossero diversi, e solo per questo diverse le culture. E in quanto diversi, si credevano una razza eletta, mentre erano solo dei coglioni. Chiuso l'inciso.

Io invece voglio cancellare sia La Clava e il morir giovvine e lieto, sia quell'Occidente del morir vecchio, imprigionato e solo.
Lo voglio per un nuovo Occidente completamente diverso da questo Occidente ma ancora Occidente perche' fedele all'essenza stessa dell'Occidente. Voglio una umanita' piu' intelligente, piu' sana, piu' forte. La ragione per cui lo voglio e' il fatto che lo voglio.

Voglio un'altra cosa.  Qui ai lati di questo blog ho piazzato links ad altri blog - amici - amicissimi.  In particolare quelli degli amici conservatori americani (ma anche qualcuno di quelli italiani) ogni tanto se la prendono con il PETA, con gli animalisti. Anche io me la prendo con gli animalisti quando sono antiAmericani, antiOccidentali, antiPrometeici, antiFuturo.
Ma lo confesso. Sono dalla loro parte. Non credo di essere l'unico a essere svisceratamente filoIsraeliano e filoEbraico, e al contempo a non sentirmi affatto offeso dal termine "Olocausto" applicato allo sfruttamento degli animali fatto dall'uomo. Sono diventato piu' volte nella mia vita vegetariano (si, lo spirito e' forte ma la carne e' debole) e lo sono tornato ancora. Forse ce la faccio a rimanerlo. Non voglio l'allevamento e l'uccisione industriale degli animali.

E sia chiaro che io non sono un buonista. Per la volonta' dei miei fini approvo di buon grado un bel carpet bombing se dovesse essere indispensabile per abbattere qualche fascista nero o rosso o teocratico che cerca di impedire il cammino del mio Occidente Prometeico.
(Lo so, di male in peggio, per qualcuno: da eugenista a machiavellico, anzi giacobino).

E infine, dopo tanti atti di volonta', solo una profezia. VINCEREMO.
(Lo faccio apposta nella scelta dei termini, sono un provocatore).
Vinceremo, tornando in tema eugenetica, perche' niente potra' fermare quello che sta accadendo.
Gia' ora posso clonare il mio gatto o il mio cane. Per 50,000 USD La Genetic Savings&Clone Inc me lo clona.  Mi mandano il pacchettino dagli USA, raccolgo un pezzettino di mucosa orale del mio micio, e glielo rispedisco in prioritaria. Dopo alcuni mesi vado a prendere il clone del mio micio.

La tecnologia e' alla portata di tanti ormai al mondo. E se riescono con i Gatti riescono pure coi Cristiani. Mi riesce difficile pensare che qualche bilionario non abbia aggiunto qualche zero e non vi siano gia' in giro, fra noi, i cloni. Aggiungendo l'occorrente numero di zeri viene fatta qualsiasi cosa.

E non appena sara' possibile - non sto dicendo permesso, sto dicendo possibile - a seconda dei propri zeri si potra' avere un figlio piu' intelligente e piu' sano. Se si potra' lo faranno.  Norme giuridiche volenti o nolenti. Io preferisco che siano volenti, le leggi, perche' non solo permetteranno di farlo a tutti, e non solo a coloro che possono far abbondare gli zeri, ma soprattutto renderanno la cosa sotto l'occhio pubblico. Cosi' solo si potra' evitare che vengano disposte in massa preferenze per il colore degli occhi o dei capelli. Ma l'intelligenza, la salute, la forza e  la sensibilita' e l'empatia per gli altri esseri viventi si. Si ingegnerizzi nel nuovo uomo questi attributi, al piu' presto possibile.

Io voglio che si osi l'impensabile. Che si rischi. Lo so che ci sono i rischi. Qualcuno potrebbe fare l'uomo nuovo intelligente e malvagio. Quale che sia il destino dell'Uomo, sia che sia destinato a tornare col suo pianeta alla forma di nebulosa come temeva Svevo, sia che rinasca piu' libero e felice insieme agli altri esseri senzienti, io voglio che ci provi. Se andra' bene, bene. Altrimenti fanculo.

America e' per me una parola simbolo di questa sfida. Il rischio di fare cose grandi, sapendo anche che si sbagliera' molto e che ci sono i rischi, grossi rischi, ma con l'ottimismo che ci fara' provare ugualmente, fedeli all'essenza prometeica della tecnica.  America poi e' anche una parola per indicare il modo con cui si va avanti. Non con la volonta' di qualcuno che zittisce quella degli altri, ma con il fatto che il progresso stesso si compie grazie al dissenso della libera voce di tutti.

Tesi - Antitesi - Sintesi. Io voglio questo, e ho la liberta' politica di dirlo e proporlo. Tu vuoi l'opposto, e la liberta' politica di dirlo e proporlo. Questo scontro continuo nella societa' e' risolto con il voto e con i compromessi necessari ad una politica che insegue sempre l'opinione di piu' persone possibili per avere piu' consenso, creando la sintesi di un nuovo programma, di una nuova legge. Una nuova legge e una nuova pratica mai libera dai difetti e dagli errori, e sempre scontrabile con una nuova antitesi per creare una nuova ulteriore sintesi. Se prima ho detto la mia volonta' ora dico i mezzi con cui voglio che la liberta' si realizzi. Altro che fascismo e marxismo. La democrazia Occidentale e' la vera dialettica.

Ciao a tutti i miei amici, a quelli per il no e quelli per il si.
Io votero' si.

un abbraccio

Paolo

posted by IloveAmerica | 00:48 | commenti



venerdì, giugno 03, 2005
 

RUSSIA, CINA E INDIA: UNA NUOVA UE? - THE NEW RUSSIA-CHINA-INDIA GOALS: A NEW COMMON MARKET LIKE IN EUROPE?

 

Si sono riuniti a Vadivostok i ministri degli esteri di Russia, Cina e India. Come informa Kommersant si tratta di un incontro storico, volto a rilanciare il ruolo dei paesi asiatici contro le "ingerenze arancioni" degli USA, e in funzione antigiapponese: principio cardine, quest'ultimo, delle relazioni cino-russe da un secolo almeno.
 
Yesterday in Vladivostok there was a historical meeting of foreign ministers from Russia, India and China --Sergey Lavrov, Natvar Singh and Li Zhaoxing. The old dream of Evgeny Primakov, who envisioned the creation of a "strategic triangle Moscow-Beijing-New Delhi," came true. As it was designed by Primakov, one of the most important task of this "triangle" is to curb US influence. Moscow thinks that the most urgent issue right now is to fight together with the "triangle" members against "color revolutions" in Central Asia, supported by USA.
Dopo i recenti crolli delle velleità egemoniche europee, i tre colossi emergenti decidono di fare da soli, affidando alla stampa dichiarazioni fumogene e sagacemente svianti: "vogliamo contrastare il terrorismo mondiale", quando si sa benissimo che l'incontro è volto a stabilire più solide relezioni commerciali, e realizzare un link politico, ancora fermo a livello embrionale-staminale, ma potenzialmente in grado di rivoltare il mondo come un calzino (spiazzando ancora di più i Trimuertos di Bruxelles).

In the mean time, it is well known that the idea of creating an external political alliance with Russia, China and India participation always had one goal -- to counter-balance the American power. The author of the idea was Evgeny Primakov. In the mid 1990s he was main propagandist of the "multi-polar" world. In the summer of 1998, while prime-minister, he proposed the creation of a "strategic triangle Moscow-Beijing-New Delhi". This idea was a reaction to another American anti-Iraqi operation "Desert Fox." Moscow decided, that by removing Saddam, Washington threatened Russia’s position in the UN, and warned about an asymmetric response. During his visit to India, Primakov offered to prime-minister Atal Bihari Vajpayee to make friends together with China against the US.

Nonostante Cina e Russia (seguite dalla stessa India, formata alla scuola inglese, ma laburista pre-blairiana) siano regni di zar semi-comunisti, soffocati dalla burocrazia e dalla mancanza di iniziative rapide e intelligenti (come ben sappiamo in Italia e in Europa), l'espansione in atto conferisce ai politici di questi paesi intuito e una buona capacità di movimento. L'orizzonte politico, dopo la caduta del Muro di Berlino, per qualche anno si era spostato a ovest, dalle parti di Madrid e Parigi. Oggi il focus mondiale è molto più a est: se non proprio a Vladivostok, la nascita di un Mercato Comune russo-cino-indiano farebbe un solo boccone dell'Europa e darebbe sostanza definitiva alla creazione in estremo oriente del nuovo motore dell'economia mondiale. Da una eventuale U.O. (Unione Orientale), USA e Giappone trarrebbero comunque ricadute positive per i propri mercati, nonostante la concorrenza politica con Mosca e Pechino.

Per Bruxelles e il Mediterraneo eurarabo sarebbe un disastro. (Foto AP).
by Paolo della Sala: Le Guerre Civili.

 

posted by IloveAmerica | 13:10 | commenti



giovedì, giugno 02, 2005
 

NEL 2004  QUALCUNO DICEVA...

Leggi qui cosa diceva

 

posted by IloveAmerica | 17:46 | commenti



mercoledì, giugno 01, 2005
 

IL POPOLO CONTINUA A SORPRENDERE QUANDO VOTA

di Giovanni Zibordi (CobraF)

Sembra che quest'anno tutte le elezioni che contano diano un esito opposto a quello che le elites immaginano.

Abbiamo avuto in novembre il popolo americano che ha dato cinque milioni di voti di distacco a favore di Bush nonostante l'opinione della stampa che conta (dall'economist, al NY times, a le monde, al corrierem a tutte le TV, eccetto la Fox) per cui avendo fallito in Iraq il presidente sarebbe stato cambiato.

A gennaio si sono espressi il popolo afgano e soprattutto quello irakeno: 8 milioni di persone che, minacciate di morte se avessero votato, hanno reagito restando in piedi per ore nei seggi senza sapere se il tizio di fianco a loro non aveva per caso la cintura di dinamite per farsi saltare in aria.

Anche se non sembra a prima vista, la sorprendente reazione degli irakeni è simile a quella pure sorprendente degli olandesi e francesi come provo a dire di seguito.

(Nel mezzo il popolo georgiano, ukraino, quello libanese e ora azerbajano si sono espressi spontaneamente per la libertà, i palestinesi hanno votato, a Hong Kong vanni in piazza a a colpi di mezzo milione di persone e persino qualche cubano ha manifestato. Tutti sviluppi non previsti sui media, che non vedono quasi mai il bisogno della gente di liberarsi da dittature impegnati come sono a discutere se sia uno scandalo una foto di Saddam in mutande e il fatto che forse sia capitato una volta che una copia del Corano sia stata maltrattata in America).

Oggi il popolo olandese e francese (i media parlano poco degli olandesi che sembrano respingano la costituzione addirittura con un margine di 60% a 40% mentre i francesi 57% e 43%) inaspettatamente hanno rivelato di essere contrari all'"Europa" contraddicendo la quasi totalità dei media e politici. Non un solo giornale o TV in Europa e nessun vertice di alcun partito politico (qualche frangia sì ovviamente e LePen) era contrario alla costituzione europea, ma il popolo invece lo è: nelle elezioni che contavano le elites che tutti i giorni parlano e scrivono sono state contraddette dalla maggioranza della gente che tutti i giorni va a lavorare e mantiene dette elites.

Come effetti pratici le elites politiche europee possono fare come quelle italiane nei confronti dei referendum passati (anni il popolo italiano votò l'abolizione di cinque ministeri, del finanziamento ai partiti e se ricordo bene la privatizzazione della rai...).

Ma uno smacco di queste proporzioni è troppo clamoroso per non essere l'inizio di qualcosa di importante. Nasce da tre fatti storici nuovi:

i) una STAGNAZIONE ECONOMICA senza precedenti dell'Europa nel mondo della globalizzazione (in 13 degli ultimi 14 anni l'europa è cresciuta meno degli USA ad esempio e i tassi di interesse europei stanno scendendo ogni mese che passa).

ii) un IMMIGRAZIONE su una scala mai vista in europa dai tempi delle invasioni barbariche e che altererà per sempre l'Italia o la Francia che conosciamo per i nostri figli e nipoti. C'erano articoli su repubblica dove intervistavano gente nei quartieri di periferia di Parigi e il ritornello era: "qui... ormai i francesi sono una minoranza... e stanno andandosene se possono". Quello che conta è si tratta di immigrazione in maggioranza da paesi tradizionalmente ostili alla civiltà europea e una volta trapiantati a Bologna li vedi che impongono alle donne il velo e in pieno agosto il vestitaccio scuro fino alla caviglia altrimenti a casa le menano.

Questa follia passa inosservata per l'omogeneità e conformismo dei nostri media, ma ad esempio in Olanda dove i musulmani sono già il 12% della popolazione la reazione comincia a manifestarsi: oltre al no netto all'Europa previsto per mercoledì hai un nuovo partito anti-immigrazione che sale ogni anno nel voto.

iii) un INTEGRAZIONE POLITICA dell'Europa in un governo unico, che non è mai esistito negli ultimi 1.000 e senza il quale l'Europa invece di finire nella miseria e dispotismo come il resto del mondo ha creato parecchio benessere e una notevole libertà di cui per ora godiamo. Questa integrazione politica viene ora fatta passare come un fatto normale ed ovvio. Oggi in Italia non si può più decidere autonomamente della valuta, delle tasse, deficit e ogni tipo di legislazione in pratica ha vincoli e necessita del consenso di altri paesi in cui vive altra gente con problemi e abitudini diverse dalle nostre e che non viene poi ad abitare da noi o viceversa (come negli USA).

Se leggi i media e ascolti i politici è un fatto ovvio e normale che la Turchia quando tra 7-8 anni farà parte dell'europa ed avrà una popolazione di 100 milioni di abitanti contro 50 dell'Italia avrà un peso doppio del nostro nel governo europeo e deciderà della nostra vita.

Questa prospettiva sembra attraente alle elites europee che vedono espandere il loro potere e il loro ruolo ad ogni nuovo ente o legge o finanziamento "necessario per l'Europa", ma non ai cittadini che si stanno ora piano piano accorgendo dei costi.

A mio parere (non che sia stato richiesto, ma perchè esimersi ?) a medio termine tutti gli sviluppi citati (voto USA, voto Afganistan ed Iraq, rivolte in paesi ex-comunisti ed islamici, ora voto "anti-europeo") sono tutti positivi, rappresentano anzi un TREND positivo.

Ai fini pratici invece nell'immediato siamo short l'Euro proprio per via del referendum, nella convinzione che come negli altri eventi politici internazionali importanti i media in maggioranza si sbaglino (negli ultimi due giorni leggevi che il voto anche se era un NO non avrebbe avuto impatto...). E short anche gli indici (il CAC francese non l'ho mai sentito menzionato una sola volta in tre anni di sito, comunque per la cronaca sono short un poco di CAC 40 e vediamo come va)

posted by IloveAmerica | 12:05 | commenti