I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



lunedì, maggio 23, 2005
 

SATRAPIE A BRUXELLES E FLAT TAX
Carlo Stagnaro, di Happy Trails, ha scritto un articolo sulla "Flat tax", pubblicato su Il Riformista del 21 scorso.
Inquietante vedere da un lato gli effetti positivi della riduzione del gigantismo statale e, dall'altro lato, vedere che un gigante come gli USA studia e prende seriamente in considerazione il sistema "flat", come ogni innovazione.
Ma è ancora più inquietante assistere impotenti all'immobilismo dell'Impero Orientale con sede a Bruxelles: come tutte le burocrazie basate sul feudo e sul parassitismo, neanche studiano, e neanche sanno ciò che si succede nel mondo... Due estratti dell'articolo:

Il miracolo rumeno. La flat tax, in effetti, è iscritta nella storia economica di diverse nazioni. Introdotta per la prima volta in Estonia nel 1994, oggi caratterizza i sistemi fiscali di Lituania, Slovacchia, Polonia, Russia, Ucraina, Serbia, Romania e molti altri sistemi post-comunisti. L'ex premier estone Mart Laar ama raccontare di quando un funzionario europeo, a metà anni '90, lo mise in guardia: «se livellate le imposte e abolite i dazi la vostra fragile economia non reggerà». «Bé - rispose Laar - la nostra fragile economia sta crescendo del 7% all'anno da quando abbiamo aperto il mercato e riformato il fisco». Significativa, al riguardo, è la testimonianza portata dall'incaricato alle Finanze pubbliche del governo romeno, Dragos Neacsu, che si è soffermato sulla scelta recentemente compiuta da Bucarest. Nei primi quattro mesi del 2005, a seguito dell' introduzione della flat tax, le entrate tributarie in Romania sono cresciute dell'8%, la produzione industriale del 5,3%, i salari reali del 6,9% e le esportazioni del 17,4%. (...) Bush ci sta pensando. Come ha sottolineato Véronique de Rugy dell'American Enterprise Institute, d'altra parte, la stessa amministrazione Bush sta studiando con attenzione l'ipotesi di sposare tale modello, che ha pure il pregio di evitare la doppia tassazione dei risparmi. L'ipotesi che circola prefigura un'unica aliquota al 19% e non c'è dubbio che, se la commissione incaricata dal presidente dovesse arrivare a tale risultato e se tale scelta fosse definitivamente adottata, le conseguenze di tutto questo per l' economia mondiale sarebbero incalcolabili. Difendere la flat tax adottata dall'Est europeo, e che molti burocrati di Bruxelles vorrebbero affossare, significa anche esporre i nostri sistemi economici e sociali alla sfida competitiva a cui li vanno sottoponendo le "nuove tigri" del miracolo economico estone, polacco, ceco, e via dicendo.

posted by IloveAmerica | 11:35 | commenti



domenica, maggio 22, 2005
 

Capolavoro Assolutista Assoluto

 

Capolavoro. Episode 3, l’ultimo film della saga di Star Wars, è un capolavoro. Non so come faccia Lucas a ricreare l’atmosfera da Star Wars agendo sul piano delle novità e su quello di una storia che già si conosce, ma è un genio. Andatelo a vedere, davvero. Credo che coloro che come me hanno avuto la fortuna di crescere con la possibilità di vivere la saga nei tempi in cui si è sviluppata, alimentando il culto di una fantascienza magnifica e vicina a tutti, siano blessed  e debbano saper apprezzare tutto questo. Capolavoro, quest’anno chiudete gli oscar e date tutti i premi a questo film.

Alcune piccole considerazioni, che in parte non sono aliene dalla vicenda “dichiarazioni di Lucas / risposta di Chrenkoff” segnalata da Enzo qui.

Non c’è dubbio che nel dipingere la figura di un senatore Palpatine che si autoalimenta la controparte separatista per imporre un giro di vite alla democrazia della galassia, a qualcuno sia venuto in mente Bush, il patriot act, Guantanamo, la reazione all’11 settembre. A me sono venute in mente le ignobili falsissime fregnacce che il mainstream della sinistra europea con l’aggiunta dell’uovoallacoqueChirac hanno detto su Bush, il patriot act, Guantanamo, la reazione all’11 settembre. Forse, come ci hanno creduto tante ingenue anime belle e moltissimi infamissimi nemici degli Stati Uniti, ci ha creduto anche Lucas. Ma forse no.

Difatti è curioso che gli unici a pronunciare la parola pace, con una sinistra quanto sbieca luce sul volto, siano appunto il neodespota ed il suo neoallievo Anakin, tra un ragazzino massacrato con la spada laser e un’assise democratica rovesciata. “Ho portato la pace nella Repubblica”, dice il neo Darth Vader dopo aver sterminato non si sa quanti esseri; “Finalmente è la pace”, dice il viscido Darth Sidious – capo dei Sith, contraltare malvagio dei buonisti Jedi - pregustando la sua futura dittatura in cui la supposta “pace” significa solo ed esclusivamente sanguinosa repressione di qualsiasi dissenso. Ci pensino bene coloro che arruolano Episode 3 nella campagna del Bush bashism. A chiunque abbia un rantolo rimanente di onestà intellettuale, l’uso all’interno di tutto il film della parola più pronuciata, offesa e violentata dagli antiamericani degli ultimi 4 anni richiama alla memoria con una accusa diretta e circostanziata le carognate dei dittatori tirati giù dalla dottrina Bush, e non la dottrina Bush.

Va da sè, tra l'altro, che emozioni, gioie, fantascienza e chissà quante altre magnificenze contenute in una spettacolare saga che ti tocca il cuore per 30 anni potevano provenire ed essere ideate, animate, create, elaborate, sognate, prodotte solo e unicamente negli Stati Uniti. Hanno voglia i professori dell'antiamericanismo a prendersela con il colonialismo culturale, qui si tratta di superiorità e andassero a scopare il mare le pseudointellettualità pompose del cinema francese, dei cineasti berlinesi e tutti i sonniferi premiati a Cannes purchè provenienti da qualche sperduto-e-bellissimo-ma-non-per-questo-premiabile-per-forza angolo di mondo.

Un’ultima cosa, curiosa assai.

L’eroe del bene, Obi Wan Kenobi, nel bel mezzo di un drammatico dialogo col suo amico/fratello/apprendista Jedi che sta per passare al lato oscuro della forza insieme al capo del male, a un certo punto urla disperato qualcosa tipo: “L’assolutismo va bene solo per i Sith”.

Ora, bisogna capirci: durante il film, è lo stesso Darth Sidious a dimostrare un notevole uso del relativismo. E’ lui che spinge il protagonista della trilogia a considerare le cose da un diverso punto di vista, convincendolo che anche il lato oscuro (il male) ha i suoi lati vantaggiosi e positivi (stavo per scrivere “illuminati”, ma avrei sbagliato perché l’aggettivo “oscuro” non è stato certo scelto a caso). Inoltre, l’eroe Obi Wan e tutti i Jedi continuano a difendere con le unghie e a giurare fedeltà alla “Repubblica”, e se questo è naturalmente positivo non si può tacere che anche qui il relativismo è dietro l’angolo, se si pensa che a fare di “repubblicano”un aggettivo feticcio è stato ultimamente quello stesso Saddam Hussein che così aveva chiamato la sua guardia, legittimata a torturare innocenti senza che alcuno muovesse un dito o manifestasse la sua presunta volontà di pace arcobaleno.

 

Tuttavia, come dicevo, se c’è un messaggio – condivisibile o meno - che esce dal totale dei 6 mitici film di Guerre Stellari è che l’assolutismo è una scelta premiata solo dal male.

 

Chissà che ne pensa colui che si è impegnato in una devastante battaglia tranchant contro qualsiasi relativismo. Chissà se qualcuno lo ha fatto vedere al papa, questo magnifico capolavoro della fantasia mondiale.

 

by Mixumb

posted by IloveAmerica | 12:03 | commenti



sabato, maggio 21, 2005
 

Veleni tardivi

Michelle Cottle, senior editor di The New Republic, sputa i suoi veleni ingiustificati e tardivi addosso ai perfidi Repubblicani, che si sono accaniti contro l'innocente birichinata di Newsweek .La sostanza è questa: non si accettano critiche da chi ha mentito(?) sulle armi di distruzione di massa e il mondo del giornalismo non deve intraprendere "autoflagellazioni di alto profilo". Se non state già ridacchiando, ecco un esempio dell'elegante stile giornalistico di Michelle:

Hell, these days the Bushies don't think a story is credible unless they've actually paid a journalist or news outlet to disseminate it.

E' veramente spiacevole notare che una rivista famosa come The New Republic pubblichi articoli di chi non solo si nasconde dietro a un dito, ma scrive anche in modo così infantile.

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 00:38 | commenti



domenica, maggio 15, 2005
 

Lo scandalo delle buone notizie

Davvero, che male c'è ad essere ottimisti? Non distogliamo lo sguardo dalle tragedie, ma ci rendiamo conto che ignorare gli avvenimenti positivi è un delitto. Perciò, grazie a Camillo, ecco un'insolita pagina del New York Times che elenca le notizie positive dall'Iraq che non sono mai state troppo pubblicizzate. Non a caso, tra gli autori c'è il valoroso Arthur Chrenkoff, che pubblica già da un po' di tempo notizie scandalosamente buone sull'Opinion Journal. Una breccia nel muro di gomma del piagnisteo a tutti i costi? Lo speriamo.

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 10:56 | commenti



mercoledì, maggio 11, 2005
 

Quanto può durare il senso di colpa?

Sono immagini inquietanti, quelle del monumento all'Olocausto di Peter Eisenman: una sequenza di steli, un cimitero, secondo i critici. Eisenman per tutta risposta ,in questa intervista allo Spiegel ,afferma invece di aver voluto realizzare l'ordinario, il banale. Negli stretti passaggi, tra una stele e l'altra, non si sente altro che il suono dei propri passi, e sul terreno, il tragico Boden che ha portato la Germania all rovina, si scivola. Altro effetto, sostiene Eisenman, inaspettato, quello delle teste dei visitatori che spariscono come se fossero state immerse sott'acqua, come i dannati delle Malebolge del canto XXI dell'Inferno di Dante, i cui versi più famosi sono stati citati anche da Primo Levi:

Qui non ha luogo il Santo Volto,

qui si nuota altrimenti che nel Serchio!

Eisenman spera che il monumento aiuti la Germania a disfarsi del senso di colpa. Glielo auguriamo. Ma è impossibile uscire fuori a riveder le stelle senza un viaggio nel punto più basso del passato.

Daisy Miller

posted by IloveAmerica | 00:31 | commenti



domenica, maggio 08, 2005
 
SUBMISSION A PUNTO E A CAPO
Walking Class
fa una proposta per l'intera comunità di Tocqueville:

Ci risiamo. L'Eurabia si presenta anche ai cancelli di Saxa Rubra. Dopo l'acquetta nelle vene di Cannavaro, Giovanni Masotti decide di mandare in onda il 19 maggio (Punto e a capo) il cortometraggio di Theo Van Gogh Submission, censurato in tutti i cinema d'Europa (pardon, d'Eurabia) e che era costato la vita al regista olandese, assassinato per le vie della civilissima Amsterdam da un terrorista islamico. Via Krillix veniamo a sapere che son tornate le minacce, al conduttore e agli autori. Bene, questa volta non passeranno. Quando il produttore ritirò il film dalla programmazione, la città di TocqueVille reagì linkando su ogni blog il film di Van Gogh che via Internet tutti possono vedere. Oggi ci mobiliteremo a difesa di Punto e a capo.

L'invito (che sarà inviato ai singoli blogger) è di attivare una azione comune. Diffondete e ripubblicate, concittadini.

posted by IloveAmerica | 12:20 | commenti