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giovedì, marzo 31, 2005 martedì, marzo 29, 2005 [CAMPAGNA TOCQUEVILLE] URGENTE
Amici riformisti e radicali, iscrivetevi e votate per il nome del nuovo Aggregator.
Il nuovo aggregator / portale andrà dove andranno i suoi membri, e c'è un leggero vantaggio di pochi voti per the Right Nation. Vi sono moltissime ragione per cui io penso che questo nome non sia una buona cosa. E' importante che vi siano radicali e riformisti insieme per formare un gruppo fusionista e davvero alternativo. Fate sentire la vostra voce nel nuovo portale. E' una piccola cosa il titolo, ma importante. Votate TocqueVille, città dei liberi. Amici di destra. Amici cattolici conservatori. Mi avete sempre linkato e apprezzato anche conoscendo le mie simpatie radicali. Diamo una opportunità agli amici radicali e riformisti affinchè vi sia anche la loro voce nel nuovo Aggregator. Perciò invito anche voi a votare per TocqueVille un nome che favorisca, seppure simbolicamente l'integrazione. Molti amici avranno meno problemi a partecipare con questo nome e per noi la diversità del pensiero è ricchezza. Importante: anche chi ha già votato puo' cambiare il proprio voto fino alla chiusura. Affrettattevi. grazie Paolo AL VOTO !!
Sul gruppo che raccoglie i partecipanti al futuro ma prossimo Aggregator sono aperte le elezioni per la scelta del nome del Portale. Io qui faccio non solo un invito a diventare membro, per chi non l'ha già fatto, e a votare, ma anche parteggio per una delle scelte, cercando di spiegarne i motivi. Anzi, parto proprio dai motivi.
Mi piace molto come Andrea Mancia aveva definito il principio di questa aggregazione: "Il Nostro è un progetto di lungo periodo assolutamente sganciato da qualsiasi partito o forza politica del centro-destra. Da qualche tempo Ideazione, seguendo l'esempio della destra statunitense, ha scelto una prospettiva "fusionista" che ci sembra la sola in grado di preservare ed esaltare l'eccezionale varietà culturale e politica .... Per noi la diversità delle opinioni, anche su temi importanti, non è un limite ma una straordinaria ricchezza culturale". In coerenza con questa policy "fusionista" mi farebbe particolare piacere che l'aggregator sia aperto il più possibile ad aree che non possono essere definite di "destra", e mi riferisco chiaramente ai Radicali italiani e al Riformismo verso i quali ho particolari simpatie e propensione. Invito in particolare anche costoro a iscriversi con il loro blog e a votare, perché l'aggregator va giustamente dove vanno i suoi membri. Per questo motivo scelgo il nome che è secondo me più coerente con i principi di democrazia e illuminismo, e che mi richiama un "francese americano" tanto importante nella storia politica. Paolo sabato, marzo 26, 2005 EUROPA COME UMMA
Considerazione aggiuntiva: anche l'Europa si sta costituendo come una Umma? Essa non è uno Stato, come gli USA, è un Super-Stato fondato su interessi comuni, come la Lega araba. Due sono i valori fondanti della UE, nella sua configurazione di erede del menscevismo o del bolscevismo, dove la dittatura del proletariato è sostituita dalla dittatura della Legge. L'Europa -come tutti i gruppi costituiti- ha un suo Jihad da compiere (espansione economico e cultuale-culturale che non può non compiersi che a danno di altre economie). La UE -a partire dalla Commissione Prodi- ha per sua conseguenza un suo nazionalismo, derivante dalla negazione e dalla rottura sostanziale dell'atlantismo. Quante volte si usa la parola Europa in Europa? Esisteva una unità culturale tale da giustificare la rottura dell'Atlantismo e la formazione di una Umma continentale, oppure la UE non è altro che un altro programma nazionale (o inter-nazionale), e come tale prevede a sua volta l'uso della forza, economico-politica se non direttamente militare? (Le Guerre Civili blog) lunedì, marzo 21, 2005 INIZIO LAVORI
Tutti i bloggers che vogliono partecipare alla piattaforma comune con il proprio blog (vedi precedente messaggio) si devono registrare presso il Gruppo Yahoo apposito. La registrazione va fatta esclusivamente via web e si deve aggiungere il proprio blog al database (nella colonna a sinistra, visibile solo ai membri). Non si tratta di una mailing list tradizionale (solo i moderatori possono eventualmente mandare messaggi) ma è il punto di partenza per sapere chi c'è e parteciperà all'aggregator.
Per ulteriori informazioni leggere su The Right Nationlunedì, marzo 14, 2005 NET Nello stesso tempo alcuni Think tank e strutture di formazione, alcune testate giornalistiche di area liberale e cristiana si sono resi disponibili a supportare l’iniziativa.
FORME DEL NET
AREE TEMATICHE DEL NET - Politica e geopolitica;
Finalmente Grazie alla segnalazione di Omar di Iraqthemodel, ecco Afghan Warrior, il primo blog afgano. Buon lavoro a Waheed. Daisymiller A volte, c'è bisogno anche di buone notizie
Una delle accuse che noi blogger filoamericani e cocacolisti riceviamo più spesso è quella di essere ottimisti in modo infantile- come se invece l'attitudine al piagnisteo fosse segno di chissà quale maturità. Oggi l'Opinion Journal pubblica un lunghissimo articolo del blogger Arthur Chrenkoff sulla situazione attuale dell'Iraq, dove si affrontano argomenti economici, Dr. Fa'ik Ali Abed-Elrasoul, a deputy at the Iraqi ministry of planning said that the increase in investments may lead to general growth of about 17 percent in 2005, 15 percent in 2006 and 6 percent in 2007. The deputy expects that income per capita to raise form US$780 per year in 2004 to US$1156 in 2007. sociali, In Amadiyah, in the north of Iraq, a new multiethnic and multifaith school is bringing people together. Monsignor Rabban Al-Qas, bishop of Amadiyah, who is running the school, says: "There are Christian and Muslim pupils studying in Aramaic and French. This is the first time in the history of Iraq that Muslim pupils are studying in the language of Christ. . . . We started with 77 pupils and about 40 teachers and support staff. . . . And the school is absolutely free because we want to give poor kids a chance to learn and train." oltre ad informare sul ruolo delle truppe della coalizione nella ricostruzione del paese. E vorrei concludere on la dichiarazione di Monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk: A new Iraq was born, but it's still an infant facing many risks and challenges. It needs help to grow. This is a task for the entire international community and in particular Arab states because, for better or for worse, what goes on in Iraq has an impact on the rest of the region and because generally Iraq has a role to play as an example for the rest of the Middle East. Personally, I think this impact is already playing out and I'm referring to Lebanon and Egypt, to elections in Saudi Arabia and more. I think Iraq's future will be much better. I think democracy and pluralism will develop in an Iraq where everyone will be able to freely find fulfillment. In my opinion, compared to other countries in the region, Iraq will be able to experience great growth and a very sound economy, given the resources it has. Many Iraqi who expatriated will return to invest their money. Ma consiglio di leggerlo per intero. Daisymiller sabato, marzo 12, 2005 SQUADRISMO Su Lisistrata una rassegna dei sempre più frequenti fenomeni di fasciocomunismo della elite italiana moralmente superiore Paolo INTERVISTA AD ARYO PIROUZNIA Su Ideazione raccomando l'intervista al Presidente del Movimento Studentesco per la Democrazia in Iran di Stefania Lapenna. Paolo venerdì, marzo 11, 2005 VIVA GLI STRANOCRISTIANI Esiste davvero la trinità antiamericana e antiliberale costituita dal cattolicesimo, dal comunismo e dal fascismo? Io (questo vale solo per me, e non per tutti quelli che scrivono qui) ho notoriamente un feeling particolare con i radicali. Il prossimo anno avrò la (salata) tessera e ne condivido le posizioni referendarie, per cui comprendo che possa sembrare strana la difesa che sto per fare degli strani cristiani. Per giunta ho grandissima stima e simpatia sia Per Christian Rocca che per Massimo Teodori. Tempo fa scrissi alcune recensioni entusiastiche per i libri di Oriana Fallaci. Dei cari amici, soprattutto radicali, mi hanno messo in guardia dal pericolo, riguardo all'Islam, di fare di tutta l'erba un fascio. E' vero. Hanno ragione. Farred Zakaria è musulmano, per diana. Lo è pure Magdi Allam. Lo sono tanti americani che amano la loro nazione e stanno anche versando il loro sangue in medio-oriente. Persino in medio oriente ci sono tanti, in Iran più che in ogni altra parte del mondo, che amano l'America, anche se di solito non lo si dice sui giornali nostrani. Sono andato spesso troppo pesante sul blog riguardo all'Islam. Sbaglio spesso, ma non voglio che il politically correct mi limiti. Infatti, sebbene siano elencabili tutte le ragioni per mettere in elenco trinitario pure l'Islam (se non fa problema 1=3 non lo farà il 3=4), di solito non lo si fa. E' ancora vero che trovo insopportabile leggere un Maurizio Blondet su Avvenire e che il surfing su molti siti cattocomunisti pacifondai è nauseante. Proprio per questo mi piacciono tantissimo gli Strano Cristiani filoamericani e filoisraeliani, come mi piace Baget Bozzo. Benché non ne condivida tutte le posizioni io voglio che siano loro il futuro della Chiesa Cattolica, non Blondet, padre Benjamin, don Vitaliano, o i cattolici genovesi. I love America. E pluribus unum, out of many, one. I pluribus non sono solo le trenta Colonie unite in una Nazione. Siamo tutti, preti e mangiapreti, bianchi e neri e gialli, islamici, cristiani, cattolici, evangelici, atei, pagani. I plures che vogliono vivere insieme per realizzare la propria vita liberamente, individualmente, senza interferenze:
Viva Socci. Paolo L'UOMO NERO Da un post di un uomo rosso amico dell'America e di Israele. L'uomo nero che sorrideva, sotto i baffi La vita è strana, si sa. Ma la morte no: arriva silente, solerte, precisa. E non sbaglia mai, nemmeno quando prende l'uomo sbagliato. Come stavolta, come con Nicola Calipari. Nicola era un agente segreto, uno 007, uno di quelli che ci immaginiamo nascosti dietro ai muri, a spiare, a organizzare intrighi misteriosi. Era il classico "uomo nero", di quelli accusati, per decenni, di tramare al soldo di golpisti e stragisti. Oggi se ne va, da eroe timido. Aveva i baffi, Nicola. E sapeva sorridere, sotto i baffi. In un'Italia alla rovescia c'è chi ringrazia chi porta la morte e chi sequestra, chi confonde i partigiani con i tagliagole, gli amici con i nemici. Noi continuiamo a credere che ci sia una differenza tra gli errori e gli orrori, che agli amici si possa chiedere di guardarci dritto negli occhi, mentre piangiamo, mentre ci interroghiamo. Noi non ringraziamo i rapitori. Noi ringraziamo chi sorrideva sotto i baffi di fronte alle assurdità del mondo, chi portava a termine il proprio compito. Fino in fondo, fino all'ultimo respiro. Ora vogliamo (tutta) la verità, (solo) la verità, (nient'altro che) la verità: la morte richiede una chiarezza pari alla sua inappellabilità. La vita è strana. Può succedere che una giornalista comunista venga salvata dall'uomo nero. E dicono che l'uomo nero avesse un bellissimo sorriso, sotto i baffi (da l'editoriale di Libertà Eguale) Paolo giovedì, marzo 10, 2005 NON DIMENTICHIAMO
Io non dimenticherò mai ciò che una sera quello delle mani pulite disse ai microfoni della Tv per sostenere il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq. "Gli americani sodomizzano le mogli e le sorelle e le figlie, le bambine , degli iracheni" disse. [...] Bè. lo disse con tale sicurezza che nelle strade di Bagdad mi parve di vedere orde di pedofili in uniforme, di Marines intenti a straziare le neonate con l'orrenda operazione. E, sbalordita, indignata, mi chiesi: ma si rende conto, costui, di ciò che dice ? [...] Poi mi chiesi: quanti italiani gli hanno creduto? E conclusi: certe cose non giovano certo alla loro educazione politica. Infatti quando gli Incappucciati berciano "Dieci - Cento - Mille - Nassirya" il mio disprezzo è accompagnato da una certa pietà. Mi domando: sono delinquenti o vittime ? E' colpa loro o d'una Sinistra che li corrompe con la sua rozzezza, la sua inadeguatezza, la sua demagogia, la sua mancanza di idee ?
Grazie a DAW per averlo ricordato. Io so che ci sono molte persone di sinistra sinceramente filoamericane che io apprezzo moltissimo. Faccio a tutti gli amici di sinistra l'augurio di potersi liberare al più presto da individui come quello sopra citato.
Aggiungo che a titolo personale (non rappresentando quindi la posizione di tutti quelli che scrivono qui) io ho già sottoscritto l'appello che in questi giorni è stato proposto sia da Daw che da Il Sorvegliato. Paolo Italia e Stati Uniti: una fratellanza destinata a rafforzarsi Da Libero di oggi New York. "Ma quale complotto! Per noi italiani d'America è una bestemmia pensare che un soldato americano sia de-umanizzato al punto di sparare su un civile. Ma è un'accusa assurda anche per gli americani più anti-Bush. Il New York Times non l'ha neppure riportata nel suo editoriale, che avvalora invece la tesi dell'errore tragico". Berardo Paradiso, campano, 57 anni e dal 1978 negli Stati Uniti, si accalora nel commentare la tragica morte "del nostro militare", come lo chiama lui. "E' stato un incidente, uno sbaglio, e bisogna pensare di fare il possibile perchè non ne accadono altri; ma ricordiamoci che questi sono ragazzi dai 18 ai 25 anni che hanno un codice da seguire, e al primo punto c'è come difendersi. Ho parlato con tanta gente in questi giorni, italiani e statunitensi, banchieri, avvocati e imprenditori. Siamo tutti dell'idea che non esiste proprio, che è assurdo pensare che un marine possa trasformarsi in un cecchino verso chi non sia un nemico." Paradiso è presidente della Camera di Commercio italo-americana di New York (500 aziende-socie) e rappresentante di tutte le 10 Camere di Commercio dell'area Nafta (Usa, Messico, Canada) in seno all'Assocamere estere di Roma. L'azienda di cui è presidente è la International Tool Manufacturing Usa, che ha migliaia di dipendenti in 18 fabbriche nel mondo. Come tanti italiani che vivono qui ed hanno contatti quotidiani con la comunità americana, il manager è commosso. "Siamo tutti rattristati per la morte dell'agente, ma anche orgogliosissimi. Lui si è sacrificato per la difesa della libertà e della dignità umana, e la Storia ricorderà il suo atto di coraggio a favore della vita di un'altra persona. E' un eroe che ha dimostrato di esserlo con il suo massimo sacrificio, ma non è diverso dagli altri 3000 militari italiani che sono oggi in Irak". Paradiso racconta di aver ricevuto tantissimi messaggi e parole di condoglianze dagli americani. "L'immagine dell'Italia ne è uscita valorizzata, perchè abbiamo mostrato di avere veri eroi. Si è parlato troppo a mio avviso della giornalista, a cui va ovviamente la mia solidarietà, e troppo poco, in proporzione, dell'atto di grande amore dell'agente segreto, che ha dimostrato il più alto senso della Patria e della civiltà dell'uomo. Ma la Storia ricorderà quest'azione di eroismo, che già oggi io spero possa unire l'Italia, senza dare spazio a speculazioni politiche". Per gli italo-americani, Paradiso in testa, Roma deve restare amica ed alleata di Washington. "L'Italia deve rimanere con i suoi militari in Irak, perchè ritirarsi oggi sarebbe come dire: americani, non siamo più con voi. La permanenza del contingente è un atto di fiducia nei valori degli Stati Uniti, che non sono certo da mettere in discussione oggi, e di avallo dell'amicizia tra i nostri due Paesi, e tra i nostri due governi", dice Paradiso. Che aggiunge, ricordandosi di essere un businessman oltre che un italiano: "Dobbiamo essere all'altezza della situazione, e andarsene sarebbe dare uno schiaffo a Bush, che ha dimostrato di recente la sua amicizia decidendo di assegnare alla italiana Agusta il contratto per la fornitura dell'elicottero presidenziale. La Casa Bianca che non sceglie una compagnia americana per una commessa tanto delicata sul piano industriale quanto su quello della sicurezza e dell'immmagine è stato il suggello di una familiarità nei rapporti con l'Italia che non s'era mai vista". mercoledì, marzo 09, 2005 LA PROSSIMA GUERRA SARA' FREDDA? MORALE Tirando le somme del caso: - persino i terroristi, quelli che la Sgrena non considera nemici, hanno dichiarato che la giornalista del manifesto era stata una spia del precedente regime nazional socialista irakeno. E' difficile credere che una reporter di un così piccolo giornale fosse nel libro paga di saddam (lui pagava ad alti livelli l'Onu) però è invece lampante che agli occhi degli irakeni tutti, compresi i peggiori terroristi, la stampa pseudo-pacifista occidentale era filo-saddamita. Non è strano. Basta ricordare che nonostante le parole, molti esponenti dell'estrema sinistra di oggi erano coloro che ieri difendevano o ignoravano la russia dei gulag staliniani e i vari genocidi del comunismo asiatico. Morto ogni ideale non rimane loro che il rancore per chi ha demolito le società perfette, rancore ultima macchia storica di una ideologia consustanziale al fascismo (grazie a Le Guerre Civili). - Le inaudite bugie propinate dalla Sgrena&Co mezzo stampa e televisioni, con la storia dell'agguato e delle centinaia di colpi, dei grappoli di pallottole raccolti a piene mani, l'insinuazione della premeditazione, sono state tali che avrebbero destinato alla gogna più assoluta qualsiasi giornalista che non appartenesse ad una certa area politica. Pero' rimangono a dimostrare ancora una volta la totale falsità della loro informazione. A lungo la vittima prediletta è stata e continua a essere Israele. Il bagaglio di esperienza contro Israele nelle menzogne e nelle coperture di tutto ciò che è terrorismo e neonazismo è stato trasferito a partire dal 9/11 nella loro personale guerra antiamericana (mutatis mutandis: non è il loro pacifismo, ma l'impotenza del loro pacifismo ad impedire che riprendano le armi contro i loro nemici pluto-giudaico-massonici). Paolo martedì, marzo 08, 2005 A nation under God La diatriba sulle radici cristiane della nazione americana: Brooke Allen su The Nation e la risposta -argomentatisima e serrata- di Christopher Levenick e Michael Novak sul National Review. Daisymiller LO SPETTACOLO VA PAGATO ALLA FINE
Sordi, Tognazzi, Gassman e Totò non ci sono più, ma ce la caviamo lo stesso COME I REGIMI COLLASSANO
Notevole l'articolo di Glenn Harlan Reynolds su Tech Central Station. Quali sono i motivi per cui i regimi collassano improvvisamente ? Vi è una risposta seria, con rinvii a materiale anche impegnativo, tutto meritevole di attenta lettura. Bellissima la chiusura. Al Jazeera e Ak Arabiya, nel loro insistere nel mostrare le proteste antiamericane del mondo "libero" forse stanno producendo un effetto boomerang. Può accadere ciò che accadde in Unione Sovietica, quando le televisioni mostravano le proteste contro la guerra in Vietnam e i russi, più delle proteste, videro la possibilità di protestare (insieme alle scarpe nuove dei protestanti). Mi è venuta in mente la manifestazione delle donne del Kuwait di questi giorni. Tante coi capelli sciolti e liberi.L'articolo di Glenn Harlan Reynolds. Paolo lunedì, marzo 07, 2005 Domande e certezze. E una importante promessa Oggi ci sono due editoriali che pongono giuste domande sulla vicenda Sgrena/Calipari. Lucia Annunziata su La Stampa chiede correttamente al Governo: perchè non è stato messo in sicurezza subito l'ostaggio liberato? Perchè tanta fretta? E' stato pagato un riscatto? E poi, una domanda all'opposizione: che informazioni hanno coloro che sostengono con fermezza l'ipotesi dell'agguato? Ernesto Galli della Loggia sul Corsera si chiede se davvero ci si debba fidare della Sgrena che crede a quanto dettole dai suoi rapitori a proposito della premeditazione dell'omicidio di Calipari, come sia possibile che con 400 colpi sparati a raffica verso una automobile nemmeno blindata ci siano state solo 3 pallottole andate a segno, e soprattutto per quale motivo se di agguato si è trattato lei è lì viva che lo può raccontare. Una cosa, però, non dicono entrambi ma invece va detta, e non va rubricata sotto la voce "domande" ma sotto la voce "certezze". Non va bene, non va bene affatto concedere a Giuliana Sgrena e a Pier Scolari l'attenuante dell'emozione del dopo rapimento, per parzialmente giustificare le indegne robacce che sono uscite (e usciranno) dalle loro bocche e dalle loro penne. Questi due fanno parte di una cricca di cavernicoli della dignità che quelle robe infami e luride le dicono e le urlano e le scrivono da anni: mentre bruciano bandiere americane, accompagnano gioiosi chi tira pietre contro ambasciata e consolato statunitense, giustificano qualsiasi antiamericanata esista da decenni a questa parte. Non serve un rapimento per dar loro la stura, le due Simone continuano a ripetere lercissime sciocchezze a mesi dalla loro liberazione. Sono anni che vomitano, e rendono un pietoso spettacolo del quale non si peritano di vergognarsi. Nessuna giustificazione per loro. Nessuna. E' ora che a questo fetido antiamericanismo si risponda con la testimonianza dell'amicizia tra il nostro Paese e gli Stati Uniti d'America. E' ora che si combatta con la nonviolenza ed il dialogo, chiamando a raccolta tutti coloro che sono stanchi delle menzogne contro gli americani. E' ora che si risponda punto su punto alle fregnacce, alle fesserie, alle falsità che vengono sparse da chi ha fatto dell'odio la sua ideologia, degli USA il loro nemico, dell'appoggio ai dittatori la sua bandiera. E' ora che da ogni fazione politica, da ogni classe sociale, da ogni parte d'Italia si contrapponga alla disinformazione dilagante una puntuale proposta delle verità che vengono violentate. E' ora che si dimostri alla maggioranza silenziosa di questo Paese, che tace e vede sfilare quattro casinisti arruffapopolo alla ricerca di un libertario filoamericano da gonfiare di schiaffoni umanitari, che il rumore prodotto da questi fart men walking può essere surclassato dall'orgoglio dell'amicizia tra il nostro popolo e quello americano. E' ora di chiedere a tutti coloro che amano il loro concetto di America - ognuno di essi lecito e magnifico - di dimostrarlo, di mettere in gioco questo loro sentimento, di qualsiasi pensiero essi siano: democratici o repubblicani, di destra o di sinistra, qui in Italia come negli Stati Uniti. E' ora di rilanciare orgogliosamente il "pursuit of happiness" come slogan da condividere e difendere. E' ora di isolare i dementi che approfittano del nostro silenzio per sputare su chi ha dato la vita per loro e per noi tutti. E' ora di mettersi in marcia, e di svelare che c'è un progetto che sta prendendo sempre più vigore per costituire una istituzione dove la testimonianza della amicizia tra Italia e Stati Uniti d'America possa essere celebrata e rappresentata ufficialmente. Presto, se ne saprà di più. Ci stiamo lavorando già da un po', coinvolgendo persone e passioni che non aspettano altro che di trovare uno sbocco: e ogni giorno che passa se ne sente una maggiore necessità. DRAMMATIZZAZIONE ?
Non puo' passare inosservata una confessione come questa. Una commedia dunque ? Valgono le parole di Machiavelli riguardo alla viltà degli uomini per i tanti, troppi, che a sinistra amoreggiano col teofascismo e sono pronti a consegnare ad esso l'iraq liberato, pur di odiare chi ci ha mantenuti liberi dai loro progetti di società perfetta. Valgono per coloro che strumentalizzano in chiave americana e in piena mala fede l'incidente. Valgono per questi miseri che simpatizzano con gli sgozzatori e tagliatori di teste e inscenano grandi commedie di buoni sentimenti.
Paolo FRESCHI DI STAMPA
Su Radio Free Europe Robert Coalson parla delle nuove tendenze politiche russe, in particolare di un nuovo movimento giovanile vicino al Cremlino e a Putin. Cio' che preoccupa sono le sue posizioni antiamericane, antioccidentali e antidemocratiche, rafforzate dai recenti eventi in Ucraina. Fareed Zakaria (una specie di Luca Sofri americano, come l'ha definito Christian Rocca) scrive in What Bush got right : Most ordinary Arabs, it turns out, are not consumed by grand theories about the clash between Islam and the West, or the imperialism of American culture, or even the Palestinian cause. When you let the Lebanese speak, they want to talk about Syria’s occupation of their country. When Iraqis got a chance to congregate, they voted for a government, not an insurgency. When a majority of Palestinians were heard from, they endorsed not holy terror to throw Israel into the sea, but practical diplomacy to get a state. Paolo sabato, marzo 05, 2005 [STORIA] TERRORISTI, FIGLI NOSTRI ? Afghanistan 1980: non è vero che furon gli USA, per sostenere la resistenza antisovietica, ad allevare Osama bin Laden e al Qa'ida. Da non perdere l'articolo di Massimo Introvigne su Il Domenicale. Paolo venerdì, marzo 04, 2005 IRAQI THRUTH PROJECT
Per vedere il trailer del nuovo documentario (solo per coloro che hanno una connessione adsl) clicca qui. Paolo A spirit of pride- il discorso di Bill Kristol per i dieci anni di Liberal Dieci anni di Liberal, dieci anni dal regalo che la rivista mi fece con In principio fu l'America, volume contenente Costituzione, Bill of Rights e stralci dal Federalist. A scuola- il Mamiani-fu uno scandalo. A distanza di dieci anni dalla mia conquistata indipendenza ideologica, ho gradito festeggiare godendomi il discorso di Bill Kristol in occasione del convegno celebrativo della rivista coetanea del suo Weekly Standard. Kristol ha affermato che siamo in un'era decisiva almeno quanto la Guerra Fredda, iniziata inaspettatamente, e con un presidente che avrebbe gradito occuparsi di questioni di politica interna-allora Harry Truman, oggi George W.Bush. E se oggi la sinistra, pur assalita dalla realtà come tempo fa lo furono i neocons, rifiuta di denunciare gli aggressori-come scrisse Matthew Scully -e se le università continuano ad essere reazionarie nei confronti di stimoli culturali nuovi, consoliamoci con quanto Kristol ha sottolineato, non senza un po' di malignità: l'Encyclopédie non fu scritta in ateneo. Quello che si è aperto pochi anni fa potrebbe essere un nuovo secolo liberale nel senso più autentico del termine, come aveva previsto Harvey Mansfield in The Spirit of Liberalism, un diffuso "spirit of pride and defense of humanity". Daisymiller giovedì, marzo 03, 2005 COSA MANCA ALLA DESTRA LIBERALE? C’è un problema: la destra, intesa come partiti, istituzioni culturali, media, non si è accorta di nulla, o quasi.
Eppure questo movimento, fatto di giovani, studenti, lavoratori, bloggers, c’è ed esiste e può avere l’effetto dirompente di altri movimenti, da Cl a quelli radicali e di sinistra. Non possiamo però chiedere che esso venga confezionato dai partiti della CDL. Tuttavia la sua crescita è una delle condizioni perché la “destra” vinca e si consolidi nel territorio imponendo la propria visione etica e culturale. Bisogna sapere e dire con chiarezza che già ora l’editoria, la produzione di testi e idee è guidata dalla destra, in Italia come altrove. I giornali e l’editoria di sinistra si limitano da anni a combattere gli “altri”, a cercare di dissolvere i contenuti e i messaggi prodotti dall’altra parte della barricata. L’Unità formalizza scienze e nuove coscienze? Non sembra. Esclusa la pattuglia riformista dell’omonimo quotidiano, che non a caso ha redattori che provengono in parte da Il Foglio, e ha pubblicato senza remore ideologiche articoli di Salvatore Stefio e del sottoscritto, l’immiserimento giurassico della sinistra è totale. Essa combatte contro il libero mercato, quando sappiamo che il mercato è funzione dello sviluppo (Index of economic freedom della Heritage Foundation); essa muove guerra contro l’esportazione di libertà, pur essendo nel contempo tacita complice delle politiche neocoloniali europee in Africa; essa è apparsa paladina dello statu quo che garantiva stragi e orrori di personaggi terrificanti; essa mette sullo stesso piano Bush e Zarkawi, i tagliatori di teste e i decapitati; essa cede alle lusinghe dell’islam col quale dialoga in nome del comune anticapitalismo, ma nel contempo osteggia il dialogo con la fede cristiana. Questo è il quadro della sinistra. Si tratta di dare voce e gambe a chi non crede che la dissoluzione dei valori sia un destino inevitabile. Anche perché il re della sinistra è nudo e scervellato.
Dove deve correre il movimento neolib che non c’è? Bisogna farlo correre, se non nelle strade dove sfilano gli integralisti social-comunisti con i loro cortei, liturgie ancestrali, nei canali del web, nei media, a partire dai luoghi più democratici e vivi della comunicazione attuale: i blog. I blog (o siti personali) hanno una espansione straordinaria. Ecco la loro grammatica: a) si è editori di se stessi (a costo zero, escluso il tempo); b) si è letti per ciò che si scrive, se si è bravi. I blog non possono trovare vita nel “popolo della sinistra integrale”, perché esso per sua natura preferisce i comportamenti (e il pensiero) di massa, con la direzione degli ideologues.
Finora i partiti della CDL non si sono accorti di ciò che succedeva, compito che forse non spettava a loro. Tutti però si dovrebbero attivare per salvare il paese dal disastro prodiano, allargandosi al movimento giovanile per restituire al territorio una cultura viva e in movimento. Occorre salvare i social-riformisti dalla deriva multiculturalista. Essi non possono contribuire oltre alla dissoluzione di tutti i valori, terreno fertile per la penetrazione di altri valori, i più forti e necessariamente i meno tolleranti. Non si può continuare a tenere la testa sotto la sabbia quando la popolazione islamica tra pochi anni arriverà a toccare i 30 milioni di individui, il che implica, se non una reazione xenofoba, la necessità di riflessioni. Ricordiamo con sarcasmo la vasta e prolungatissima campagna contro l’inglesizzazione del lessico francese. Tutti dimenticammo che la stessa iniziativa promossa dai socialisti mitterandiani venne fatta dal socialfascista Mussolini. Eppure oggi, in un contesto interculturale molto più massivo e concreto, perché non si tratta di penetrazione linguistica, ma diretta, fisica e religiosa,
QUALCUNO HA TENTATO La guida del movimento neocon poteva essere assunta dal gruppo de Il Foglio. Il tentativo è stato fatto, a più riprese, incluso un ciclo di conferenze (strumento vecchio e privo di branding). Ma è fallito. Bisogna dirlo chiaramente: il quotidiano di Ferrara è arrivato fino a un certo punto, ha cibato una parte dei giovani con notizie giuste e contenuti buoni. Ma con due difetti: - non ha avuto –caratterialmente e strutturalmente- la capacità di aprirsi alla società pensante, diventarne un motore e farsi fecondare da essa; - non ha saputo leggere il mondo del web, creando nuovi strumenti di aggregazione, e non ha saputo linkare tra loro i Think tank in crescita continua, nuovi centri di cultura e di sapere a integrazione delle ormai decadenti università.
Di conseguenza nemmeno Il Foglio riesce a destrutturare Bertinotti. Come tutta la stampa, Ferrara lo invita, lo fa parlare a Otto e mezzo, ma ogni volta gli spettatori pensano che “ha vinto la linea di Rifondazione”. Ferrara ha fatto molto, ma non può fare tutto. Bertinotti sa usare –così meravigliosamente!- quei suoi “…noi non siamo contro l’Islam, noi siamo per l’accoglienza e il dialogo”, il che è un discorso condivisiile anche dai topi del Belucistan. Apparentemente. Perché, se sappiamo che accoglienza è una bella parola, dovremmo poi ricordare che essa però implica la deterritorializzazione di milioni di persone dai loro paesi di origine ai nostri. Un trasferimento indotto, se non forzoso come nel periodo dello schiavismo. Così facendo l’Europa di Bertinotti (che le è contrario, ma tant’è flirta con Prodi…) asseconda il tentativo islamico di respingere, negare e combattere il capitalismo industriale e multinazionale, fede comune sia al socialcomunismo sia all’islam, che è nemico dello sviluppo tecnologico ed economico, e ha condiviso con l’islam l’asservimento di fatto degli immigrati. Bertinotti non dice nemmeno che l’immigrazione, concordata 32 anni fa dalla CEE e dalla Lega Araba (insieme al mutamento di politica estera, da pro a anti-israeliana, e in cambio dello scambio petrolio-merci e tecnologie prodotte in Europa), impoverisce e deculturalizza anche l’Europa, non solo i cittadini arabi.
Un doppio danno immenso: ci siamo condannati alla decadenza mentre potevamo creare un piccolo rinascimento nel Mediterraneo. Eppure non si riesce a destrutturare e smascherare i falsi messaggi di Bertinotti. E questo è un disastro. Non si è nemmeno compresa e contestata la politica neocoloniale euro-francese in Africa, attuata in parallelo con la penetrazione islamica di Iran e Sauditi. E questo è un altro grave errore.
Non si è fatto capire agli italiani che le parole d’ordine degli integralisti sinistrorsi in difesa del Welfare sono possibili quanto asciugare il mare. Lo Stato sociale è fallito, e va salvato per poter garantire assistenza ai disagiati. Vi sono sistemi previdenziali privati: vanno riattivati quanto prima possibile, sia per
Non si dice che il Bel Paese è cementificato e scempiato –nonostante il calo demografico- dalle Coop rosse edili, le più attive ovunque, anche nella Sicilia della mafia (dove le Coop rosse vincono la maggior parte degli appalti edili). La cosa più straordinaria delle sinistre è che, mentre cementificano il paese, si proclamano e vengono considerate le uniche paladine dell’Ambiente. Quando Kyoto è uno scempio borbonico, quando il mezzo pubblico è il primo fattore di inquinamento… Qualcosa si poteva fare e dire. Ma non è stato fatto.
Perché i liberali non hanno imposto la loro visione? Perché non hanno trovato un collante, un unificatore della Comunicazione. La cultura politica è ancora appiattita nella centralità dei media televisivi e sulla interconnessione di questi con la carta stampata. La sinistra illiberale ha dalla sua un imponente numero di media, organizzazioni territoriali, associazioni, partiti, che provvedono alla diffusione di notizie e comportamenti, per quanto allucinanti, vacui e allucinati. Ma oggi nessuno crede o segue più come prima i telegiornali. La tv mantiene un ruolo importante, ma non è più il comunicatore centrale. Questo ruolo, nel mondo della scuola, del lavoro, e nel segmento giovanile della popolazione, è ricoperto da Internet. Si tratta allora di creare una piattaforma comune per chi scrive e si informa nel web, e di creare strumenti “transmediali” che connettano i diversi media. Chi capisce questo passaggio governa davvero la comunicazione, e –se produce contenuti, cioè culture- otterrà un successo più largo di quello elettorale.
Chi scrive è impegnato a creare una rete di blog neoliberali, dotata di un “aggregator” e di un Portale che trasformi i testi dei bloggers in culture da restituire con una piattaforma comune. Il brand prevede anche la realizzazione di un giornale quotidiano da stampare in proprio, a scuola, nei luoghi di lavoro, a casa propria, per mezzo della stampante personale; si prevedono inoltre punti formativi e informativi da utilizzare nei network radio e televisivi.
E’ il momento di dare voce all’intelligenza e forma alle idee. PAOLO DELLA SALA mercoledì, marzo 02, 2005 Terminator? Nein, Demokrator! Qualcosa comincia a muoversi...non solo in Libano, ma anche nel cuore dell'Europa Continentale, la Germania. Finalmente qualcuno-nel nostro caso, Christian Malzehn- ammette che la democrazia, a volte, si deve anche all'uso delle armi. Onesti e azzeccatissimi i paragoni tra l'esperienza nazista della Germania, la durissima pedagogia di Patton (che costrinse migliaia di cittadini di Weimar a visitare Buchenwald poco dopo la sua liberazione) e lo shock and awe. Per chi capisce il tedesco, l'articolo è qui. Daisymiller JEF RASKIN
E' scomparso a 61 anni Jeff Raskin, filosofo e matematico. A lui sono debitori tutti coloro che usano un pc in casa. Nonostante egli fosse il padre del Macinthosh il suo vero merito fu quello di pensare ad una interfaccia grafica user-friendly, all'idea della scrivania/desktop, del mouse, del drag & drop, cioè a tutti quei mezzi che rendono il computer facile da usare e quindi usabile da tutti. Windows ha trionfato grazie all'adozione e l'implementazione di queste idee. Linux sta tentando, ma per ora rimane un sistema ostico la cui facilità e comodità rimane lontana da quella di win o della GUI di apple (sto scrivendo da una macchina con Linux). Grazie Jef, ci hai lasciato troppo presto. La biografia di Jef Raskin su Wikipedia. Paolo Una buona, anzi ottima notizia La Corte Suprema ha abolito la pena di morte per i minorenni. La notizia pubblicata dal Washington Post, qui. Daisymiller
martedì, marzo 01, 2005 [Solo una foto, grazie a Umberto]
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