I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



domenica, gennaio 30, 2005
 

UNO STRANO SILENZIO

C’è uno strano silenzio, oggi, in molti blog. Oggi quelle dita intinte nell'inchiostro indelebile hanno reso inutili i ditini sempre alzati dei maestri del benaltrismo. Non sembra proprio che sia andata come ha scritto qualcuno sul Messaggero o qualcun altro col solito sarcasmo. Le stime più caute indicano un'affluenza del 60%. In attesa che il dono della parola ritorni a chi ci ha sempre sollazzato, un grazie di cuore a tutti coloro che oggi sono andati alle urne per esprimere il loro voto liberamente, e per la prima volta. Grazie alla vera resistenza irachena.

Daisymiller

posted by IloveAmerica | 20:34 | commenti

 

GRAN GIORNO

Come vedete qui a sinistra appare il volto di una cittadina Irakena con le mani macchiate di libertà e democrazia , grazie a Nicola Dell'Arciprete. Cliccateci sopra. Si può aggiungere al proprio blog !

Ancora gran giorno nel dare l'annuncio che su IloveAmerica scriveranno (in ordine temporale di adesione) Giovanni di Random Bits e Francesco già Liapunov  (F.R.) !

Paolo 

posted by IloveAmerica | 18:48 | commenti

 

BERSI LA DEMOCRAZIA, IN SPAGNA

Mentre in Iraq, oggi, la gente si reca a votare sotto la minaccia dei terroristi, in Spagna si cerca di contenere l'astensionismo giovanile in vista del referendum sulla costituzione Europea. Niente di meno, lo strumento sarà una (virtuale?) bibita energizzante, ReferendumPlus. "ReferendumPlus" cita la campagna "es una bebida energética que gracias a sus vogorizantes cualidades reduce la pereza y estimula al votante". Stimolare a cosa è domanda interessante. Resta il fatto che, se la pubblicità è lo specchio della società spagnola, lo specchio si è, infine, rotto. (via koestler)

F.R.

posted by IloveAmerica | 13:45 | commenti



sabato, gennaio 29, 2005
 

LA MINACCIA DELLO STATALISMO EUROPEO

Ci mette in guardia Ernesto Felli nel suo articolo su Il Foglio di venerdì che si può leggere su Sofia.
Intanto il pericolo non è solo lo statalismo in campo economico di cui parla l'articolo di Felli. Tira una brutta aria. Giorgio Bocca, nel suo pessimo ultimo libro, si lascia andare ai ricordi di quando scriveva per il fascismo contro gli ebrei nel 1942 (per poi all'ultimo salire sul carro dei vincitori). In un raptus statalista scrive Bocca:

Lo stato giusto o ingiusto è sempre stato per il cittadino la sua pietra di paragone, la sua ragion d'essere di servitore come di oppositore.
Vivere in un paese senza stato è come vivere in un paese senza gravità, come galleggiare nel vuoto.
...
[criticando un uomo politico] Una delle sue ultime affermazioni ideologiche è: io sto dalla parte dei cittadini non dello Stato. Come se i cittadini senza stato potessero formare una società civile, potessero avere una giustizia, una difesa, una educazione degne di una società civile e laica. Di istinto predatorio il nostro ha sempre considerato lo stato come qualcosa da abbattere, da predare. Non si può dire che ......... sia un fascista: è qualcosa di peggio, un anarcoide piccolo borghese.
Ecco invece cosa scriveva nel 1942, quattro anni dopo le infami leggi razziali:
"Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?" [Provincia Granda, organo dei fasci combattenti, 1942]
Paolo
posted by IloveAmerica | 17:00 | commenti

 

On Sunday, the sun will rise on the land of Mesopotamia. I can't wait, the dream is becoming true and I will stand in front of the box to put my heart in it.

Mohammed, 35 anni, dentista, iracheno, blogger.

posted by IloveAmerica | 11:43 | commenti

 
 ROTTERDAM: THEO VAN GOGH CENSURATO

Il commento di Wellington è una staffilata.

Paolo

posted by IloveAmerica | 00:26 | commenti



venerdì, gennaio 28, 2005
 

I PARTIGIANI CONTRO vATTIMO

Rolli ha buone nuove

Paolo 

posted by IloveAmerica | 13:02 | commenti



giovedì, gennaio 27, 2005
 

REMEMBERING THE WANNSEE CONFERENCE AND THE LIBERATION OF AUSCHWITZ

BlogBurst by IsraPundit

(list of participants)

posted by IloveAmerica | 21:33 | commenti

 

GOTCHA ! (IL TENNIS E L'ARTE DEL GIUDICARE)

JimMomo riporta Francesco Ruggeri, che coglie in fallo totale i sofismi giuridici della Forleo.

Appare dunque persino troppo benevolo l'invito di dedicarsi al tennis fatto da Cossiga alla toga rossa (su WindRoseHotel, dove vi sono vari interventi al riguardo)

Paolo

posted by IloveAmerica | 20:57 | commenti

 

BABAK PARSI

Babak Parsi è uno dei più attivi e meritevoli attivisti iraniani che si impegnano per un Iran libero dal teofascismo (cfr.  questo sito e anche questo). Lo ringraziamo per aver sempre segnalato importanti notizie a questo blog. Pubblichiamo qui le ultime:

Sabato Babak Parsi sarà a Infedele da Gad Lenner su la 7 e lunedi a Vigentina

Lunedì 31 gennaio presso la sede di Milano, in corso di Porta Vigentina 15/a, si terrà un incontro sul tema

Iran: timori, prospettive, democrazia

Interverranno
Luca Fortis - segreteria radicali Milano
Bobak Parsi - scrittore iraniano
Stefano Magni - giornalista dell' Opinione

Presiede
Lorenzo Lipparini - segretario Associazione Enzo Tortora

L'appuntamento è alle ore 21.

----------------------------------------------------------------------
Associazione radicale Enzo Tortora
Milano - corso di Porta Vigentina 15/a
02.58.31.40.49 - www.radicalimilano.it 

posted by IloveAmerica | 16:36 | commenti



mercoledì, gennaio 26, 2005
 

vATTIMO

La nuova uscita di vattimo è stata riportata un po' da tutti (cito Paolo perché il suo post contiene altri materiali importanti). Vi è da piangere sul fatto che tale ideologia sia poi quella che interpreta le leggi nei nostri tribunali, però e per fortuna si può anche ridere (post vecchio ma sempre freschissimo). Si, è tragicomico.

Paolo

posted by IloveAmerica | 17:42 | commenti

 

REGALI ALL'IRAN

Le sinistre italiane ed europee fanno il diavolo a quattro pur di boicottare le aziende USA ma se vengono regalati colossali impianti produttivi (magari insieme alla perdita di posti di lavoro in Italia) a un paese che uccide i bambini che hanno compiuto atti contrari alla castità, il silenzio è assordante. Non passa per la testa di subordinare l'aiuto economico alla scomparsa del teofascismo.

Fiat: Torna In Iran Dopo 50 Anni, Fabbrica Da 250 Mila Auto

(ANSA) - TEHERAN, 26 GEN - La Fiat Auto torna in Iran dopo 50 anni. Un accordo firmato oggi a Teheran dall'amministratore delegato Herbert Demel con l'iraniana Pars Industrial Development Foundation (Pidf), prevede la realizzazione di uno stabilimento che dovrebbe cominciare l'attività a partire dalla seconda metà del 2005 con una produzione iniziale superiore alle 100 mila unità annue. Ma la previsione è di arrivare a 250 mila una volta raggiunta la piena capacità produttiva.

Paolo

posted by IloveAmerica | 17:00 | commenti



martedì, gennaio 25, 2005
 
posted by IloveAmerica | 03:05 | commenti



lunedì, gennaio 24, 2005
 

United Nations: BILANCIO

Per la prima volta in 60 anni (!) l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite si unisce per commemorare la liberazione dai campi di concentramento nazisti. Il commento di Joel S. Kaplan, presidente della B'nai B'rith International

Paolo

posted by IloveAmerica | 16:54 | commenti



domenica, gennaio 23, 2005
 
posted by IloveAmerica | 23:48 | commenti



sabato, gennaio 22, 2005
 

CONFESSIONE DI UN EX GENERALE "RESISTENTE" 
Su Memri tv, un sito legato alla intelligence israeliana, è disponibile un documentario della confessione dell'ex comandante dell'esercito di Muhammad, molto interessante e rivelatore. Si scopre che il gruppo (o meglio: gruppo armato terrorista) è stato organizzato da Saddam Hussein prima della cattura. Ma fin lì c'è solo da vergognarsi una volta di più per la povera Lilli Gruber e il suo vezzo di chiamare "resistenti" i maiali di Saddam, un "eroe" da 200.000 morti uccisi in patria (senza bisogno di guerre esterne).
Il punto interessante del filmato è però un altro. Nel racconto dell'ex generale si dipana tutta la rete di rapporti operativi con Iran e Siria. Certo, capisco il disagio di chi dice: -Ma allora, che facciamo, bombardiamo anche l'Iran?-. In realtà, questo non serve, perché il regime degli ayatollah è odiato a sufficienza dal popolo iraniano, che non ha dimenticato l'Occidente, per quanto mediato dal corrotto governo dello Shah.
Quindi dovremmo aiutare il popolo, e non chi lo massacra in nome di Allah (purtroppo il Quarto Reich di Bruxelles non elargisce aiutini innocenti, ma tecnologia nucleare). Non è questo il ragionamento da fare, ulitristi? Magari potremmo armare gli iraniani di nascosto, almeno quanto basta per non subire massacri. Potremmo usare intelligenza e intelligence, come in Ucraina.
Non è infatti questione di pace o guerra: è questione di dire da che parte si sta, una volta per tutte. Questa è la questione reale, da cinque anni, dallo scoppio della Intifada Al Aqsa.
Dovremmo per sempre smetterla con la bufala che in Irak ci sia una guerriglia autoctona, o persino una guerriglia alqaedista. ...Certo c'è Al Qaeda, ma ciò che succede non potrebbe accadere se non ci fosse il supporto attivo di stati confinanti come l'Iran e Siria, interessati per motivi diversi ad allontanare la "esportazione di democrazia" dai propri confini. Non è soltanto questione di gruppi terroristi, per quanto forti e potenti.
E' questione di volere la pace, ma davvero, con chiarezza, senza finzioni.
Quando c'è una guerra, si possono fare tre scelte: stare con gli amici; stare coi nemici; astenersi dal conflitto.
L'Europa franco-renana ha scelto tutte e tre le opzioni, e sta perdendo lo stesso.
Il filmato di Memri è disponibile -in italiano- a questo link. (cliccare su View clip)

P.S. E' da prevedersi il ritorno alle armi nel sud del Libano, via Hezbollah-Iran con hamas.
 
Altre notizie qui: [Link]

posted by IloveAmerica | 01:48 | commenti



venerdì, gennaio 21, 2005
 

COSE CHE NON VEDRETE MAI

nei nostri media. Qui.

Paolo

posted by IloveAmerica | 21:09 | commenti



martedì, gennaio 18, 2005
 

 LA FIAT BATTE CASSA ALLO STATO
Sulle pagine economiche del Secolo XIX (15 gennaio), si delinea la politica aziendale mainstream in casa Fiat.
Mentre i mercati attendono di sapere come verrà sciolto il nodo del put fra Fiat e General Motors e cresce, secondo il Financial Times, il rischio che le agenzie di rating (S&P) declassino le obbligazioni di Gm al livello di junk ("spazzatura"), un esponente della famiglia Agnelli, Lapo Elkann, apre all'ipotesi di collaborazione fra lo Stato e il Lingotto. Il terreno su cui sperimentare quest'inedita alleanza potrebbe essere «un prodotto specifico, su quattro ruote, per i centri cittadini» sempre di più alle prese con i danni dell'inquinamento. ...
 Elkann propone il nome "Italia", per la vettura da città, di cui, si dice certo, «si venderebbero tantissimi esemplari». Segue qui: [LINK].
Commento
Che lo stato si preoccupi di un settore strategico come la ricerca di tecnologie alternative al petrolio, è più che giusto. Gli USA giustamente hanno sprezzato
18 quadrilioni di dollari (seicento volte il Prodotto interno lordo dell’intero pianeta), che l’ONU ha stimato quale costo complessivo dell’applicazione del Protocollo di Kyoto. Ma in contemporanea gli Stati Uniti hanno dato avvio a una massiccia campagna di finanziamenti alla ricerca sui motori alternativi (50 MLD $, per iniziare).
Si tratta dunque di fare ricerca senza ripercorrere la strana commistione tra stato e imprese della scellerata stagione dei finanziamenti ai morituri. Abbiamo dimenticato le migliaia di miliardi elargiti alla Olivetti, grazie ai quali l'azienda fallì lo stesso (non senza aver restituito a qualche "privato" i beni sottratti al "pubblico")?
La stessa commistione si sta applicando con la
NPI in Francia.
Quindi, ben venga la ricerca su auto a bassa emissione. A patto che non vinca la linea statalista e non si finanzino nuove troike come quella -parassitaria ancor oggi- De Benedetti-De Mita-Prodi.
 (PdL)

posted by IloveAmerica | 20:55 | commenti



lunedì, gennaio 17, 2005
 

DICHIARAZIONI - UNA IPOTESI DELLA CIA
Silvio Berlusconi ha dichiarato, in un seminario di F.I.:
«Se la sinistra andasse al governo, questo sarebbe l'esito: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo. Non sarebbe lo Stato liberale che vogliamo noi». Una levata di scudi. ...Per carità: viviamo in un paese libero, si può non essere d'accordo.
Guardiamo il contesto della giornata:
- 1. Giustizia. E' rimasta l'ultima spiaggia dell'aristocrazia: parrucche, ermellini, toghe, velluti. La riforma prevede: a) separazione delle funzioni, come avviene in tutta Europa (N.B.); azione disciplinare: nessuno è intoccabile; c) Sistema di concorsi, stop alle carriere garantite per anzianità; d) riorganizzazione delle Procure: è il Procuratore capo l'unico responsabile dell'azione penale e dei rapporti coi giornalisti; e) Riduzione dei passaggi alle Corti d'appello. Gli ermellini protestano.
- 2. Il comunismo. Cominciamo da ciò che dice Rutelli: "No alla socialdemocrazia, modello anziano ed esaurito". No all'egualitarismo, perché una "società di eguali è povera, è finta, retta da poteri oscuri che si basano sulla sopraffazione". Infine: il welfare. Non ha futuro, serve una profonda revisione.
Ricapitoliamo: Berlusconi ce l'ha col comunismo, ma Rutelli (al seminario della Margherita di Fiesole) va oltre: è la socialdemocrazia la palla al piede.
-3. Intanto i "comunisti" sono riuniti nel seminario indetto da Il Manifesto. Si tratta di un'unità divisa: Diliberto propone una federazione, Bertinotti si gira dall'altra parte. Nel frattempo a Parigi Toni Negri viene pesantemente contestato dagli ultrà (il termine rende: più che politica, c'è del football). Negri, teorico della epocale dottrina de L'Impero, non è esattamente l'ultimo arrivato. Tra lui e Asor Rosa non c'è più distanza di quanta ne corra tra Oneglia e Porto Maurizio. Negri è anche un fine intellettuale: "...Quando noi affermiano che l'Impero è una "tendenza", noi vogliamo dire che è la sola forma di potere in grado di assicurare la perennità di questo ordine. (...) L'Impero regna su un Ordine mondiale, che non è solamente attraversato dalle divisioni e dalle gerarchie interne, ma che è anche devastato dalla guerra perpetua: in seno all'Impero lo stato di guerra è inevitabile e la guerra funziona come strumento di comando". Alberto Toscano, su Il Giornale di ieri, sostiene che le parole di Toni Negri starebbero bene dalle parti di George Lucas. A me sembrano, invece, le parole di un fondo sull'Avanti scritte dal direttore Mussolini. Tautologia pura.
- 4. Ancora su comunisti libertari e centro-destra liberticida. Il caso Buttiglione. Rocco ha parlato ancora. Anche in questo caso, levata di scudi. Non c'è da sorprendersene: il tipo non sarà simpatico, avrà i suoi difetti, ma ha colpito nel segno col suo intervento a Bari: "Un cristiano cacciato da un pedofilo dalla Commissione europea!". Pittella e Zingaretti dei DS dichiarano: "Buttiglione è disperato, cerca di fare notizia a tutti i costi. E' un bene che non sia stato nominato Commissario UE".
Dichiarazioni... levate di scudi. Difese a spada tratta...
Vediamo però le parole che Danny Cohn-Bendit (il pedofilo in questione) scriveva negli anni '70. Pubblicate in un libro da lui firmato, a ricordo della sua esperienza di maestro: "...Il mio costante flirt con tutti i bambini assunse presto connotazioni erotiche. Potevo veramente sentire come all'età di 5 anni le piccole avevano già imparato a corteggiarmi. La maggior parte delle volte mi sentivo senza difese. Mi accadde diverse volte che i bambini mi aprissero la patta dei pantaloni e cominciassero ad accarezzarmi (...) Ma quando continuavano e insistevano io cominciavo ad accarezzarli". Per quelle carezze molto poco reichiane (Reich era il teorico della liberazione dalle psicosi per via sessuale, ma qui siamo di fronte ad altro, evidentemente), Daniel Cohn-Bendit venne accusato, ma Repubblica non fece i suoi paginoni, e la cosa finì lì. Erano gli anni in cui le Beauvoir, i Sartre, i Foucault, Jack Lang e altri firmavano petizioni a favore della liberalizzazione dei rapporti sessuali coi minori. Cose spagnole. Saggiamente oggi Cohn-Bendit definisce le sue parole "disgustose". Nel 2001 il caso fu sollevato dall'inglese Observer, ma non se ne fece nulla. Qualche giorno fa è stata TF1 ad alzare il velo omertoso. Cohn-Bendit afferma che non si farà mettere sotto da nessuno. Si è visto, in effetti.
Questi i fatti. Ognuno giudichi da sé: il punto non è condannare l'accusatore per fare un favore all'accusato. Qui siamo di fronte a un problema di giustezza e non di giustizia. Possibile che l'Europa ricusi chi dichiara di dissentire  dall'omosessualità, mentre invece nulla si fa e dice contro un esponente della socialdemocrazia aristocratica, che in passato si è comportato come abbiamo appena letto?
Questa è la nostra Europa. Quella dei gay al potere (le SA), e quella dei gay fatti fuori (dalle SS). Quella di Vendola, e quella che tifa per l'islam, per Cuba, che è nostalgica dell'Urss: culture e nazioni nelle quali i gay sono oggetto non di dissenso, ma di massacro.
AGGIUNTA
Un rapporto CIA dichiara che, anche per via dei trend demografici (ai quali non sono estranee tutte le culture decadenti di cui abbiamo detto), l'Europa collasserà in 15 anni. Il rapporto prende in esame in primo luogo i fattori economici, incluse le spese causate dal pesante riarmo dovuto all'ormai prossimo scollamento dalla Nato (riarmo già in corso, sul quale non ci sono levate di scudi da parte di Sandro Viola o Furio Colombo). Quella della CIA è una profezia fin troppo facile, alla quale -siamo certi- corrisponderà un ennesimo coro di fischi. Oppure l'ennesimo silenzio. Ma è un silenzio che fa sempre più rumore.
Se il contesto è questo, fa bene Berlusconi a remare in direzione opposta. Qualcun altro lo fa, a parte Il Riformista, che è di sinistra, ma è soltanto un piccolo quotidiano? Forse Rutelli: vedremo se finirà sugli altari o sulla polvere ...Il comunismo di superficie è poca cosa, certo, ma al di sotto dell'acqua è ancora nascosto il ghiaccio neogiacobino.
Se tutti i Titanic corrono verso il loro iceberg, l'importante è non salire a bordo.
 
(Le guerre civili)

posted by IloveAmerica | 00:51 | commenti



venerdì, gennaio 14, 2005
 

NO, NON CI SCAMBIAMO LE MOGLI A NATALE

E poi dicono di emigrare per lavoro. Un post di Michel J. Totten

Paolo 

UPDATE: Però secondo un giornale australiano gli USA stanno studiando le sex bomb (su Expat Yank) 

UPDATE 2: Vuoi vedere che la faccenda delle mogli è vera e io non ne sapevo niente? In Germania secondo una nuova sentenza se un marito scopre col test del DNA che il figlio della moglie non è suo non può fare nulla ....

posted by IloveAmerica | 15:12 | commenti

 

LA STRAGE DI DAMOUR

Il 13 gennaio 1976 terminava una strage di cui nessuno parla.

La strage di Damour

Damour era una cittadina accanto all'autostrada Beirut-Sidon, circa 20 kilometri a sud di Beirut, nell'area pedemontana del massiccio libanese. Sull'altro lato dell'autostrada, al di là di una striscia ianeggiante di terra, c'era il mediterraneo. Era una città di 25.000 abitanti con 5 chiese, tre cappelle, sette scuole tra pubbliche e private ed un ospedale, ove, a spese del comune, vennero curati, assieme ai cristiani, anche i mussulmani dei paesini circostanti.

Il 9 di gennaio 1976, tre giorni dopo la Befana, il parroco di Damour, Don Mansour Labaky, stava praticando il rito maronita della benedizione delle case con acqua santa. Quando stava di fronte a una casa vicina all'adiacente villaggio mussulmano di Harat a'ami, una pallottola fischiò accanto al suo orecchio e colpi la casa. Poi udì delle raffiche di mitra. Si rifugiò all'interno della casa e apprese presto che la città era stata presa d'assedio. Poco dopo seppe da chi: le truppe di Sa'iqa (terroristi dell'OLP affiliati alla Siria), 16.000 terroristi tra palestinesi, siriani, unità di Mourabitoun, rafforzati da mercenari provenienti dall'Iran, dall'Afghanistan, dal Pakistan e dalla Libia.

Don Labaky chiamò subito lo sceicco mussulmano del distretto e li chiese, a mo di collega spirituale, cosa poteva fare per venire in aiuto della popolazione. "Non ci posso fare nulla", li fu detto, "vogliono distruggervi. Sono i palestinesi. Non posso fermarli."

Mentre le raffiche di mitra e i colpi di mortai continuarono per tutta la giornata, Don Labaky chiamò una lunga lista di politici sia della destra sia della sinistra, chiedendo aiuto. Tutti risposero, con scuse e rimpianti, che non potevano farci nulla. Poi chiamò Jamal Giumblat, rappresentante parlamentare druso del distretto di Damour. "Padre", disse Giumblat, "non ci posso fare nulla, perché tutto dipende da Yassir Arafat." E diede il numero personale di Yassir Arafat al sacerdote.

Quando Labaky chiamò il numero in questione, gli fu risposto da un aiutante di Arafat e non potendo raggiungere lo stesso Arafat, Labaky li disse, "i palestinesi stanno sparando colpi di mortaio e raffiche di mitra contro la mia città. Posso assicurarvi come esponente religioso che non vogliamo la guerra e che non crediamo nella violenza." E aggiunse che quasi la metà degli abitanti di Damour aveva votato per Kamal Giumblat, un uomo che stava vicino all'OLP. "Padre, non si preoccupi. Non vogliamo farvi del male. Se vi stiamo distruggendo, lo facciamo solo per pure ragioni strategiche."

Don Labaky non pensava che non ci fosse da preoccuparsi, anche se la distruzione era "solo per pure ragioni strategiche" e insistette nel chiedere ad Arafat di richiamare i suoi combattenti. Alla fine, l'aiutante disse che loro, il quartiere generale dell'OLP, avrebbero detto loro "di cessare il fuoco".

Erano già le undici di notte, e il fuoco non aveva cessato, quando Don Labaky chiamò di nuovo Kamal Giumblat per dirgli cosa aveva detto l'aiutante d'Arafat. Il consiglio che Giumblat diede al sacerdote era di continuare a chiamare Arafat e altri amici suoi, perché", disse, "non mi fido di lui".

Mezz'ora più tardi furono tagliate le linee telefoniche, l'acqua e l'elettricità. La prima ondata d'invasione avvenne mezz'ora dopo la mezzanotte, dal lato della città da cui è stato sparato al sacerdote prima. Gli uomini di Sa'iqa assalirono le case e massacrarono quella notte una cinquantina di civili. Don Labaky udì le grida e scese nella strada. Donne in camicie da notte stavano correndo verso di lui "strappandosi i capelli e urlando 'Ci stanno massacrando!' I sopravissuti, evacuando quella parte della città, si rifugiarono nella chiesa più vicina. All'alba, gli invasori avevano già preso il quartiere. Don Labaky descrisse la scena come segue:

"La mattina riuscii, nonostante i colpi di mortaio, ad arrivare all'unica casa non occupata per recuperare i cadaveri. E mi ricordo qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Un'intera famiglia, la Famiglia Can'an, quattro bambini tutti morti, e la madre, il padre, e il nonno. La madre stava ancora abbracciando uno dei bambini. Era incinta. Gli occhi dei bambini erano stati cavati e i loro arti amputati. Erano senza gambe e senza braccia. Li abbiamo portati via in un Apecar. E chi m'aiutava a portare via i cadaveri? L'unico sopravissuto, lo zio dei bimbi. Si chiamava Samir Can'an. Egli portava con me i resti del suo fratello, del suo padre, della sua cognata e dei poveri bambini.
Li abbiamo sepolti nel cimitero, sotto i colpi di mortaio dell'OLP. E mentre li seppellivamo, trovammo altri corpi ancora nelle strade."

La città cominciava a difendersi. Duecentoventicinque giovani, la più parte di loro sedicenni, armati di fucili da caccia e senza addestramento militare, resistettero per dodici giorni. La popolazione si nascose nelle cantine con sacchi di sabbia davanti alle porte e alle finestre dei pianterreni. Don Labaky fece spola tra nascondiglio e nascondiglio per visitare le famiglie e portare loro latte e pane. Spesso incoraggiò i giovani a difendere la città. L'assedio senza sosta alla città causò gravi danni. Dal 9 di gennaio 1976, i palestinesi avevano tagliato l'acqua e qualsiasi rifornimento di viveri e rifiutavano alla Croce Rossa di evacuare i feriti. Neonati e bambini morirono di disidratazione. Solo tre altri cittadini caddero sotto il fuoco dell'OLP tra il primo e l'ultimo giorno dell'assedio che terminò il 23 gennaio del 1976. Però, quel giorno, quando avvenne il massacro finale, centinaia di cristiani furono ammazzati, come racconta Don Labaky:

"L'attacco cominciò dalle montagne. Era un'apocalisse. Vennero in migliaia, urlando a squarciagola 'Allahu akbar! Iddio è grande! Attacchiamoli in nome degli arabi, offriamo un olocausto a Maometto'. E massacrarono chiunque li si metteva sul cammino, uomini, donne e bambini".

"Intere famiglie sono state uccise nelle loro case. Molte donne furono violentate in gruppo, alcune di loro furono lasciate vive. Una donna salvò la sua figlia adolescente dalla violenza sessuale spalmando la sua faccia con dell'indaco per farla apparire ripugnante.
Mentre le atrocità continuavano, gli invasori si scattavano delle foto e le offrirono, più tardi, per soldi ai giornali europei."

"Alcuni sopravissuti testimoniarono l'accaduto. Una ragazza sedicenne, Soumaya Ghanimeh, testimoniò la fucilazione del padre e del fratello da parte di due degli invasori, e vide la propria casa, assieme alle case dei vicini, saccheggiata e bruciata. Ella disse:

'Quando mi stavano portando in strada, tutte le case intorno a me stavano bruciando. Di fronte alle case erano parcheggiati dieci camion nei quali erano stipati i bottini. Mi ricordo quanto ero spaventata dal fuoco. Stavo urlando. E per molti mesi non riuscii a sopportare che qualcuno accendesse un fiammifero accanto a me. Non ne sopportavo il puzzo.'

"Lei e sua madre, Mariam, assieme alla sorella più piccola e al fratellino neonato, sono stati risparmiati dall'essere fucilati in casa quando si nascose dietro a un palestinese cercando protezione da un fucile puntato contro di lei. Urlò: 'Non permettergli d'ucciderci!' e l'uomo accettò il ruolo di protettore che la ragazza gli aveva inaspettatamente assegnato. 'Se li ammazzi, devi ammazzare anche me, disse al suo commilitone. Così vennero risparmiati, radunati con altri nelle strade e caricati sui camion che li portarono al campo palestinese di Sabra a Beirut, ove vennero imprigionati in una prigione sovraffollata. 'Dovevamo dormire per terra, e faceva un freddo cane.'"

Quando Don Labaky trovò i corpi carbonizzati del padre e del fratello in casa Ghanimeh non poteva neppure distinguerne il sesso. Nella frenesia di voler, a tutti costi, infliggere il massimo dell'umiliazione alle loro vittime, come se neppure i limiti assoluti della natura umana potevano fermarli, gli invasori devastarono le tombe e sparsero le ossa dei defunti nelle strade. Chi era riuscito a scappare dal primo attacco continuava a scappare con ogni mezzo, con le macchine, con i carri, con le bici e con le moto. Alcuni si rifugiarono sulla spiaggia sperando di poter scappare con le barche a remi. Ma il mare era in tempesta e l'attesa della salvezza era troppo lunga, erano consapevoli dell'eventualità che i loro nemici potevano accanirsi contro di loro a qualunque momento.

Circa cinquecento persone si radunarono nella chiesa di Sant'Elia. Don Labaky arrivò lì alle sei del mattino quando i tumulti dell'attacco l'avevano svegliato. Predicò un sermone sul significato del massacro d'innocenti. E quando non sapeva che consigliarli li disse: "Se vi dicessi di rifugiarvi sulla spiaggia, so che vi ammazzeranno. Se vi dicessi di rimanere qui, so che vi ammazzeranno".

Un vecchietto suggerì di esporre una bandiera bianca. "Forse ci risparmieranno se ci arrendiamo." Don Labaky gli diede il suo benestare e mise una bandiera bianca sulla croce processionale che stava davanti alla chiesa. Dieci minuti tardi sentirono bussare alla porta, tre colpi in successione rapida, poi altre tre volte tre colpi in successione rapida. Rimasero impietriti. Don Labaky disse che andava lui a vedere chi ci fosse. Se era il nemico, magari li risparmiavano. 'Ma, se ci ammazzano, perlomeno moriremo tutti insieme e avremo una bella parrocchia in cielo di 500 persone senza posti di blocco che ci separano". Risero e il sacerdote aprì la porta.

Non era il nemico, ma due cittadini di Damour che erano riusciti a scappare e che avevano visto la bandiera bianca dalla spiaggia. Erano venuti per metterli in guardia sul fatto che la bandiera bianca non sarebbe stata di nessun aiuto. 'Anche noi abbiamo issato una bandiera bianca davanti a Nostra Signora e ci hanno sparato addosso.'

Di nuovo discussero quello che c'era da fare. Labaky li disse che una sola cosa sarebbe rimasta a fare, anche se era 'impossibile': pregare affinché Iddio perdonasse coloro che stavano per venire a ucciderli. Mentre che pregavano, due dei giovanissimi difensori della città che, a loro volta, avevano visto la bandiera bianca entrarono e dissero 'Correte verso la spiaggia adesso, vi copriremo.'

I due giovani stavano davanti al portale della chiesa e spararono nella direzione dalla quale proveniva il fuoco dei fedayin. Ci vollero dieci minuti finché tutte le persone presenti nella chiesa poterono lasciare la città. Tutti e cinquecento sono riusciti, meno un vecchietto che non poteva camminare e che avrebbe preferito morire davanti alla propria casa. Non è stato ucciso. Don Labaky lo trovò settimane più tardi in una prigione dell'OLP e sentì quello che è successo dopo che lui era scappato.

Un paio di minuti dopo che erano scappati, 'venne l'OLP e bombardò la chiesa senza entrarvi. Buttarono giù la porta e gettarono le granate. Sarebbero rimasti tutti uccisi se non fossero scappati.

Don Labaky aveva condotto la sua congregazione lungo la spiaggia di Camille Chamoun. Quando arrivarono lì, videro che era stata già saccheggiata e parzialmente bruciata. Trovarono, comunque, protezione in un palazzo di un mussulmano che 'non era d'accordo con i palestinesi', e successivamente riuscirono a prendere il mare in piccole imbarcazioni, nelle quali salparono verso Jounieh. 'Una povera donna doveva partorire in una piccola barca nel mare invernale in tempesta'.

In tutto, 582 persone morirono nell'assalto a Damour. Don Labaky tornò con la Croce Rossa per seppellirli. Molti dei cadaveri erano stati smembrati e dovettero contare le teste per stabilire il numero delle vittime. Tre delle vittime maschili furono trovati con i loro genitali amputati, messili nel cavo orale. (pratica mussulmana d'umiliazione postmortem assai nota dalla guerra d'Algeri in poi, NdT).

Ma l'orrore non finì lì, anche il vecchio cimitero cristiano venne profanato, i sarcofaghi aperti, i morti spogliati dei loro vestiti, le cassette delle elemosina saccheggiate, e le ossa e gli scheletri sparsi sul campo sacro. Dopo Damour fu trasformata in un baluardo di Al-Fatah e del PFLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina). Le rovine di Damour divennero uno dei maggiori centri dell'OLP per la promozione del terrorismo internazionale. La chiesa di Sant'Elia è stata trasformata in un autorimessa atta alla riparazione dei veicoli dell'OLP, così come in un poligono di tiro con i bersagli dipinti sul muro orientale della navata.

Il comandante delle forze terroristiche che si accanirono, il 23 gennaio del 1976 era Zuhayr Muhsin, capo di al-Sa'iqa, noto d'allora alla popolazione cristiana libanese come il 'macellaio di Damour'. Fu assassinato il 15 luglio del 1979 a Cannes, nel sud della Francia.

Tradotto dall'Inglese da Motty Levi

Altri links:
"Pulizia etnica": Il Libano prima del 1975  -  Il libano nel 1985

 

posted by IloveAmerica | 00:04 | commenti



mercoledì, gennaio 12, 2005
 
IRAK, VIGILIA DELLE ELEZIONI
Su No-way, una illuminante intervista a un iracheno non alla Gruber uber Alles [link]
posted by IloveAmerica | 16:09 | commenti



lunedì, gennaio 10, 2005
 

IL POTERE DEI PIU' BUONI 
Si sono svolte le elezioni in Palestina: sessanta per cento ad Abu Mazen, il 20% a Barghouti, sponsorizzato da hamas (con la minuscola come hitler!). Tutti sono contenti: a sinistra, a destra, nella Knesset come nella GAS (Grande Alleanza Sfasciata) di Prodi (mentre i comunisti italiani speravano in Barghouti-hamas). Tutto bene dunque? Diciamo di sì, ma come per le donazioni ai poveri e gli aiuti ai bambini, non è questione di mollare un obolo e via a spensierarsi.
Allora? Allora staremo a vedere, anche se la linea -come sempre- la danno i più buoni, quelli di Repubblica. Vediamo come.
Ieri un articolo su 4 colonne per mezza pagina, firmato da Daniele Mastrogiacomo, spiegava la ragione del successo di hamas: ...una struttura bianca che si affaccia sul Mediterraneo, con un giardino curato all'interno, sette classi, banchi, sedie, manifesti colorati, una sala giochi, una piccola mensa. Asili come questi ce ne sono altri 31. Sparsi un po' dovunque nella Striscia di Gaza. E tutti realizzati con isoldi delle associazioni islamiche, sigle dietro le quali si cela hamas... Fra una decina di giorni ci sarà l'Id ad adha, la festa del sacrificio. Ogni famiglia sgozzerà l'agnello che avrà comprato e nutrito per due settimane... Ma non tutti potranno farlo... Per colmare disparità e attenuare frustazioni, hamas ucciderà decine di capi di bestiame, anche mucche, e distribuirà la carne alle famiglie più povere... "Sei mesi fa ci fu un'incursione israeliana... Molte case furono distrutte... dicevano che appartenevano alle famiglie degli attentatori suicidi". Davanti alla disperazione dei proprietari è intervenuta hamas. Ha tirato fuori i soldi e ha ricostruito. "Una settimana fa hanno dato 70.000 dollari a 40 famiglie... Una forma di indennizzo che si traduce anche in assistenza medica gratuita, lavoro, istruzione scolastica. Cose concrete.
Mentre il voto non preoccupa affatto il gruppo.  Fine dell'articolo.
Come si noterà, Mastrogiacomo non associa mai hamas alla parola "terrorismo". Eppure quel "gruppo", fino a prova contraria, ha come obiettivo politico-militare la distruzione fisica del maggior numero di civili israeliani. Si è sostituito a Saddam nel finanziare i "martiri di Allah", fornisce un ottimo welfare, il che certamente farà piacere agli imam di Repubblica , come anche a Romano Prodi, che ha contribuito per anni a finanziare gli assassini di bambini e civili ebrei, e a pagare la ricostruzione delle case dei terroristi, nonché la rete di welfare ulivista che ha portato il consenso ad hamas al 20%.
Oggi un articolo firmato da Sandro Viola è ancora più squallido già nel titolo: "Ed ora la parola tocca a Bush e Sharon". Veramente non è così: restando a Gaza, c'è un trasferimento forzoso di israeliani in arrivo al termine del quale nella striscia di Gaza non ci saranno più "coloni". Anche nel resto della Palestina la Road Map prevede lo stesso, cioé la pulizia etnica di israeliani compiuta da israeliani. Di passaggio: all'interno di Israele vivono felicemente (nonostante hamas) almeno un milione di cittadini arabo-palestinesi. Sono "coloni", per Sandro VIola? Se non ricordo male, nel pieno della Intifada Al Aqsa (quella della vergogna per l'OLP e per i suoi sostenitori europei, appena usciti dalla tutela successiva alla stagione della Shoah), Sandro Viola sosteneva la tesi di un trasferimento dello Stato di Israele in Africa... Alcuni incubi non vanno dimenticati mai, neanche alcune deviazioni dall'umanismo.
L'articolo di Viola viola le sue stesse regole: sembra corretto. Riporta le difficoltà di Sharon che rischia "la guerra civile" con il trasferimento forzato dei propri coloni da Gaza. Non è cosa da poco...
L'articolista dell'Imam Scalfari, tuttavia, recupera subito: parla dell'appello degli integralisti e oltranzisti di hamas a boicottare le elezioni.  Sono gli stessi aggettivi usati nel recente caso Buttiglione, ma non risulta che l'ex democristiano abbia rivendicato l'omicidio di un migliaio di civili francesi o spagnoli. Così, tanto per mettere le cose -e gli aggettivi- al giusto posto... Ma ce n'è ancora: ...E' vero, i portavoce dell'organizzazione dicevano ieri che...  hamas è pronta a collaborare con il successore di Arafat ... Ma accenni a un arresto delle azioni armate contro i coloni e i soldati israeliani nei territori non sono venuti (si noti la connotazione infamante "coloni" e il contemporaneo uso dell'attenuativo  e delimitativo "nei territori" , falso, tra l'altro). ...E questo significa che le azioni continueranno, mentre da una parte Abu Mazen non ha il potere di impedirle... e il governo israeliano certo non abbandonerà la pratica delle rappresaglie. (Là dove Abu Mazen viene assolto prima di essere giudicato; là dove il governo di Sharon reagisce con pratiche naziste, come indica il termine "rappresaglia" in Europa. Questo tanto per sottineare l'uso degli aggettivi... Ma tanto, con Fazio persino le Previsioni del tempo sono un affare politico...).
Non basta:  Appare improbabile che il nuovo presidente riesca -se hamas proseguirà la lotta armata- a riportare ordine a Gaza e in Cisgiordania.  Là dove la lotta armata di hamas non è un abominio, ma un fervido richiamo alla gloriosa stagione dei Che Guevara (gloriosa per niente, se si pensa alle stragi di oppositori, gay, preti, firmate e sottoscritte dal Che). Comunque dopo di ciò la parola terrorismo viene usata. -Bene,!-, qualcuno dirà. -No-, perché viene usata male:  Se al primo attentato di hamas o della jihad, [Israele] dirà che ogni negoziato è impossibile finché non viene stroncato il terrorismo, la situazione tornerà all'autunno del 2003.
Traduciamo ciò che dice Viola: 1. Attentati non ce ne sono: c'è una lotta armata nazionale; 2. Anche qualora ci siano azioni in questo senso, Israele non deve chiamarle terrorismo, ma deve obbligatoriamente negoziare [con chi cerca di uccidere più gente possibile nei bus e nei bar].
Considerazione aggiuntiva: quelli di Repubblica non sarebbero pacifisti? La guerra non va bene, ma ciò che è persino peggio continua ad essere apprezzato e foraggiato. Gandhi?
Se queste sono le premesse, se questo è l'atteggiamento di pacifici europei alla Sandro Viola, figuriamoci cosa c'è da attendersi in Israele per la festa dello sgozzamento Id Ad Adha. ...Amin Dada?

P.S. A differenza dei più buoni, noi "antropologicamente inferiori" (Occhetto dixit) teniamo alla salvezza, alla salute e alla crescita personale e spirituale di tutti i bambini. Propongo un testo con indicazioni utili: [
link] [link]
(Le GuerCi)

posted by IloveAmerica | 20:24 | commenti



domenica, gennaio 09, 2005
 

COMUNICAZIONE TECNICA

Avviso tutti i visitatori che dopo alcuni problemi tecnici il blog dell'amico Giovanni, Random Bits,   è di nuovo attivo su http://crescente.blogspot.com/ e che il codice del banner "moralmente inferiore" va aggiornato secondo istruzioni riportate qui in fondo.

Paolo

posted by IloveAmerica | 01:52 | commenti



sabato, gennaio 08, 2005
 

SCAGLIANDO LA PRIMA PIETRA
Ma quale giusta critica su Abu Ghraib, quale processo in corso ai ministri Guardasigilli di G.W. Bush, potrà mai eguagliare il silenzio su ciò che contemporaneamente si  fa altrove?
Il fascismo nasce con la condanna del popolo eletto, e la sua trasformazione in Popolo Condannato. Condannato in quanto gens, nessuno escluso, come l'America di Abu Ghraib.
Prendiamo invece due casi: l'Onu, sdilinguata da anni e anni dagli esponenti dell'ex centrosinistra, e la Spagna dello Zapaterismo, la nuova patria dei diritti civili e umani, della non violenza e della pace.
Diritti umani? Si legga cosa fa la polizia di (genitivo sassone!) Zapatero. Poi si mandi pure una lettera al Pais o a Repubblica, all'Unità, al Manifesto... finirà cestinata. Liberazione però ha pubblicato questo: [Link].
L'Onu dovrebbe tacere, dopo lo scandalo Oil for food. Invece lo scandalo continua. Si legga qui [link].
(Paolo di Lautreamont)

posted by IloveAmerica | 15:58 | commenti



venerdì, gennaio 07, 2005
 
NUCLEARE E TZUNAMI
Avviso prima dell'uso: si tratta di zizzania messa in giro dai neocon. Certo non è male l'idea che lo tzunami nell'Oceano indiano sarebbe stato provocato dal test nucleare indiano -avvenuto con la collaborazione di Israele e USA-. La notizia sarebbe apparsa su un settimanale del moderato Egitto. Con altri mezzi e parole ma simili finalità ci si può riferire all'editoriale idiotariano  di Michele Salvati su Repubblica di oggi: la solita inaffiata di insulti razzisti anti Usa. Certo che gli esperimenti nucleari nel Pacifico sono morti e sepolti: Repubblica non RICORDA Mururoa, con tanto di cannoneggiamenti contro la nave di Greenpeace. Do u remember Mitterand e Chirac?

Image hotlink - 'http://www.cnn.com/WORLD/9512/france_nuclear/mururoa_atoll.jpg' [link]

 
posted by IloveAmerica | 15:40 | commenti

 

USA: ASSEGNI ADDIO

La Federal Reserve ha appena annunciato che per la prima volta negli Stati Uniti i pagamenti effettuati on line hanno superato quelli via tradizionale assegno. E' stato rilevato da uno studio del dicembre scorso che nel 2003 le transazioni elettroniche ammontavano a 44,5 miliardi di dollari mentre le transazioni via assegno a solo 36,7 miliardi [KC Fed Letter (pdf)]

Paolo 

posted by IloveAmerica | 12:42 | commenti



giovedì, gennaio 06, 2005
 

I BLOG AI TEMPI DEL TEOFASCISMO

Qui in Italia, tra bloggers, si organizzano cene, partite di calcetto, chiacchierate. In Iran può accadere che tra blogger...ci si torturi

posted by IloveAmerica | 20:09 | commenti

 
 

MULTICULTURALISMO IN EURABIA

They [the european muslims] are using Islam as a way of establishing the universal values they have in common with those around them. 

Che cosa vorrà dire con queste parole Ingmar Karlsson, console svedese in Turchia, dopo essersi dedicato alla demistificazione di Poitiers? I musulmani che vivono in europa stanno usando l'Islam come un modo per establish i valori universali che hanno in comune con coloro che sono attorno a loro ? To establish può avere diverse sfumature in inglese. Può voler dire fondare, costruire, stabilire, ma anche esplicitare il senso di "rendere accetto", o persino "dimostrare". Ma qualsiasi significato si scelga la frase continua a essere senza alcun senso. I musulmani europei stanno usando l'Islam come un modo per stabilire, dimostrare o far accettare i valori che hanno in comune con coloro che li circondano ? Se li hanno già, questi valori, cosa li stabiliscono o fondano a fare adesso ? E se anche gli altri li hanno, dato che sono valori già comuni con loro, perché mai dovrebbero dimostrarli, fondarli o farli accettare? E soprattutto da cosa si evince che stanno facendo questo ?

La frase non vuol dire niente. E' una riedizione del politichese di quando ero giovane, ai tempi delle convergenze parallele. E' una frase funzionale a creare associazioni mentali fra Islam, immigrati e comunanza di valori. Sul resto del sito turco pro-europeo un florilegio sulle cause del terrorismo islamista, ossia le carenze occidentali nel comprendere la crisi odierna e le ragioni sacrosante dei poveri islamici che oltre alla occupazione della palestina devono sopportare l'occupazione del Kashmir da parte dei terribili Indiani, nonché i pregiudizi storici sulla fermata dell'Islam in Spagna o i supposti genocidi di cristiani armeni. Non ho letto nulla invece del catastrofico salvataggio di Vienna nel 1683, ma forse mi sono stancato di leggere troppo presto.

Il console svedese in Turchia è l'emissario di una lobby politica e imprenditoriale europea che ha deciso il salvataggio dell'apparato produttivo ed economico. Dato che l'evoluzione demografica in Europa pone a rischio tale apparato, l'europa multiculturale è stato il modo scelto per difenderlo. E' importante sottolineare la scelta, in quanto si sono ormai scartate a priori alternative possibili. Ad esempio tutti i sudamericani di origine italiana ed europea che sarebbero stati ben lieti di emiigrare nella terra dei loro antenati, solo che non possono farlo con i gommoni ....

L'esperimento multiculturale europeo è un esperimento unico, di cui non c'è pratica esperienza storica di alcun tipo (e nessun tipo di consenso esplicito all'esperimento da parte di coloro sulla cui pelle viene condotto). La sua unicità consiste nel fatto che, partendo dal presupposto di un relativismo culturale (se non addirittura da una condanna della propria cultura priva di riferimenti alternativi concreti), si sta cercando di assemblare una società in cui alla compenetrazione e all'assimilazione si sostituisce la convivenza nella più assolutà eterogeneità. Lingua propria, scuole proprie, propri obiettivi religiosi e culturali insegnati nelle proprie enclave, finanche propri obiettivi territoriali esterni (nel caso specifico il medio-oriente privo di stati non-islamici).
Una società multi-fondamentalista di elementi eterogenei che prepara, ognuno per conto proprio, una propria gioventù, cosa implica?

In primo luogo che preparare una propria gioventù, numerosa, diviene un elemento politico importante. Se, e nella misura in cui, ci si riesce, si ottiene potere nei confronti delle altre componenti diverse della società. In questo senso la democrazia diviene strumento della lotta, non sociale all'interno di una cultura unitaria, ma in primo luogo culturale (e qui sorge la vana ambizione dell'estrema sinistra che si illude - non imparando dalla triste esperienza iraniana - di assimilare la nuova componente culturale riducendola a componente sociale).

In secondo luogo, ma non c'è ordine di importanza, una convivenza di elementi diversi e antitetici è possibile solo nella misura in cui esiste uno Stato forte che fissa i limiti, le mediazioni, compensa le antitesi. Ma uno Stato forte nelle nostre condizioni, ovviamente, non ha alcuna base culturale, popolare, di cui sia l'espressione, bensì è meramente uno Stato di Polizia, e la sua forza un potere poliziesco e di controllo funzionale all'unico minimo denominatore di tutta l'eterogeneità: la produzione e il consumo dell'Apparato tecnico e industriale (che è anche l'unico potere concreto accanto a quello numerico).

Non siamo più di fronte ad uno Stato espressione di un popolo e della sua cultura, bensì ad un Apparato tecnico di produzione e consumo che usa lo Stato come strumento di controllo -che dovrà essere necessariamente ferreo- degli elementi produttori e consumatori. Produttori e consumatori che possono benissimo rimanere eterogenei in quanto l'essenziale, qui, è la produzione e il consumo, e non una omogeneità di fini culturali o un retaggio o una tradizione di cui uno Stato possa essere espressione.  Un fenomeno di inversione mezzi-fini interessante e preannunciato:

In questa situazione conflittuale, lo scontro tra i fini non si svolge soltanto sul piano critico-teorico della lotta tra idee: l'aspetto critico-ideale di tale scontro è profondamente unito all'aspetto pratico, dove le forze in conflitto si servono appunto soprattutto della tecnica per far prevalere i propri scopi su quelli antagonisti. Si tratta di comprendere che in una situazione conflittuale ognuna di tali forze non può rimanere indifferente alla potenza e al rafforzamento dello strumento di cui essa si serve. Se trascura la potenza di tale strumento, è inevitabilmente sopraffatta dalle forze antagoniste che invece, per prevalere, intendono tutelare e aumentare la potenza dei loro strumenti. Ma se non vuol essere indifferente a tale potenza, deve evitare che il proprio intento di realizzare un certo scopo finisca con l'ostacolarla o indebolirla, cioè ostacoli o indebolisca la potenza dello strumento che dovrebbe realizzare tale scopo. Nella situazione conflittuale in cui per molteplici motivi si trova, ogni forza della tradizione deve evitare, se vuole sopravvivere, di ostacolare e indebolire l'apparato scientifico-tecnologico di cui essa in vari modi si serve.
Ma evitare che il fine ostacoli e indebolisca il mezzo significa assumere un mezzo come scopo primario, cioè subordinare a esso ciò che inizialmente ci si proponeva come scopo. Le grandi forze della tradizione occidentale si illudono dunque di servirsi della tecnica per realizzare i loro scopi: la potenza della tecnica è diventata in effetti, o ha già incominciato a diventare, il loro scopo fondamentale e primario. E tale potenza, che è lo scopo che la tecnica possiede per se stessa, indipendentemente da quelli che le si vorrebbero assegnare dall'esterno, non è qualcosa di statico, ma è indefinito potenziamento, incremento indefinito della capacità di realizzare scopi. Questo infinito incremento è ormai, o ha già incominciato a essere, il supremo scopo planetario. Ogni altro scopo è più o meno consapevolmente, più o meno direttamente subordinato a questo scopo supremo: la crescita infinita della potenza; che ormai non può più prodursi al di fuori dell'apparato della tecnica. In tale subordinazione consiste la dominazione tecnica nel nostro tempo, la sua destinazione al dominio. Questo, anche se il dominio della tecnica ha un significato essenzialmente più profondo di quello che emerge dall'interpretazione scientistica e tecnicistica della tecnica.
[E. Severino]

Riassumendo: la società multiculturale ha come implicazione necessaria un ordinamento statale poliziesco e di controllo, non emanazione di substrato culturale comune, che meramente impone la convivenza ai puri fini produttivo-consumistici di un Apparato tecnologico. Tale Apparato, da mezzo per conseguire fini, è divenuto il fine per il quale viene costituita la multiculturalità stessa (ad un tempo si risolvono i problemi demografici ostili alla produzione, e si vorrebbe scalzare qualsiasi supremazia culturale e sociale che avrebbe potuto competere come finalità sociale contro il Sistema produzione-consumo).

Emerge a questo punto -lampante- l'abbaglio di tutto l'anti-occidentalismo, o di quelle correnti di pensiero nemiche della modernità o del nostro sistema di produzione, che si illudono che questo entrare nell'Europa dell'elemento culturalmente diverso (un elemento che - per loro - è innocente del peccato capitalistico-produttivo) possa in qualche modo contrastare, indebolire, il sistema produttivo a loro in odio. E' niente meno che il contrario ! E' esattamente l'Apparato tecnico-produttivo, supremo fine, a utilizzare un nuovo assetto multiculturale per rifornirsi, da un lato, degli elementi necessari alla propria potenza, e dall'altro (e soprattutto) a utilizzare il multifondamentalismo per spazzare via totalmente qualsiasi altro fine - diverso da se stesso - che una società potrebbe darsi. E' il compimento della propria supremazia. In quanto l'Apparato è sciolto da ogni riferimento culturale unitario comune esso è assoluto e assolutista nel senso etimologico della parola.

Il teatro di questo grandioso esperimento è l'Europa.
Con tutti i pericoli dell'esperimento. Il primo dei quali (quello purtroppo più probabile di tutti) è il fallimento stesso come Apparato tecnico-produttivo. Teatro dell'esperimento è infatti il luogo dell'occidente che sta perdendo (e che ha perso man mano sempre più) l'efficienza dell'apparato tecnico produttivo stesso. Quali innovazioni scientifiche di rilievo pratico e tecnico di grande scala ha offerto e realizzato l'Europa negli ultimi 50 anni ? La stessa rivoluzione informatica ha avuto la sua patria negli Stati Uniti, e sta avendo, come base produttiva e presto applicativa, l'Asia. Stati Uniti e Asia sono il luogo dell'efficienza tecnico-produttiva. A ciò si assomma la minaccia della crisi demografica, cui si può tentare di rimediare solo con una immigrazione di adulti, che però sono formati (culturalmente, socialmente e anche professionalmente) fuori da ogni contesto occidentale.

Cosa avverrebbe se l'Apparato fallisse in Europa? In altri termini, chiari, cosa avverrebbe se questa società multicuturale, dai fondamentalismi eterogenei, costituita come mezzo per la finalità produttiva e consumatrice, fallisse nel proprio fine? Quali abissi di violenza nella nostra Europa sarebbero aperti da un declino economico ? O quale estrema violenza nel controllo e nella repressione dovrebbe darsi l'eurabiocrazia, in quel caso, per non miscelare le componenti di un micidiale esplosivo?

Paolo

P.S. ho riutilizzato in buona parte un precedente post, sempre attuale nei contenuti





posted by IloveAmerica | 18:43 | commenti



mercoledì, gennaio 05, 2005
 

CALCOLO COMBINATORIO

Avevamo appena saputo di qualche imam musulmano che considerava il maremoto una punizione per la poca fede degli islamici e di qualche imam cristiano che lo vedeva com punizione per la poca fede dei cristiani (qui). Evidentemente non bastava e i pensieri idioti si generano secondo le regole del calcolo combinatorio. Ora c'è l'imam saudita che avverte come il disastro sia dovuto alla cattiva condotta dei cristiani durante le feste natalizie, in quanto costoro si dedicano alle più immonde nefandezze quali il bere, le donne, gli spettacoli sconci e l'eccessiva spesa per i cantanti. In palestina invece si addita la poca disposizione nell'ammazzare ebrei (per la precisione a Gaza. Devono essere gli stessi che curano la spiritualità presso l'Istituto Universitario pagato da noi occidentali). Particolari sul World Peace Herald, grazie a Jhad Watch.

Paolo

posted by IloveAmerica | 21:31 | commenti

 

EURABIAN PERSPECTIVES

Aspettate una importante recessione economica e preparate questa situazione, ed eccovi serviti l'inferno. E' solo una questione di tempo.
 
Paolo
 
posted by IloveAmerica | 18:51 | commenti



martedì, gennaio 04, 2005
 

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO: MITI E REALTA' D'AMERICA

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posted by IloveAmerica | 16:41 | commenti

 

FORMAZIONE UNIVERSITARIA

UNIVERSITA' DI GAZA : "Jews do not deserve to live simply!"

Paolo

posted by IloveAmerica | 01:53 | commenti



lunedì, gennaio 03, 2005
 



Siamo felici e onorati. Da oggi, insieme al nostro amico Enzo di 1972, entriamo a far parte dei blog di Ideazione.com



posted by IloveAmerica | 15:29 | commenti

 

LO SAPEVO

Ieri sera, fra le cose che ero in dubbio di pubblicare e che non ho pubblicato, c'era la notizia di un imam che parlava del maremoto come di una punizione divina. Non l'ho pubblicata proprio perché mi immaginavo che sicuramente sarebbe saltato fuori qualche imam cristiano ad imitarlo. Infatti ecco qua. Del resto è dai tempi di Giobbe che c'è sempre qualche pio che non riesce a resistere alla storia della punizione.

Eppure Giobbe con coloro che imputavano le sciagure alla colpa di chi soffre fu molto chiaro:

Ecco, io conosco i vostri pensieri
e gli iniqui giudizi che fate contro di me!
Infatti, voi dite: «Dov'è la casa del
prepotente, dove sono le tende degli empi?».
Non avete interrogato quelli che viaggiano?
Non potete negare le loro prove,
che nel giorno della sciagura è risparmiato il
malvagio e nel giorno dell'ira egli si salva.
Chi gli rimprovera in faccia la sua condotta
e di quel che ha fatto chi lo ripaga?
Egli sarà portato al sepolcro,
sul suo tumulo si veglia
e gli sono lievi le zolle della tomba.
Trae dietro di sé tutti gli uomini
e innanzi a sé una folla senza numero.
Perché dunque mi consolate invano,
mentre delle vostre risposte non resta che inganno?

[Giobbe, 21, 27-34]

UPDATE

Sono pazzi furiosi. Sul sito dei folli apppena citati non c'è solo il ringraziamento per la meritata disgrazia in Asia (già questo basta e avanza), ma anche il ringraziamento per il 9-11, con cui Dio ha scelto gente cattiva per punire gente ancor più cattiva (sic: He used the evil followers of Osama bin Laden to punish even more evil people). Non solo. L'America si meriterebbe di peggio (this nation is awash in arrogant disobedience to God. By all that is just, God is fully entitled to utterly destroy the nation immediately). Del resto il nome del domain  è illuminante. Fanno coppia con questi.

Paolo

















posted by IloveAmerica | 12:25 | commenti



domenica, gennaio 02, 2005
 

RASSEGNA STAMPA

Gli Americani che hanno votato Bush sono più degli abitanti della Francia. Bush ha allargato le proprie preferenze fra donne, ispanici, ebrei, cattolici e afroamericani, con una affluenza record. Cioé vincendo proprio sul campo dove i Democratici pensavano di essere avvantaggiati. Anche per questo le riforme in arrivo saranno almeno tanto importanti quanto quelle dei tempi di Reagan. Anzi di più, specifica Fred Barnes sul WSJ, in quanto le materie coinvolte dalla riforma saranno il sistema pensionistico, la semplificazione burocratica dal lato fiscale e la riforma del regime di causa civile collettiva. La riforma previdenziale e quella giudiziaria sono di estrema importanza. La prima è una dimostrazione della saggia precauzione USA in un campo che vede gli Stati Uniti molto meno esposti al pericolo rispetto all'Europa, ossia il pericolo dell'aging, l'invecchiamento della popolazione. Se in USA questo desta legittime preoccupazioni, in Europa e in Italia sarebbe da disperarsi, ma sul tema qui vige il silenzio stampa (e perciò torneremo a trattarlo in questo blog). L'aging è sentito un problema urgente in USA, sebbene a mitigare la preuccupazione vi sia la prospettiva che in pochi decenni gli attuali 280 milioni di americani divengano ben 400 milioni. Affrontando subito la minaccia ci si assicura che a lungo termine il destino non possa essere che di sviluppo economico, al contrario che in una Europa dove l'aging sarà invece accompagnato da un pesantissimo shrinking demografico cui si tenterà di porre rimedio con una immigrazione indiscriminata, a tutto favore di problemi interculturali e e di quelli derivanti dalla presenza di popolazioni adulte ed educate al di fuori di ogni canone occidentale. L'altra riforma USA invece riguarderà una limitazione della possibilità di imbandire i lauti processi collettivi di risarcimento danni che sono un freno all'imprenditoria americana.

E' nel quadro appena delineato che si capisce l'inquietudine della politica europa che sa, nella questione Turchia, di avere contro la maggioranza dei cittadini (il 67 per cento dei francesi, per parlare di amici dell'Oriente) e al contempo è consapevole dei grossi problemi che l'apparato economico chiede loro di affrontare (cioè ancora il problema dell'aging, oltre alla consapevolezza di avere nel futuro una America sempre più grande e motrice dell'economia mondiale). E' esplicito a riguardo Amir Taheri sul New York Post:

[ Entrando in Europa] Turkey would be doing the E.U. bigger favors in strategic terms. The E.U. today is a club of aging nations that, without a steady flow of immigrants from the peripheries, especially North Africa, would face a dwindling population.

La situazione conflittuale dei poveri politici europei trova dunque un'ottima rappresentazione nel loro ritorno a Canossa verso l'amministrazione Bush, ritorno che a sua volta, osservano Micklethwait e Wooldridge, trova esemplificazione nella meschina figura di Sir Elton John. La pop star, dopo aver salutato la vittoria di Bush come un incubo, anzi la peggior cosa che potesse accadere all'America, è infatti già tornato alla casa bianca per accettare un premio dal Presidente in persona . Del resto, scrivono Micklethwait e Wooldrige, la brutta piega che sta prendendo la democrazia in Russia non può che aver favorito il ritorno a volgere lo sguardo a Occidente da parte dell'Europa. (Inciso: come ricordava un blog amico, e anche un altro blog amico , John Micklethwait, giornalista dell'Economist, è uno degli autori di "The Right Nation: Conservative Power in America", di prossima pubblicazione anche in Italia per Mondadori)

A proposito di Russia segnalo l'articolo di Masha Gessen: Muzzled in Moscow.

Paolo

posted by IloveAmerica | 23:18 |