I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



domenica, ottobre 31, 2004
 

LIBRI PER BAMBINI NELL'ETA' DEL RAZZISMO ANTI YANKEE
Secondo la vulgata ulivista e sozialdemokrat i capitalisti sono -oggi come ieri- dei mangiabambini orchi e sfruttatori.
Si legga per esempio cosa ne dice Curzio Maltese a pag. 62 del penultimo Venerdi di Repubblica:
...Più efficace di un comizio è, per esempio, la convinta e sorridente autodifesa di una dirigente [Usa] del marketing per l'infanzia: "Manipolare i bambini è immorale? Molti me lo chiedono e a volte me lo chiedo anch'io. Ma questo è il mio lavoro".
Curzio allude a ciò che dicevano le SS a propria difesa: il loro era un "lavoro", eseguivano ordini...

Ma andiamo a spulciare cosa succede in casa ulivista.
Mia figlia ha comprato, e scelto, un libro. Ieri l'ho letto.

Titolo: Vigilia di festa
Autore: Elena Mora
Editore: Piemme (di sinistra, ma che non si sappia in giro)
Argomento: Festa di halloween e altre feste, diario di una dodicenne.

A pagina 12 trovo una dichiarazione di autodenigrazione: la protagonista-narratrice non ama il proprio nome, che è Clara. Fin lì... Ma neanche la letteratura italiana, sembrerebbe. Ecco cosa dice agli altri bambini:
...
Un nome che non avrebbe usato nemmeno Guido Gozzano... il poeta delle piccole cose come:
Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffé:
e il buon aroma si diffonde intorno?

...L'hanno scorso la prof di italiano ci ha fatto studiare tutte le poesie di Gozzano, perché le piacevano un sacco... Neanche Guido Gozzano sarebbe riuscito a inventare un nome peggiore di Clara
...
...Poi dici Ma perché i ragazzi detestano la poesia? Se i libri insegnano a detestare i libri...
Ma il succo di "Vigilia di festa" è un altro. Quale?
L'argomento è la festa di Halloween, una festa americana. Appunto.
...
Jessi, che ha la mamma americana, ci ha invitate tutte per la festa del Ringraziamento, che cade a fine novembre. Carino no? ...La mamma di Jessi, che ha l'italianissimo nome di Anna, è buffissima, perché certe volte sembra che si senta una marziana capitata per caso in un villaggio di cavernicoli. Così, non potendo civilizzare tutti gli italiani... ha deciso che la sua missione è quella di salvare sua figlia e le sue amiche da alcuni pericoli terrificanti.
Che sarebbero:
- Le scarpe da ginnastica sbagliate: secondo lei ce n'è un paio per ogni tipo di sport...
- il formaggio gorgonzola... che non va mai mangiato perché più grasso del burro...
- ogni minimo raggio di sole....
- la pigrizia: se fosse per lei, Jessi non avrebbe un istante libero.
Time is money
è il suo motto... Il palazzo dove aveva lavorato a New York, e dove lavoravano i suoi amici, è crollato poco dopo le Twin Towers, le torri gemelle colpite l'11 settembre.
Il crollo dei due grattacieli ha sgretolato anche alcune delle sue certezze...
(pp. 18-19)
Come a dire: Grazie Osama? Qual è il metadiscorso in atto? Mi dicano i genitori...

Forse si chiarisce tutto a pagina 20, dove si cita l'evento dell'11/09 a partire da una visita della protagonista nell'ufficio della mamma, avvenuta proprio in quel giorno: tutti stanno a vedere ciò che succede: crolla una torre, crolla la seconda...
...Le stesse identiche spaventose scene che abbiamo visto in tanti film di fantascienza.
Ma siccome la CNN non trasmette film di FS, ma solo notiziari e telegiornali, la faccenda doveva essere seria.
Tremendamente seria.
Quanto seria lo abbiamo capito dopo, con i bombardamenti in Afganistan e la guerra. Ho sentito tanto parlare di bombe intelligenti, ma è la guerra che a me sembra molto poco intelligente. D'altra parte i grandi dicono che a dodici anni non si può capire
...
Capito? Le Torri crollano come in un film: lì non c'è spiegazione, ma la spiegazione viene offerta per i "bombardamenti". Il tutto viene rafforzato dalla conseguenza nel comportamento della mamma yankee di Jessi:
...Comunque la mamma di Jessi ...soprattutto ha deciso che la cosa più importante non sono i soldi, ma gli affetti.
Come l'ha capito? Grazie alla catarsi offertale dalla "caduta" delle Torri? Un Atto divino, dunque, come il crollo della Torre di Babele o il crollo delle mura di Gerico? Infatti la autrice rinforza il senso occulto:
...
Ti pare che ci volevano due torri crollate [detta così sembra un evento mitico] e bombardamenti a tappeto in un paese dove, dopo vent'anni di guerre, non era rimasta in piedi neanche una casa per capire una cosa così semplice?
(...) Così
anche
la mamma di Jessi ha rivisto un po' le sue idee e ha deciso di darci il permesso di fare a casa sua la festa per Halloween e di invitare tutte le sue amiche per la festa di Thanksgibing...
Il testo scorre apoliticamente fino a pagina 67, dove si riparla della "mamma di Jessi":
...La cosa fantastica è il modo in cui la mamma di Jessi racconta la storia degli Stati Uniti, anzi di New York. Basti pensare che una delle sue frasi preferite è: esiste New York, anzi Manhattan: il resto del mondo è periferia". Capito il concetto?
Altrocché se si è capito: l'autrice vuole mettere i bambini comunisti in guardia contro il diavolo capitalista? Mah! Certo che sembra stia parlando di ebrei al tempo di hitler: si cominciò a rappresentarli così, come stupidi e arroganti...
Ma state tranquilli, mica è finita: il senso del libro sembra proprio quello di destrutturare Halloween restituendola ai milanesi e estirpandolo dalle adunche mani americane:
- Forse- ha detto- gli americani sono così legati alle loro tradizioni perché sono un paese senza storia.
A pagina 71, certo in omaggio a Bové e allo slow foodismo, si svela il segreto della cena offerta dalla mamma di Jessi:
... In cucina... abbiamo scoperto tutti i trucchi gastronomici della mamma americana di Jessi: sul tavolo c'era la busta sottovuoto che conteneva il ripieno del tacchino, la confezione di cartone delle pannocchie precotte, il vasetto di vetro della confettura di cranberry [tanto più odiano gli americani, tanto più soggiacciono agli inglesismi] e la vaschetta di plastica della salsina per le patate dolci... Insomma, tutto l'occorrente made in Usa per un pranzo "fai da te" che, sono sicura, avrebbe potuto preparare persino mio papà, che in cucina è assolutamente negato!
Sembrerebbe piuttosto una emulazione del Minculpop o di Goebbels? Fate voi...
Per aggiungere qualcosa di salato sui veri drammi della borghesia rossa, a pagina 79 inizia una saga sul trasferimento della famigliola della protagonista in montagna. Voi direte che il politicamente corretto vorrebbe che qui la protagonista si ingioiasse, esaltata dalla natura come una giovane Werther. Ma la nostra autrice, sarà anche una antiamericana con tendenza
...
Faccettarossa, bell'americanina:
aspetta e spera che già l'ora si avvicina
....
ma certo non è cretina. Così la descrizione della villeggiatura natalizia in montagna è propedeutica a un finale:
...
Insomma, un quadro idilliaco [la casa in montagna].
E' io?
Io mi annoio.
Continuamente.
Incessantemente.
Ostentatamente.
,,, Anche perché lassù non c'è la televisione e... nemmeno il telefono! Quindi sono iniziate le trattative
...
Il testo termina con una valanga di messaggini sms di capodanno, con tanto di disegnini wow! etc. Ma qui ritorna l'educazione del fanciullo! Ecco le parole finali di questo tristo testo:
Magie della tecnologia moderna? Un accidente! La magia, quella vera, sta nel cuore delle persone.
(By Le Guerre civili)

































































posted by IloveAmerica | 16:48 | commenti



martedì, ottobre 26, 2004
 

BALCANI: IL PUNTO DI VISTA SERBO
Nel tunnel dell’ormai celebre clash of civilization ci sono strambi anfratti, in cui intere popolazioni o quasi s’imbottigliano - contro la logica – alla ricerca di una soluzione particolare. Chi in questi giorni ha scritto che i serbi (con l’astensione di massa dalle elezioni in Kosovo) avrebbero fatto una scelta antidemocratica, è in malafede: la questione dello status del Kosovo è essenziale per Belgrado, e recarsi alle urne avrebbe significato alla fin fine legittimare un parlamento “al napalm” dove siedono gli sgherri degli invasori NATO e i “neanche tanto ex” guerriglieri dell’UCK. Se c’era una strada per opporsi all’albanesizzazione forzata del Kosovo, quella strada passava per l’astensione; la chiamerei soluzione forzata, più che scelta. Chiedere a una popolazione tormentata, soggiogata e di assoluta minoranza, ancora sotto choc per
il pogrom primaverile che ha avuto la chiara complicità delle istituzioni erroneamente ritenute super partes, di scegliere fra il bastone e il manganello non mi sembra fosse un gran gesto di benevolenza, e la meraviglia delle Nazioni Unite è l’ennesima impostura che galleggia nel calderone balcanico: ci si stupisce ancora che ai serbi non garbi vedersi sottratto il Kosovo, culla della nazione bla bla bla? E’ uno stupore che odora di latte versato. Alle Nazioni Unite la storia non si insegna? Mi sorge il dubbio che tutti conoscano la manfrina di Kosovo Polje tranne Mister Annan. Altra questione è, invece, l’appoggio dei serbi della diaspora americana ad Arbusto Bush: appoggio che, come si può vedere dai siti Internet prontamente (ed enfaticamente) allestiti, si direbbe senza riserve, e mi pietrifica. Faccio fatica a crederci, ma le ragioni – spiegate da Bozinovich con toni un po’ troppo sontuosi per i miei gusti – sono , appunto, particolari. Nel clash of civilization, i serbi siedono dalla parte anti-islamica del tavolo: la Bosnia insegna, per non dire il Kosovo: terre perdute in una battaglia contro i musulmani di Izetbegović e del fasullo pacifista Rugova. Certo non aiuta il silenzio delinquenziale calato sui moltissimi documenti (Bodansky, UCK) che avrebbero dato ai serbi una chance di rimettersi in discussione, e che tutto il mondo liberale ha prontamente imboscato. Perché nessuno osa dire che il ruolo della guerriglia islamica in Bosnia fu di gran peso, che non si è trattato di una guerra serba a senso unico come vogliono far credere i molti (troppi) libri intitolati a Sarajevo e a Srebrenica? Perché si è istituito un tribunale-farsa con il solo compito di incriminare e condannare uno solo dei tre attori in gioco in una guerra sanguinosa, discolpando croati e bosniaci a priori? Che credibilità ha, l’Europa, presso i serbi? Perché nessuno riconosce che bombardare Belgrado per sciogliere il nodo kosovaro è stato uno degli errori più clamorosi delle sinistre europee? Venendo a mancare lo spazio di dialogo, quello spazio in cui si potrebbe rimettere in discussione il ruolo dei serbi nelle catastrofi balcaniche di fine ‘900, i serbi si irrigidiscono, e addio speranze. Non è facile sperare che un serbo americano digerisca con grande nonchalance gli intrallazzi clintoniani con la lobby albanese d’oltreoceano; e non è stata una grande idea presentare in lizza alle primarie Wesley "Bum Bum Belgrado" Clark e sperare che l’appoggio dei serbi americani andasse ai democratici. Voi votereste il partito di un generale che vi ha cannoneggiato la mamma? Io no. O forse sì, se dall’altra parte dell’urna ci fosse Arbusto Bush. Turandomi il naso, voterei contro. Del resto, è quello che farò in caso di alleanza sinistroide, dando il mio voto – contro Berlusconi - a quei brutti musi che tentarono di far fuori me e i miei amici nella primavera del ’99. Turarsi il naso è gesto assai nobile, di questi tempi: la nobiltà d’animo dei serbi, però, si è fermata a Priština. Sulla bilancia c’è ancora il cadavere del Principe Lazar. Chissà se l'Europa è in grado di capirlo (e chissà se è anche in grado di capire che questa "gara all'Europa" a cui sono costretti i paesi dell'ex-blocco sovietico sta trasformando tutte le nuove repubbliche orientali nei peggiori lecchini della Casa Bianca, pronti a tutto pur di mostrare fedeltà pro-occidentale).
(Dal blog Babsi Jones)



posted by IloveAmerica | 20:02 | commenti



sabato, ottobre 23, 2004
 

Definizione di "sinistra".
E' di sinistra chi appartiene a quella tradizione darwiniana secondo la quale la vita equivale alla vita cerebrale: da ciò la definizione di embrione come non vivente.
In base a questa delimitazione del reale, si nega la sfera del sacro, e la vita risulta essere una breve parentesi tra due immensi Nulla.

Variante di Czeslaw Milosz:
La religione come oppio dei popoli. Essa un tempo prometteva il compenso di un'altra vita a coloro che pativano dolori, umiliazioni, malattie e schiavitù.
Oggi però assistiamo a una trasformazione. Vero oppio, infatti, è credere che dopo la morte ci sia solo il nulla: che gran sollievo pensare che per i nostri tradimenti, la nostra aridità, la nostra codardia, i nostri delitti, nessuno ci giudicherà
.
("Il fascino discreto del nichilismo", citata da FP, sett./ott. 2004)

Conseguenza.
Se nulla è vero (=attiene alla Verità), allora tutto è permesso.
Siccome nulla è davvero permesso, allora la Legge diviene il Sacro.
(Le guerre civili)













posted by IloveAmerica | 19:29 | commenti

 

MALTHUS IN EUROPA
Malthusianesimo: fideismo sozialdemokrat e tardo nazi, in base al quale 700 milioni di europei dicono a 700 milioni di africani: -Siete troppi!-
(Paolo di L.)



posted by IloveAmerica | 19:15 | commenti

 

APPELLO PRO IRAN LIBERO
Grazie al gruppo Yahoo "Destra per Israele", e al blog
Lilit, leggo questo appello per la democrazia in Iran, indirizzato a G.W. Bush. Con preghiera di firmare.

http://www.petitiononline.com/persis/petition.html


posted by IloveAmerica | 19:03 | commenti



domenica, ottobre 17, 2004
 
Finché morte non ci separi. Interessante e dotto lo scambio di opinioni fra Adriano Sofri e Giuliano Ferrara su diritti degli omosessuali e libertà sessuale. Al centro la questione del matrimonio che viene ripresa anche da Luca Sofri (su Wittgenstein), il quale sembra ricondurla esclusivamente ad un problema di libertà di scelta: un concetto che in generale qui si apprezza parecchio ma che in certi casi non basta a spiegare tutto. Ne abbiamo già parlato ma vale la pena tornarci su.
A nostro parere l’equivoco di fondo consiste nella definizione del matrimonio tra persone dello stesso sesso come «diritto» e nella relativa pretesa di includere nella categoria dei «diritti» ogni rivendicazione - per quanto rispettabile o condivisibile - di qualsiasi gruppo sociale. In primo luogo il fatto che gli omosessuali (o alcuni tra essi, o i loro rappresentanti) ritengano che il matrimonio sia un concetto del tutto indipendente dall’identità sessuale non implica automaticamente che così debba essere per chiunque (opinione pubblica, istituzioni, legislatore). Ma soprattutto è falso che l’impossibilità di accedere ad una medesima condizione giuridica di altri soggetti determini sempre e comunque una discriminazione. In quanto negozio giuridico, dal matrimonio discendono diritti ed obblighi. Ma in ogni contratto (o negozio giuridico bilaterale), esistono anche motivi di incapacità che non ne consentono la stipula a determinati soggetti senza che per questo si gridi all’intollerabile diseguaglianza di trattamento (prego astenersi dal «come puoi paragonare l’essere gay con la minore età del contraente...», perchè non attacca).
Sembra invece che i sostenitori senza se e senza ma del matrimonio tra persone dello stesso sesso considerino il suo mancato riconoscimento come violazione di un diritto alla stessa stregua (per esempio) della privazione del voto o di altri diritti civili e politici. La tesi però è quantomeno discutibile. I diritti civili e politici - almeno nella dottrina liberale – appartengono alla persona in quanto tale. La loro negazione risulta intollerabile perchè priva la persona di prerogative fondamentali senza le quali la piena espressione della propria personalità, delle proprie ambizioni, del proprio essere diventa impossibile. E’ per questo che nessuna inclinazione sessuale, nessuna credenza religiosa, nessuna appartenenza etnica possono – nelle società che rispettano i diritti individuali – giustificare la violazione o la negazione di queste prerogative. E’ per questo che se si impedisce ad un omosessuale (in quanto tale e in quanto persona) di votare o ad un nero (in quanto tale e in quanto persona) di esprimere pubblicamente la propria opinione si commette un crimine. Ma l’estensione del matrimonio a persone dello stesso sesso non risponde alla medesima logica perchè, invece di riconoscere un’uguaglianza di diritti nella diversità, annulla la diversità in nome del riconoscimento di un preteso diritto.
Quel che più sorprende, infatti, nei fautori del matrimonio tra omosessuali è il darne per scontata l’assoluta equiparabilità al matrimonio eterosessuale: il caso spagnolo è – ancora una volta – esemplare. Il governo socialista ha approvato una riforma di questa portata senza che nella società si sia sviluppato alcun dibattito al proposito. Ogni voce contraria è stata immediatamente bollata come «reazionaria» e «retrograda» e la componente cattolica (che può non piacere ma esiste ed ha un peso) semplicemente tacitata e spesso in modo sprezzante. Ora: si può pensare quel che si vuole del matrimonio omosessuale e certamente sia chi è favorevole sia chi è contrario ha dalla sua argomenti sostenibili. Ma che si tratti di materia controversa è sicuro. Anche senza scomodare improbabili teorie su sconvolgimenti epocali che la riforma provocherebbe nel tessuto sociale, è chiaro che matrimonio eterosessuale e matrimonio omosessuale non sono la stessa cosa, per alcune ragioni evidenti che sarebbe superfluo perfino sottolineare. Ciò non implica di per sé il rifiuto del secondo ma la mancata considerazione di questa differenza rende di per sé dubbie le motivazioni di una sua acritica accettazione.
Ecco perchè far passare una decisione dalle forti connotazioni ideologiche (l’ideologia è il motore di ogni mossa del governo Zapatero) come l’unica possibile, nella pretesa di rappresentare eticamente l’intera società e tentando (riuscendoci) di emarginare ogni voce dissenziente è un po’ come trattare da paria un commissario europeo cattolico dopo aver fatto scempio delle sue dichiarazioni e poi andare a dormire convinti di aver dato lezioni di progresso.

Da 1972.






posted by IloveAmerica | 22:27 | commenti



sabato, ottobre 16, 2004
 

IL RE E' NUDO, E BERTINOTTI E' SOCIALDEMOCRATICO

Esistono due modelli rispetto alle minoranze, alle “devianze” o “alterità” sociali in genere.

La cultura liberale-cattolica ha generalmente optato per una separazione delle diverse forme sociali, in un quadro di  libertà di comportamenti eterodossi.
In questo modo nelle società liberali sono rappresentate sia le categorie mainstream sia le altre, per quanto minoritarie.

La concezione socialdemocratica invece si basa sulla necessità di ricondurre tutte le categorie a quella mainstream, forse in ossequio alla “classe unica” dei comunismi storici. In questo caso si avranno norme e leggi uniche per tutti, con la conseguenza di uniformare all’infinito ogni devianza in un flusso sociale nel quale ogni pulsione viene miscelata e riassorbita. Non a caso il verbo “uniformare” richiama le uniformi totalitarie nazifasciste, o quelle dei loro cugini internazionalisti, dalla Cina di Mao alla Cuba di Castro, oppure quelle dell’integralismo islamico, o infine quelle dell’integralismo chiracchiano, variante nella quale i segni residuali della differenza vanno ricondotti non a una uniforme di massa, ma alle uniformi di massa, al plurale. Un plurale singolare.

 

Da questa premessa occorre trarre delle conseguenze, eccole: rispetto alla creatività sociale, al continuo, necessario e fecondo emergere di “movimenti”, culture, gruppi sociali, religioni, delle più diverse forme d’arte e di espressione politica, la socialdemocrazia assume la funzione di becchino.

Non potrebbe essere altrimenti, perché proprio attraverso gli eredi della sinistra hegeliana si annichilisce il processo dialettico di tesi-antitesi-sintesi.

Nella socialdemocrazia tutte le devianze o novità sociali, le idee, passano direttamente dalla tesi, dalla loro enunciazione, alla sintesi, al loro accoglimento, alla loro integrazione nella mainstream (governata dall’apparato, naturalmente).

Utilizzando le categorie della psicologia freudiana, potremmo dire che non appena i figli dichiarano di voler detronizzare il Padre Sovrano, costui li associa immediatamente al trono in quanto co-regnanti. Crimilde direbbe a Biancaneve: -Sei tu la più bella. Al che l’altra risponderebbe: -No, prego, sei tu. Immagine edenica, se non fosse per il disastro che si preparerebbe per il regno e per i sudditi...

Utilizzando il contesto religioso, la versione socialdemocratica di Cristo non gli farebbe dire: -Va e non peccare più-, ma: -Continua a peccare ma non andare via-.

Tornando alla famiglia o alla scuola, la socialdemocrazia sarebbe l’utero che ha generato -se non degli imbecilli- degli abulici poco avezzi allo scontro, ragazzi come il principe Valium di “Balle spaziali”, se ricordate. Ragazzi che restano in casa fino a 40 anni, non solo “per colpa del caro casa”, come succede a tutti, ma che proprio non hanno voglia di lasciare la cameretta, i libri, la tv, i pranzi pronti, il letto fatto: non raccontiamoci balle…

Di conseguenza il modello liberale e religioso contribuisce alla formazione di movimenti alternativi molto più del modello socialdemocratico (al quale associo a pieno titolo –detto di passaggio, ma chiaro e forte- anche Bertinotti). Mantenere separati e indipendenti (antagonisti rispetto al centro) movimenti e opinioni garantisce non solo una maggiore dialettica e un forte radicamento degli stessi, ma persino un maggiore pluralismo nel rispetto della diversità. A patto che nel liberalismo non si insinuino tendenze ghettizzanti, si tratta di un modello che quanto a dinamismo sta a quello socialdemocratico come un Boeing rispetto a uno scoglio.

 

Addenda

Sulla Stampa di oggi, con toni da Catone il Censore, Ceronetti chiosa: “Ci hanno lasciato delle spiritualità da supermercato”. Quanto alla socialdemocrazia, bisogna dire: “nemmeno quello”.
(da: Le guerre civili)





posted by IloveAmerica | 19:18 | commenti



mercoledì, ottobre 13, 2004
 

COWBOY CAPITALISM

I miti europei e la realtà americana

di Olaf Gersemann

Un libro che spero venga tradotto presto in italiano. Gli europei credono che gli Stati Uniti siano capaci di maggiore crescita economica ma che l'Europa sia più attenta alla sicurezza e alla qualità del lavoro, all'assistenza e alla previdenza sociale. Gersemann mostra come la realtà sia completamente diversa. Non solo questo mito non rispecchia la realtà attuale, ma la rispecchierà senza meno, perchè le politiche economiche e la situazione generale hanno ipotecato il futuro dell'Europa.

"This is a comprehensive, indeed truly encyclopedic, comparison of economic conditions and policies in the United States with those in Germany, France, and Italy. Gersemann, a German journalist based in the United States, provides detailed evidence to support his devastating rejection of common European fallacies about the American economy. A real treasure trove of thoughtful analysis."

--Milton Friedman, Nobel Laureate in Economics

"Citizens in all Western democracies want to provide more publicly financed welfare than they are willing, privately, to finance by taxes. The result is sluggish economies. In Old Europe the crisis is more acute than in the United States. This book documents the dramatic differences and stresses the proclivity of Europeans to denigrate the American experience rather than to acknowledge their own plight."

--James M. Buchanan, Nobel Laureate in Economics

"Gersemann pulls no punches in debunking prevalent European myths about the American economy. But Cowboy Capitalism is not about trumpeting American superiority; it's about helping Western European countries achieve the robust growth and job creation their citizens deserve."

--Henry M. Paulson, Jr, Chairman and CEO, Goldman Sachs Group

"This book offers an excellent comparison of U.S. capitalism with the 'social' model of Germany, France, and Italy. It is also a penetrating study of anti-market propaganda. Olaf Gersemann shows that the features of the American model that are attacked most by European critics from both left and right are those which continental Europe actually needs in order to overcome the social problem of high unemployment and to make the European economy more dynamic and competitive. The book displays a rare combination of clarity, passion, and moderation. I highly recommend that this book be widely read on both sides of the Atlantic."

--Leszek Balcerowicz, Former Finance Minister of Poland

"Gersemann combines the accuracy and incisiveness of a scholar with the verve and wit of the best kind of journalist. His readers will be fascinated from the beginning and enlightened by the end."

--Steven Landsburg, author of The Armchair Economist

dal Cato Institute

Paolo




















posted by IloveAmerica | 22:44 | commenti



martedì, ottobre 12, 2004
 

PERCHE' AL QUAEDA DOMINERA' L'EUROPA

articolo in Inglese di Pavel Kohout

via Stefania Lapenna (Freethoughts)

posted by IloveAmerica | 12:37 | commenti

 

SPARISCONO LE ARMI CHE NON C'ERANO

leggi

Paolo

posted by IloveAmerica | 12:01 | commenti



lunedì, ottobre 11, 2004
 

LA RUSSIA COME L'EUROPA

Avevamo spesso parlato delle tristi prospettive demografiche europee. Il drastico dileguarsi della popolazione lavorativa, l'invecchiamento e lo spaventoso rapporto di 0,7 lavoratori per ogni pensionato.
Non arrivano notizie migliori dalla Russia, anzi....

In 1991, on the day the Soviet Union was dissolved, Russia’s population stood at a hundred and forty-nine million. Without the huge wave of immigration from the former Soviet republics which followed, the country would have lost nearly a million people each year since then. If Russia is lucky, by 2050 the population will have fallen by only a third, to a hundred million. That is the most optimistic government scenario. More realistic predictions suggest that the number will be closer to seventy-five or eighty million—a little more than half the current population. Da un interessante articolo su la Russia e l'AIDS.

Paolo


posted by IloveAmerica | 18:29 | commenti

 

GIUSTO IL SEQUESTRO DEI SERVER INDYMEDIA

Se si fosse trattato di censura aderirei senza dubbio al "siamo tutti indyani", a garanzia della libertà di espressione.

Ma le ultime notizie chiariscono che non si tratta di censura. Si tratta di sequestro di un server, che non avrebbe impedito la continuazione del sito se vi fosse stato mirroring e backup di ordinaria diligenza, e in più motivato da seri motivi di accertamento di reato, come da leggo nella mail di Paolo Attivissimo (grazie a Matite). Peccato che su questi siti (vicini ad ambienti dei disobbedienti no-global e dei centri sociali) fossero pubblicate le foto con tanto di nomi, cognomi ed indirizzi di poliziotti infiltrati nelle manifestazioni di piazza. La FBI ne aveva richiesto la rimozione, ma la cosa non è stata fatta.
Da qui il sequestro.

...va considerato anche il diritto di chi lavora nelle forze dell'ordine, e delle loro famiglie, a non essere indicato per nome e cognome e indirizzo: e' lo stesso diritto che spetta a ogni cittadino, e che nel caso di chi opera in settori delicati e' addirittura rafforzato per ragioni fin troppo ovvie. Quel poliziotto in borghese che oggi assiste a una manifestazione, domani potrebbe aver bisogno di tutelare il proprio anonimato (e la vita dei propri figli) durante un'indagine antimafia.

Molti si lamentano dell'invasivita' delle telecamere di sorveglianza e non desiderano essere ripresi, neppure nei luoghi pubblici, e lo considerano anzi un diritto assoluto. Mi sta bene. Ma e' difficile conciliare questa lamentela con la pubblicazione online di foto di persone con tanto di nome, cognome e indirizzo, ritratte in un luogo pubblico. Un diritto e' un diritto, e non si annulla soltanto perche' la persona coinvolta non la pensa come noi o perche' la parte lesa non siamo noi ma e' qualcun altro.

Si fa in fretta ad accusare di prevaricazione e gridare al complotto liberticida. Indubbiamente trovarsi la polizia in ufficio con un ordine di sequestro non e' piacevole. Ma se le foto e i nomi e cognomi pubblicati online fossero stati i vostri, non avreste reclamato a gran voce l'intervento di quelle stesse forze dell'ordine per toglierli dalla Rete al piu' presto?

Forse, ripeto forse, sequestrare i server era la procedura legale piu' spiccia per tutelare i diritti dei cittadini di cui era stata violata pericolosamente la riservatezza. Forse, ripeto forse, Indymedia poteva riflettere prima di commettere un atto di scorrettezza del genere.

Esprimo dunque piena solidarietà alla magistratura italiana e alla forza pubblica americana e inglese per il compiuto atto dovuto.

Paolo










posted by IloveAmerica | 15:10 | commenti

 

C'E' CHI LI VUOLE LIBERI

I rapitori sono legati ad Al Qaida e sembra agiscano sotto la guida di un ex prigioniero di Guantanamo, Abdullah Mehsud.

Paolo

posted by IloveAmerica | 12:21 | commenti



sabato, ottobre 09, 2004
 

GLI AUSTRALIANI CONFERMANO HOWARD!

Si sono appena tenute le elezioni politiche in Australia, che i commentatori vedevano come il primo referendum per un governo facente parte della Coalizione per liberare l'Irak. Una prova che sarà, come noto, seguita da quella in USA e l'anno prossimo in Inghilterra.
Ebbene, la prima prova vede gli Australiani confermare il proprio governo, con la vittoria di Howard e la sconfitta di chi voleva portare le truppe a casa.

Paolo



posted by IloveAmerica | 17:29 | commenti



venerdì, ottobre 08, 2004
 

TERRORISMO IN IRAK

L'hanno assassinato. Diverse agenzie stampa si riferiscono ai terroristi chiamandoli militants, in ossequio alla consuetudine instaurata contro gli ebrei.

Paolo 

posted by IloveAmerica | 20:10 | commenti

 

TERRORISMO IN EGITTO

Per colpire gli Ebrei questa volta hanno dovuto andare in Egitto. Da una parte è l'ennesima dimostrazione che il muro funziona nel proteggere dagli attacchi Israele. D'altra parte questo è anche un attacco all'Egitto. L'attentato si è avuto in una delle località del Mar Rosso che vivono grazie al turisimo internazionale, il quale costituisce un introito importante per il paese. Anche molti italiani vanno in mar rosso e le bombe ce le hanno già promesse. Si configura quindi anche come ritorsione contro la politica egiziana. L'Egitto era già stato spettatore del terrorismo islamista. Pochi italiani si ricordano che ben prima di ogni intervento armato occidentale, vi era stata la strage di Luxor del 97, dove i terroristi avevano massacrato 58 turisti stranieri: giapponesi, tedeschi, svizzeri e inglesi. Tanto meno si sa che i terroristi di Luxor erano stati addestrati nei campi afghani e che dietro la strage vi era Bin Laden e che i terroristi motivarono il massacro con l'intento di liberare lo Sceicco Omar Abdul Rahman, in carcere per l'attacco al World Trade Center di New York nel 1993 !

Intanto la Francia pacifista non è risparmiata. Solo per l'assenza di morti l'attentato di Parigi passerà inosservato.

Paolo

posted by IloveAmerica | 11:00 | commenti



giovedì, ottobre 07, 2004
 

KYOTO
Battaglia, docente di fisica alla Terza Università di Roma, sostiene che “le ragioni scientifiche dell’insensatezza di quel protocollo si possono calcolare sul retro di una scatola di fiammiferi “. Infatti, “l’atmosfera contiene, già di suo, 3 milioni di megatonnellate di CO2, l’intervento dell’uomo consiste nell’immissione annua di 6 mila megatonnellate in più, di cui la metà proviene dai paesi industrializzati la metà da quelli in via di sviluppo; il protocollo di Kyoto prevede che i paesi industrializzati riducano le proprie emissioni del 5%, il che significa immetterne 5850 anziché 6000 di megatonnellate”.

Malaspina, premiato dalla Società Italiana di Fisica per uno studio sugli effetti della sostituzione delle radiosonde con cui viene misurata la temperatura dell’atmosfera, afferma che “gli ambientalisti sono felici per essere stati capaci d’imporre la propria volontà e perché, forse, diverranno a pagamento i controllori degli “inquinatori”; l’Autorità europea non propone una soluzione sostenibile che agevoli i cittadini ma scarica su di loro il problema imponendo ferree limitazioni a cui i cittadini dovranno sottostare avendo la sola libertà di trovare ognuno la propria soluzione ed i modi di pagamento”. (da Istituto Bruno Leoni)


posted by IloveAmerica | 20:13 | commenti

 

Il Che come un’icona

Mai fatto caso, ma il 9 gennaio scorso ho notato alla edicola del paese la vendita di un calendario 2003 dedicato al guerrigliero cubano Che Guevara, tanto amato dai nostri giovani demoproletari per la sua guerriglia contro i Governi reazionari e militari del Sudamerica, dove voleva propagandare e introdurre il modello politico castrista. Del calendario esposto pubblicamente ho voluto dare una sbirciatina; di Che Guevara le sue foto, spunti storici, o forse, qualche nozione tratta dal suo "Diario di guerra" (che ottenne, stranamente, un successo mondiale)... Io non capirò mai il perché del volto di uno straniero divenuto icona o simbolo dei no-global italiani e di tutti quei «rossi» che si dichiarano pacifisti e avversi alla violenza! Perché in molti sostengono questo «eroe» che prediligeva guerra, guerriglia e violenza in genere? Da un documento in mio possesso (tenuto per mostrare agli scettici) una lugubre dichiarazione del guerrigliero: "Amo l’odio, bisogna creare l’odio e l’intolleranza tra gli uomini perché questo rende l’uomo una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere". Era, altrettanto, un uomo che ripudiava il confronto democratico con chi non la pensava come lui. E, altrettanto, ricorreva ai campi di concentramento, proprio come fecero... i nazisti! Ne istituì quattro, nell’isola di Cuba: quello di Guanaha dove trovarono la morte migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida e di Capitolo nella zona di Palos, destinato ai fanciulli sotto i dieci anni, figli degli oppositori che, nel lager, venivano così educati ai principi della libertà, della pace e della fratellanza. Questo è il Che Guevara! Ma sì... lodiamolo, dato che non è arrivato alla pari di Stalin!

Gianmarco Dosselli



posted by IloveAmerica | 17:24 | commenti



martedì, ottobre 05, 2004
 

PERCHE' NON E' DETTA L'ULTIMA PAROLA 

In questi giorni, la stampa italiana ha dato Kerry per vincitore. Ma quanto conta aver perso-seppure di poco-il primo dei confronti televisivi? Qui l'opinione di Fred Barnes sul Weekly Standard: ovvero, perché Bush ha ancora possibilità di rimontare. Anche se, onestamente, non scommetto su un risultato come questo.

Daisymiller

posted by IloveAmerica | 12:37 | commenti



domenica, ottobre 03, 2004
 

IL TRATTATO DI KYOTO RITORNA NELLA FINZIONE

Leggi l'articolo di Giovanni Zibordi

posted by IloveAmerica | 17:47 | commenti

 

NON DIMENTICHIAMO LA TRUFFA OIL FOR FOOD

Uno degli scandali internazionali piu' grossi come quantita' di denaro rubato (quasi alla pari con Parmalat che ha stabilito un record assoluto di soldi spariti da una cassa) e' quello dei 64 miliardi di dollari di forniture di petrolio Irakeno tra il 1996 e il 2003 avvenute tramite l'ONU.

Buona parte dello scontro tra Francia, Russia, Cina da una parte e Stati Uniti, Inghilterra e alleati dall'altra, gira intorno a questi soldi di cui circa 10 miliardi almeno è ora documentato che siano stati rubati da Saddam e altri miliardi dalle società francesi e russe coinvolte (la banca che controllava il passaggio i soldi era BNP Paribas...).

L'"embargo" significava che l'ONU controllava il pagamento e la destinazione dei soldi del petrolio irakeno perchè fosse utilizzato solo per cibo e medicinali e non per l'acqusto di armi.

Uno dei motivi dell'accanimento nell'evitare la caduta di Saddam è che grazie all'embargo (parziale) sul petrolio irakeno l'ONU ha in pratica gestito le forniture di petrolio dal 1996 acquisendo il controllo assieme a Saddam di 64 miliardi di dollari e ora questo enorme business è terminato.

Da quando saddam e' stato rovesciato parte della documentazione di quello che e' successo a questi 64 miliardi per il petrolio irakeno è finita in mano americana, è iniziato un esame presso il congresso che sta ora arrivando alle prime conclusioni

"...A recent report issued in Washington by the Government Accountability Office, formerly the General Accounting Office, accused the Hussein government of having pocketed more than $10 billion from the six-year oil-for-food program, which used $64.2 billion in Iraqi oil sales to pay for food, medicine and other goods from 1997 to 2003. Last February, a document from Iraqi ministries reportedly cited Mr. Sevan, the chief of the United Nations office that administered the program, as having received oil allotments himself. Mr. Sevan has denied the charges. ..."

Cioè: per sette anni Saddam da una parte e società francesi e russe dall'altra con la complicità di alcune agenzie ONU hanno fatto sparire miliardi di dollari

La cosa stupefacente è che mentre Saddam rubava i soldi degli aiuti umanitari (con 64 miliardi di medicine ne compravi per tutto il medio oriente) poi lanciava una campagna propagandistica sui bambini irakeni che morivano per l'embargo a cui hanno dato credito metà dei media italiani.

Lo scontro sull'iraq, saddam, e bush va visto anche in questa luce, lo sforzo di soffocare lo scandalo dei 64 miliardi da parte dell'Onu, Francia e Russia e quello di usarlo contro di loro ora che la documentazione del traffico è in mano americana

Giovanni Zibordi su CobraF

posted by IloveAmerica | 17:07 | commenti