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domenica, ottobre 31, 2004 LIBRI PER BAMBINI NELL'ETA' DEL RAZZISMO ANTI YANKEE martedì, ottobre 26, 2004 BALCANI: IL PUNTO DI VISTA SERBO sabato, ottobre 23, 2004 Definizione di "sinistra". MALTHUS IN EUROPA APPELLO PRO IRAN LIBERO domenica, ottobre 17, 2004 Finché morte non ci separi. Interessante e dotto lo scambio di opinioni fra Adriano Sofri e Giuliano Ferrara su diritti degli omosessuali e libertà sessuale. Al centro la questione del matrimonio che viene ripresa anche da Luca Sofri (su Wittgenstein), il quale sembra ricondurla esclusivamente ad un problema di libertà di scelta: un concetto che in generale qui si apprezza parecchio ma che in certi casi non basta a spiegare tutto. Ne abbiamo già parlato ma vale la pena tornarci su.
A nostro parere l’equivoco di fondo consiste nella definizione del matrimonio tra persone dello stesso sesso come «diritto» e nella relativa pretesa di includere nella categoria dei «diritti» ogni rivendicazione - per quanto rispettabile o condivisibile - di qualsiasi gruppo sociale. In primo luogo il fatto che gli omosessuali (o alcuni tra essi, o i loro rappresentanti) ritengano che il matrimonio sia un concetto del tutto indipendente dall’identità sessuale non implica automaticamente che così debba essere per chiunque (opinione pubblica, istituzioni, legislatore). Ma soprattutto è falso che l’impossibilità di accedere ad una medesima condizione giuridica di altri soggetti determini sempre e comunque una discriminazione. In quanto negozio giuridico, dal matrimonio discendono diritti ed obblighi. Ma in ogni contratto (o negozio giuridico bilaterale), esistono anche motivi di incapacità che non ne consentono la stipula a determinati soggetti senza che per questo si gridi all’intollerabile diseguaglianza di trattamento (prego astenersi dal «come puoi paragonare l’essere gay con la minore età del contraente...», perchè non attacca). Sembra invece che i sostenitori senza se e senza ma del matrimonio tra persone dello stesso sesso considerino il suo mancato riconoscimento come violazione di un diritto alla stessa stregua (per esempio) della privazione del voto o di altri diritti civili e politici. La tesi però è quantomeno discutibile. I diritti civili e politici - almeno nella dottrina liberale – appartengono alla persona in quanto tale. La loro negazione risulta intollerabile perchè priva la persona di prerogative fondamentali senza le quali la piena espressione della propria personalità, delle proprie ambizioni, del proprio essere diventa impossibile. E’ per questo che nessuna inclinazione sessuale, nessuna credenza religiosa, nessuna appartenenza etnica possono – nelle società che rispettano i diritti individuali – giustificare la violazione o la negazione di queste prerogative. E’ per questo che se si impedisce ad un omosessuale (in quanto tale e in quanto persona) di votare o ad un nero (in quanto tale e in quanto persona) di esprimere pubblicamente la propria opinione si commette un crimine. Ma l’estensione del matrimonio a persone dello stesso sesso non risponde alla medesima logica perchè, invece di riconoscere un’uguaglianza di diritti nella diversità, annulla la diversità in nome del riconoscimento di un preteso diritto. Quel che più sorprende, infatti, nei fautori del matrimonio tra omosessuali è il darne per scontata l’assoluta equiparabilità al matrimonio eterosessuale: il caso spagnolo è – ancora una volta – esemplare. Il governo socialista ha approvato una riforma di questa portata senza che nella società si sia sviluppato alcun dibattito al proposito. Ogni voce contraria è stata immediatamente bollata come «reazionaria» e «retrograda» e la componente cattolica (che può non piacere ma esiste ed ha un peso) semplicemente tacitata e spesso in modo sprezzante. Ora: si può pensare quel che si vuole del matrimonio omosessuale e certamente sia chi è favorevole sia chi è contrario ha dalla sua argomenti sostenibili. Ma che si tratti di materia controversa è sicuro. Anche senza scomodare improbabili teorie su sconvolgimenti epocali che la riforma provocherebbe nel tessuto sociale, è chiaro che matrimonio eterosessuale e matrimonio omosessuale non sono la stessa cosa, per alcune ragioni evidenti che sarebbe superfluo perfino sottolineare. Ciò non implica di per sé il rifiuto del secondo ma la mancata considerazione di questa differenza rende di per sé dubbie le motivazioni di una sua acritica accettazione. Ecco perchè far passare una decisione dalle forti connotazioni ideologiche (l’ideologia è il motore di ogni mossa del governo Zapatero) come l’unica possibile, nella pretesa di rappresentare eticamente l’intera società e tentando (riuscendoci) di emarginare ogni voce dissenziente è un po’ come trattare da paria un commissario europeo cattolico dopo aver fatto scempio delle sue dichiarazioni e poi andare a dormire convinti di aver dato lezioni di progresso. Da 1972. sabato, ottobre 16, 2004 IL RE E' NUDO, E BERTINOTTI E' SOCIALDEMOCRATICO La cultura liberale-cattolica ha generalmente optato per una separazione delle diverse forme sociali, in un quadro di libertà di comportamenti eterodossi. La concezione socialdemocratica invece si basa sulla necessità di ricondurre tutte le categorie a quella mainstream, forse in ossequio alla “classe unica” dei comunismi storici. In questo caso si avranno norme e leggi uniche per tutti, con la conseguenza di uniformare all’infinito ogni devianza in un flusso sociale nel quale ogni pulsione viene miscelata e riassorbita. Non a caso il verbo “uniformare” richiama le uniformi totalitarie nazifasciste, o quelle dei loro cugini internazionalisti, dalla Cina di Mao alla Cuba di Castro, oppure quelle dell’integralismo islamico, o infine quelle dell’integralismo chiracchiano, variante nella quale i segni residuali della differenza vanno ricondotti non a una uniforme di massa, ma alle uniformi di massa, al plurale. Un plurale singolare. Da questa premessa occorre trarre delle conseguenze, eccole: rispetto alla creatività sociale, al continuo, necessario e fecondo emergere di “movimenti”, culture, gruppi sociali, religioni, delle più diverse forme d’arte e di espressione politica, la socialdemocrazia assume la funzione di becchino. Non potrebbe essere altrimenti, perché proprio attraverso gli eredi della sinistra hegeliana si annichilisce il processo dialettico di tesi-antitesi-sintesi. Nella socialdemocrazia tutte le devianze o novità sociali, le idee, passano direttamente dalla tesi, dalla loro enunciazione, alla sintesi, al loro accoglimento, alla loro integrazione nella mainstream (governata dall’apparato, naturalmente). Utilizzando le categorie della psicologia freudiana, potremmo dire che non appena i figli dichiarano di voler detronizzare il Padre Sovrano, costui li associa immediatamente al trono in quanto co-regnanti. Crimilde direbbe a Biancaneve: -Sei tu la più bella. Al che l’altra risponderebbe: -No, prego, sei tu. Immagine edenica, se non fosse per il disastro che si preparerebbe per il regno e per i sudditi... Utilizzando il contesto religioso, la versione socialdemocratica di Cristo non gli farebbe dire: -Va e non peccare più-, ma: -Continua a peccare ma non andare via-. Tornando alla famiglia o alla scuola, la socialdemocrazia sarebbe l’utero che ha generato -se non degli imbecilli- degli abulici poco avezzi allo scontro, ragazzi come il principe Valium di “Balle spaziali”, se ricordate. Ragazzi che restano in casa fino a 40 anni, non solo “per colpa del caro casa”, come succede a tutti, ma che proprio non hanno voglia di lasciare la cameretta, i libri, la tv, i pranzi pronti, il letto fatto: non raccontiamoci balle… Di conseguenza il modello liberale e religioso contribuisce alla formazione di movimenti alternativi molto più del modello socialdemocratico (al quale associo a pieno titolo –detto di passaggio, ma chiaro e forte- anche Bertinotti). Mantenere separati e indipendenti (antagonisti rispetto al centro) movimenti e opinioni garantisce non solo una maggiore dialettica e un forte radicamento degli stessi, ma persino un maggiore pluralismo nel rispetto della diversità. A patto che nel liberalismo non si insinuino tendenze ghettizzanti, si tratta di un modello che quanto a dinamismo sta a quello socialdemocratico come un Boeing rispetto a uno scoglio. Addenda Sulla Stampa di oggi, con toni da Catone il Censore, Ceronetti chiosa: “Ci hanno lasciato delle spiritualità da supermercato”. Quanto alla socialdemocrazia, bisogna dire: “nemmeno quello”. mercoledì, ottobre 13, 2004 COWBOY CAPITALISM I miti europei e la realtà americana di Olaf Gersemann
Un libro che spero venga tradotto presto in italiano. Gli europei credono che gli Stati Uniti siano capaci di maggiore crescita economica ma che l'Europa sia più attenta alla sicurezza e alla qualità del lavoro, all'assistenza e alla previdenza sociale. Gersemann mostra come la realtà sia completamente diversa. Non solo questo mito non rispecchia la realtà attuale, ma la rispecchierà senza meno, perchè le politiche economiche e la situazione generale hanno ipotecato il futuro dell'Europa. "This is a comprehensive, indeed truly encyclopedic, comparison of economic conditions and policies in the United States with those in Germany, France, and Italy. Gersemann, a German journalist based in the United States, provides detailed evidence to support his devastating rejection of common European fallacies about the American economy. A real treasure trove of thoughtful analysis." Paolo martedì, ottobre 12, 2004 PERCHE' AL QUAEDA DOMINERA' L'EUROPA articolo in Inglese di Pavel Kohout via Stefania Lapenna (Freethoughts) lunedì, ottobre 11, 2004 LA RUSSIA COME L'EUROPA Avevamo spesso parlato delle tristi prospettive demografiche europee. Il drastico dileguarsi della popolazione lavorativa, l'invecchiamento e lo spaventoso rapporto di 0,7 lavoratori per ogni pensionato. In 1991, on the day the Soviet Union was dissolved, Russia’s population stood at a hundred and forty-nine million. Without the huge wave of immigration from the former Soviet republics which followed, the country would have lost nearly a million people each year since then. If Russia is lucky, by 2050 the population will have fallen by only a third, to a hundred million. That is the most optimistic government scenario. More realistic predictions suggest that the number will be closer to seventy-five or eighty million—a little more than half the current population. Da un interessante articolo su la Russia e l'AIDS. Paolo GIUSTO IL SEQUESTRO DEI SERVER INDYMEDIA Se si fosse trattato di censura aderirei senza dubbio al "siamo tutti indyani", a garanzia della libertà di espressione. Ma le ultime notizie chiariscono che non si tratta di censura. Si tratta di sequestro di un server, che non avrebbe impedito la continuazione del sito se vi fosse stato mirroring e backup di ordinaria diligenza, e in più motivato da seri motivi di accertamento di reato, come da leggo nella mail di Paolo Attivissimo (grazie a Matite). Peccato che su questi siti (vicini ad ambienti dei disobbedienti no-global e dei centri sociali) fossero pubblicate le foto con tanto di nomi, cognomi ed indirizzi di poliziotti infiltrati nelle manifestazioni di piazza. La FBI ne aveva richiesto la rimozione, ma la cosa non è stata fatta. ...va considerato anche il diritto di chi lavora nelle forze dell'ordine, e delle loro famiglie, a non essere indicato per nome e cognome e indirizzo: e' lo stesso diritto che spetta a ogni cittadino, e che nel caso di chi opera in settori delicati e' addirittura rafforzato per ragioni fin troppo ovvie. Quel poliziotto in borghese che oggi assiste a una manifestazione, domani potrebbe aver bisogno di tutelare il proprio anonimato (e la vita dei propri figli) durante un'indagine antimafia. Esprimo dunque piena solidarietà alla magistratura italiana e alla forza pubblica americana e inglese per il compiuto atto dovuto. Paolo C'E' CHI LI VUOLE LIBERI I rapitori sono legati ad Al Qaida e sembra agiscano sotto la guida di un ex prigioniero di Guantanamo, Abdullah Mehsud. Paolo sabato, ottobre 09, 2004 GLI AUSTRALIANI CONFERMANO HOWARD! Si sono appena tenute le elezioni politiche in Australia, che i commentatori vedevano come il primo referendum per un governo facente parte della Coalizione per liberare l'Irak. Una prova che sarà, come noto, seguita da quella in USA e l'anno prossimo in Inghilterra. Paolo venerdì, ottobre 08, 2004 TERRORISMO IN IRAK L'hanno assassinato. Diverse agenzie stampa si riferiscono ai terroristi chiamandoli militants, in ossequio alla consuetudine instaurata contro gli ebrei. Paolo TERRORISMO IN EGITTO Per colpire gli Ebrei questa volta hanno dovuto andare in Egitto. Da una parte è l'ennesima dimostrazione che il muro funziona nel proteggere dagli attacchi Israele. D'altra parte questo è anche un attacco all'Egitto. L'attentato si è avuto in una delle località del Mar Rosso che vivono grazie al turisimo internazionale, il quale costituisce un introito importante per il paese. Anche molti italiani vanno in mar rosso e le bombe ce le hanno già promesse. Si configura quindi anche come ritorsione contro la politica egiziana. L'Egitto era già stato spettatore del terrorismo islamista. Pochi italiani si ricordano che ben prima di ogni intervento armato occidentale, vi era stata la strage di Luxor del 97, dove i terroristi avevano massacrato 58 turisti stranieri: giapponesi, tedeschi, svizzeri e inglesi. Tanto meno si sa che i terroristi di Luxor erano stati addestrati nei campi afghani e che dietro la strage vi era Bin Laden e che i terroristi motivarono il massacro con l'intento di liberare lo Sceicco Omar Abdul Rahman, in carcere per l'attacco al World Trade Center di New York nel 1993 ! Intanto la Francia pacifista non è risparmiata. Solo per l'assenza di morti l'attentato di Parigi passerà inosservato. Paolo giovedì, ottobre 07, 2004 KYOTO Il Che come un’icona martedì, ottobre 05, 2004 PERCHE' NON E' DETTA L'ULTIMA PAROLA In questi giorni, la stampa italiana ha dato Kerry per vincitore. Ma quanto conta aver perso-seppure di poco-il primo dei confronti televisivi? Qui l'opinione di Fred Barnes sul Weekly Standard: ovvero, perché Bush ha ancora possibilità di rimontare. Anche se, onestamente, non scommetto su un risultato come questo. Daisymiller domenica, ottobre 03, 2004 IL TRATTATO DI KYOTO RITORNA NELLA FINZIONE NON DIMENTICHIAMO LA TRUFFA OIL FOR FOOD Uno degli scandali internazionali piu' grossi come quantita' di denaro rubato (quasi alla pari con Parmalat che ha stabilito un record assoluto di soldi spariti da una cassa) e' quello dei 64 miliardi di dollari di forniture di petrolio Irakeno tra il 1996 e il 2003 avvenute tramite l'ONU. Buona parte dello scontro tra Francia, Russia, Cina da una parte e Stati Uniti, Inghilterra e alleati dall'altra, gira intorno a questi soldi di cui circa 10 miliardi almeno è ora documentato che siano stati rubati da Saddam e altri miliardi dalle società francesi e russe coinvolte (la banca che controllava il passaggio i soldi era BNP Paribas...). L'"embargo" significava che l'ONU controllava il pagamento e la destinazione dei soldi del petrolio irakeno perchè fosse utilizzato solo per cibo e medicinali e non per l'acqusto di armi. Uno dei motivi dell'accanimento nell'evitare la caduta di Saddam è che grazie all'embargo (parziale) sul petrolio irakeno l'ONU ha in pratica gestito le forniture di petrolio dal 1996 acquisendo il controllo assieme a Saddam di 64 miliardi di dollari e ora questo enorme business è terminato. Da quando saddam e' stato rovesciato parte della documentazione di quello che e' successo a questi 64 miliardi per il petrolio irakeno è finita in mano americana, è iniziato un esame presso il congresso che sta ora arrivando alle prime conclusioni "...A recent report issued in Washington by the Government Accountability Office, formerly the General Accounting Office, accused the Hussein government of having pocketed more than $10 billion from the six-year oil-for-food program, which used $64.2 billion in Iraqi oil sales to pay for food, medicine and other goods from 1997 to 2003. Last February, a document from Iraqi ministries reportedly cited Mr. Sevan, the chief of the United Nations office that administered the program, as having received oil allotments himself. Mr. Sevan has denied the charges. ..." Cioè: per sette anni Saddam da una parte e società francesi e russe dall'altra con la complicità di alcune agenzie ONU hanno fatto sparire miliardi di dollari La cosa stupefacente è che mentre Saddam rubava i soldi degli aiuti umanitari (con 64 miliardi di medicine ne compravi per tutto il medio oriente) poi lanciava una campagna propagandistica sui bambini irakeni che morivano per l'embargo a cui hanno dato credito metà dei media italiani. Lo scontro sull'iraq, saddam, e bush va visto anche in questa luce, lo sforzo di soffocare lo scandalo dei 64 miliardi da parte dell'Onu, Francia e Russia e quello di usarlo contro di loro ora che la documentazione del traffico è in mano americana |