I LOVE AMERICA




OH FREEDOM !
Il Diario di Daisy Miller



sabato, luglio 31, 2004
 

LA' INCOMINCIANO A CAPIRE

mentre gli ultimi a capire, continuando a parlare della "resistenza" irachena, si può scommettere che li avremo qui da noi.

I’ve seen that most of the Arab commentators sympathize with the Iraqi people in these tough days, actually I saw a change in their attitudes as some of them used to prize the “resistance efforts in fighting the occupier” but now that most of the attacks are targeting Iraqis, whether civilians or security forces members, some of the Arabs seem to have realized the nature of the “resistance”. Some of the commentators even apologized to the Iraqi people and admitted that they were deluded by the media that modified the facts and showed a picture that doesn’t reflect the truth. As a matter of fact, many Iraqi commentators suggested that the government must take some action against some Arab media channels. This time you can feel extreme anger and determination to fight back in the words of the majority of Iraqis which is the case in the streets mixed with disgust to the doings of the media that show terrorism as resistance, and to the help the neighboring countries provide to the terrorists. On the other hand, very few Iraqis blamed the "ocupation" for the security problems or asked to end it! While this was the "obvious reason" for most Arabs to cause these tragedies. [Continua dall'Iraq]
 
Paolo
 
posted by IloveAmerica | 21:45 | commenti



venerdì, luglio 30, 2004
 

I LEADER ULIVISTI A BOSTON: ULITRISTI PER CASO
Modesta proposta: chiamiamoli Ulitristi, invece di Ulivisti. Hanno sempre la faccia così dura, scolpita nella pietra della Storia... E che sarà mai...
Domanda in lessico neocon: -Perché gli Ulitristi sono andati a lappar le terga dei democratici bostoniani? Risposta: -Secondo l'uso della lor parte estrema, che divide il mondo tra "chi sta con me" e chi "non sta con me". Così facendo trascinano anche la parte liberal-moscovitz, ormai asservita al padre-padrone d'Oltralpe, la quale insegue in maleducazione il Presidente Chiraducato: come l'altro non invitò Berlusconi alle celebrazioni del D-Day, questi studiano come "non stringere la mano dei Bush", ignorando che le macrostrutture amministrative non sono beghe ideologiche e partitiche, come loro credono, e che così facendo si offendono nazioni, oltre che a mostrare comportamento da infants. Di qui la seconda osservazione:
La CdL, grazie al cielo, non è il Papa Infallibile, mentre gli Ulitristi sono avezzi a considerare Infallibile il Sacro Graal dov'è ora annidato il post-Politburo, ovverossia credono che il Comitato Centrale non sbagli mai...
Di converso allora bisognerà dire chiaramente che errori il centrodestra ne ha fatti diversi, nominando senatore qualche cavallo e trombando qualche cavaliere... Bisogna pur considerare però che i concittadini non sono imbecilli e sanno benissimo che le pollitiche uliviste, una mistura velenosa di liberalismo all'Acqua marcia col socialismo alla Moskoskaja, sono il peggio del peggio per le già languenti economie europee. I cittadini sanno pure che il signor Chirak è un fascistone, tanto che se ne avverte il puzzo anche a XXmiglia. E hanno pure capito che è lui che affareggiava con Saddam e gli sceicchi e sempre lui è l'armadittatori, anche se poi manda i Kasarini a convincere le masse che gli armadittatori sono gli USA. Dunque, considerando tutto ciò, alle Europee i cittadini hanno considerato le pollitiche uliviste per ciò che sono: qualcosa di simile alla trombetta dantesca... I risultati parlano chiaro: nei Comuni la mano longa del controllo territoriale ha funzionato, ma in politica internazionale gli Ulitristi hanno fatto il classico buco nell'ozono...
Dunque riguardo alle votazioni americane noi diciamo: vinca il migliore e, pur preferendo magari il Bush, saremo i primi a stringere la mano al Kerry vincitore. Lor signori Prodi e Cossuttiani invece sono di quelli che dicono: -Vinca pure il peggiore, purché sia dei nostri-. E non è così che si fa.
(pdlautreamont)







posted by IloveAmerica | 19:46 | commenti

 

GENERAL ELECTRIC E LA CARTA MOSCHICIDA
General Electric è uno dei colossi dell'industria americana. A fine '800 ha connesso il sistema elettrico dell'immenso territorio USA, creando le infrastrutture per la fornitura di energia. In seguito al boom della radio negli anni '20 ha partecipato alla creazione dei grandi network mediali del paese, marcando già allora una grande capacità di innovazione e disancoramento continuo dal target e dal mercato assegnato. La società ideata da Th. A. Edison è stata socia di Westinghouse, United Fruit e American Marconi nei network CBS e NBC. Intanto continuava a realizzare turbine e grandi motori, e dalla produzione di centrali elettriche tradizionali è passata a quella di centrali atomiche, tutte rigorosamente private, nessuna delle quali è saltata in aria, a differenza di quelle dell'URSS.
I numeri di G.E. sono mostruosi: 134 mld di dollari il fatturato del 2003 (dati del magazine Economy). Peraltro occorre sottolineare che il grosso della produzione è passato dal settore materiale a quello finanziario: in vent'anni la quota di fatturato non tradizionale è passata dal 17 al 70%. Adesso siamo alla costituzione della General Electric Money, una vera e propria banca internazionale di tradizione anglosassone, amica del rischio. Per esempio G.E.M. seguirà Citygroup nel segmento del prestito a privati e aziende marchiati da cattive esperienze nella restituzione del debito contratto. Mentre il credito europeo spinge chi non ha garanzie sufficienti al segmento nero dell'usura legale o illegale, attraverso strozzini o le sempre più numerose "società di finanziamento" che in realtà sono la suburra delle banche ufficiali, in USA il credito a rischio è gestito da G.E. e con tassi bassi, chiari e garantiti.
Così il dividendo azionario cumulato di General Electric dal '99 al 2003 si è incrementato del 90% rispetto S&P 500.

Al contrario l'economia statalista della BCE ricorda tristemente il vischioso mondo Moscovita. Le banche europee non rischiano niente e creano poco. Il risparmio proviene quasi sempre da rendite di tipo fondiario e ricade in investimenti di tipo feudale: case e terre.
Ma così l'economia europea vola tanto quanto un tasso barbasso.
(Paolo di Lautréamont)






posted by IloveAmerica | 13:04 | commenti



giovedì, luglio 29, 2004
 

BUSH SI RINFORZA

Mentre Kerry esulta a Boston, i sondaggi condotti da un giornale di sinistra americano rivelano che l'appoggio a Bush si fa più forte.
La Rai mantiene la censura su notizie come queste e quella di Sandy Berger.

inviato da Stefania Lapenna (Freethoughts)


posted by IloveAmerica | 22:43 | commenti

 

STORIA DELL'ACQUA MINERALE
Funzione salvifica dell’acqua minerale: fino a 15 anni l’acqua del rubinetto era ottima, poi contemporaneamente in alcune cittadine della Riviera ligure (dove risiedo) si scopre che le falde dove attingono gli acquedotti sono inquinate dai pesticidi. Grande allarme generale, iniziamo tutti a comprare acqua minerale. Intervengono uomini con i camici bianchi, che isolano le falde cattive -così dicono-, ma la gente non si fida e continua a comprare acqua minerale. L’acqua del rubinetto da allora comincia ad avere quel tipico sapore clorato, simile a quello delle grandi metropoli. La cosa dovrebbe garantire purezza e salubrità? Le analisi giurano che tutto va bene. Eppure continuiamo a uscire dai negozi curvi sotto il peso di 18 chili di H2O.
Nell’entroterra non va meglio. A Ve..., paese di alta collina dove si fa villeggiatura estiva, l’acqua del rubinetto -proveniente da sorgive presenti a pochi metri dalle case- era così buona da poter essere venduta come minerale, tanto che un mio parente l’aveva fatta analizzare. Purtroppo il sindaco ricevette una lettera: doveva ottemperare alle norme europee che impongono la costruzione di vasche per la decantazione e “purificazione” dell'acqua potabile (va bene per le leggi giuste, ma si è costretti a ubbidire anche agli ordini stupidi?). Questa legge era valida su tutto il territorio dell'Unione napoleonica paneuropea, così il Sindaco ha fatto costruire una grande vasca di plastica e cemento dove l’acqua del posto, che -ripeto- proveniva da sorgenti locali, ha preso a ristagnare. Come previsto dalla Legge di Bruxelles, nelle vasche destinate all’acqua potabile è obbligatorio introdurre una quantità di cloro per la disinfezione. Il Sindaco esegue l'ordine. Ovviamente l’acqua del rubinetto, ora che ristagna ed è clorata, sa di alghe e di “vecchio”. Così in paese adesso tutti comprano l’acqua minerale che prima avevano nel rubinetto, viva, gratuita e sana. Così puoi vedere anche quei vecchi contadini chini e muti sotto il peso dei 12 bottiglioni di plastica (che dovranno essere riciclati, trasportati, riconvertiti...). Alcuni, i più coraggiosi, escono nottetempo armati di vecchi fiaschi vuoti e corrono alle segrete sorgenti non ostruite dalle idrovore che convogliano l'acqua alla Vasca clorante. Prendono l'Acqua Vera e tornano a berla in segreto manco fosse Barolo.

Nessuno dovrebbe rendersi infelice con le proprie mani. Gli eurocrati vengono da lontano, ma venivano da lontano anche i Borboni.






posted by IloveAmerica | 12:08 | commenti



mercoledì, luglio 28, 2004
 

INTERVENTO DI CARLO LOTTIERI SULLA TOBIN TAX

Tre giorni fa ho postato un intervento a proposito della "Tobin tax". Chi vuole può leggerlo qui sotto o rileggerlo coi commenti su Le guerre Civili. Il testo ha avuto una buona eco, l'ho inviato in lettura a Carlo Lottieri, il quale mi ha inviato una precisazione che credo possa contribuire a riaccendere le intelligenze, anche in questa zona delle stagioni e del tempo.

"...Sono sostanzialmente d'accordo con quanto scrivi.
Solo su un punto, come forse già immagini, fatico a seguirti ed è dove affermi che "le tasse devono avere un unico scopo: pagare un servizio".
In realtà, quando sul mercato noi acquistiamo i servizi, possiamo acquistarli oppure no. La differenza tra tasse e prezzi è tutta lì: e lo Stato (per definizione, in quanto "monopolista della violenza in un dato territorio") non può accettare che noi si rifiuti di pagare l'acquisto dell'istruzione, della difesa, della sanità, della previdenza, delle strade ecc.
Senza considerare un dato epistemologico fondamentale: in assenza di negoziazione noi non sappiamo quanto "costa" veramente un servizio. Quando gli enti pubblici ci chiedono quelle che tecnicamente chiamano "tasse" (quali corrispettivi di servizi, che differenziano dalle imposte) e ci dicono che il loro valore è di tot (ad esempio, 10 euro al mese per la raccolta della spazzatura), noi non sappiamo se abbiamo pagato troppo, troppo poco, o cosa. In realtà, ci sono stati sottratti soldi in cambio di un servizio che non abbiamo chiesto e che (potendo) forse avremmo acquistato altrove.
La questione può apparire marginale, ma rappresenta il dramma del liberalismo tradizionale (o moderato): che finisce per essere incoerente e senza criteri rigorosi, dal momento che critica lo statalismo ma al tempo stesso l'accetta ed include".

In sintesi Carlo Lottieri contesta ai "fornitori di servizi pubblici" (cioé gli Stati di composizione mista, soprattutto in Europa, cioé quelli liberal-socialisti) di agire come monopolisti assoluti del servizio stesso. In aggiunta, così facendo risulta impossibile generare il normale meccanismo concorrenziale di mercato, attraverso il quale si dovrebbero generare tecniche e sinapsi nuove in grado di migliorare il servizio e abbassare i prezzi.
La sua osservazione mi sembra difficilmente attaccabile.



posted by IloveAmerica | 17:02 | commenti



domenica, luglio 25, 2004
 

IL TEXANO DI FERRO CHE HA VINTO ... IL CANCRO

Le nostre Tv riportano le leggendarie imprese sportive di questo Texano di ferro, ma si dimenticano di riportare la cosa più importante. Sulla fotografia qui sopra scrive: Vincere il Tour ? Grande. Sconfiggere il cancro ? ancora meglio. Firmato Lance Armstrong. Pochi sanno che quando si scoprì malato il suo tumore ai testicoli aveva ormai causato metastasi allo stomaco, ai polmoni e al cervello, con una probabilità di sopravvivenza a 5 anni del 40 per cento. Sono passati 8 anni dai tempi in cui fu sottoposto a chemioterapia e radioterapia e da quel momento con le sue vittorie ha battutto tutti i ciclisti (sani) della storia. Ha creato una fondazione che si prefigge di incoraggiare e aiutare i malati di tumore, la Lance Armstrong Foundation.

Armostrong, sei grande ! Viva l'America e il Texas

(e i francesi si incazzano di nuovo, anche di piu' :-)

Paolo

posted by IloveAmerica | 21:38 | commenti



sabato, luglio 24, 2004
 

NEWS da Israele.net
23/07/04 Ecco cosa succede ai finanziamenti UE.
Secondo un reportage della Agenzia tedesca ARD, nel settembre 2001 Arafat versò su conti segreti personali Arab Bank (Il Cairo) ca. 5,1 milioni di dollari che erano destinati ai palestinesi. Parlamentari tedeschi chiedono di congelare gli aiuti alla Autorità Palestinese finché non sarà garantito un loro uso appropriato.
22/07/04. Una buona notizia?
Trovata un'altra cintura esplosiva, questa volta dalla polizia palestinese che la consegna ai soldati israeliani nel villaggio di Wallajeh, a sud di Gerusalemme.
22/07/04
Attentato sventato: avrebbe provocato entro poche ore una strage a Haifa la cintura con 20 Kg. di esplosivo scoperta dai soldati israeliani su un auto guidata da terroristi Al Fatah (...) Grazie alla barriera difensiava il veicolo ha dovuto percorrere un tragitto più lungo dando tempo all'intelligence di scoprirlo. Sono 20 le cinture rinvenute in tempo nella zona di Nablus dall'inizio del 2004.
22/07/04
Israele, Usa, Egitto intendono convocare il prossimo ottobre una conferenza sul MO per coordinare il ritiro israeliano dalla striscia di Gaza.
22/07/04 Chi è a favore, chi è contrario alla pace?
Elezioni interne di Fatah: Muhammad Dahlan sta ottenendo una vittoria schiacciante (tra il 98 e il 100% dei voti) nei distretti nord della striscia di Gaza (Beit Hanoun, Khan Younis). Secondo Dahlan, uomo vicino all'ex primo ministro Mahmoud Abbas (Abu Mazen), violentemente avversato da arafat, i palestinesi desiderano avere buoni rapporti con Israele.
22/07/04
Nabil Amr, parlamentare palestinese "gambizzato" martedi sera dai terroristi per avere criticato arafat in tv, dopo sei ore di intervento ad Amman (rischia di perdere la gamba destra) [Montanelli anche venne gambizzato -con altri- dalle BR], dichiara che continuerà la sua battaglia per le riforme nell'Autorità palestinese.

Anche in base a queste notizie appare evidente la spaccatura tra riformisti da una parte, e corrotti e terroristi dall'altra. Sarebbe il momento di aiutare i riformisti e condannare gli altri.















posted by IloveAmerica | 20:33 | commenti

 

TERRORISTI PALESTINESI UCCIDONO RAGAZZO PALESTINESE

Notizia presa dal Riformista e lanciata da Radio Radicale.
Il terrorismo palestinese colpisce ancora: muore un ragazzo palestinese. Suicida? No, ucciso perché "non era d'accordo". La storia è un sunto dell'allucinante situazione nella quale vivono i cittadini palestinesi, anche per colpa dell'appoggio internazionale fornito ai "resistenti" che hanno ucciso questo povero ragazzo... Fosse il primo caso, poi...
Si comportano come padroni, quelli di Al Aqsa (organizzazione di Al Fatah: chi non ricorda lo slogan -che oggi dovrebbe risultare slogatissimo, se non fossero ciechi ab initio- gridato da decenni nelle piazze: Al Fatah vincerà!)
Vediamo com'è che Al Fatah "vince". Ieri, venerdi 23, giorno di preghiera e pace, un gruppo di armati delle Brigate si dirige nella zona di Beit Hanun, dove vi sono scontri con la IDF (esercito israeliano). Sanno che ci saranno elicotteri nemici nella zona. Parcheggiano il loro furgone davanti alla villetta della famiglia Za'anun, il padre è un ex medico, con tre figli. I terroristi non conoscono i proprietari della casa, ma hanno deciso che il giardino di quella abitazione è un buon nascondiglio per piazzarvi un lanciarazzi Kassam. Gli Za'anun -naturalmente- non hanno voce in capitolo: devono, come servi, limitarsi a subire le azioni dei brigatisti. Ma la famiglia non si rassegna: teme che gli scontri riducano la abitazione in macerie, e in ogni caso una legge israeliana prevede l'abbattimento delle case dalle quali sono partiti attacchi missilistici o terroristi. Gli Za'anun protestano con forza col gruppo di brigatisti, ne nasce una colluttazione. Il più giovane dei ragazzi, uno studente di soli 15 anni, si comporta come molti altri giovani palestinesi: lancia una pietra contro il capo dei brigatisti di Al Aqsa. A quel punto i terroristi (perchè non chiamarli vigliacchisti?) risolvono le cose a modo loro: il lanciarazzi è già pronto, lo puntano contro la casa degli Za'anun e fanno fuoco. La casa salta in aria, la famiglia che aveva osato contrastare i diktat dei Thugs adorati dai pacifinti mondiali lotta tra la vita e la morte. Jamil, il ragazzo che aveva scagliato la prima pietra -dalla parte giusta-, muore sul colpo.
Naturalmente parte la disinformacjia: Al Fatah dichiara che lo scempio è opera di "soldati delle forze sioniste... penetrati a Beit Hanun travestiti da miliziani palestinesi (miliziani!)", la stampa internazionale silenzia il tutto. Ma i cittadini di Beit Hanun, testimoni oculari di quanto è successo, raccontano la verità.
Anzi fanno di più: manifestano contro Hamas in 600, nonostante il rischio evidente. Notizia sul Jerusalem Post.
Hanno tutta la mia solidarietà. D-o maledica i loro aguzzini e chi li affama; D-o restituisca la Palestina ai cittadini palestinesi e tolga potere ai loro leader-aguzzini pseudoislamici.

(PdLautr.)









posted by IloveAmerica | 14:16 | commenti



venerdì, luglio 23, 2004
 

TOBIN TAX E STATI MODERNI

L'Unità sponsorizza la Tobin tax. Lo fa nel modo peggiore possibile e con un fronte tra i peggiori possibili: Rete Lilliput, ManiTese, Pax Christi, Peacelink, Legambiente, Wwf, Banca Etica, Cgil Funzione Pubblica, Fiba e Fim Cisl, Fiom Cgil, Sin-Cobas. Il titolo del servizio è indicativo: Controllare i capitali è possibile...
Dopo la rinuncia all'abbattimento del capitale il neomarxismo è passato alla funzione di controllore etico, rischiando di essere più dannoso di un 1917 per la ricchezza delle nazioni. La Tobin tax -già approvata in Francia e Belgio (non a caso)- è un esempio di questa cattiva concezione del rapporto tra Stato e mercato. Già lo stesso James Tobin, per quanto kennedyano di ferro, venendo a sapere che uno degli sponsor del suo progetto di tassazione sui profitti di borsa era il gruppo rivoluzionarista francese Attac, disse che l'applauso era venuto "dalla parte sbagliata".
Cosa significa la Tobin tax? In senso stretto vuol dire trovare fondi da destinare ai paesi in via di sviluppo. Nulla di più commendevole.
Ma c'è un ma: il metodo errato di obbligare per legge le scelte etiche, considerando come un reato e una colpa il guadagno, sia esso dovuto a uno stipendio da impiegato o da dirigente o da imprenditore. Inoltre colpire le già traballanti borse può far saltare l'economia, magari per un effetto psicologico più che per l'entità dei prelievi sui capital gains, limitati allo 0,01%. Soprattutto se l'applicazione della Tobin tax avvenisse nel senso "rivoluzionarista": come segno di una ostilità mai sopita contro l'individuo e il suo lavoro.
Ultima obiezione contro la Tobin tax di filosofia europea: sono convinto che tutte le tasse sul reddito siano una boiata pazzesca. E ripeto: tutte, non solo quelle che colpiscono i profitti di borsa, ma anche quelle che colpiscono il guadagno puro. Da liberale sostengo che le tasse devono avere un unico scopo: pagare un servizio. Perché invece colpire a priori il guadagno (poco o molto non importa)? Il Moloch statuale così accuratamente difeso dai conservatori di destra e sinistra dovrebbe limitare la propria influenza, ma assistiamo a un suo progressivo consolidamento. Le sue teste di Medusa rispuntano ovunque: Regioni, Stati nazionali, Stati sovranazionali... E proprio contro questo ipertrofismo statuale non trovo giustificabili le tasse contro il guadagno dovuto al lavoro o a capitale: preferisco pagare direttamente i miei studi invece di illudermi che la scuola pubblica sia gratuita (la più gran balla dei figlioletti di Lenin, da Rosy Bindi ai Lilliput cattoboys agli Alemanni). Non amo che vengano colpiti sempre e comunque i miei (scarsi) profitti, con un prelievo di cui solo una imprecisata parte andrà a sovvenzionare gli studi di mio figlio... Se verso denaro nelle mani del preside della sua scuola la mia famiglia avrà più voce in capitolo, e potremo pretendere qualità e accuratezza nei servizi che saranno da noi pagati.
E il tabù sanitario? A quanto ammontano i prelievi mensili in busta paga per la "Sanità"? Non sarebbe migliorativo se fosse il malato stesso e non lo Stato -il Grande Spirito Astratto-, il vero datore di lavoro del medico?
Sarebbe un cambiamento col quale il mio potere contrattuale -invece di calare le brache come vogliono i fascistoidi di sinistra e destra- aumenterebbe concretamente.
E le spese di solidarietà? Devono essere demandate a scelte volontarie: quale libera scelta etica sarebbero, se no?
Io voglio destinare il 50% dei guadagni a finanziare un paese povero, ma questa deve essere una scelta personale. Non voglio affatto che la mia etica diventi statalizzata! Anche perché vorrei sapere come e dove saranno impiegati i miei fondi di solidarietà...
Siccome tutto ciò non è facilmente realizzabile, diminuiamo almeno il prelievo fiscale, e non consideriamo il guadagno come peccato (anche la paga di un operaio!)...
Lo Stato continui pure a fare il suo mestiere, ma divenga lillipuziano invece di crescere a livelli insopportabili. Viceversa il comunismo religioso, i cui risultati sono ancora nelle tasche degli abitanti dei paesi dell'est, continuerà ad avere nuove estasi e metastasi.
L'insopportabilità della macchina kafkiana che è l'Unione europea è ormai evidente sulla pelle e nell'anima di tutti i cittadini di questo continente burotizzato.

(Paolo di Lautréamont)














posted by IloveAmerica | 11:10 | commenti



giovedì, luglio 22, 2004
 

EQUILIBRIO NEOCON

A seguito degli ultimi sviluppi della situazione irachena, e al passaggio dei poteri - il lettore medio potrebbe essere portato a pensare che sia giunta l'ora della cricca dei neoconservatori, quella pericolosa lobby semicriminale filoisraeliana che ha inventato la nozione di guerra preventiva e che ha preso in ostaggio la Casa Bianca. Ma nonostante alcuni pronostici della cattiva informazione nostrana, qualche malcelato "wishful thinking", e le solite grottesche caricature - i neoconservatori non sembrano essere minimamente intimiditi.
Al contrario, il lavoro di ricerca e pubblicazione di think tank come l'American Enterprise Institute, e il PNAC, (Project for the New American Century) prosegue a pieno ritmo sulla linea dei principi basilari di quello che Charles Krauthammer ha definito "realismo democratico": ovvero, interventismo nelle zone cruciali per gli interessi americani, senza però concessioni al multilateralismo di facciata. Ai fini della difesa degli Stati Uniti, la dottrina neoconservatrice si conferma ancora oggi la più valida, ben più del realismo del Cato Institute.

[L'Articolo di A. Capuani continua su L'Opinione]


posted by IloveAmerica | 16:00 | commenti



mercoledì, luglio 21, 2004
 

PULIZIE ETNICHE E DISASTRI IN ZIMBAWE E NAMIBIA.

La malattia si propaga: dopo Mugabe anche il presidente namibiano Nujoma ha deciso di espropriare le grandi fattorie. Ne parla un articolo di Panorama dal quale estraggo i dati più significativi. La Namibia è stata una colonia tedesca, prima di passare sotto il controllo del Sudafrica. La guerra di liberazione venne da Cuba, Angola e URSS, le battaglie durarono 30 anni e certo hanno lasciato strascichi poco puliti, visto che la liberazione non fu dovuta alla guerriglia ma alla crisi sudafricana e all'impossibilità di proseguire oltre con una politica (post)colonialista. La scarsità di popolazione e la ricchezza di risorse naturali aveva reso la Namibia un paese invidiabile, per gli standard di vita africani: 1800 dollari di reddito procapite, e una repubblica presidenziale apparentemente in grado di risolvere le lotte interetniche.
Ma il presidente Sam Nujoma è un ex guerrigliero dello Swapo (l'esercito cubano e filocubano in Africa), quindi è soggetto a derive rivoluzionariste. Quando Robert Mugabe ha iniziato in Zimbawe una politica di esproprio dei latifondi ancora proprietà dei bianchi, Nujoba si è allineato. Ora, nessuno vuole considerare giusto che il 6% della popolazione (i bianchi ex tedeschi) detenga il 40% dei terreni. Ma la prospettiva diventa diversa se si considera che la Namibia è già piena di terreni coltivabili liberi. Inoltre forse le grandi proprietà hanno la capacità di stare in piedi con più facilità. Si potevano, insomma, creare dei "latifondi" comunitari (e non comunisti) da destinare ai neri, senza immiserire la Namibia con una pulizia etnica. Mugabe, l'uomo ricevuto con tutti gli onori da Chirak, è colui che ama definirsi "hitler dell'Africa", e in Namibia cominciano ad apparire strade intitolate a questo nuovo hitler nero (ma anche l'originale era "nero"). Presto non ci saranno più agricoltori bianchi in Namibia, così come in Zimbawe. Ma, siccome nessuno si preoccupa di istruire i coltivatori neri, il rischio peggiore è che presto non ci siano più agricoltori in quei paesi. Chi soffia su questo fuoco? Non sarebbe meglio promuovere un maggiore interscambio invece che lasciare che i neri ripercorrano gli errori e gli orrori dei bianchi europei?
Lo Zimbawe era un ricco modello di società multirazziale, Mugabe ha aumentato le tasse scolastiche e nel contempo ha fatto chiudere le scuole private di tradizione inglese (Mugabe like mr. Bertinotti?). Il risultato è che il 30% dei bambini ha rinunciato agli studi in soli 4 anni. Inoltre l'appartenere al partito o alle milizie di Mugabe è la sola via per ottenere un posto di lavoro (like in Mussolinia e Stalinonia). La mortalità infantile è raddoppiata dalla fine degli anni '90 e quasi 5 milioni di zimbaweiani sono alla fame (lo Zimbawe, come la Namibia, non aveva quasi problemi economico-alimentari).
Mugabe è persona gradita a Parigi, Sharon no. Qualcuno mi spieghi perché.
(PdL)





posted by IloveAmerica | 19:36 | commenti

 
Pensierino mesto, anzi decisamente disfattista. A parità di disservizi, sprechi e disfunzioni, la differenza fra centrodestra e centrosinistra è che il centrodestra promette di abbassare drasticamente le tasse, ma non ci riesce, il centrosinistra, se andasse al governo, le aumenterebbe subito: è un po’ meglio il centrodestra.
Voxpopuli
posted by IloveAmerica | 18:52 | commenti



martedì, luglio 20, 2004
 

ORTODOSSIA O ERESIA? IL NEOMARXISMO AL BIVIO

Utilissima lettura, oggi, di un articolo di Gianni Vattimo pubblicato su Il Manifesto di oggi. I corsivi sono nostri.

"Nonostante la relatività della vittoria dell'Ulivo, con la sconfitta di Forza Italia si aprono per l'opposizione prospettive più ottimistiche. Perciò ha senso non solo imitare il listone nel progettare unificazioni, coalizioni, confederazioni; ma soprattutto, diversamente da quanto sta ancora facendo il listone, indicare un programma politico preciso, capace di misurarsi con i problemi del paese. Se si parla di programmi concreti, e non di organigrammi (anche il tormentone di chi rappresenta i movimenti è in fondo un affare di questo tipo), è più facile che le forze della sinistra-sinistra scoprano di non avere niente che giustifichi la loro persistente separazione. Pensiamo per esempio ad alcuni punti che sono emersi già nella campagna elettorale europea, e che hanno tutti i titoli per diventare i primi di un impegno comune della sinistra: la revoca della legge 30 sul lavoro; lo smantellamento della «riforma» Moratti che sta facendo danni incalcolabili alla scuola pubblica. La revoca della legge sulla procreazione assistita. Si tratta di sgombrare anzitutto il campo da provvedimenti che spingono la scuola, la ricerca, la condizione dei lavoratori verso un disastro ormai evidente a tutti, che tutti provano sulla propria pelle (o sulla plastica dei propri portafogli). Dunque, non è così inverosimile costruire un programma di sinistra concreto e comprensibile a tutti. Una simile impresa non dovrebbe però distoglierci dal problema che si impone come il più grave, e per il quale non si possono inventare soluzioni valide solo per l'Italia. Lo chiameremmo, per usare una espressione storica (e per alcuni famigerata) il problema del «socialismo in un solo paese». Gran parte delle politiche sociali a cui potremmo mettere mano una volta liberata la scena italiana da Berlusconi e dalla sua banda minacciano infatti di creare alla nostra economia rischi di incompatibilità, o di minore concorrenzialità, con la struttura fondamentalmente liberista del mercato internazionale dentro cui stiamo. E' una sorta di nuovo fattore K, una sorta di rassegnazione al «riformismo» nel senso peggiore della parola; per cui ci si sente chiamati ad aiutare il sistema del capitalismo concorrenziale a superare qualcuna delle sue crisi; certo non si immagina nemmeno lontanamente di dover progettare un'economia diversa, quella che una volta si chiamava socialismo. Con questo spirito di rassegnazione non si va da nessuna parte, soprattutto non si convincono certo gli elettori ad andare alle urne, meno che mai a votare per una opposizione così poco propositiva. Disperare, allora? Certo no, ma cominciare a mettere sul tavolo del ripensamento di questi giorni anche tutta la grande questione della nostra collocazione internazionale. Alla recente conferenza sull'Aids Brasile, Messico, Sud Africa e altri paesi hanno dato una lezione a Big Pharma e ai suoi paladini anglo-americani. E presto ricominceranno le eterne trattative del Wto, dove noi - non solo il governo Berlusconi, purtroppo - non abbiamo saputo mai uscire dalla ortodossia predatoria dell'Occidente. Ben al di là dell'insofferenza per Bush e i suoi accoliti, non sarebbe ora di scoprire, anche sul piano culturale, che la sinistra o è anti-americana (meglio sarebbe dire altermondialista) o non è?

Destrutturazione del messaggio di Vattimo:
Il neomarxismo è al bivio tra ortodossia diessina ed eresia estremista. Difficile pensare che si possa giungere a un equilibrio stabile: i rivoluzionaristi non hanno mai avuto sufficiente senso di concretezza per limitarsi a spartire cariche ed onori. Loro sono per il "Tutto o niente", e di solito ottengono il Niente, ma non prima di aver combinato guai. Così Vattimo pone alcune questioni concrete, e ne fa un succinto e un po' sudicio elenco: Riforma del lavoro, Moratti, procreazione... Fatto l'elenco di ciò che non va, Vattimo rinuncia a proporre alternative. Non è a caso, ma nella migliore tradizione dei movimenti rivoluzionaristi e anti-democratici: la soluzione di tutti i problemi viene demandata al dopo rivoluzione. Anzi, la rivoluzione diventa "di per sé" la soluzione di tutti i problemi. Inutile ricordare che dopo la "festa" della rivolta, la "risoluzione della rivoluzione" sta in patiboli reali (Francia 1789 etc.) o in patiboli mediali e nella chiusura dell'universo di discorso all'interno della chiesa e del neostato rivoluzionari.
I problemi all'ordine del giorno sono ben altri: in primo luogo il ridimensionamento dei Kausky riformisti. Vattimo si rende conto che l'economia mondiale si basa sul liberismo, in Cina come a Londra. Ma i suoi modelli stanno altrove: in Corea, a Cuba e in Venezuela (Lula ormai è un "traditore"). Tuttavia non li esplicita: l'eresia rivoluzionaria viaggia su allusioni ed elusioni. Costruire un modello economico mondiale alternativo? Ben venga, dico io, se è basato sulla democrazia e su concreti effetti di arricchimento, come lo è il capitalismo liberale. Ben venga, aggiungo: la sua cartina di tornasole saranno i popoli... Ma per ora sembra che le barche di fuggitivi viaggino da Cuba verso Miami, e non viceversa.
Una cosa si può fare, però, ed è questo l'estremo, fondamentale e discriminante messaggio di Vattimo: "o la sinistra è antiamericana o non è". Vero è che tra parentesi Vattimo specifica "meglio sarebbe dire altermondialista", ma poi non lo dice, sia perché l'altermondialismo non c'è mentre l'antiamericanismo sì, e costa poco sul mercato dell'ideologia, sia perché dell'altermondialismo a Vattimo non importa nulla, mentre l'antiamericanismo (ed antiebraismo) è di fatto la nuova bandiera della Quinta Internazionale, l'unica che salda dietro di sé, i fascistoni che governano lo Chirakistan, l'Europa renana, postnazisti, neorivoluzionari, e non ultimi i macellai pseudoislamici.
D'Alema dunque si deve guardare a destra, da Rutelli, e a sinistra. Diciamo che non naviga in buone acque. Un consiglio semplice semplice sarebbe quello di imboccare decisamente la strada del riformismo: consegnare L'Unità a Polito e Il Riformista a Furio Colombo non sarebbe male. Ma intanto L'Unità sembra in mano a intimi di Vattimo, di colui cioé che dichiarò sul Mani/Nazifesto che i militari italiani in Irak dovevano "imbracciare le armi contro gli americani".
Chi guarderà l'ateo D'Alema dai propri amici?
(Anche su Le guerre civili)











posted by IloveAmerica | 18:35 | commenti



lunedì, luglio 19, 2004
 

Ottimo, sul Corriere della Sera di oggi, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, che affronta e illustra con chiarezza una questione di fondo: l’intrinseca refrattarietà dell’Italia a una politica autenticamente liberale. L’articolo, intitolato La destra impossibile, dice: “Ce la farebbe il bipolarismo italiano a sopravvivere alla scomparsa di Silvio Berlusconi? Preso atto del declino all’apparenza inarrestabile della coalizione di governo, è questo l’interrogativo ormai all’ordine del giorno nella vita politica del Paese. Al quale si è tentati di rispondere negativamente soprattutto in forza di una sensazione diffusa, e cioè che, tolto di mezzo Berlusconi, la Destra italiana si spappolerebbe e molte sue parti (a cominciare da Forza Italia) sarebbero attirate dal centro: e dunque addio a uno dei due Poli.
In effetti è una sensazione fondata su un dato incontrovertibile: dal 2001 a oggi il presidente del Consiglio e i suoi alleati non sono riusciti a dare corpo ad alcuna piattaforma ideale sufficientemente ampia, articolata e minimamente omogenea, ad alcuna prospettiva politico-programmatica di lungo periodo, ad alcuno strutturato radicamento sociale. In Italia, insomma, a tre anni dalla sua vittoria elettorale la Destra è tuttora un fantasma: non ha libri e giornali di larga circolazione, non ha poteri forti alle spalle, non ha parole d’ordine, non ha un discorso pubblico condiviso perché non ha valori forti e positivi comuni.
Ciò accade per l’inadeguatezza di uomini e partiti, certo, ma anche a causa, credo, di qualcosa di molto più importante e profondo. A causa, cioè, di una fortissima tradizione nazionale (alla quale, nel secolo che è alle nostre spalle, hanno dato mano tanto il cattolicesimo politico che il fascismo, che il socialismo e il comunismo gramsciano) in base alla quale tradizione nel nostro passato hanno prevalentemente, se non quasi sempre, avuto la meglio le forze del mutamento che si riconoscevano nella dimensione delle masse, dello Stato, della socialità omologante, anziché le forze, egualmente del mutamento, ma che si riconoscevano nella dimensione tipicamente liberale della meritocrazia, della competizione, dell’efficienza e del rischio. L’assenza in Italia di una Destra liberale (quella fascista è per tanti versi una Destra imparentata alla Sinistra) ha corrisposto alla tradizionale assenza dei fattori suddetti dal nostro panorama ideologico-culturale nonché dalle nostre politiche pubbliche, assenza che la Casa delle Libertà non ha in nessuna misura colmato; semmai avesse avuto la più piccola idea di doverlo fare e di come farlo”.
Come tutti i terzisti DOC, anche il buon Ernesto Galli della Loggia si sente in dovere, proponendosi di esprimere concetti un po’ controcorrente, di rendere previamente omaggio agli umori antiberlusconiani: in quest’ottica va interpretata la lunga introduzione dell’articolo in discussione, dedicata a una critica (peraltro non infondata) delle carenze della Casa delle Libertà. Ma il nocciolo del pezzo è il capoverso successivo, in cui l’autore, liberatosi dell’incombenza di fare atto di terzismo, dice quello che più gli sta a cuore. Naturalmente il Galli della Loggia è un delicato, una penna soft, esprime le sue convinzioni con lo stile e il tratto dello studioso moderato. In termini un po’ più coloriti, si potrebbe scrivere quanto segue.
L’Italia è una palude monopolare, dominata da un’unica ideologia, l’ideologia statal-assistenzialistica, cui portano linfa vitale clientelismi, corporativismi, privilegi, sovvenzioni indebite, ingiusti diritti acquisiti. La radice di tutto ciò è una visione socialisteggiante, che innerva le componenti cattoliche, ex comuniste, ex fasciste, del mondo politico e della società. Non ci sono sostanziali differenze di vedute fra l’homo novus di AN, Gianni Alemanno, e l’homo vetus dei DS, Piero Fassino; Bertinotti e Rauti contemplano, grosso modo, lo stesso tipo di società. D’altronde, anche Galli della Loggia nota, timidamente, nel suo articolo, “quella fascista è per tanti versi una Destra imparentata alla Sinistra” (non per nulla il partito comunista e quello fascista sono rampolli dello stesso padre: il partito socialista). Quanto alla Chiesa cattolica, è naturale che sia portata a elargire assistenza (è un suo compito istituzionale), in cambio di fedeltà e sottomissione.
Unendo opportunismo a moralismo buonista, l’ideologia dominante ha permeato l’Italia in ogni anfratto, contaminandone anche il “capitalismo”: uno strano fenomeno che vive dell’assistenza statale (fin dalla fondazione dell’IRI). In queste condizioni, dove potrebbe germogliare, in Italia, un autentico spirito liberale, la “dimensione tipicamente liberale della meritocrazia, della competizione, dell’efficienza e del rischio” di cui parla l’Ernesto?
Voxpopuli







posted by IloveAmerica | 18:21 | commenti

 

NIENTE DI MEGLIO DA FARE ?

Ricevo da despammed.com, il provider dell'indirizzo mail di Iloveamerica:

You are receiving this mail because someone requested a password reminder for your Despammed.com mail filtration account. If you are that someone, then no problem; otherwise if you think someone is attempting to gain access to your account, please notify us and we'll try to do something about it.

Ovviamente ricordavo benissimo la password dell'email di questo blog e non l'ho richiesta io. Qualcuno sta cercando di recuperarla e quindi ho avvertito despammed.com come da istruzioni (scrivendo all'indirizzo despammed@despammed.com, e non all'indirizzo del mittente di quell'avvertimento, che potrebbe essere un fake) . Che buontemponi però, cosa credete di scoprire nell'account di posta del sito ? Quando contattiamo i nostri superiori e collaboratori usiamo collegamenti satellitari extranet criptati, che credete ?

posted by IloveAmerica | 16:50 | commenti



domenica, luglio 18, 2004
 

                                     
Da anni recito questo mantra: Arafat, Saddam e altri nazileader arabi sono i primi nemici del loro popolo. Adesso questi popoli cominciano a sollevarsi contro i loro dittatori: succede in Palestina, dove il capo-ganga sbaciucchiato dagli Agnoletto e Strada ha ormai contro l'80% della sua popolazione. In Arraffalandia i dissidenti vengono scorticati vivi, ma contro Arafat adesso cominciano anche a sfilare in corteo. E non è detto che si tratti di dissidenti di sinistra (Hamas). Si tratta anche di dissidenti democratici: gente che ha voglia di siglare la pace e poter vivere senza versare continui balzelli in denaro e sangue per la causa di Arafat, che è antitetica a quella del suo popolo.
Naturalmente tutto ciò non è chiaro alle due sinistre: i riformisti dalemiani perché non vogliono sapere. I neostalinisti perché sanno.
                Aggiornamento Ansa ore 10:15:
GERUSALEMME - Palestinesi armati, in numero imprecisato, hanno attaccato e dato alle fiamme la scorsa notte a Khan Yunes, nella striscia di Gaza, uno stabile in cui si trovavano forze leali al nuovo comandante dei servizi di sicurezza palestinesi Musa Arafat, che sono fuggite dopo aver opposto una resistenza apparentemente molto debole.

L'attacco appare una reazione locale alla nomina di Musa Arafat, annunciata ieri dal presidente palestinese Yasser Arafat nel quadro di una riforma dei servizi di sicurezza palestinesi, che aveva provocato nella Striscia aspre reazioni di piazza con la partecipazione di migliaia di persone che denunciavano la corruzione in seno all' Autorita' nazionale palestinese (Anp). Sempre ieri, agenti del servizio di intelligence militare palestinese, al comando di Musa Arafat, si erano affrettati a prendere il controllo degli studi della televisione palestinese e di emittenti private e delle principali stazioni di polizia.

Musa Arafat e' nipote del presidente palestinese e, secondo la stampa israeliana, avrebbe rapporti con una vasta rete di contrabbandieri tra l' Egitto e la Striscia, mediante tunnel sotterranei
...
Da Le guerre civili.










posted by IloveAmerica | 12:50 | commenti



sabato, luglio 17, 2004
 

KAMIKAZE MADE IN EUROPE: IL NUOVO LIBRO DI MAGDI ALLAM

Il terrorismo globalizzato di Al Qaeda e, di conseguenza, le politiche dell'immigrazione, sono state al centro della presentazione del libro del giornalista Magdi Allam dal titolo "Kamikaze Made in Europe", sul tema dell'attività delle cellule terroristiche islamiche sul nostro territorio. Sono intervenuti anche il ministro degli Interni e il presidente del Senato. Per il ministro Beppe Pisanu, quella che il nuovo terrorismo "«globale" muove all'Occidente è una guerra "frontale e totale, una nuova guerra mondiale. Le organizzazioni che ad esso appartengono - ha spiegato - sono legate dal cemento di una ideologia universale fondata su due pilastri: antiamericanismo e antiebraismo". Ma la cerchia dei nemici si allarga a «musulmani "apostati" e poi imperialismo, capitalisti, globalisti, collaborazionisti». L'arma di "distruzione di massa" di questa guerra sono i "kamikaze, gli shahid, i martiri disumanizzati dalla rinuncia all'istinto primordiale della sopravvivenza".

Continua su Radioradicale

posted by IloveAmerica | 21:21 | commenti



venerdì, luglio 16, 2004
 

ATTACK IMMINENT - TARGET ITALY ?

Via Mystery Achievement

posted by IloveAmerica | 22:35 | commenti



giovedì, luglio 15, 2004
 

SUL PONTE SVENTOLA BALENA BIANCA?
Canzone in 4 strofe su Le guerre civili.


posted by IloveAmerica | 00:16 | commenti



mercoledì, luglio 14, 2004
 
posted by IloveAmerica | 15:13 | commenti

 

PRECISAZIONI. La storia avvenuta sul treno a Parigi sarebbe una invenzione. C'erano cascati anche Le Monde e il governo francese, perché il punto è un altro: perché la denuncia è stata automaticamente ritenuta credibile? In Francia vi sono centinaia di aggressioni antisemite ogni anno: profanazione di tombe, violenze, scritte. Questo è il problema.

posted by IloveAmerica | 10:40 | commenti

 

APPELLO A ONU E UE

Leggo su Random Bits e riporto volentieri:

Subject: The Building of the Israeli Fence
Message:
When Israel builds a fence to keep out terrorists, the UN and EU are up in arms because it makes it difficult for terrorists to kill more Jews.
When terrorists shoot (point blank!) an 8-month-pregnant Jewish woman and her 4 little girls, there is absolute silence from your organizations.
If you think your indifference goes unnoticed, count the number of messages you will receive world-wide in the next 48 hours.

Mandate l'e-mail a:
ecu@un.org (Nazioni Unite);
civis@europarl.eu.int (Parlamento Europeo);
info@curia.eu.int (Corte di Giustizia dell'Unione Europea).

Sempre su Random Bits una correzione di indirizzo al NEuroparlamento














posted by IloveAmerica | 00:41 | commenti



martedì, luglio 13, 2004
 

Nella foto, Arafat nella DDR con uno dei suoi ex migliori alleati, il tiranno Honecker, artefice del Muro di Berlino. Honecker non è finito: ancor oggi abbiamo l'orrida abitudine di processare le vittime, se non ci hanno già pensato i Vopos. Così Israele è sotto processo per aver avuto migliaia di vittime nei ristoranti, discoteche, stazioni. La Barriera ha ridotto gli attentati del 90%? E' proprio questo il problema, per gli Honecker del mondo.
Grazie a Informazione Corretta ed Esperimento.


posted by IloveAmerica | 11:00 | commenti



lunedì, luglio 12, 2004
 
LA MACCHINA DEL TEMPO
Su Le Guerre civili, una cavalcata nel tempo. Qui.
posted by IloveAmerica | 16:18 | commenti

 
Berlusconi accolto col grido "Buffone!".
Si tratta dei soliti, sempre pronti a buttare monetine contro il Craxi sconfitto di turno, e sempre pronti a farsele prelevare dal Baffino di turno.
(pdl)

posted by IloveAmerica | 15:42 | commenti

 

Chi ha detto "sono tutti uguali"? Il TG1 di mezza sera (circa h. 23 dell'11 luglio), ha riportato la notizia dell'attentato di Tel Aviv puntualizzando correttamente l'attribuzione a chi l'ha rivendicato cioé i Brigatisti di Al Aqsa, emanazione diretta di Arafat. Le altre notizie del TG1 erano standard, a parte quella che segue (riportata fedelmente e col commento "attacco squadrista":

11 lug 21:52 Francia: 23enne aggredita perche' ritenuta ebrea, sdegno nel paese
PARIGI - La stampa e i politici francesi stanno condannando in queste ore un'aggressione mossa da anti-semitismo avvenuta in Francia. Una 23enne di Parigi e' stata assalita da un gruppo di nordafricani che le hanno tagliato i capelli, strappato i vestiti e dipinto delle svastiche sul corpo perche' ritenuta [!] ebrea. E' avvenuto su un treno nella zona a nord di Parigi davanti ad altri viaggiatori che non hanno fatto nulla per impedire le violenze. Con la donna anche il figlio di un anno fatto cadere dai delinquenti dopo il che hanno rovesciato la carrozzina. (Agr) .

Pochi minuti dopo il TG3. Fabio Cortese, con una faccia da antropofago che smentisce il cognome, legge stancamente le solite notizie, Ma l'attentato di Tel Aviv, qui è così ristrutturato: "Un attentato a Tel Aviv ha provocato un morto (è politicamente scorretto dire la verità, cioé usare almeno il femminile), il presidente Sharon ribadisce [ne approfitta, questo lascia intendere il servizietto...ndr.] la sua ricusazione del giudizio dato dalla corte dell'Aja" etc. etc. Naturalmente al TG3 SI GUARDANO BENE DAL DIRE CHE L'ATTENTATO E' STATO RIVENDICATO DA AL AQSA, casomai qualcuno si prendesse la briga di capire che trattasi, via Al Fatah, di una delle organizzazioni "ONG-terroriste" di Yasser arafat.
Quanto al gravissimo episodio svoltosi sul treno vicino Parigi, viene totalmente ignorato dal Cortese Fabio.
Questo sarebbe il loro giornalismo? I fatti, secondo me, stanno così: o gli ulivisti hanno torto, e allora tutto ciò che dicono al TG1 è vero e tutto ciò che dicono al TG3 è falso... Oppure gli ulivisti hanno ragione, e in questo caso tutto ciò che dicono al TG1 è falso e...
...E al TG3? Bene, il mio giudizio è questo: -a differenza degli altri, che quando mentono almeno te lo fan capire- i giornalisti eredi del socialcomunismo
hanno il vizio congenito di proclamarsi insindacabilmente e antropologicamente (Occhetto dixit) superiori: loro dicono la verità per definizione. E' per questo che per me dicono il falso sempre, anche quando dicono la verità.
Figuriamoci quando si comportano come in questo caso...

P.S. Che dire di quanto successo a Parigi? L'avevamo detto, non serve a niente... La cosa che più dà da pensare è l'indifferenza zapaterista degli altri viaggiatori: da tre anni almeno mi scaglio contro la mia ex nazione preferita, ricordando che prima dei lager tedeschi è lì che è nata la shoah ideologica, prima con la Notte di San Bartolomeo, poi con lo sterminio degli aristocratici nel 1789, infine col caso Dreyfus e con il collaborazionismo che portò le SS della Charle Magne, e non SS tedesche, a difendere fino alla fine il fuhrer. Non si devono dimenticare il Mitterand dei tutsi e delle schifezze in Africa, e delle armi atomiche vendute a Saddam, fino alla Francia chiracchiana, allucinata e in preda a un fascismo democratico di massa. Sono segni preoccupanti di cose già viste.

P.S. n.2. Ho scoperto da dove il TG3 riceve le veline: direttamente da Le Monde! Notevolmente schifosa sul quotidiano francese e sul telegiornale nostrano la falsa inferenza denotata dal fatto che Sharon avrebbe "approfittato" dell'attentato alla stazione dei bus di Tel Aviv "en tirant argument pour fustiger l'avis de la Cour internationale..."
Per fortuna, in un soprassalto di dignità nazionale... De nombreux hommes politiques ont fustigé, comme le député (Verts) de Gironde, Noël Mamère, "l'apathie et le silence des passagers qui ne sont pas venus en aide à cette dame".
Ces passagers "sont-ils devenus sourds, au lendemain de l'appel du chef de l'Etat, à Chambon-sur-Lignon ?", s'est interrogé Jean-Michel Rosenfeld (PS), adjoint au maire du 20e arrondissement de Paris.
(in collaborazione con Le guerre civili)










posted by IloveAmerica | 01:00 | commenti



sabato, luglio 10, 2004
 

IL GIOCO PROIBITO

Un divagazione poco seria dopo gli splendidi interventi di Paolo di Lautreamont (a proposito dell'ultimo intervento: non dimenticate di firmare).

Non sapevo che la Germania nazista, l'Unione Sovietica  stalinista, e ancora oggi la Cuba di Fidel Castro avessero proibito lo stesso gioco.  Interessantissima la lettura di questa storia del Monopoli

Paolo

posted by IloveAmerica | 13:25 | commenti



venerdì, luglio 09, 2004
 

Quando si dice che le sentenze sono già scritte in partenza. La corte dell'Aja ha condannato Israele per la costruzione del Muro. E' uno schifo. Quale la colpa di Israele? Avere rinchiuso il proprio popolo all'interno di un autoGHETTO? Neanche questo è possibile per L'Aja: devono farsi ammazzare senza reagire, e senza uccidere i colonnelli nemici (Rantissi docet: Assassini!, titolarono i neonazi de Il Manifesto). Perché per i Saint Just del mondo Al Aqsa di Arafat, Hamas, FPLP etc. non sono nemici in armi, così queste organizzazioni possono uccidere civili o soldati in nome della "resistenza" (e ricevere sovvenzioni come ONG dalla UE), mentre l'esercito di Israele non può reagire, perché la morte di un Rantissi è considerata non una operazione militare contro un nemico feroce e vile, ma un assassinio di civile! E non è che una balla cinese la questione che il tracciato del Muro occupa alcuni tratti di territorio palestinese: a questo ha già pensato la corte israeliana e comunque va detto che se il Muro passa sotto una collina dalla quale è facile impallinare o lanciare missili, è forse meglio spostarlo più in alto... La giustizia internazionale è nelle stesse mani dell'informazione nazionale: il petrolio governa il mondo, e non parlo del solo Bush... La vera colpa del Muro? Aver bloccato gli attentati terroristi senza violenza ma semplicemente rinchiudendo un popolo (che, non dimentichiamolo, è Israele)

L'argomento più forte contro il tribunale dell'Aja è consiste però nella possibile espulsione del Partito Radicale trasnazionale dal Comitato ONG dell'Onu. Così vanno le cose:

"..Noi sottoscritti,
considerando che il 21 maggio 2004 dopo un processo durato due anni, il Comitato dell'Onu che controlla il lavoro delle Ong ha preso posizione sulla richiesta presentata dal Vietnam nel maggio del 2002 di sospendere per tre anni lo status consultivo del Prt con l'Ecosoc.
Visto che la richiesta del Vietnam è stata appoggiata da nove delegazioni: Cina, Costa d'Avorio, Cuba, India, Iran, Pakistan, Russia, Sudan e Zimbabwe
..."
Il seguito qui, con un appello da firmare... Tenete bene a mente da chi sono gestite le cose: Sudan, Zimbawe (Mubate), Vietnam... la Cuba del fascista castrista...
Un Muro divide il mondo: da entrambi i lati latitano forse libertà e giustizia. Certamente però dittatura (a volte occulta) e ipocrisia stanno tutte da una parte.
Paolo di Lautréamont (anche su Le guerre civili , Orestina...)






posted by IloveAmerica | 18:38 | commenti

 

Mentre si cerca un nuovo Ministro dell'Economia, il sito La Voce discute l'eredita' lasciata da Giulio Tremonti: "Il controllo pubblico dell'economia resta invariato, con il paradosso di imprese in mano pubblica che si comportano come private. Sul lato delle entrate, condono e scudo fiscale tramandano al successore un calo strutturale del gettito. Sul lato della spesa, non c'e' stato alcuno sforzo di ridurla, ma neanche una completa perdita di controllo come spesso paventato.
Gli artifici sul debito hanno ridotto la trasparenza dei nostri conti pubblici. Non riuscendo peraltro ad ingannare le agenzie di rating: Standard & Poor's ha declassato il debito pubblico guardando al disavanzo 2004.

 

Le privatizzazioni di Tremonti, di Carlo Scarpa.
Il Governo Berlusconi era partito come governo liberalizzatore, volto ad alleggerire la presenza pubblica nell'economia e a lasciare spazio agli investimenti privati. Ma l'unica vera privatizzazione del triennio e' la vendita dell'Eti, il monopolio tabacchi. Per il resto, solo cessioni di quote marginali o privatizzazioni "all'italiana", ovvero con una presenza pubblica dominante in imprese nominalmente "privatizzate" da diversi anni. Una contraddizione ha paralizzato l'azione di Tremonti: liberalizzare il sistema industriale, ma anche mantenerne il controllo.

 

Le imposte di Tremonti, di Maria Cecilia Guerra.
Il suo progetto di riforma fiscale e' rimasto incompiuto non solo perche' costosissimo, ma anche perche' sono emersi gli importanti effetti redistributivi impliciti nel passaggio a un'imposta sui redditi a due aliquote, 23 e 33 per cento. I tagli alle tasse legati alla Tremonti bis e al primo modulo di riforma Irpef non si sono autofinanziati perche' non si sono trasformati in un sostegno alla domanda. Resta, pero', la riduzione permanente del gettito. Mentre le conseguenze di scudo e condono fiscale sull'attivita' di accertamento sono state e saranno molto gravi.

 

La macroeconomia di Tremonti, di Roberto Perotti
Affidiamoci ai numeri per capire come il ministro lascia i conti pubblici. Tremonti si e' trovato ad operare in condizioni cicliche ben peggiori dei suoi predecessori. Sulle entrate, il vero neo sono stati i condoni: delle altre una tantum, non ha fatto un uso molto piu' alto dei governi precedenti. Non c'e' stato alcuno sforzo di ridurre la spesa, ma questa non e' neanche esplosa come alcuni sostengono: anzi, nel 2002 e 2003 la crescita della spesa primaria e dei consumi pubblici (inclusa la spesa per personale) in termini reali e' stata piu' bassa che nel biennio precedente.

 





posted by IloveAmerica | 10:52 | commenti



mercoledì, luglio 07, 2004
 

Riporto 3 diverse opinioni su alcuni aspetti dell'economia in Europa, tratte da un articolo apparso su La Voce.
La prima, di Blanchard, è euroentusiasta, le altre due molto di meno.
Su Le guerre civili, un articolo di Enzo Grilli con alcuni dati sul protezionismo pre riunione di Cancun.

Quante ore in Europa? Il tempo libero, una preferenza europea
di Olivier Blanchard

Il
modello europeo, che ha ben funzionato nel Dopoguerra, sarebbe ormai obsoleto, almeno secondo alcune analisi. La tesi
è che per una buona parte del Dopoguerra, la crescita europea sia stata "di recupero", fondata principalmente sull'imitazione piuttosto che sullinnovazione. Oggi che la crescita europea deve fondarsi sempre di più sull'innovazione, che le imprese non possono più isolarsi dalla concorrenza straniera, il modello europeo non funzionerebbe più e per questo l'avvenire sarebbe oscuro.
Scelte diverse
La mia valutazione è più ottimista. Le cose non vanno così male. Negli ultimi trenta anni, la crescita della produttività è stata più elevata in Europa che negli Stati Uniti e oggi i livelli di produttività sono simili. §La principale differenza sta nel fatto che lEuropa ha utilizzato una parte della crescita di produttività per aumentare il tempo libero piuttosto che potenziare il reddito, mentre gli Stati Uniti hanno fatto il contrario. Daccordo, le cose sono lontano dallessere perfette. La disoccupazione è elevata in molti paesi e l'Europa soffre di regolazioni eccessive e inefficaci, ma cè molta azione che non è percepita.
In Europa è in corso un vasto e profondo movimento di riforma: è trascinato da riforme del mercato finanziario e del mercato dei beni, che spingono a loro volta verso una riforma del mercato del lavoro. Riforma, quest'ultima, che ci sarà, anche se non in tempi brevi e non senza tensioni politiche. E le tensioni occupano le prime pagine dei giornali e continueranno a farlo, ma sono un sintomo di cambiamento e non un riflesso di immobilità.
Qualche fatto
Gli euroscettici citano spesso due fatti: Il prodotto interno lordo per abitante nell'Unione europea misurato in parte dal potere di acquisto, cresce al 70 per cento del Pil per abitate negli Stati Uniti. Questi fatti sono esatti e suggeriscono l'idea di una Europa ferma a un livello di vita sensibilmente inferiore a quello degli Stati Uniti e incapace di raggiungerlo. Quest'interpretazione è, tuttavia, sbagliata. L'evoluzione comparata del Pil per abitante mostra che lo scarto tra l'Unione europea a 15 e gli Stati Uniti è rimasta pressappoco costante; lo scarto tra la Francia e gli Stati Uniti è leggermente aumentato.
La produttività del lavoro, misurata dal Pil in ore di lavoro, è aumentata molto più in fretta in Europa che negli Stati Uniti. La produttività europea è passata dal 65 per cento del livello americano nel 1970, al 90 per cento circa doggi. La produttività della Francia eccede quella degli Stati Uniti.
Le cifre mostrano tra l'altro che se il numero relativo di ore di lavoro fosse rimasto lo stesso dall'una e dall'altra sponda dell'Atlantico, l'Unione europea avrebbe oggi circa lo stesso reddito per abitante degli Stati Uniti. La stabilità dello scarto deriva dalla diminuzione del numero di ore lavorate nell'Unione.
Negli Stati Uniti, tra il 1970 e il 2000, il Pil per ora è aumentato del 38 per cento. Le ore di lavoro pro capite sono anch'esse aumentate, del 26 per cento, cosicché il Pil per abitante è aumentato del 64 per cento. In Francia nello stesso periodo, il Pil per ora è aumentato dell'83 per cento, ma le ore di lavoro per abitante sono scese del 23 per cento, cosicché il Pil per abitante è aumentato del 60 per cento solamente. Sotto questo aspetto, la performance della Francia (e in generale dell'Unione europea) non è così terribile: un tasso di crescita della produttività ben più elevato che negli Stati Uniti, con l'allocazione di una parte di questo rialzo alla crescita del reddito e di un'altra alla crescita del tempo libero.
È questa una maniera troppo polemica di presentare i fatti? La produttività del lavoro è misurata correttamente? La diminuzione del numero di ore lavorate può essere veramente interpretata come una crescita del tempo libero? E cosa è rimasto del periodo recente, quando gli Stati Uniti sembravano avere accelerato rispetto all'Europa? Per rispondere a queste domande occorre un esame più preciso dei fatti.

La produttività
Le cifre della produttività appena presentate pongono almeno due problemi d'interpretazione. In molti paesi europei, il tasso di disoccupazione è elevato, più elevato che negli Stati Uniti. Una disoccupazione alta tocca in misura più che proporzionale i lavoratori poco qualificati. Inoltre, in un buon numero di paesi europei, il rapporto tra il salario minimo e il salario medio è più elevato che negli Stati Uniti, il che comporta, di nuovo, un'esclusione potenziale dall'impiego dei lavoratori poco qualificati. Poiché escludono dall'impiego i lavoratori a bassa produttività, i due fattori tendono a far crescere la misura della produttività del lavoro.
Ma nel comparare la produttività del lavoro tra i paesi, possiamo tentare di tenere conto di questo effetto.
Un modo per farlo, per esempio nel confronto tra Stati Uniti e Francia, è supporre che i salari riflettano la produttività, utilizzare le informazioni date per la distribuzione dei salari americani, completare la distribuzione dei salari francesi tra il salario minimo francese e il salario minimo americano (meno elevato), e infine calcolare l'aggiustamento alla produttività che ne risulta.
Lo studio McKinsey del 1997, uscito nel 2002, ha fatto un calcolo di questo genere comparando la produttività tra la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. Il risultato è un aggiustamento del 6 per cento in meno della produttività del lavoro in Francia, che rende pressappoco identica la produttività di lavoro tra i due paesi.

La preferenza per il tempo libero
Si osserva, in Europa, una coincidenza tra diminuzione significativa delle ore lavorate e aumento della produttività. Si deve vedere in questo dato una preferenza degli agenti per il tempo libero rispetto al reddito? Oppure dobbiamo leggerlo come il risultato di distorsioni crescenti, per esempio l'elevata pressione fiscale sul reddito, l'aumento del salario minimo, o i programmi di prepensionamento? Da un punto di vista contabile, la diminuzione del numero di ore lavorate per persona deriva dall'abbassamento del numero di ore lavorate per lavoratore piuttosto che dall'aumento della disoccupazione o dal calo del tasso di partecipazione.
Applicata per esempio alla Francia tra il 1970 e il 2000, questa formula indica che le ore lavorate per lavoratore sono scese del 23 per cento: da 1.962 ore per anno nel 1970 a 1.550 ore per anno nel 2000. Il tasso di disoccupazione è aumentato di sette punti, dal 2 per cento nel 1970 al 9 per cento nel 2000. Il tasso di partecipazione infine è aumentato del 7 per cento, da 0,42 nel 1970 a 0,45 nel 2000., E la Francia sembra rappresentativa di altri paesi in questa scomposizione.
La diminuzione del numero di ore lavorate per lavoratore è dovuta per lo più al calo del numero di ore lavorate dai lavoratori a tempo pieno, non alla crescita dei lavoratori a tempo parziale. In Francia, per esempio, i salariati a tempo pieno nel 1970 lavoravano in media 45,9 ore, nel 2000 ne lavoravano 39,5. Dal 1999 la dimunizione è stata più pronunciata per le cosiddette "leggi sulle 35 ore" votate nel 1998 e nel 2000. Le ultime cifre disponibili indicano nel 2001 una settimana lavorativa media di 38,3 ore, con una diminuzione del 18 per cento dal