domenica, novembre 30, 2003
venerdì, novembre 28, 2003
IL COMMENTO
.....sempre più dentro le varie sinistre una fondata ostilità al governo di Sharon e all'azione militare israeliana si allarga arbitrariamente e senza soluzione di continuità al popolo e allo Stato di Israele, all'idolo polemico del sionismo, al fantasma ossessivo dell'ebraismo. Resto persuaso che l'antisemitismo strettamente inteso - nel quale l'ingrediente razzista, biologico, è essenziale - sia impropriamente evocato a questo riguardo. Ci sono piuttosto due fattori - l'idea del "sistema" globale, governato da una regia occulta sionista e americana, e l'idea di un razzismo colonialista israeliano contro la Palestina - che alimentano lo stato d'animo cospiratorio che attraversa le sinistre. Esso non è un dettaglio inaccettabile ma periferico, che minacci di inquinare movimenti e partiti: anzi, li mina alla radice. Si è rischiato di maneggiarlo così, come un dettaglio sgradevole, nel Forum Sociale parigino. E' un errore morale e intellettuale irreparabile. Non ha nessun pregio ai miei occhi l'argomento, antico e non per ciò meno avvilente, che non bisogni "regalare" alla destra, come peraltro va accadendo, la fiducia o la simpatia in Israele o nelle comunità ebraiche. Si persegua quello che è vero e giusto, e non se ne avrà che bene, qualunque casacca si indossi. Ma il mito della congiura globalista e la demonizzazione di Israele, insieme alla mutazione demografica d'Europa, stanno divorando la fiducia investita nella memoria della Shoah e nei suoi monumenti.
Adriano Sofri
[grazie a Ipazia postato su it.politica.internazionale.israele da La Repubblica e postato anche da Opinabilia]
Paolo
giovedì, novembre 27, 2003
Thank you.
martedì, novembre 25, 2003
Italians honored for symbolic support for U.S. troops

CARRARA, Italy — When four U.S. tanks were returned recently by an Italian contractor who had been hired to repaint them, they were sporting something new. The workers had added small yellow ribbons as a show of support for the United States and its war on terrorism. Last week, Army officials from Camp Darby went to meet the workers and show their gratitude. [ continua su Stars and Stripes ]
Paolo
lunedì, novembre 24, 2003
NOAM E MATAN

Domenica sera del 10 novembre 2002 questi due bambini, Noam Ohayon, di quattro anni e Matan Ohayon, di cinque anni, erano a letto nella loro stanza con la loro mamma accanto . In quel momento un terrorista palestinese, di nome Sirhan Sirhan, spalanco' la porta della camera e una volta entrato uccise a colpi di pistola la mamma e i suoi due bambini.
La scorsa settimana, sotto gli auspici dell'autorita' palestinese e' stato organizzato un raduno per celebrare i 40 giorni dalla morte di quel terrorista, Sirhan Sirhan, giustiziato in una encomiabile azione delle forze di difesa Israeliane.
Il raduno, organizzato dal movimento Fatah (che fa capo a Yasser Arafat) per celebrare i 40 giorni dalla morte del terrorista, ha visto la partecipazione di centinaia di abitanti, attivisti politici, uomini armati di vari gruppi palestinesi e importanti esponenti dell'Autorita' Palestinese. Il governatore di Tulkarem, Izz al-Din al-Sharif, ha parlato alla folla in rappresentanza del presidente dell'Autorita' Palestinese Yasser Arafat celebrando la figura di Sirhan, descritto come un "combattente e un martire". "Il popolo palestinese - ha detto il governatore - continuera' la resistenza e la lotta finche' non raggiungeremo la liberta' e l'indipendenza". Un portavoce delle Brigate Al Aqsa, gruppo di fuoco di Fatah, ha descritto Sirhan come "un eroe che riusci' a penetrare nell'insediamento sionista di Metzer" , e ha invitato i giovani palestinesi a lanciare altri attacchi contro Israele. Anche Bassam Mirai, un importante esponente di Fatah a Tulkarem, ha elogiato "il contributo e il sacrificio di Sirhan alla causa palestinese", aggiungendo che tutti i palestinesi dovrebbero seguirne l'esempio. Il mese scorso, terroristi delle Brigate Al Aqsa hanno sequestrato e assassinato Muhammad Karankah e Samer Ofi, due giovani palestinesi di Tulkarem accusati d'aver aiutato le Forze di Difesa israeliane nella caccia a Sirhan. [Israele.net]
Inutile sottolineare che non si tratta di vittime civili durante un atto di guerra o di polizia, come avviene per le perdite civili palestinesi. Si tratta di un criminale entrato nella camera da letto di due bambini uccisi insieme alla loro madre. Esaltato e presentato come martire da quella stessa propaganda che insegna l'odio e la violenza fin dalla piu' tenera eta' nelle scuole palestinesi e attraverso i media palestinesi che tantissimo denaro ricevono dalla comunita' europea [video]
Rivolgo il mio piu' profondo disprezzo alla comunita' europea che sovvenziona l'autorita' palestinese senza imporre un radicale cambiamento dell'educazione e alla propaganda mediatica. Alla comunita' europea che ha permesso che grazie ai nostri soldi Arafat e la sua oligarchia militare si arricchisse e che permette che essa si mantenga soffocando nel sangue, senza alcuna garanzia giuridica, la dissidenza o anche solo chi, come nel caso appena visto, abbia aiutato a individuare uno sporco assassino come quello di questi due bambini e della loro madre.
Rivolgo il mio piu' profondo disprezzo alla miseria morale di quelli della CGIL che ad un congresso, invitato Arafat, salutano in piedi applaudendo la sua lettera e difendendono una dittatura e una organizzazione a delinquere in cui i figli dei poveri vengono fatti saltare e i figli dei capi vivono nel lusso in europa e in svizzera. Per poi ripresentare la stantia menzogna della poverta' causa del terrorismo (nel mondo miliardi vivono nella poverta' piu' completa e muoiono per fame ma non diventano terroristi. Il terrorismo nasce solo dove fin da bambini si e' plagiati dal fondamentalismo religioso e dal fanatismo nazionalista attraverso scuola e media).
Rivolgo il mio piu' profondo disprezzo alla miseria morale dei pacifinti e pacifondai figli di papa' che non sono andati a fare da scudi umani agli autobus dei bambini israeliani, alle pizzerie e alle discoteche di Israele, dove criminali uccidono donne e bambini sapendo di colpire donne e bambini. Disprezzo per il finto pacifismo da cui traspare odio antisemita, condensazione del peggio di quanto nazismo e stalinismo hanno dato, e che arriva al punto di chiamare "genocidio" la legittima difesa di un esercito che pure con lo sforzo massimo di coinvolgere meno civili possibile deve stanare e annientare dei criminali che in mezzo ai civili, facendosene scudo, si nasconde.
Rivolgo il mio piu' profondo disprezzo alla miseria morale di chi non vuol riconoscere che nell'estrema sinistra (e purtroppo anche in quella che non sembrerebbe estrema), e che persino fra le posizioni cattoliche (vedi precedente post sull'appello per la liberazione di Tariq Aziz), c'e' chi e' sulle stesse posizioni di neofascisti e neonazisti. Disprezzo su chi nasconde la realta' di una enorme disinformazione anti-israeliana e anti-semita, e su chi il coraggio di ripetere pure la storia della stampa in mano agli ebrei.

La vignetta pubblicata sul periodico satirico Cuore dopo l'11 settembre 2001 in cui si accreditava la calunnia per cui gli ebrei, qui ritratti con le fattezze tipiche della propaganda nazista, si sarebbero salvati in blocco dall'attentato alle Torri Gemelle
Paolo
sabato, novembre 22, 2003
EMMA PER L'IRAK

Raccogliamo l'invito alla blogosfera di Windrosehotel, che riporta le parole di Angelo Panebianco sul Corriere di oggi :
«E’ sperabile che il governo italiano raccolga la proposta di lanciare la candidatura di Emma Bonino quale rappresentante dell’Onu in Iraq. Forse nessuno in Europa, più della Bonino, ha oggi le carte in regola, le capacità e le competenze per riportare le Nazioni Unite al centro dell’azione in quel Paese».
Paolo
venerdì, novembre 21, 2003
Dalla conferenza stampa congiunta di Blair e Bush al Foreign Office.Question: So why do they hate you in such numbers?
President Bush: I don't know that they do. All I know is that people in Baghdad for example weren't allowed to do this up until recent history, and they are not spending a lot of time in North Korea protesting to current leadership. Freedom is a wonderful thing, and I respect that. I fully understand people don't agree with war, but I hope they agree with peace, and freedom, and liberty. I hope they care deeply about the fact that when we find suffering, and torture, and mass graves, we weep for the citizens that are being brutalised by tyrants. And finally, the prime minister and I have a solemn duty to protect our people, and that is exactly what I intend to do as the president of the United States - protect the people of my country.
Da 1972
ESTREMA DESTRA e "RESISTENZA IRAKENA"
Sempre a proposito di quanto detto nel precedente post sui firmatari dell'appello per la liberazione di Tareq Aziz, Massimi Sistemi mi fa notare l'intervento di Paolo Mieli sul corriere di oggi. Orestina riporta la parte piu' interessante. Leggi su Orestina l'intervento di Mieli.
giovedì, novembre 20, 2003
LIBERARE AZIZ. CHI SONO I FIRMATARI ?
Fra le tante iniziative recenti, oltre all'appoggio morale ed economico al terrorismo che opera in irak encomiabilmente segnalato da Massimi Sistemi, appare un ulteriore appello molto interessante. Su arabmonitor viene pubblicato nientemeno che un Appello per liberare Tareq Aziz. Tareq Aziz, uno dei leader del nazional socialismo baathista che ha sulla coscienza il genocidio di centinaia e centinaia di migliaia di dissidenti, di interi villaggi con donne e bambini sterminati col gas, delle prigioni di bambini, delle guerre che portano le vittime del terrore saddamita a milioni di sacrificati per la follia di regime. Il Tareq Aziz criminale di guerra.
Insieme all'appello arabmonitor pubblica anche la lista dei firmatari. Ottima cosa questa, perche' ci permette di dare un'occhiata a chi siano questi firmatari. Nella lista compaiono alcuni nomi con le rispettive professioni. Certo, chiunque puo' sottoscrivere l'appello, e ci auguriamo che i curatori del sito abbiano fatto opportuni controlli e non ci siano firme false, ma intanto e' interessante vedere chi siano, a che aree appartengono, tanti che lo sttoscrivono.
Ad esempio : firma Alberto Mariantoni, giornalista. Che sia l'Alberto Mariantoni di Fronte Nazionale, quello a cui Carlo Gariglio, di www.fascismoeliberta.net si rivolge indicandolo come il camerata che insieme a Le Pen sta organizzando un nuovo cartello elettorale per le europee del 2004 ? Lo stesso che vede i suoi interventi pubblicati in Coltiviamo la pace e sul gruppo Fiamma ? Su gruppo fiamma dove afferma orgogliosamente :
Sono un Fascista, anzi un Mussolinista. E come tale, un pragmatico. Un militante politico, cioe’, che tra la Nazione e la “fazione”, sceglie sempre e comunque la Nazione. Naturalmente, non lo “Stato-Nazione” di giacobina memoria, ma il “Popolo-Nazione” di romana e mussoliniana tradizione.
Ad esempio : firma Sandro Delmastro delle Vedove, deputato. Sara' il deputato di Alleanza Nazionale, di cui si puo' sapere qualcosa anche qui riguardo alla partecipazione a un incontro dal titolo : "Benito Mussolini : l'uomo della pace" ? Come meravigliarsi se chiedono anche la liberazione di Tareq Aziz ?
Ad esempio : firma Ugo Gaudenzi, giornalista. Non sara' per caso l'Ugo Gaudenzi che, come si legge qui a proposito di Rinascita Nazionale, da un passato di sinistra durante il quale ha fatto pure il corrispondente dell'ANSA in Libano (e vai a meravigliarti del modo di fare informazione dell'Ansa) e' tornato "alle origini nazionalrivoluzionarie" ? Cioe' quel "Ugo Gaudenzi" gia' direttore del giornale Rinascita Nazionale e co-fondatore del movimento di estrema destra italiana ? Qui informazioni su questa organizzazione che, e' scritto, "nel gioco delle scatole cinesi, pare destinata ad aprire uno spazio importante tra i settori del nazismo e del fascismo italiano".
Ad esempio : firma Enrico Galoppini, saggista e traduttore. Che sia l'Enrico Gaolppini il cui libro significativo "Il fascismo e l'Islam" e' pubblicato dalla casa editrice "All'insegna del Veltro" (la stessa, per la cronaca, cui ci si puo' rivolegere per avere Le revisionnisme di Faurisson e tanti altri libri esplicativi, il tutto nel sito web RSI (Repubblica Sociale Italiana, Antologia e documentazione in rete) ? Libro recensito anche da Italia Sociale ? (Deve essere proprio una ricostruzione storica antipatica ai neofascisti ^__^). Galoppini che ancora e' pubblicato da asslimes ?
Ad esempio : firma Claudio Mutti, insegnante. Che sia quel Claudio Mutti, Responsabile delle citate Edizioni del veltro, che pubblica molti testi di fascisti e personaggi della destra radicale, nonchè di teorici dell'antiamericanismo e sostenitori di Eurasia, collabora anche con altri siti come Aurora ? I suoi libri figurano nel sito di orionlibri e i suoi scritti circolano su siti come fiammadissidenti. Convertitosi alla religione islamica, partecipa a siti come Arabmonitor e a liste come Al Awda. Sostenitore dei progetti euroasiatici non disdegna di impegnarsi per più futili progetti elettorali nelle liste dei dissidenti della fiamma tricolore insieme, fra gli altri, a quelli del Movimento Fascismo Libertà (MFL). A varie riprese il suo nome compare sul libro dell'ex giudice Carlo Palermo intitolato Il quarto livello. (grazie a contrappunto)
Ad esempio : firma Alessandra Colla, giornalista. Che sia la Alessandra Colla direttrice della casa editrice Barbarossa e moglie del Maurizio Murelli ? Se non vi dicono niente i nomi guardate alla firma seguente.
Ad esempio : firma Maurizio Murelli, editore. Ma non e' il Maurizio Murelli neofascista che nel 1973 lancio' bombe a mano contro la polizia e che oggi, scontata la galera, e' paladino dell'antiamericanismo e pubblicato su asslimes e legato alla casa editrice Barbarossa (che non sono proprio i paolini. Ma siamo sicuri ? Andiamo avanti, c'e' da non credere ai propri occhi).
Ad esempio : firma Carlo Remeny, giornalista. Che sia il Carlo Remeny che scrive su FAMIGLIA CRISTIANA ?? Lo stesso che viene pubblicato anche in Calendario del popolo e Linea Rossa ? Su Famiglia Cristiana.... A noi basta che firmi per la liberazione di Aziz. Non conosciamo in questo caso gli orientamenti politici. Infatti non tutti quelli che hanno firmato saranno di estrema destra. Probabilmente c'e' pure qualche persona ignara attirata dalla fotografia di un sacerdote come padre Benjamin a lato della pagina web. Ci saranno persone di diversi campi politici, compresa l'estrema sinistra ovviamente. Pur tuttavia e' inquietante trovare una convergenza con tanti invece che sono di estrema destra. Abbiamo appena visto dei nomi. Ma se una rivista ha fra i suoi giornalisti chi ritiene il criminale Tareq Aziz degno di avere liberta', come meravigliarsi se fa un certo tipo di informazione contro Israele ? E ovviamente se lo si fa notare si sentira' il solito "Siamo contro Sharon, non contro Israele e gli Ebrei" ?
Ci fermiamo qui perche' siamo stanchi, si potrebbe cercare ancora fra le firme. Firma anche Michele Vallaro, docente, quel Michele Vallaro dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore ?. Firma anche ovviamente padre Jean Marie Benjamin. Perche' troviamo, in quelle firme, le firme di chi scrive su Famiglia Cristiana ? Perche' in quella compagnia di firmatari per liberare il criminale Aziz troviamo docenti della Universita' Cattolica, che firmano, ci auguriamo senza saperlo, insieme a personaggi che non lasciano dubbi sull'area di appartenenza ? Proprio tutta critica agli USA e odio per la guerra e contingente convergenza di vedute con esponenti di estrema destra ?
mercoledì, novembre 19, 2003
INFORMAZIONE O MENZOGNA ?
L'amico Spino nel Qlo interviene a proposito di coloro che cercano di interpretare in senso antiamericano le parole del Papa. Uno potrebbe avere dei dubbi. Potrebbe credere che noi filo-americani siamo troppo benevoli nell'interpretare le parole del Pontefice e che - ugualmente legittima - sarebbe una interpretazione diversa, magari pacifondaia se non addirittura antiamericana.
Questi dubbi possono essere tolti facilmente. Ho salvato, ma rimangono disponibili online all'indirizzo originale, dei massimi esempi di menzogna, fra le piu' svergognate mai fatteda dei giornalisti (ma possono essere definiti tali ?) in occasione di un Angelus del Papa. Io riportero' qui cio' che i giornalisti de Il Nuovo misero in bocca al Papa utilizzando le virgolette, e poi riporto l'Angelus originale dal Vaticano. Lascio a voi cercare quei brani che Il Nuovo mette tra virgolette fra le parole originali del Papa. La liberta' di stampa e' sacra ma vuol dire liberta' di mentire ?
Da Il Nuovo, articolo 9 marzo 2003. Le virgolette sono quelle presenti nell'articolo. Le parole comprese tra virgolette sono messe in corsivo da me :
Papa: "La guerra è come Satana"
Durante l'Angelus domenicale il Pontefice ha esortato i cristiani a rifiutare il conflitto contro l'Iraq. "La scelta tra pace e guerra - ha detto - è come quella tra il Bene e il Male".
Curiosamente, identiche le parole su La Repubblica
Ora il testo originale dell'Angelus :
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Mercoledì scorso, con il Rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima, itinerario penitenziale di preparazione alla Pasqua, occasione per tutti i battezzati di rinnovare lo spirito di fede e rinsaldare l'impegno di coerenza evangelica. Come suggerisce il Vangelo odierno (Mc 1,12-15), durante i quaranta giorni della Quaresima i credenti sono chiamati a seguire Cristo nel "deserto", per affrontare e vincere con Lui lo spirito del male. Si tratta di una lotta interiore, da cui dipende la concreta impostazione della vita. E' infatti dal cuore dell'uomo che scaturiscono le sue intenzioni e le sue azioni (cfr Mc 7,21); è pertanto solo purificando la coscienza che si prepara la via della giustizia e della pace, sia sul piano personale che in ambito sociale.
2. Nell'attuale contesto internazionale, si avverte più forte l'esigenza di purificare la coscienza e convertire il cuore alla pace vera. Al riguardo, è quanto mai eloquente l'icona di Cristo che smaschera e vince le menzogne di Satana con la forza della verità, contenuta nella Parola di Dio. Nell'intimo di ogni persona risuonano la voce di Dio e quella insidiosa del maligno. Quest'ultima cerca di ingannare l'uomo seducendolo con la prospettiva di falsi beni, per distoglierlo dal vero bene, che consiste proprio nel compiere la volontà divina. Ma la preghiera umile e fiduciosa, rafforzata dal digiuno, permette di superare anche le prove più dure, e infonde il coraggio necessario per combattere il male con il bene. La Quaresima diviene così un tempo di proficuo allenamento dello spirito.
3. Carissimi Fratelli e Sorelle, invochiamo la Vergine Santa perché ci guidi tutti ad avanzare con generosità in quest'esigente cammino quaresimale. Alle vostre preghiere vorrei affidare, in modo speciale, gli Esercizi Spirituali che, a partire da questa sera, come ogni anno, avrò l'opportunità di fare insieme con i più stretti collaboratori della Curia Romana. Durante questa settimana di silenzio e di preghiera avrò presenti le necessità della Chiesa e le preoccupazioni dell'intera umanità, soprattutto per quanto concerne la pace in Iraq e in Terra Santa. [00365-01.01] [Testo originale: Italiano]
Qualcuno ha trovato le parole che il giornale ha attribuito, fra virgolette, al Papa ? No. Menzogna pura e semplice. Questo era il clima massmediatico generale che creo' ad arte il fenomeno dello sbandieramento della pace da parte di tanta "brava gente" che spesso in buona fede finì per illudere la dittatura irakena di poter resistere al potere, facendo diventare ancor più ineluttabile un intervento armato per rovesciare il sanguinoso regime responsabile dell'assassinio di centinaia e centinaia di migliaia di persone. Un intervento che sarebbe forse stato evitabile se vi fosse stato un chiaro, inequivocabile, unanime ultimatum a Saddam da parte di tutte le nazioni.
Una nota alla Santa Sede pero' devo farla. Quella di non intervenire sufficientemente contro il travisamento delle parole del Papa, se non addirittura contro il falso palese. E ancora il non stroncare ed eliminare dal seno della Chiesa ogni forma di catto-comunismo, spesso limitandosi ad un linguaggio tanto "buono" quanto generico e suscettibile di troppe interpretazioni.
Paolo
martedì, novembre 18, 2003
Stupisce ... che ci sia ancora tra i nostri politici chi continui a predicare cautela con gli estremisti islamici per il timore che possa provocare la reazione della maggioranza dei musulmani. In realtà personaggi come il sedicente imam di Carmagnola o l’ex imam della Grande moschea di Roma sono un pericolo per gli stessi musulmani. Si dimentica che i musulmani sono stati le prime vittime del terrorismo islamico. Ricordiamoci dei 200 mila morti in Algeria, musulmani innocenti massacrati da terroristi islamici. Così come sarebbe ora che si prendesse coscienza che questo terrorismo non è reattivo, bensì aggressivo. Bin Laden ha dato vita, grazie alla sua immensa fortuna, a una vera e propria holding del terrorismo privatizzato e globalizzato, una mostruosa creatura tentacolare con cellule attive e dormienti disseminate un po’ ovunque. Compreso il nostro Paese. L’11 settembre del 2001 non è stato una reazione a alcunché. E’ stato un atto di guerra deliberato. Lo stesso vale per la strage degli italiani a Nassiriya. Non è stata il frutto di una supposta «resistenza» irachena, bensì un barbaro attentato terroristico. L’iniziativa di Pisanu si basa sulla consapevolezza che esiste un legame concreto tra chi predica la violenza e chi l’attua. E’ un dato di fatto che l’Italia ospita una «struttura integrale dell’islam radicale» che fa perno su una rete di moschee egemonizzate da reti estremiste internazionali. Dove i referenti sul piano ideologico sono i leader spirituali di Hamas, del Hezbollah, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda. Dove il principio della sacralità della vita non vale assolutamente per gli ebrei massacrati dai kamikaze palestinesi e vale meno per gli occidentali uccisi in Iraq. Ecco perché l’espulsione del sedicente imam di Carmagnola rappresenta uno spartiacque nella strategia della sicurezza italiana. L’Italia non è più disposta ad attendere che i predicatori dell’odio raccolgano i loro frutti. E’ un primo passo nella giusta direzione. Che deve essere seguito dall’intensificazione del dialogo con la maggioranza moderata musulmana. Per dar vita a un islam italiano rispettoso della legge e compatibile con i valori fondanti della nostra società.
Magdi Allam [estratto da un articolo del Corriere della sera 18/11/03]
domenica, novembre 16, 2003
sabato, novembre 15, 2003
Altro che resistenza .....
Fra le mostruose palle girate e rigirate di una propaganda omicida, tipica dei nostrani ambienti fascisti e di estrema sinistra, spicca sempre piu' l'infamita' che presenta il terrorismo come resistenza. A Instanbul un nuovo attentato lascia uno spettacolo uguale a tutti gli altri, compreso quello compiuto contro i Carabinieri :
Due autobombe contro due sinagoghe a Istanbul piene di ebrei che stavano celebrando il sabato. .....L'esplosione nella sinagoga Neve Shalom, la più grande della città, ha fatto crollare la facciata dell'edificio e ha scavato un grande cratere nel piazzale di fronte. i vetri delle finestre intorno sono caduti, la polizia ha transennato la zona, decine di ambulanze sul posto.
Il nemico e' lo stesso che sta operando in Irak. In Irak del resto l'attentato piu' sanguinoso di tutti e' stato compiuto dai terroristi colpendo solo ed esclusivamente gli irakeni che uscivano da una celebrazione religiosa islamica , uccidendo 82 civili e lasciando piu' di 200 feriti. Gli iracheni, dopo la sanguinosa dittatura di Saddam, non avrebbero mai la forza di resistere alla nuova dittatura islamista senza la presenza delle forze alleate. In loro assenza il nuovo Irak sarebbe dettato dalla legge del piu' forte, o meglio, del piu' efferato e qualsiasi spiraglio di democrazia perso nell'alternativa di un teofascismo islamista o di un nazional-socialismo arabo. Proprio la guerra contro il terrorismo richiede necessariamente la presenza massiccia della coalizione nel medioriente.
Da segnalare l'uscita di Cossiga, degna di apparire fra le bravate de Il Griso, secondo cui Oberdan poteva essere considerato terrorista o eroe a seconda dei punti di vista. Una porcheria gettata sulla memoria di Oberdan, che mai si sarebbe sognato di massacrare inermi civili, o peggio donne e bambini all'uscita dalle funzioni religiose.
Paolo
venerdì, novembre 14, 2003

L'immagine proviene dal sito di Zibordi, uno dei migliori analisti finanziari italiani. Invito al suo sito chi si interessa di finanza (il suo portafoglio segna un piu' 175 per cento in 16 mesi). Per gli altri copio il suo intervento in merito :
VIA DALL'IRAK di Giovanni Zibordi
La storia si ripete, l'importante sarebbe capirla e impararne qualcosa.
Ventidue anni fa i kamikaze islamici con le loro stragi a Beirut hanno avuto successo nel cacciare dal Libano i caschi blu ONU (americani, francesi e italiani) come ho ricordato. Il risultato fu la distruzione dell'unico posto in cui esisteva convivenza pacifica tra cristiani e musulmani e l'unico paese arabo in cui si godeva di un poco liberta'.
Dopo questa loro vittoria nel 1982-1983 il terrorismo suicida rivolto alla strage indiscriminata e' diventato lo strumento preferito dei terroristi nazi-islamici nel mondo, in Israele, in India (se ne parla poco, ma ha sofferto stragi con decine di morti), a Bali, in Kenia, in Pakistan, in Afganistan, in Iraq, in Arabia Saudita, Cecenia, Marocco e anche a New York ovviamente.
E dopo quel "successo" dei terroristi il libano e' ora in mano alla polizia segreta siriana e ai terroristi di Hezbollah. E i media lo ignorano perche' se cerchi di fare un reportage in libano ti sparano per cui vanno tutti in israele e iraq dove la potenza "occupante" e' occidentale ti fa filmare e non ti tortura in cella.
La lezione della storia e' che e' stato tragico che vincessero in libano, sembrava un posto lontano per cui chissenefrega- ce-ne andiamo-li-lasciamo-scannare-tra-di-loro. Ma dopo venti anni le stragi stile Beirut sono diventate un prodotto di esportazione che ritrovi nella discoteca a Bali, tra i tecnici francesi a karachi, in Kenia, a New York e prossimamente nel metro di Londra
Il filo della storia vale pero' anche ad esempio per tutto quello che leggi e senti in TV sul "fallimento dell'occupazione" dell'Iraq, "l'ostilita' crescente della popolazione irakena..", "tutti gli errori della condotta americana..." e simili.
L'intellighenzia dei grandi media scriveva le stesse cose anche nell'ottobre del 1945 parlando dell'occupazione della Germania dopo la sconfitta del nazismo. La fortuna dei grandi media e che ogni anno sono in grado di ripetere le stesse balle e nessuno ricorda che se avessimo dato retta a loro saremmo messi peggio dei rumeni degli irakeni o dei bosniaci.
"Qualcuno" ha impedito che finissimo anche noi nello sterco come tante altre nazioni al mondo (la maggioranza purtroppo). Questo "qualcuno" non sono stati quelli che predicano sui media, anzi stati allora e sono oggi il bersaglio preferito dei media progressisti. Per fortuna con internet se uno vuole trova ricordato cosa dicevano dell' "...ostilita' della popolazione in germania... e degli errori della politica di occupazione alleata ..."
visita il sito di Giovanni Zibordi : CobraF
Paolo
mercoledì, novembre 12, 2003
Faithful throughout the Centuries

If you ask an Italian to make a list of the things which secure freedom from care and troubles to his daily life, you'd better believe that, amongst the first five, he will include "L'Arma dei Carabinieri" (the Carabinieri Corps) or, as friendly called, "La Benemerita" (The Meritorious Corps). [Fonte img e testo]
A farewell with honour for fallen soldiers of all Allied Forces
Truck bomb targets italian base in Iraq

lunedì, novembre 10, 2003
E' ANTISEMITA QUASI UN ITALIANO SU CINQUE [ Corriere della Sera 10/11/03 ]
E' antisemita quasi un italiano su cinque
Sondaggio: chi apprezza lo Stato ebraico supera di poco il 40%. Un comitato per comunicazioni più efficaci
L’«Eurobarometro», secondo cui più di metà della popolazione dell’Unione europea considera Israele «un pericolo per la pace», continua a fare discutere. Il dato dipende principalmente da un atteggiamento negativo verso l’esistenza stessa di Israele, dettato a sua volta da un sentimento antisemita? O si tratta in primo luogo dell’espressione di una critica verso la politica del governo di Ariel Sharon, senza che venga messo in questione il diritto ad esistere di Israele? O ancora si è sottolineata la pericolosità di quanto accade in generale nell’intera area? La formulazione ambigua della domanda fa ritenere che tutte queste considerazioni abbiano trovato spazio e si siano quindi «mescolate» nel risultato. Questo lascia irrisolti i quesiti sollevati: l’ostilità verso Israele è davvero legata all’antisemitismo? E, se sì, in quale misura? Una nuova ricerca, diretta da Paola Merulla e promossa dalla «Pier Lombardo cultura», limitatamente per ora alla realtà italiana, ci permette di iniziare a rispondere.
1 CALA LA SIMPATIA PER ISRAELE Israele è malvisto dalla maggioranza assoluta degli italiani. Se si confronta il dato con altre nazioni, quali, ad esempio, Francia, Stati Uniti o Giappone, si rileva come in nessuno di questi casi il livello di «simpatia» scenda sotto il 60 per cento. Quello espresso nei confronti di Israele supera di poco il 40 per cento (43% nell’aprile 2002). Se poi dall’atteggiamento generico si passa a giudizi circostanziati, emerge come il 70 per cento del campione (con un incremento al crescere del titolo di studio delle persone interpellate) ritenga errate le scelte del governo in carica. E che il 17% - quasi un italiano su cinque - pensa che «sarebbe meglio che Israele non esistesse». È un auspicio espresso più frequentemente in settori sociali in parte diversi dai precedenti e in particolare tra chi possiede titoli di studio meno elevati.
2 IL NODO DELL’ANTISEMITISMO Si tratta di antisemitismo? Per verificarlo scientificamente occorre prima misurare anche questo atteggiamento. La maggioranza assoluta (51%, era il 43% nell’aprile 2002) ritiene che gli ebrei, «oltre ad avere una religione diversa, hanno in comune caratteristiche sociali, culturali e politiche che li distinguono dal resto degli italiani». Ciò che, ad avviso di chi scrive, non è indice di antisemitismo, ma ne può costituire una premessa. L’antisemitismo «vero» è professato da una quota minoritaria, ma significativa, di popolazione. Il 20% pensa che gli ebrei «non sono dei veri italiani». Più di uno su dieci (il doppio tra chi possiede la licenza elementare) dichiara che «non gli ispirano fiducia». Il che, in sé non è grave. Ma forse lo diventa nel momento in cui una percentuale analoga afferma che «mentono quando sostengono che il nazismo ne ha sterminati milioni». O che, come dichiara una quota di poco inferiore, «dovrebbero lasciare l’Italia». Una parte di italiani è dunque certamente antisemita. Secondo i nostri conteggi - basati su di un indice additivo che considera più quesiti - si può prudenzialmente definire tale il 19%. Assai di più (34%) tra chi ha titoli di studio bassi. Esiste anche una relazione con l’orientamento politico: l’antisemitismo si accresce notevolmente (27%) tra chi si definisce di «destra» (ma non tra chi si dichiara di «centrodestra»). La stima, però, è imprecisa, sia per le modalità di computo, sia perché basata sulle mere dichiarazioni. Non tutti dicono sempre ciò che pensano, quando si toccano temi così delicati.
3 STORIA E DISINFORMAZIONE L’antisemitismo provoca l’atteggiamento critico verso Israele? Se si mette in relazione l’orientamento negativo verso Israele e quello verso gli ebrei, si trova effettivamente un nesso: l’uno cresce al crescere dell’altro. Non sappiamo naturalmente se è l’antisemitismo a provocare l’atteggiamento anti-israeliano o viceversa. Probabilmente sono vere entrambe le cose, anche se negli ultimi tempi la seconda (l’atteggiamento ostile verso Israele si trasforma in antisemitismo) pare prevalente. Si tratta però di una spiegazione insufficiente. Lo si deduce, se non altro, dal fatto che i critici verso Israele sono, secondo le nostre stime, circa metà della popolazione, mentre gli antisemiti sono assai meno. L’antisemitismo può stimolare il giudizio negativo verso Israele (o viceversa) ma non lo spiega completamente. Agisce anche un altro fenomeno: l’ignoranza sulla reale natura e sulla storia delle ostilità tra israeliani e palestinesi. Soltanto un italiano su tre conosce le modalità di inizio del conflitto. Meno ancora sono coloro che sanno che lo Stato palestinese non è, per ora, mai stato costituito. L’indice basato sulle risposte ad una pluralità di quesiti mostra come due terzi degli italiani (con una accentuazione, al solito, tra i piu anziani, i meno scolarizzati e chi si dichiara di «destra») non sanno nulla o quasi della storia del conflitto. Il che, naturalmente, non costituisce una colpa, dato che non si può essere informati di tutto. Ma proprio costoro - i meno informati - esprimono il loro giudizio verso lo Stato ebraico (e verso gli ebrei in generale) in senso assai più critico degli altri. Insomma, per buona parte l’orientamento negativo verso Israele non è formato sulla base di una valutazione della politica del suo governo (come potrebbe essere nei confronti di qualsiasi Stato e ciò che, di conseguenza, non dovrebbe venire interpretato come espressione di antisemitismo) ma dipende principalmente da una errata o parziale conoscenza della dinamica del conflitto e/o dal pregiudizio antiebraico. I due fenomeni sono legati tra loro: la disinformazione sulla realtà degli avvenimenti - e la conseguente maggiore disponibilità ad accettare le interpretazioni più semplicistiche - appare anche dipendere dal sentimento antiebraico, e a sua volta contribuisce a formarlo e a rafforzarlo. Per mutare una opinione tanto negativa - e spesso poco fondata - su Israele sarebbe dunque utile una maggiore diffusione delle conoscenze sulla sua storia. A questo fine è stata resa nota la costituzione di un comitato apposito. Ma sarebbe forse opportuno che contribuissero attivamente anche i mass media e, perché no, lo stesso Stato israeliano. La cui comunicazione è, a dir poco, palesemente inefficace.
Renato Mannheimer
domenica, novembre 09, 2003
9 novembre 1989.

«There are many people in the world who really don't understand, or say they don't, what is the great issue between the free world and the Communist world. Let them come to Berlin. There are some who say that communism is the wave of the future. Let them come to Berlin. And there are some who say in Europe and elsewhere we can work with the Communists. Let them come to Berlin. And there are even a few who say that it is true that communism is an evil system, but it permits us to make economic progress. Lass' sie nach Berlin kommen. Let them come to Berlin».
(John F. Kennedy - West Berlin, 26 giugno 1963)
Da 1972
giovedì, novembre 06, 2003
una vignetta dei giorni nostri sul giornale francese Liberation
GRAFFITI SUI MURI DELLA STORIA
By Mortimer B. Zuckerman JewishWorldReview.com October 29, 2003
Articolo Originale in inglese : http://www.jewishworldreview.com/mort/zuckerman_new_anti_sem.php3
Traduzione italiana by http://iloveamerica.splinder.it
Noi del Jewish World Review non siamo portati all'iperbole. Per cui quando diciamo che questo articolo e uno dei piu' importanti scritti sul nuovo antisemitismo, vogliamo dire proprio quello. Se hai a cuore l'Ebraismo, o sei semplicemente un amico di Israele, leggilo. E poi usa l'email forward. This should serve as a wake-up call!
GRAFFITI SUI MURI DELLA STORIA
Tutti gli "ismi" sono anacronismi, dice un motto inglese. Ebbene, non proprio. Nel ventesimo secolo il fascismo ha fatto la sua apparizione ed e' scomparso. Il comunismo ha fatto la sua apparizione ed e' scomparso. Il socialismo pure. Ma oggi diversi virulenti "ismi" coabitano ancora il mondo. Fra i piu' perniciosi abbiamo un atavico antisemitismo e la sua versione di questo secolo : l'anti-sionismo. Questi "ismi" sono graffiti sul muro della storia, emblemi di veleno puro ancora potente, evidenziato, recentemente, dalle parole del primo ministro della Malesia Mahathir Mohamad : "Oggi gli ebrei governano il mondo per interposta persona. Mandano gli altri a combattere e a morire per loro".
Le parole di Mahathir sono state ampliamente condannate. Ma queste parole nascondono una verita' piu' profonda riguardo a questa nuova guerra antisemita, non diretta contro il singolo Ebreo o verso il Giudaismo in se' stesso, quanto piuttosto contro la collettivita' Ebrea intesa in senso sociale. Lo Stato di Israele.
Cosi' come l'antisemitismo storico ha negato al singolo Ebreo il diritto di vivere come membro uguale fra uguali nella societa', allo stesso modo l'antisionismo nega alla espressione collettiva e sociale del popolo Ebreo, lo Stato di Israele, il diritto di vivere come membro uguale fra uguali nella famiglia delle nazioni. Le politiche di Israele sono cosi' soggette a una critica che lo discriminano quando gli altri, in simili circostanze, sfuggono completamente a ogni critica. Sicuramente se qualsiasi altro paese fosse aggredito dal terrorismo come e' Israele oggi, non sarebbe questione sul diritto di difendersi. Ma gli sforzi di Israele per proteggere semplicemente i propri cittadini sono quotidianamente dipinti come aggressione.
Lamentarsi che questa rappresentazione di Israele e' ingiusta e illogica non significa rigettare tutte le critiche al governo di Israele come antisemite.
Una democrazia da' il benvenuto alle critiche, e Israele ha sicuramente i propri critici, basta leggere l'animata stampa Israeliana. "Gli Ebrei", qualcuno ha detto, "hanno la medaglia d'oro nell'arte dell'auto-critica". Ma per molti la critica verso Israele e' oggi diventata cosi' perversa, cosi' persistente e cosi' lontana dalla realta' da fare intravvedere chiaramente solo l'emozione antisemita nascosta dietro la maschera politica dell'antisionimso.
Il nuovo antisemitismo trascende i confini, le politiche e i sistemi sociali. Israele e' diventato oggetto di odio e risentimento nello stesso modo che la singola persona Ebrea era oggetto di odio e risentimento.
Israele infatti sta rappresentando la collettivita' e la societa' Ebrea fra le altre nazioni. Dopo piu' di mezzo secolo di educazione sull'Olocausto, dopo centinaia di corsi nelle scuole superiori e nei college, e migliaia di libri dedicati a disvelarne gli orrori, il tradizionale antisemitismo contro il singolo ebreo e' quasi scomparso in tutto il mondo. "Il problema ebraico" non e' piu' definito da cio' che accadde agli Ebrei in Germania, in Francia, in Polonia o in Russia. Piuttosto, sia in Europa che nel mondo musulmano, e persino in Asia, il tradizionale antisemitismo e' riemerso come antisionismo, concentrato sugli Ebrei di Israele, sul ruolo di Israele, e per alcuni, sugli Ebrei che vivono negli USA e che appoggiano Israele.
Il fenomeno ebbe la sua origine con la guerra arabo-israeliana del 1967. Da allora l'immagine dell'Ebreo e' stata trasformata. Shylock [Ndt : il crudele usuraio nel Mercante di Venezia di Shakespeare] e' stato sostituito caricaturalmente da un nuovo Ebreo Collettivo, onnipotente e aggressivo, dal nome Israele. Il "Rambo-Ebreo", come l'ha descritto lo scrittore Daniel Goldhagen, "ha ormai ampiamente sostituito l'usuraio Shylock nell'immaginario antisemita".
E' stata la fine di quella guerra di aggressione contro Israele del 67, in cui questa ne e' uscita vincente segnando i confini, che ha dettato la scomparsa del "piccolo coraggioso stato ebraico". Da quel momento in poi, quando Israele si difendeva dagli attacchi Arabi, e la TV prediligeva riprendere l'esercito israeliano e la sua efficienza, le simpatie scemavano. E nelle riprese televisive il fatto che l'esercito intervenisse in modo mirato contro i terroristi, che volevano - dichiaratamente - distruggere lo stato israeliano facendo piu' vittime civili possibili, veniva sottaciuto. Si voleva dare l'idea che Israele fosse colpevole di uno sproporzionato uso della forza senza far notare che li' c'erano 6 milioni di Ebrei circondati da un mare di oltre 120 milioni di Arabi.
Ma fagnente. E' come se il mondo in qualche modo sia convinto che Israele difendendosi dagli attacchi debba vincere il premio per la bonta' e come se la difesa contro coloro che dichiarano di voler distruggere Israele fosse moralmente sbagliata. Non c'e' allora alcuna differenza fra la violenza di assassini che hanno come obiettivi premeditati degli innocenti e quella violenza mirata, sebbene con inevitabili errori, attuata da forze armate di un paese ? Piromani e pompieri davvero moralmente uguali ? La strategia di Israele di ridurre al minimo possibile - sempre - le perdite civili, e' uguale alla strategia dei terroristi che cercano di uccidere - sempre - piu' civili possibili ?
E' un rovesciamento storico senza precedenti che induce a queste domande : I terroristi arabi, incredibilmente, si sono industriati per ispirare piu' simpatia delle loro vittime. Gli Ebrei, avendo sperimentato il genocidio per mano dell'Europa, sono oggi accusati niente di meno che di perpetrare un genocidio sul suolo di Gaza e della West Bank. Un vocabolario accusatorio che presenta gli Ebrei come nazisti e gli Arabi come Ebrei privi di aiuto. I peggiori crimini del passato degli antisemiti - pulizia etnica e razzismo, tentativo di genocidio, crimini contro l'umanita' - sono ora sempre piu' ascritti agli Ebrei e allo stato di Israele. L'argomento e' del tipo : se tu sei contro il nazismo devvi opporti a Israele. D'incanto l'autodifesa di Israele e' trasformata in aggressione. Come conseguenza l'era di riconciliazione fra Israele e il mondo dopo l'Olocausto e' tragicamente finita. Nella maggior parte dei media e nelle sue comunita' elitarie, come risultato, si ha la delegittimazione di Israele.
Gli Americani, che sono finiti per dare ormai per scontato, normale, l'osceno antisemitismo che di routine appare nella stampa araba, si meraviglierebbero nel vedere cio' che ormai appare nella sofisticata stampa europea. In Inghilterra il Guardian ha scritto che "Israele non ha diritto di esistere". L'Observer ha descritto le fattorie Israeliane nella West Bank come un "affronto alla civilta'". Il New Statesman pubblica una storia con il titolo "Una cospirazione Kosher", illustrata da una copertina in cui la Stella di Davide trafigge la bandiera inglese. La storia fa credere che un complotto ebreo-sionista stia tentando di manovrare la stampa inglese per la causa di Israele. In Francia, il settimanale Le Nouvel Observateur, ha pubblicato uno straordinario libello sostenente che i soldati Israeliani hanno violentato donne Palestinesi affinche' i parenti di queste le uccidessero per preservare l'onore della famiglia. In Italia, l'Osservatore Romano ha parlato riferendosi a Israele di un "aggressione che sta diventando sterminio", mentre il quotidiano La Stampa pubblica in prima pagina un carro armato con la stella di Davide che punta il grosso cannone contro il bambin Gesu', che, piangente, dice : "'Non vorranno mica farmi fuori un'altra volta?!"
Il risultato in Europa non e' stata solo violenza verbale, ma fisica. L'anno scorso una relazione del Lawyers Committee for Human Rights, dal titolo "Fire and Broken Glass", ha descritto le violenze perpetrate in Europa sugli Ebrei o su coloro che venivano ritenuti tali. Gli aggressori talvolta urlano slogan fascisti, o lanciano pietre a bambini di scuola, o le aggressioni sono contro fedeli che attengono le loro funzioni religiose e a Rabbini. Case di Ebrei, scuole e sinagoghe sono messe a fuoco. Finestre sono rotte e cimiteri ebrei dissacrati con slogan antisemiti. In Francia, in poche settimane, nella primavera dell'ultimo anno, sinagoghe e scuole ebree, studenti e case, sono state oggetto di attacchi incendiari. Una sinagoga a Marsiglia e' stata rasa al suolo dal fuoco. A parigi gli Ebrei sono stati attaccati fa gruppi di uomini incappucciati. Secondo quanto riportato dalla polizia, durante i primi mesi dopo Pasqua, nella sola citta' di Parigi sono accaduti qualcosa come una dozzina di "incidenti" antisemiti al giorno.
E LA VIOLENZA CONTINUA. In Ucraina skinheads hanno attaccato lavoratori ebrei e assalito il preside di una scuola ebrea. In Olanda dimostranti con la svastica portavano anche foto di Israele cantando "Sieg heil ! " e "Jews into the sea !". A Salonika, il museo dell'Olocausto e' stato riempito di graffiti pro palestinesi. In Slovacchia cimiteri ebrei sono stati oggetto di attacchi incendiari. A Berlino ebrei assaliti, svastiche sulle lapidi ebree, e una sinagoga imbrattata con la scritta : "sei milioni non e' abbastanza".
Nel mondo musulmano la cultura di odio per gli ebrei permea ogni forma di comunicazione pubblica : giornali, videocassette, sermoni, libri, internet, televisione e radio. L'intensita' dell'invettiva anti-giudaica eguagli se non supera quella della Germania nazista nel suo momento di maggiore rigoglìo. La retorica pubblica combina il libello sanguinoso di stile europeo-medioevale con folli cospirazionismi di stile nazista echeggianti il celeberrimo falso dei "Protocolli dei Savi di Sion", nonche' la fantastica teoria del dominio ebreo del mondo. Per tutto il mondo islamico si trovano infamanti citazioni sugli ebrei figli di scimmie e somari. Uno dei principali giornali sauditi racconta di ebrei che usano il sangue di bambini cristiani e musulmani per fare paste e pane azzimo durante il Purim. In questa cultura religiosa fondamentalista America e Israele sono viste come forze sataniche, "Il grande Satana" e "Il piccolo Satana", come usava dire l'Ayatollah Khomeini.
Il rapporto fra i due Satana e' stato enfatizzato ancora di piu' dall'inizio dell'intifada palestinese, nel settembre 2000, e in occasione dell'undici settembre. Chi non ha mai sentito la storia dei 4,000 ebrei che lavoravano al World Trade Center avvertiti di non andare al lavoro quel giorno ? La storia fu messa in internet dagli Hezbollah sotto la copertura di una stazione televisiva libanese. La leggenda metropolitana ha fatto radici fra i musulmani di tutto il mondo richiamando alla mente i versi di W. B. Yeats : "Abbiamo nutrito di fantasie il cuore e questo e' cresciuto crudele".
Gli Islamisti vedono tracce del loro nemico ovunque - la fantasticheria di una segreta e onnipotente lobby sionista che sugge il sangue degli Arabi e dei Musulmani e incita Washington alla guerra contro l'Irak, mentre nel frattempo ordisce le sue trame col piano di controllare il mondo. In Egitto durante il Ramadan e' stata trasmessa una serie TV in 41 parti dal titolo "Horseman without a horse". Il tema della serie tv era che i sionisti hanno controllato il mondo della politica sino dall'alba della storia e ora cercano di controllare il medio oriente. Una fantasia, come ha notato il Prof. Robert Wistrich, importata direttamente dalla Germania degli anni 30.
E' difficile per gli occidentali, che non hanno sulla propria carne le brucianti esperienze storiche ebraiche, capire l'importanza che ha la sopravvivenza di Israele per gli Ebrei, che si sentono impotenti davanti alla propaganda araba che cerca di giustificare il terrorismo contro i civili innocenti descrivendo l'esistenza di israele come illegittima . Una retorica prodotta da un attento calcolo dei leader arabi che vogliono fare di Israele il capro espiatorio dei propri regimi e del loro fallimento nel governare.
Fortunatamente non tutti i politici arabi indulgono in queste ciniche tattiche. Nel febbraio scorso partecipai a un meeting tenuto dal Presidente del Kazakhstan. Il convengno, tenuto nella citta' di Almaty, ospitava presidenti delle repubbliche dell'Asia centrale Kirgizstan e Tajikistan, il ministro degli esteri dell'Azerbaijan e dell'Afghanistan e un rappresentante del ministero degli esteri Turco. Il convegno era denominato come "Conferenza sull'ordine e la tolleranza". Nel parteciparvi rimasi incantato ascoltando uomini di Stato a parlare sinceramente a favore del dialogo fra Islam e Ebraismo in una atmosfera di tolleranza e comprensione, nonche' di denuncia esplicita contro l'estremismo e il terrorismo.
Se si prende in considerazione il numero di Musulmani presenti nelle nazioni rappresentate ad Almaty e si aggiungono i Musulmani moderati di alcune nazioni come l'India, il risultato e' che esiste una enorme parte del mondo Islamico che rifiuta quell'estremismo che e' invece attizzato dai leaders delle nazioni vicine ad Israele.
Che progressi dai tempi in cui furono legittimati e legalizzati l'esistenza di Israele e il diritto del popolo ebraico di avere un proprio stato su una propria terra attraverso la risoluzione del 1947 che propose a approvo' la soluzione dei due stati.
Da allora le Nazioni Unite hanno adottato una posizione che riflette la maggioranza anti-Israeliana dei suoi membri. Le Nazioni Unite oggi rappresentano uno stabile forum per viziati attacchi anti-israeliani che regala una apparenza di legittimita' e di ragionevolezza all'odio e alla falsita', diventando uno strumento di conservazione del conflitto medio-orientale, invece che di risoluzione.
Alcuni atti delle Nazioni Unite semplicemente superano e sfidano l'immaginazione. Alla Conferenza Mondiale Contro il Razzismo tenuta a Durban, in Sud Africa, Israele - l'unica democrazia del medio oriente impegnata nei diritti civili, nella certezza del diritto e nel far partecipare i cittadini arabi al governo democratico - e' stata attaccata dalle nazioni Arabe e del terzo mondo con accuse di genocidio, pulizia etnica e apartheid. Si e' arrivati al punto di utilizzare - per la prima volta in 52 anni - la quarta convenzione di Ginevra per accampare accuse contro Israele. In 52 anni solo contro Israele, senza che fosse fatto contro il documentato e palese genocidio in Cambogia e in Ruanda. Senza che fosse fatto per le politiche razziste dello Zimbawe, o per le pulizie etniche dei Balcani. Senza che fosse fatto neppure contro la Cina, con il suo lugubre record nel Tibet [Ndt. da 1 a 2 milioni di morti in seguito all'occupazione e 85,000 profughi]. Solo Israele ha avuto l'"onore" di tali accuse. In modo simile la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, presieduta occasionalmente da illuminati stati come la Libia, ha fatto il suo lavoro devolvendo i suoi maggiori sforzi in tempo ed energia per attaccare Israele. Tale Commissione e' arrivata al punto di affermare, lo scorso 15 aprile, la legittimita' del suicide bombing o, in altri termini : "all available means, including armed struggle".
NEL MONDO ARABO, il Sionismo e' dipinto non come la risposta ebraica alla lunga storia di antisemitismo culminata nell'Olocausto, bensi' come una forma iper-aggressiva di colonialismo. Ma dato che questo nuovo antisemitismo si manifesta cosi' chiaramente come il rifiuto dello stato Ebraico, e' utile soffermarsi un attimo a esaminare i dati storici.
Un fatto : la maggioranza degli Ebrei sono arrivati in Israele dalla fine del diciannovesimo secolo e nella prima parte del ventesimo non come conquistatori europei con alle spalle un esercito nazionale armato, bensi' come sventurati, veri reietti dalle persecuzioni incessanti che soffrivano nei paesi da cui partivano. Non erano affatto ricchi, ma giovani, poveri e disperati. La falsa idea propagandata secondo la quale l'arrivo dei "coloni" ebrei danneggio' le popolazioni arabe esistenti e' contraddetta e sbugiardata dalla realta' storica di una terra che era in realta' abbandonata alla sabbia del deserto o alle paludi malariche. Mark Twain, nell'opera The Innocents Abroad, la descrisse in questi termini :
"Un Paese desolato, il cui suolo è abbastanza ricco, ma è completamente abbandonato alle erbacce... un' estensione silente dolente ....una desolazione... Per tutta la strada non abbiamo mai visto un essere umano... Già è molto vedere da qualche parte un albero, un cespuglio. Persino l' albero dell' ulivo, e il cactus, quei rapidi amici d' un terreno che non vale niente, avevano quasi abbandonato il Paese... "
Persino persone che non hanno in simpatia la causa sionista sono convinte che gli immigrati ebrei abbiano migliorato la condizione degli arabi palestinesi. Basta prendere le parole di Sharif Hussein, custode dei luoghi Santi in Arabia, che disse nel 1918 :
"Una delle cose piu' sorprendenti e' che fino a poco fa i palestinesi abandonavano le loro terre prendendo il largo in ogni direzione. La loro terra non puo' sfamare un pugno di loro, sebbene i loro antenati siano li' da mille anni. Allo stesso tempo abbiamo visto ebrei venuti dall'estero fluire in palestina.... Loro sapevano che questa terra era adatta ai suoi figli [They knew that the country was for its original sons]. Il ritorno di questi esuli alla loro terra natia si dimostrera' di insegnamento morale e spirituale per i loro fratelli".
Hussein aveva capito, al contrario di molti ai giorni nostri che negano la realta', che la rinascita della Palestina e la crescita della sua popolazione avvenne solo dopo che gli Ebrei furono tornati in gran numero. Lo stesso Winston Churchill, ai tempi British colonial secretary, affermo' : "La terra non fu presa agli Arabi. Gli Arabi vendevano la terra, e lo facevano solo se lo volevano".
La speranza era che gli Arabi accettassero gli Israeliani come loro vicini e finalmente li riconoscessero come tali. Questa speranza mori' presto. Persino la guerra, spietato arbitro finale delle relazioni internazionali, non ha cambiato le cose. Gli Arabi si opposero alla presenza Ebrea nella regione. E la loro guerra era diretta alla stessa idea di Israele. Il Sionismo, l'aspirazione ebrea alla propria patria, e' dichiarata razzista dagli Arabi perche', contro la realta' storica, depriverebbe gli Arabi della loro terra.
Quando rifiutarono la divisione del 1948 e sferrarono il loro attacco congiunto contro Israele furono gli stessi Arabi a scacciare dalle loro case i Palestinesi che sfuggivano dalla guerra, in Libano, Siria e Giordania, dove non furono affatto accolti. Loro stessi li privarono e poi li lasciarono privi delle loro case facendo ricadere la colpa sugli Ebrei, accusandoli falsamente di aver espulso gli arabi dalla Palestina. Ma come l'eminente Arabista Bernard Lewis scrisse : "La grande maggioranza, come i rifugiati senza numero di ogni parte, lasciarono le loro case in mezzo alla confusione e al panico di una guerra di invasione..."
Persino la stampa estera, regolarmente in contatto con entrambe le parti durante il conflitto del 1948, non indico' mai il movimento dei palestinesi come involontario. Neppure ai tempi protavoce arabi, come il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite, Jamal Husseini, o il segretario generale della Lega Araba, osarono mai attribuire agli Ebrei la fuga degli Arabi e dei Palestinesi in concomitanza alla guerra del 1948. Infatti coloro che fuggirono erano spinti a farlo dagli stessi altri Arabi. Come affermo' in quella contingenza lo stesso Primo Ministro iracheno Nuri Said : "gli Arabi devono portare in zone non pericolose le loro moglie e i loro figli fino alla fine dei combattimenti".
La testimonianza di un profugo Arabo nel giornale Giordano Al-Difaa e' chiarissima : "I governi Arabi ci dissero : Andatene in modo da lasciarci entrare. Cosi' noi ce ne andammo, ma loro non entrarono".
E fu permesso che le cose andassero ancor peggio : gli Arabi e Palestinesi cosi' spostati nel 1948 furono messi in campi amministrati dall'Agenzia di aiuto e lavoro delle Nazioni Unite [United Nations Relief and Works Agency], l'unica organizzazione mai creata per rifugiati sin dai tempi della seconda guerra mondiale. Contemporaneamente al conflitto palestinese infatti in India milioni di Hindu e di Musulmani venivano spostati dalle loro terre ma assolutamente niente fu fatto per loro. Nulla di nulla fu fatto successivamente in seguito alla invasione Cinese del Tibet, dove venne distrutta una cultura e una societa' antichissima.
Ancora dopo 55 anni dalla loro prima creazione i campi di rifugiati, i campi dei profughi Arabi, ancora esistono. Con l'eccezione della Giordania i governi Arabi che li ospitano si sono rifiutati di dare cittadinanza ai rifugiati e non hanno voluto che si stabilissero stabilmente. In Libano 400,000 palestinesi privi di qualsiasi status furono interdetti dal frequentare la scuola pubblica, acquistare in proprieta' o addirittura migliorare col proprio lavoro le abitazioni in cui vivevano.
Tre generazione dopo essi infatti tornano ancora utili alla strategia politica degli stati Arabi nella speranza di capovolgere gli eventi a loro infausti del 1948. "Il ritorno dei profughi" - l'ha testimoniato esplicitamente il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser anni dopo - "significhera' la fine di Israele".
Le Nazioni Unite, attraverso l'amministrazione dei campi, ha reso il problema ancora piu' complicato. Come ? I funzionari delle Nazioni Unite definiscono come profughi tutti coloro che sono discendenti di quelli che un tempo furono i profughi del 1948. In qualsiasi altra parte del mondo i discendenti dei profughi non sono mai definiti profughi. Il risultato di questo trattamento unico nel suo genere e' stato quello di far crescere il numero di coloro che sono dichiarati profughi palestinesi da 700,000 a piu' di 4 milioni, includento oltre ai figli e nipoti pure i pronipoti. Come ebbe a confessare un ex primo ministro Siriano, Khaled al Azm, scrivendolo nelle proprie memorie : "Noi chiediamo il ritorno dei profughi mentre noi stessi siamo coloro che li abbiamo fatti lasciare la terra. Portammo noi la disgrazia su di loro. Noi li abbiamo sfruttati per eseguire crimini e assassinii e per lanciare bombe. Tutto cio' per un disegno politico".
Cosi' continua a essere ancora al giorno d'oggi. Quando fu fondato lo Stato di Israele 900,000 profughi ebrei furono costretti ad abbandonare le proprie case nei paesi arabi vicini. Questi profughi furono assorbiti e integrati nel nuovo Israele. Ma mai - mai - il mondo si preoccupo' minimamente di aiutare questi profughi ebrei scacciati dalle terre Arabe.
SCEGLIERE ISRAELE come l'unico stato che deve reintegrare una popolazione di profughi [e resi profughi da altri] chiarisce quale diverso standard si applichi a Israele e solo lui. O, forse, il termine piu' corretto dovrebbe essere quello di "Due pesi, due misure".
Davanti a questa realta' storica, e davanti a una rappresentazione storica cosi' manipolata dai suoni nemici, le distorsioni della verita' e le pure menzogne che caratterizzano le piu' recenti relazioni fra Israele e i Palestinesi non sorprendono affatto.
Ci sarebbero virtualmente esempi innumerevoli da portare, ma particolarmente illuminante e' il cosiddetto "massacro" che sarebbe stato compiuto dalle forze Israeliane al campo profughi di Jenin
Un terrorista suicida palestinese, alla vigilia della Pasqua ebraica, ha ucciso 29 persone e ferito altre 140 nella citta' israeliana di Netanya. Si e' trattato del sesto terrorista fattosi esplodere in quella settimana. Gli Israeliani hanno risposto inviando truppe nella West Bank, compreso nel campo profughi di Jenin, dove gli esplosivi per quegli attentati venivano assemblati. Incomincio' una battaglia di 10 giorni. I palestinesi, con persino l'aiuto di rappresentanti delle Nazioni Unite, hanno fatto affermazioni secondo cui gli Israeliani avrebbero massacrato centinaia di innocenti, fatto esecuzioni sommarie, refrigerato e rimosso i corpi. Saeb Erekat, uno spokesman palestinese, ha reiterato le accuse di centinaia di uccisioni. I media hanno subito accolto la sua versione. Ma ecco che le successive notizie e persino la testimonianza palestinese e scritti raccolti hanno stabilito il fatto che gruppi come Fatah, Hamas, e la Jhad islamica abbiano usato donne e bambini come scudi durante gli scontri. Le risultanze hanno dimostrato soprattutto che non vi fu alcun massacro di civili Palestinesi e documentato quali fossero le recauzioni prese dagli Israeliani durante la battaglia per minimizzare qualsiasi perdita civile anche a costo di avere un alto numero di perdite fra i propri soldati.
Distorsioni e menzogne, in modo che non sorprende, caratterizzano l'atteggiamento politico palestinese verso Israele. Un momento critico fu quello degli accordi di Oslo del 1993, dove il principio sottostante fu quello di terra in cambio di pace. La piu' generosa offerta di pace fatta dagli Israeliani fu fatta a Camp David tre anni fa. L'allora Primo Ministro Ehud Barak offri' a Yasser Arafat il 97 per cento della West Bank e di Gaza, inclusi i quartieri arabi a Est di Gerusalemme e il Monte del Templio. Non solo l'offerta di Camp David e' stata rifiutata da Arafat ma e' stata usata come pretesto per lanciare una campagna di violenza e terrorismo che continua fino ad oggi.
La nozione di "terra in cambio di pace" merita di essere approfondita. Se con essa si intende che Israele deve cedere la propria terra fino a che non sia pace con la fine degli attacchi arabi, allora qualcuno potrebbe concludere che la mancanza di pace e' frutto dell'atteggiamento di Israele che non concede abbastanza terra. Niente, proprio niente puo' essere piu' lontano dalla verita'.
Ci sono stati migliaia di attacchi terroristici dal momento in cui e' iniziata la seconda intifada, tre anni fa. L'unico modo in cui Israele e' riuscita a limitare con |