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lunedì, maggio 26, 2003 Memorial Day. E’ anche osservando la natura dei suoi nemici che si può comprendere la grandezza di una nazione. In occasione del Memorial Day National Review ricorda le guerre per la libertà combattute dagli Stati Uniti. Dall’Indipendenza alla caduta di Saddam.
No, the proper test of a nation is not in its friends, but in its enemies. And in this test, America has never failed. As we prepare to pay our respects to those who have fallen in the foreign wars of the United States, it is useful to recall that they fell, uniformly, at the hand of tyrants, thugs, and usurpers. Who has the United States counted as its enemies? A British monarch who systematically sought to deprive Americans of their natural rights, including consent of the governed. The Barbary Coast pirates. A Mexican dictator, Santa Anna, whose destruction of the free Mexican Constitution of 1824 provoked the Texan revolution, which itself ultimately led through a chain of events to the war of 1846-48. A decrepit Spanish empire that held Cuba and the Philippines through sheer brutality. The forces of German/Austrian militarism in Europe. Hitler, Mussolini, and Tojo. The Soviet dictatorship in the Cold War. Kim Il-Sung, and Mao Tse-Tung in Korea. The forces of Leninist terror from Vietnam to Central America to Grenada. The Khmer Rouge. Muammar Qaddafi and the Ayatollah Khomeini. The ethnic cleansers of Greater Serbia. The Taliban. Saddam Hussein, once to free Kuwait and once to free Iraq itself. In this sense, Iraq is a metaphor for all that we should celebrate on Memorial Day. Our military cemeteries have not been filled in vain. Those who lie at rest have won for themselves eternal gratitude and honor. Our nation has also won the eternal honor that can only be conferred by the nature of those against whom we wage war. And in the last century, without fail, our dearest enemies have been as well the dearest enemies of all humanity. Da 1972. posted by IloveAmerica |
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Memorial Day Oggi negli Stati Uniti si festeggia il Memorial Day. E' una festa che, nata per onorare i caduti della guerra di secessione, si è poi trasformata nella celebrazione della memoria dei caduti americani di tutte le guerre. Questo blog si unisce nel tributo alla memoria di tutti gli americani morti nell'adempimento della ricerca, del perseguimento e della lotta per la libertà. E in particolare, questo blog si vergogna di tutti gli italiani che continuano a versare fango su coloro che sono morti per dare loro la possibilità di comportarsi in maniera così stupida. Never forget. Il nostro ringraziamento non morirà mai. Posted by mixumb Le bandiere americane, un paese in festa Il balcone davanti a casa mia ha ancora la sua bandiera della pace. Un po' più in là un altro arcobaleno, e uno anche sul davanzale del terzo piano. Ogni tanto mi soffermo a osservare le famiglie che espongono il loro drappo. Tutte coppie con figli, buona borghesia, ecologisti della domenica con nidiate di biciclette, al volante di sgasanti fuoristrada tutta la settimana, una tv in ciascuna stanza, una camera giochi riccamente addobbata di tecnologie. Insomma, gente normale. Li immagino, perché non arrivo a vederli dal buco della serratura, coppie felici, istruite, che leggono almeno un giornale, guardano una delle cinque tv che hanno accese, ascoltano la radio. Penso, suppongo, credo che dovrebbero sapere che quell'orribile guerra d'occupazione americana in Iraq è finita da un pezzo, che qualche decina di morti nuovi c'è stata, ma in Israele. Che forse israeliani e palestinesi s'incontrano questa settimana. Che forse quel pistolero di Bush riesce a sederli intorno ad un tavolo. Sempre che sotto il tavolo non si nasconda un altro kamikaze palestinese. Ecco, tutto questo, comunque vada, è cento anni avanti rispetto a quelle inutili bandiere della pace. E loro, con tutte quelle tv, computer, giornali dovrebbero saperlo. Io credo che lo sappiano, ma sono quasi certo che le bandiere della pace che restano alle finestre sono il nuovo messaggio degli anti americani. Cattolici comunisti, verdi di terza generazione. Sappiamo, dicono, che la guerra è finita, ma la nostra battaglia è contro gli Usa. E sia, se non altro impariamo a distinguerci. Una piccola annotazione. Una paio di settimane fa, in cerca di uno dei tanti buoni ristoranti della provincia di Cuneo, sono passato da un piccolo paese che si chiama Ceretto. Davvero una manciata di case. Sulla piazza centrale di affacciano vecchie abitazioni di campagna e nuovi edifici moderni. Forse a guardarla così quella piazza non è una meraviglia di architettura, ma la faccenda più curiosa è che ai balconi delle case c'erano solo bandiere americane. Tante, in proporzione alla modestia dell'abitato. Una sventolava dal ballatoio di una cascina. Se siete in cerca di buona cucina, di vini di qualità e di gente per bene, fateci un salto. Giorgio Levi mercoledì, maggio 21, 2003 Vent'anni fa, l'America da via della Moscova Quasi vent'anni fa ero un giovane telecronista di Retequattro, che proprio allora, in versione Mondadori, muoveva i primi passi. Mi occupavo con Bruno De Prato, corridore automobilistico nei circuiti Usa, e Bruno Longhi, attuale telecronista di calcio Mediaset, di sport americani. Facevamo cioè la cronaca in italiano di Abc Sport, il network americano che aveva siglato, per quel programma, un accordo con Retequattro. A Milano arrivavano i nastri, i satelliti erano ancora una fantasia, con centinaia di piccoli e grandi avvenimenti e noi li trasmmettevamo come fossero delle dirette. Il gioco era carino, l'effetto ottimo, molti pensavano che noi fossimo a Tucson , piuttosto che San Diego o a Miami. Naturalmente eravamo negli studi di doppiaggio di via della Moscova, ma ci davamo da fare. Abbiamo trasmesso per la prima volta in Italia, e quasi in contemporanea, la Maratona di New York, Indianapolis, le finali dell'Ncaa di football e di basket, molto noiso baseball e soprattutto l'intero campionato professionistico di surf. Ovviamente i programmatori piazzavano questi sport in palinsesto ad ore impossibili, in genere dopo l'una di notte. Ottenevamo comunque buoni risultati, oltre il milione di persone ogni notte. Tra tutte queste telecronache quella che ancora adesso ricordo come l'avessi fatta ieri era quella su una straordinaria corsa in bicicletta. I concorrenti partivano da New York e dovevano arrivare a Los Angeles. Una corsa molto in stile americano senza regole, senza tappe, senza vincoli, chi voleva poteva pedalare giorno e notte. Ricordo un concorrente che arrivato nell'Indiana si fermò a dormire nel fienile di casa sua, altri che rimasero fermi tre giorni in un lodge di montagna, un gruppo in fila che correva sulle highway per fare più in fretta. Le riprese video erano stupende, i grandi tramonti, i villaggi, le città con i grattacieli, le campagne, l'oceano in fondo prima dell'arrivo. Ecco, quella era davvero l'America. Quella che noi cercavamo di raccontare, del tutto ignorati dai pensatori della televisione. Oggi credo che la corsa ci sia ancora, ma le nostre miliardarie reti televisive forse non sanno nemmeno di che cosa si tratta. Eppure, quegli sport così snobbati raccontano davvero un Paese, un popolo, la loro libertà, meglio di tante parole. Giorgio Levi Lettera ad un Sogno
Da: Filoamericano martedì, maggio 20, 2003 Usa, Ari Fleischer lascia la Casa Bianca Il portavoce di Bush Ari Fleischer abbandonerà l'incarico il prossimo luglio per tornare ad impegnarsi nel privato. Fleischer, 42 anni e sposato da sei mesi, ha detto ieri ad un gruppo di giornalisti che aveva informato il presidente già venerdì scorso. "Quando glielo detto- ha raccontato Fleischer- mi ha dato un bacio sulla fronte". lunedì, maggio 19, 2003 La leggenda torna in edicola Tutti gli appassionati del giornalismo americano, e anglosassone in genere, saranno contenti di sapere che il grande Life, una specie di leggenda per intere generazioni di lettori, tornerà presto in edicola. A quanto pare Time Inc. ha deciso di riportare in edicola il magazine che più di ogni altro ha segnato un'epoca memorabile nella storia del giornalismo. La conferma è stata data dai manager di Time venerdì scorso. Il nuovo Life sarà un supplemento della domenica, accluso gratuitamente ai giornali del gruppo e sarà in diretta concorrenza con Parade, la rivista di Gannet. Dello stile del vecchio Life, eccellenti fotografie a parte, non ci sarà molto, questa nuova versione è infatti un mix editoriale tra Time e People. Il mito di una generazione di giornalisti venne fondato nel 1936, chiuso nel 1972, mensile nel 1978 e richiuso nel 2000. Rieccolo adesso nel ricco mercato della domenica. sabato, maggio 17, 2003 Democratizzazione vs. Terrore. La solita impeccabile analisi dell'Economist. Nei prossimi giorni presumibilmente vedremo molti di coloro che si sono opposti alla guerra in Iraq farsi forti degli ultimi attentati per denunciare come l'intervento armato lungi dallo sconfiggere il terrorismo ne avrebbe invece provocato una recrudescenza. Ma questo sarà solo uno dei tanti equivoci che l'incomprensione del fenomeno terrorista nell'opinione pubblica porta con sé. In realtà l'integralismo armato non si muove in base alle scelte di politica estera dell'Occidente. Si muove per il raggiungimento dell'obiettivo che costituisce la sua stessa ragion d'essere: colpire la società aperta in quanto tale (V. anche il post Le strategie del Terrore). La guerra contro il terrorismo non è un processo che una vittoria militare possa chiudere automaticamente ma è un percorso di autodifesa del quale necessariamente anche le azioni belliche contro regimi che lo supportino o che costituiscano una minaccia per la sicurezza internazionale fanno parte.
It would be a comfort to believe that Islamic terrorism rises and falls with each twist and turn of American foreign policy. If so, America would need only to adjust its policy for the terrorism to stop. But its causes are more complicated than that. Violent hearts captured by this sort of worldview will not be dissuaded by this or that adjustment in foreign policy. Mr bin Laden's 1998 declaration of war against “Crusaders and Jews” came at a time of relative optimism in Israeli-Palestinian peacemaking. This week's bombs came less than a month after America said it would remove most of its forces from Saudi Arabia. Al-Qaeda will continue its attacks even if America pushes hard for peace in Palestine (see article), and it would not have stopped its attacks even if America had decided against invading Iraq. As for Afghanistan, there is every indication that the loss of its safe haven has indeed disrupted al-Qaeda's ability to operate. Many of its top men have been killed or captured. The fact that it has nonetheless struck so hard in Saudi Arabia shows only that the war against terrorism will never produce a single, decisive moment of victory. La democratizzazione dell'Iraq rappresenta in quest'ottica uno sviluppo essenziale sul quale chi si è assunto la responsabilità di liberare il paese dalla dittatura deve concentrare ogni sforzo. Il potere dell'esempio. There are plenty of other ways for America to win Muslim hearts and minds. The superpower could be less uncritically supportive of autocratic regimes such as Saudi Arabia's. It should work harder for Mr Bush's two-state solution in Palestine. But the power of its own example in Iraq may well count for more. Iraq has the human and raw material it needs to become a prosperous liberal democracy. Guiding it there, and then leaving it in peace, is not enough to make America safe from continuing attacks by implacable jihadis of the al-Qaeda sort. But the mere existence of a democratic Iraq would help to persuade millions of Muslims that the alternative to a secular dictatorship does not have to be an Islamic dictatorship—or any sort of dictatorship at all. Da 1972. venerdì, maggio 09, 2003 Come Saramago. Ernst Nolte è per i suoi detrattori uno storico «revisionista» (aggettivo peraltro utilizzato maldestramente in tono di disprezzo come se il racconto della storia non consistesse in una continua opera di revisione e di ricerca). Ma Ernst Nolte occupa da tempo un ruolo eminente nel dibattito storiografico contemporaneo.
Tra i suoi meriti vi è quello di essere stato uno dei primi ad infrangere il grande tabù che impediva di accostare la realtá dei Gulag comunisti a quella dei Lager nazisti. Nolte vedeva invece nel sistema concentrazionario sovietico un antecedente ed un modello dei campi hitleriani. Lo storico ha tenuto tre giorni fa una importante ed articolata lezione in Senato sull'idea di Europa e sui rapporti col Nuovo Mondo. La parte conclusiva della sua trattazione ha però suscitato un comprensibile sconcerto. Nolte ha detto questo: Chi ha letto Gobineau e Nietschze non vedrà in questo "antisemitismo" una mera ossessione, ma l'interpretazione eccessivamente concreta e generalizzante di un fatto incontrovertibile: il ruolo preminente assunto nella storia dall'Antico Israele prima, e dall'ebraismo poi. Il XX secolo ha prodotto un terzo Stato di natura eccezionale e ideocratico in altro senso, ma oggi ancora forte e vigoroso: lo Stato sionista d'Israele. La paura della scomparsa di un popolo, che può essere indicata in ultima analisi come causa della nascita del sionismo, fu ben più autentica e fondata rispetto alla paura che mosse Hitler. Inoltre, l'opera di colonizzazione europea nel cuore dell'Islam, pur se in corrispondenza col territorio dell'antica "Terra Santa" (come definire altrimenti il sionismo?), era di gran lunga più comprensibile e giustificata del progetto di conquista e di colonizzazione dell'Europa orientale slava da parte di Hitler; infatti la volontà militare di attacco e di difesa contro un nemico dalla superiorità apparentemente schiacciante è stata coronata da un successo maggiore che nel caso della Germania nazionalsocialista. Cio nonostante, negare ogni comparabilità è uno dei grandi errori della nostra epoca (...) Se dovesse trovare conferma l'ipotesi che i preparativi per l'attacco americano all'Iraq non sarebbero stati possibili senza l'influenza di Israele e degli ambienti filoisraeliani negli Stati Uniti, una vittoria, non importa se con o senza spargimento di sangue, segnerà l'inizio di una nuova era nella storia, nella quale la volontà di espansione della variante americana di civiltà mondiale rifiuterà il diritto internazionale consolidato, e l'America come unica potenza mondiale mirerà inevitabilmente a sottomettere anche l'Europa alla sua volontà politica e alla sua influenza culturale. Ma (...) qualora Israele, col tacito accordo degli americani, dovesse cogliere l'occasione, offerta dalle turbolenze della guerra e del Dopoguerra, di attuare il "trasferimento" dei palestinesi ripetutamente richiesto da molti israeliani, l'unico elemento di differenziazione (rispetto al regime hitleriano, N.d.T) sarebbe "Auschwitz". Chiuso il cerchio. Tutti gli stereotipi del moderno antisemitismo si ritrovano ancora una volta al fianco della denuncia dell'America come potenza imperiale assetata di dominio. Un'analisi che la sinistra regressista ed i suoi fedayn sarebbero lieti di sottoscrivere. Nessuna sorpresa. E' l'aria che tira in Europa. Tempi cupi. Quelli in cui Nolte si ricongiunge con i suoi detrattori. P.S. Qui c'è una cosa che dura un minuto. Da 1972. domenica, maggio 04, 2003 Tre personaggi davvero geniali Poteva filare tutto liscio al concerto del 1° maggio? Gli organizzatori lo speravano. Ecco invece cosa hanno pensato di dire tre personcine a modo. Il primo è il "compagno" Daniele Silvestri (il padre è il produttore del Maurizio Costanzo Show), il quale invitato ad esibire la sua "arte", (?) si lasciava andare prima ad un monologo : "Se c'è una guerra di cui vorrei parlare è quella ignobile, ridicola, pericolosa che il nostro governo sta dichiarando in questo momento alla magistratura italiana" poi ha invitato i giovani a "diffidare da chi ride troppo", esortando i giovani "a non mettere nei cassetti le bandiere perchè serviranno presto". Perbacco !! Altro intervento extra canoro regalatoci dai 99 Posse ed esposto dalla voce della cantante Meg : " Non ci sarà pace senza giustizia e non ci sarà giustizia finchè governeranno persone in doppiopetto come Bush, Blair e Berlusconi". Accipicchia !! Viviamo sotto una dittatura e non me ne sono accorto.. Ha poi incitato i 700.000 presenti a intonare in coro " Assassini, assassini". La ciliegina sulla torta l'ha messa il presentatore (?) figliodipapà Claudio Amendola. Cosa ha detto questo "attore eccelso" ? Semplicemente questo : "Ai giovani di destra, quelli del Fuan e quelli dello stadio, piacciono le svastiche, mentre a quelli della sinistra piace la musica". Figlioli !! Quindi ricapitolando. Io che sono un lavoratore ed ho festeggiato il primo maggio (anche se sono di destra, ma si sà , si sono aprropriati oramai di tutte le manifestazioni come il 25 aprile insegna), che amo la musica e vado pure allo stadio (alla faccia di Amendola sventolando la mia bandiera), che ogni tanto una risata me la faccio anch' io, che decido di guardare il concerto alla tv di stato (e che finanzio con il mio canone), mi debbo sentire insultato continuamente da questi tre bei personaggi che mi costringono a cambiare canale e guardare altro. Ma perchè poi a me la musica non deve piacere? Mistero amendoliano... Filoamericano. giovedì, maggio 01, 2003 LUNEDI' 5 MAGGIO TORNA IL BERSO' Approfitto della gentilezza dell'autore di I Love America per dire a i suoi e ai miei amici e lettori che da lunedì prossimo torna Il Bersò, il blog che ho dedicato all'informazione internazionale. Notizie, anticipazioni, avvenimenti dal mondo dell'editoria americana ed europea, della pubblicità e dei giornali. Qualche novità è già pronta, altre arriverranno. Questo è un gruppo d'informazione libera. Continuate a leggerci. Vi aspetto. |