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lunedì, marzo 31, 2003 Giù le mani dall'America La prima volta che ho scoperto l'America è stato all'inizio degli anni Sessanta. Ero poco più di un bambino. Un pomeriggio mia madre mi dà il permesso di uscire. Con il nonno, al cinema e per la prima volta. Un gigantesco locale nel centro di Torino con uno dei primi schermi panoramici. Il nonno era un tipo robusto, un operaio, uno che non si era mai iscritto al partito fascista, che era rimasto senza lavoro negli anni più duri del Ventennio.Un socialista, un sovversivo come gli diceva sua madre. Spalle larghe e una grande passione: l'America. Così come se l'era immaginata prima delle guerra e come l'avrebbe vista dopo, nelle strade di Torino liberate dai tanks con la bandiera a stelle e strisce. Il mio primo film non poteva perciò che essere "Il giorno più lungo", uscito a quell'epoca da poche settimane. Entrammo al primo spettacolo e uscimmo cinque ore dopo, un po' prima della fine dell'ultimo. Il film l'ho imparato a memoria quella sera. Osservavo però e soprattutto quel nonno grande e robusto non perdere una battuta, estasiarsi, commuoversi, sorridere, rimanere incantato, stupito, affascinato. Erano i suoi Eroi. Erano i soldati della libertà, della democrazia, del coraggio. Erano gli uomini che lo avevano strappato alla prigione di Mussolini, alle umiliazioni, alle privazioni. Erano gli uomini che spuntavano dai carri armati e che lui e mia madre avevano aspettato sorridendo il 25 aprile con i fiori in mano nei viali di Torino. Erano gli uomini che gli avevano regalato la prima vera primavera colorata. Per tutto il film ho tenuto un occhio sullo schermo e uno sul volto del nonno. E ho sentito per ore la sua mano forte sulla mia spalla. Era la mano di un uomo contento. Una mano che non potrò dimenticare. Si dice che certi episodi s'imprimano nella memoria in modo indelebile. Trascorrono i decenni e loro restano lì. Intatti come fossero accaduti ieri pomeriggio. Quel giorno non lo sapevo, ma il tempo per me si sarebbe fermato davvero, non ho mai ascoltato altre lezioni di storia, finalmente avevo anch'io la mia America. Sal CHI HA ARMATO SADDAM II
[thanks to The Dissident Frogman] Avevamo gia' pubblicatoun articolo che dimostrava che l'America fu l'ultimo dei paesi occidentali ad armare Saddam. Nei commenti su Rolli avevo avuto l'occasione di vedere come azzeccagarbugli pacifondai insinuassero dubbi sulle fonti, secondo loro Americane legate all'amministrazione, e dunque inaffidabili (mentre invece sono sempre affidabili, per loro, le fonti di Saddam). La fonte in questo caso e' lo Stockholm International Peace Research Institute, costituito dal parlamento Svedese come ente di ricerca indipendente. I dati divergono dallo studio precedente, e mancano per la Germania, ma confermano il ruolo USA nell'armamento del macellaio Irakeno. Il grafico e' elaborato da The Dissident Frogman su dati SIPRI. Qui il grafico completo. Ma non facciamoci illusioni, per i pacifisti-leninisti nessuna fonte e' mai buona se e' a vantaggio degli USA, e qualsiasi fonte corretta se contro. Postato da Paolo Camillo giustamente ironizza, chiamandola notizietta di poco conto, dato che i nostri media, dopo aver ostentato le vittime civili a baghdad, si sono dimenticati di dirlo. Meglio allora sottolinerla :
Postato da Paolo L'ONU negli USA
L'opposizione alle Nazioni Unite, viste come un consesso di dittatori e come un potenziale governo mondiale che puo' imporsi sulla sovranita' nazionale, e' sempre piu' forte. Interessante questa pubblicita' televisiva. Ripensare la struttura e il funzionamento dell'Onu e' ormai indispensabile. Postato da Paolo STATO E RELIGIONE Il tema dei rapporti fra stato e religione negli USA e' da sempre caldissimo, con apparenti profondi contrasti fra le liberta' civili esercitate e protette con attenzione e la profonda religiosita' personale (a proposito delle liberta' civili Star and Stripes ricorda come in alcune citta' americane non si possa apporre simboli di sostegno alle truppe sulla proprieta' pubblica, altro che bandiere della pace nei comuni o nelle scuole). Stranocristiano, sito filoamericano non interventista, ci riferisce di una curiosita' : una risoluzione che chiede la proclamazione di un giorno di penitenza, preghiera e digiuno per il popolo degli Stati Uniti. Il tema e' scottante. Si pensi a titolo di esempio che il giugno scorso la Suprema Corte degli Stati Uniti aveva proibito che nelle scuole si facessero preghiere o invocazioni religiose prima delle attivita' o degli incontri sportivi, in quanto sarebbe un comportamento anticostituzionale. A maggior ragione dovrebbe esserlo un tale invito o esortazione proveniente dal governo in carica. Personalmente sono d'accordo con chi critica la risoluzione, sia perche' l'intervento militare non ha e non deve avere toni religiosi, sia per l'indipendenza fra Stato e Religione, che e' fatto personalissimo, e in questo caso il governo verrebbe ad esercitare una funzione tipicamente religiosa che non gli compete, come appunto l'essortazione alla preghiera. L'argomento, che vedra' sicuramente forti e profonde contrapposizioni fra gli stessi filoamericani, e' estremamente interessante. Postato da Paolo TORTURATO E MUTILATO Dopo aver minacciato di usare le armi chimiche che non hanno (vedi il secondo post che precede) , i repubblichini di Saddam mettono in pratica le convenzioni sul trattamento dei prigionieri di guerra (POW) in questo modo (New York Post).
Thanks to Matt of Stars and Stripes Postato da Paolo
NON ABBIAMO WMD, MA LE USEREMO In una dichiarazione successiva al primo attentato kamikaze contro l'esercito Americano il vicepresidente irakeno ha detto :
Quali altre armi, se non armi chimiche, lo permetterebbero ? posted by Paolo sabato, marzo 29, 2003 William Safire spiega come la strategia di Saddam sia di provocare il massimo numero di vittime civili e come solo l'ipotesi lontana di qualsiasi possibile mediazione diplomatica che interrompa la guerra sia sufficiente per frenare qualsiasi ipotesi di ribellione degli irakeni. :
E propone una strategia storica.... Postato da Paolovenerdì, marzo 28, 2003 CRIMINOLOGIA Camillo segnala, LiberoPensiero riprende, e io non posso che rimanere attonito : Scrive il direttore de Il Manifesto :
Insomma, questi sono coloro per cui migliaia di vittime persino civili possono avere una giustificazione, uno scopo, possono servire, se contro un governo democraticamente eletto e un popolo libero, e sono gli stessi che urlano l'inaccettabilita' di ogni singola vittima se invece serve per rimuovere dei tiranni macellai. L'articolo originale de Il Manifesto Postato da Paolo AMERICAN SERVICEMEN
Le informazioni dalla stampa ci mostrano spesso particolari, magari creati ad arte, facendo perdere il quadro di insieme. Anche queste fotografie potrebbero essere un particolare, ma il quadro di insieme e' chiaro e inoppugnabile. Abbiamo un esercito di una nazione democratica dove chiunque puo' esprimersi senza timore che per questo sara' ucciso o saranno uccisi i propri famigliari, e che in 7 giorni ha compiuto la piu' veloce e profonda campagna della storia militare. E ugualmente in tutta la storia militare mai si era avuta tanta attenzione a limitare le pur inevitabili vittime civili. E mai nella storia militare tanta strada fu percorsa con meno caduti fra i nostri soldati.
un soldato Americano porta in salvo un militare irakeno ferito (MSNBC) E' PROPRIO FACILE COLPIRE I CIVILI ? La dittatura di Saddam non ha alcuna possibilita' sul piano militare di difendersi dalle forze Alleate. L'unica sua speranza puo' essere quella di causare il maggior numero di vittime Alleate (ma non e' cosa facile) e soprattutto civili, tentando cosi' la carta della sospensione dell'intervento militare a scopo umanitario. Che il macellaio Saddam non si faccia scrupolo delle vittime civili l'ha gia' dimostrato ad Halabja, gasando interi villaggi, e nello sterminio dell'opposizione. Usare invece la propria popolazione come scudo umano e sparare colpi di artiglieria sulle donne e bambini che vogliono lasciare i luoghi di battaglia e' un orrore cui neppure la follia nazi-fascista era giunta, e che sottolinea ancora una volta l'importanza di cancellare dalla faccia del pianeta la dittatura di Hussein. Da qui una campagna di disinformazione e calunnia che tenta di attribuire al fuoco Alleato delle vittime civili che con tutta probabilita' sono opera della stessa Guardia Repubblicana di Saddam. Gli errori sono sempre possibili ma non abbiamo per nulla chiara quale sia la precisione delle armi Alleate. Allego un filmato interessante. E' girato in Afghanistan e mostra il modo con cui opera un AC-130 su un campo militare talebano.
Ac-130 Vedendo e ascoltando il dialogo seguente si potra' vedere la precisione del tiro, come risultino chiaramente le sagome umane e come l'equipaggio dell'areo abbia deciso di risparmiare chi correva cercando di rifugiarsi nella moschea (e si trattava di guerriglieri talebani, non di civili) :
clicca qui per vedere il video Postato da Paolo Aria. Sembra che in Spagna nove cittadini su dieci siano contro l’intervento per disarmare l’Iraq e deporre il suo despota. Una percentuale che persino El Caudillo Franco invidierebbe se fosse ancora vivo. I mezzi di comunicazione diffondono ogni mezzora questi sondaggi e nei telegiornali della sera vanno in onda senza commento i bollettini dei gerarchi di Hussein che fanno la conta dei morti e accusano gli alleati di crimini di guerra. Quasi ogni mattina ragazzi, che a malapena possono conoscere la storia del loro paese e certamente sanno ancor meno di quella del mondo, sfilano per le strade gridando contro Aznar, Bush e Blair "fascisti" e "terroristi". Gli stessi anatemi si ascoltano pronunciati dai loro maestri: quegli adulti che il fascismo lo hanno vissuto davvero e dovrebbero saperlo riconoscere. Le forze politiche che domani potrebbero trovarsi di fronte alle stesse scelte di chi oggi governa assecondano e promuovono questi riti collettivi di purificazione delle coscienze e di lavaggio dei cervelli. Una sorta di pensiero unico che pare inattaccabile si diffonde dalle televisioni, dalle radio, sui quotidiani ed inonda con la sua forza di omologazione strade, piazze, bar, luoghi di lavoro. Dappertutto lenzuoli, bandiere, poster, adesivi ripetono come un mantra il nuovo credo: no alla guerra. Persino le scuole e le università, luoghi normalmente deputati a fornire a chi le frequenta gli strumenti per leggere la realtà e non precisamente ad appropriarsene secondo schemi imposti e prefissati, espongono striscioni in cui la parola Pace è scritta a caratteri cubitali. La Pace come un esorcismo. I politici del Partito Popolare sono accolti con lanci di uova e con insulti praticamente in ogni appuntamento pubblico cui abbiano l’ardire di partecipare. Non si ascoltano voci di dissenso nell'opinione pubblica. Quei pochi che le vorrebbero esprimere se le tengono prudentemente nascoste. Ciò che la democrazia rifiuta, pena la propria scomparsa, il pacifismo cerca ed ottiene: l’unanimismo.
Nel resto d’Europa lo scenario è lo stesso. L’istinto e l’emotività di masse improvvisamente risvegliatesi dal loro torpore hanno la meglio sulla logica del ragionamento, senza dover neanche troppo combattere. Non sembra preoccupare nemmeno il ripetersi piuttosto frequente nelle città occidentali degli stessi atti e degli stessi slogan che sono di casa da sempre nelle capitali dell’estremismo e del fondamentalismo. Nè sembra turbare la constatazione che più o meno consapevolmente milioni di persone appoggino, quando si verificano, queste espressioni di intolleranza e di fanatismo come se fossero scontate e naturali. Le lezioni di storia addomesticata impartite dai nuovi padroni del pensiero, gli ideologi del mondo capovolto, della realtà in negativo, della filosofia "-anti", sembrano determinare il ritorno ad una fase pre-politica, in cui un rassicurante giardino d’infanzia si sostituisce ad una realtà che, richiedendo l’assunzione di responsabilità, rischia di far paura. Nelle nuove tempeste ideologiche che ne derivano, ancora una volta l’idea dell’Occidente, della democrazia liberale e delle sue forme di rappresentanza ne esce insultata, vilipesa, schernita. A cosa tutto questo possa portare non è difficile prevederlo. In questo ambiente francamente irreale, dai tratti vagamente totalitari, confessiamo di provare un pesante senso di accerchiamento. Aria, necessitiamo aria. Quella che ci circonda si sta facendo davvero irrespirabile. Da 1972 (che ringrazia I Love America per l'ospitalità) mercoledì, marzo 26, 2003 STEFANO SPADONI DA NEW YORK
Sono felice di segnalare la voce degli Italiani d'America a New York : Stefano Spadoni. Potete ascoltare la Big Apple Radio in Italiano cliccando sul banner e visitare il bravissimo Stefano Spadoni e il sito della sua radio. Non perdetela e fate conoscere i suoi siti a tutti gli italiani on line. Spedite agli amici gli indirizzi : - Il sito della Big Apple Radio e la radio in diretta - Il sito e le opinioni di Stefano Spadoni http://www.bigappleradio.net/ COME VA REALMENTE L'INTERVENTO MILITARE
Giovanni Zibordi, uno dei migliori analisti finanziari italiani, ci spiega come sta andando realmente la campagna di liberazione dell'Irak. La sua analisi e' particolarmente importante quando i nostri media vergognosamente fanno di tutto per presentare i fatti in modo distorto, con paralleli ridicoli e tendenziosi (Irak come Vietnam) e riportando come vere persino le fonti del regime di saddam. 700 km in Sette Giorni Fino a Bagdad di Giovanni Zibordi SU LIBERO PENSIERO La segnalazione della notizia di Israele.net riguardo al denaro sottratto al popolo palestinese. Informazione al solito nascosta sui nostri media. martedì, marzo 25, 2003 ERA GIA' GUERRA
A partire del 1991, e quindi senza contare le stragi di Halabja precedenti tramite il gas, piu' di 60,000 (sessantamila) persone sono state uccise in Irak e svariate migliaia sono "scomparse" (i calcoli sul numero degli uccisi provengono dai dissidenti e riguardano solo il gruppo dissidente sciita). Il sito di esuli irakeni dell'Assyrian patriotic party ci presenta un documento video. Avviso che contiene sequenze molto forti, da cui e' tratta l'immagine che accompagna il post : La manichea opposizione "si alla pace e no alla guerra" e' una falsita'. La guerra esisteva gia' in Irak. Il non intervenire militarmente non porta ad alcuna pace, piuttosto e' l'unico modo di fermare una guerra in corso e che continuerebbe. L'Europa poteva almeno fare suo l'appello di Marco Pannella, e salvando la coesione dell'Onu e dell'Unione Europea, e perseguire insieme pace e rimozione di Saddam. I nostri partiti hanno invece preferito strumentalizzare la sentimentale attrazione per la parola "pace" ai propri fini politici, e in questo modo hanno rafforzato il regime fascista di Bagdhad. Perche', fra le tante dittature sanguinose esistenti si deve fermare l'Irak ? Se queste proposte dei Radicali italiani non hanno efficacia l'unico approccio morale e corretto e' prendere l'occasione data dal fatto che gli Stati Uniti, facendo cadere il regime di Saddam, hanno l'opportunita' di (1) eliminare una ampia zona del medio oriente dove il terrorismo poteva armarsi, addestrarsi ed agire al di fuori di ogni controllo. Hanno inoltre modo questa volta di finanziare e organizzare una democrazia da costruire gradualmente in cui (2) il fanatismo e l'estremismo siano assenti dai banchi di scuola, dalle televisioni e dai giornali. Proteggendo insieme il proprio futuro e liberando un popolo. (3) Le molte altre dittature esistenti o sono troppo forti o la loro caduta non conferisce questi vantaggi. Soprattutto questo video serva a ricordare che non c'e' alcuna pace da scegliere in alternativa alla guerra, perche' la guerra in Irak c'era gia' e continuerebbe. Si tratta di decidere se permettere a Saddam di continuare a massacrare il suo popolo o di compiere un sacrificio finale che porti la liberta'. [Invito a leggere gli archivi di I Love America, dove potete trovare documenti che dimostrano come la spesa di questa guerra sia superiore al vantaggio che gli USA possono avere dallo sfruttamente del petrolio irakeno, che in un Irak libero andrebbe finalmente a vantaggio del popolo, e non a costruire la terza piu' grande ricchezza personale di un regnante, come quella di Hussein. Potete trovare documenti sull'opera dei mass media e delle scuole diretta a formare fanatatismo e terrorismo in medio oriente, e moltro altro] lunedì, marzo 24, 2003 ANCORA HUMAN SHIELDS PENTITI
Una madre irakena con la foto dei suoi cari "scomparsi" Ora dopo ora, man mano che gli "human shield" ritornano dall'Irak, si moltiplicano le loro testimonianze su come stanno realmente le cose e su cosa realmente chiedono gli irakeni. Invito a rileggere la precedente testimonianza di un giovane Pastore americano, Jospeh Kenneth, apparsa fra i precendeti articoli, e ora questa testimonianza. Segue la traduzione dell'originale in inglese sull' Opinion Telegraph [ Link ] Ingenuamente, sono stato cosi' sciocco da essere uno scudo umano per Saddam di Daniel Pepper Volli far parte degli scudi umani a Baghdad per compiere qualcosa che potesse dare l'attenzione del mondo al movimento contro la guerra. Era stimolante : i volontari che si proponevano come scudi umani stavano facendo un sacrificio per le loro convinzioni politiche, ed era molto di piu' che andare ad un corteo a Washington o a Londra. Era semplice, sali sull'autobus e rappresenti te stesso. E fu quello che esattamente feci la mattina di Sabato, 25 gennaio. Sono un 23enne Americano di origine ebrea, un fotografo che vive a Islington, a Nord di Londra. Avevo gia' viaggiato per il medio oriente prima di allora ed ero stato nella West Bank palestinese durante l'Intifada. Andai pure in Afghanistan come fotografo per il Newsweek. Essere scudo umano rispondeva alla mia posizione contro la guerra, ma quando cinque settimane dopo il mio arrivo lasciai Baghdad il mio punto di vista era cambiato radicalmente. Non voglio dire che era esattamente a favore della guerra - no, ora ho sentimenti contrastanti, ma pero' ho senza dubbio il forte desiderio di vedere Saddam rimosso dal suo posto. Noi che facevamo parte dell'autobus provavamo empatia con i civili irakeni, persino se al momento non ne conoscevamo alcuno. Il gruppo in quel momento non era tanto interessato a protestare per i propi diritti quanto a protestare contro il governo degli Stati Uniti e dell'Inghilterra. Fu traumatico il mio primo incontro con un irakeno a favore della guerra. Era un tassista che mi riportava all'hotel a tarda notte. Gli spiegai che ero Ameriano e il mio messaggio, come dicevamo sempre noi scudi umani, era sostanzialmente :"Bush cattivo, guerra cattiva, Irak buono". Il tassista mi guardava con una espressione stupita. Appena compresi che io parlavo seriamente, rallento' e incomincio' a parlare, in un inglese faticoso, della tragedia del regime irakeno. Fino a quel momento avevo sentito solo Bush parlare in quel modo, ma ora quest'uomo mi spiegava come tutti i proventi del petrolio andassero nelle mani del regime di Saddam e dei suoi uomini e come la minima espressione di disapprovazione politica significasse lo sterminio non solo per se' ma per tutta la propria famiglia. Dentro di me si scateno' l'inferno. Dapprima avevo pensato che forse si trattava di un agente del regime in incognito che voleva farmi cadere in una trappola, ma piu' tardi ebbi l'impressione che volesse sinceramente che io lo aiutassi a sfuggire da quella situazione. Mi sentii malissimo. Gli dissi : "Ascolta, io non sono nessuno, non ho alcuna importanza, non sono delle Nazioni Unite e neppure sono della Cia. Non posso fare niente per te". Naturalmente avevo sentito prima che vi erano irakeni che odiavano Saddam, ma sentirli in prima persona era tutta un'altra cosa. Qualcuno me lo stava spiegando faccia a faccia. Parlai di quello che mi era successo ad alcuni giornalisti occidentali. Mi risposero che questo tipo di cose accadevano spesso, spontaneamente, con episodi molto coinvolgenti emozionalmente, con improvvise richiesste che imploravano letteralmente gli occidentali a liberarli dalla tirannia di Saddam. Divenni allora sempre piu' preoccupato del modo con cui il regime Irakeno stava restringendo la liberta' di movimento di noi scudi umani, e cosi', giorni piu' tardi, lasciai Baghdad per la Giordania con cinque degli altri miei amici. Una volta che fummo oltre confine ci sentimmo liberi di chiedere al nostro tassista cosa pensasse del regime di Saddam e cose pensasse della minaccia dei bombardamenti aerei. Stavamo ascoltanto seduti a bocca aperta. A Jake, uno di noi, uscirono le seguenti parole " Oh my God" mentre il nostro accompagnatore ci descriveva gli orrori del regime. Jake era altrettanto stupito dell'ingenuita' in cui era caduto. Tutti lo eravamo. A nessuno di noi era venuto in mente che gli irakeni potessero essere a favore della guerra. La piu' significativa affermazione del nostro tassista fu : "Tutti gli irakeni vogliono questa guerra". Sembrava convinto che le perdite civili dovessero essere piccole; aveva una fiducia spropositata che la macchina da guerra Americana fosse in grado di assolvere le proprie promesse. Certamente molto piu' fede di quella che avevamo noi. Forse la cosa piu' traumatica che abbiamo avuto modo di imparare e' stato che l'irakeno medio e' convinto che noi siamo li' perche Saddam ci paga. Sebbene noi abbiamo spiegato che questo non e' assolutamente vero vedevo che loro non ci credevano. Piu' tardi mi fu domandato : "Veramente, dicci quanto Saddam ti ha dato per venire qui". Tutto cio' mi sconvolgeva : Questo era la situazione reale della vita irakena. Dopo la prima conversazione di questo tipo io cambiai completamente l'angolazione da cui analizzare la sitauzione. Un cambiamento da tutti i punti di vista : Logico, emozionale, psicologico. Ricordai che in passato avevo gia' visto i mega-ritratti propagandistici di Saddam ma ora provavo a mettermi nei panni di chi era vissuto per venti anni ai piedi di quei ritratti. L'ultimo Giovedi' notte sono andato a fotografare le proteste pacifiste in Parliament Square. Migliaia di persone gridavano "No alla guerra", ma senza pensare alle implicazioni per gli irakeni. Alcuni bevevano e danzavano al suono della Samba e avevano a che dire con le forze dell'ordine. Ma era veramente come se i pacifisti parlassero da un mondo lontano con in mente un modo di vivere in un governo perfettamente accettabile, e non avessero minimamente in mente la reale situazione Irakena. Era uno spettacolo che ora mi turbava. Chiunque che abbia mezzo cervello deve rendersi conto che Saddam deve essere spazzato via dall'Irak. Ora so che e' incredibilmente ridicolo che i manifestanti per la pace stiano marciando in modo da difendere un regime che sta opprimendo la liberta' del proprio popolo. Postato da Paolo domenica, marzo 23, 2003 L’ultima carta di Saddam
"Saddam Hussein ha una sola possibilità di uscire vivo e vincitore dal conflitto che scatterà tra poche ore. E lo sa bene. Questa possibilità prevede che nei primi giorni della guerra ci siano molte vittime tra i soldati americani ed inglesi. Di fronte allo spettacolo di tante bare coperte dalla bandiera nazionale che tornano in patria le opinioni pubbliche potrebbero rivoltarsi contro i rispettivi governi provocando il crollo del cosiddetto fronte interno occidentale e la conseguente vittoria del dittatore di Bagdad" ...... "Saddam, infatti, è perfettamente cosciente che il suo unico e grande alleato è il movimento pacifista internazionale" Postato da Paolo posted by IloveAmerica |
15:35 | commenti (1)
L'ideatore e gestore di questo sito mi ha invitato a contribuire a I Love America con un mio post. Io sono orgoglioso e grato a lui per avermi dato questa possibilità, ma non posseggo la capacità che ha lui di ricerca e linkaggio, che gli ammiro sinceramente. Ho pensato dunque di scrivere una cosa mia, che non pretende di dire novità, ma le mie certezze. Grazie a chi cura questo sito da chi ama l'America.
Why I love America ? Perché amo l’America ? E’ inevitabile che in questi tempi una domanda del genere sia più attuale che mai. Leggendo, studiando, ascoltando chi è o era nato prima di me, mi ero fatto un’idea di cosa fossero gli Stati Uniti, chi fossero gli americani, e perché fossero odiati o amati. Mi ero fatto un’opinione delle idee degli altri, perché io non c’ero mai stato, fino al Natale di quest’anno. E da quel giorno la mia vita è cambiata. In meglio, naturalmente. I primi ricordi di cosa fosse l’America risalgono a mio padre, che durante la guerra si rifiutò di stare con la repubblica di Salò e si arruolò con le truppe americane. Mio padre viveva in un piccolo paesino dell’appennino tosco emiliano, e nel 1943 aveva 21 anni. Era rimasto orfano di padre tre anni prima, con una mamma e tre sorelle che confidavano su di lui per mandare avanti la baracca nell’Italia un po’ fascista, un po’ antifascista e un po’ opportunista di quel tempo. Conservo ancora l’attestato di valore e la medaglia che gli americani gli conferirono per aver combattuto con loro, ricordo le parole con cui mi raccontava come questi ragazzi suoi coetanei fossero arrivati fin quaggiù per aiutarci a liberarci dal fascismo, sono ancora in contatto con uno dei suoi commilitoni e la vedova di un altro di loro, e ne vado fiero. Poi, col tempo, ho letto e ascoltato tanto sul piano marshall, il maccartismo, la crisi di cuba, i missili cruise e pershing, la guerra fredda, il vietnam, l’afghanistan, il watergate, ronald reagan, la guerra nel golfo, clinton e la lewinsky, il voto in florida, l’undici settembre, bin laden. E molto altro, perché gli Stati Uniti sono sempre stati al centro del mondo, del mio mondo, da quando sono nato. Come tutti i soggetti al centro dell’attenzione, ho letto e ascoltato insulti, invenzioni ridicole, serie critiche, posizioni equidistanti, sinceri ammiratori, convinti filoamericani, persone per cui tutto ciò che è americano è eccezionale. Ricordando le parole di mio padre, ho sempre approcciato a questa questione con una favorevole predisposizione. Crescendo, le mie convinzioni si sono radicate. Perché amo l’America ? Perché quella che i critici chiamano ingenuità, parlando da un pulpito che francamente mi sembra molto ma molto più ingenuo, a me sembra anche fiducia nel proprio paese, nel sogno americano, nello spirito di comunità di un popolo che più variegato non potrebbe essere, e che trova il fattore di coesione nel fatto che tutti, da qualche parte del mondo, sono finiti lì dove oggi c’è democrazia e voglia di fare più che altrove. Perché la cultura del fare, del lavorare per guadagnare e per dare ai nostri figli un mondo migliore, del servizio al pubblico prima del servizio a chi ci lavora io me lo sogno da quando sono nato, qui in Europa : chi non è d’accordo è libero di farlo, e di crogiolarsi nella decadenza della vecchia Europa. Perché tutto ciò che è futuro, tecnologie, possibilità di informazione allargata … viene sempre e solo da lì, e poi ne usufruiamo tutti. E quando cade uno shuttle non c’è un cane qui in Europa che abbia il coraggio di dire che soldi spesi, vite perse, investimenti passati presenti e futuri sono sostenuti dagli Stati Uniti ma i benefici ce li becchiamo tutti noi, senza un grazie. Perché non c’è paese più criticato al mondo che accetta di buon grado critiche da dentro e da fuori : con l’orgoglio di pensare di essere i migliori, ma chi non lo pensa ? Perché New York è la città più bella del mondo, dove respiri ampiezza mentale, rispetto per il prossimo e opportunità di conoscere tutto, ed è per questo che hanno colpito le torri. Perché gli Stati Uniti sbagliano, perseverano, corrompono, aiutano i cattivi, fanno i loro interessi : tutto sotto gli occhi di tutti, mentre nel mondo queste cose le fanno tutti ma in pochi fanno le pulci ad altri che non siano gli Stati Uniti. E’ la natura umana, ma gli antiamericani preferiscono fare le anime belle. Perché quando sento il loro inno rabbrividisco, quando li vedo orgogliosi del loro essere americani li invidio, quando educano i loro bambini a rispettare la loro bandiera li ammiro. Perché non sopporto l’ipocrisia, e ieri come oggi non c’è niente di più ipocrita dell’antiamericanismo travestito da pacifismo a senso unico e part-time. Perché fanno le guerre. Si, perché fanno le guerre. Certo, si spera tutti che non ci sia bisogno di farle, le guerre. Ma se nel mondo accadono cose molto brutte, quando l’ONU ( voluta dagli USA ) interviene lo fa sempre con gli Stati Uniti, mai senza. E se l’ONU non interviene, a volte lo fanno gli Stati Uniti. A chi non piace, chiedo l’alternativa, e non mi si risponde mai. Non mi piacciono gli sceriffi, questo è chiaro. Ma li preferisco ai dittatori, agli ipocriti, a chi cinicamente preferisce loro i massacri, a chi fa finta che sia credibile e da blandire chi ammazza migliaia di persone innocenti nel silenzio di tutti tranne gli americani … a chi sfila per la pace sapendo che lo status quo già non è pace, e lo fa sulla pelle di coloro che oggi accolgono i cattivoni americani ringraziandoli e chiedendo perché ci hanno messo tanto tempo a liberarli. Perché non c’è posto al mondo dove ad una cosa come l’undici settembre avrebbero reagito con pari dignità. Dignità. In Europa una cosa del genere avrebbe generato una caccia al musulmano mille volte più grave dei pochi episodi di rabbia registrati dopo l’attacco alle torri. E non mi si dica che la caccia al musulmano l’America l’ha fatta in Afghanistan, perché lì dall’intervento americano sta ricominciando la vita, se non volete vederlo il problema è vostro, ma con tutte le difficoltà del caso è così, come è così in Kuwait e in Kosovo, ed è stato così in Germania e in Italia. Per tanti altri motivi, mille altri motivi, che mi piacerebbe arrivassero anche da altri. Finisco da dove ho iniziato, consapevole di non aver detto nulla di nuovo. Perché in Italia sono sepolti ragazzi di vent’anni che hanno sacrificato le loro vite per salvare le nostre. Perché noi viviamo, sbagliamo, vinciamo, respiriamo, moriamo anche, anche, grazie a loro. E non è un mutuo che scade, non è una cambiale fastidiosa, non è un debito che riguarda un tempo lontano. Non è quella parte di eredità del passato che si può rifiutare manco fosse una cartella esattoriale del fisco, cari compaesani antiamericani accecati da uno stupido odio che vi rende ridicoli e che fra trent’anni vi farà fare una silenziosa autocritica, come vi è capitato con le porcherie in Europa dell’est che oggi rinnegate. E’ il vero significato di un popolo che con i suoi pregi ed i suoi difetti è il popolo al quale vorrei appartenere. Al quale non smetterò mai di essere grato. Col quale sarò critico quando serve, e ammirato quando è opportuno. Un popolo che amo, un paese che amo, più di quello al quale appartengo, dove serpeggia ingratitudine e strumentalizzazione ideologica, che non sento miei. That’s why I love America. posted by mixumb IL MERCATO, CHE ANTICIPA SEMPRE, DICE CHE IN IRAK .... Andatelo a vedere qua, e date retta a Giovanni Zibordi sabato, marzo 22, 2003 SCUDI UMANI PENTITI E ORA INTERVENTISTI
Invito a divulgare la notizia, che spero venga data anche dai nostri mezzi di comunicazione. Un gruppo di pacifisti che si erano recati in Irak insieme a degli scudi umani giapponesi, dopo aver ripreso 14 ore di dialogo con la gente del posto evitando la presenza delle Guardie Repubblicane, si sono convinti. Kenneth Joseph, un giovane Pastore, ha riferito alla United Press International di essere stato riportato alla realta' in modo traumatico. Ha incontrato, e ripreso, iracheni che si dicevano pronti a suicidarsi pur di vedere terminata la dittatura di saddam e ben contenti di affrontare una guerra pur di far terminare la guerra che Saddam ha fatto contro di loro per tanti anni. I resoconti agghiaccianti delle torture, purtroppo, si conoscevano gia' bene
[fonte: l'articolo della United Press International] Grazie a Daghtatorblog e a Elephant Rants , ma la notizia si sta spargendo ovunque
American soldiers in soccorso a un soldato irakeno arreso Intanto cresce il consenso all'intervento Alleato sia negli USA, dove il 76 per cento supportano il Presidente Bush, e anche in Australia, il consenso aumenta ed e' ampia maggioranza. Paolo Longo su rai 1 pochi minuti fa, mentre mostrava le manifestazioni di Hamas a Gaza inneggianti a Saddam e invocanti il martirio, diceva che Arafat ha invece preso una netta distanza dal dittatore Iracheno. Menzogna, tanto per cambiare : per rinfrescare la memoria cliccare qui e leggere la lettera di Arafat a Saddam
P.S. Si segnala lo spazio dedicato sul sito di Cosco al Dott. Simoncini, secondo il quale il tumore e' causato dalla candida (un fungo) e va curato con iniezioni di soluzione di bicarbonato di sodio. Attualmente Simoncini e' sotto procedimento giudiziario per omicidio e per aver chiesto decine di miliaia di euro a pazienti terminali per le suddette iniezioni Postato da Paolo venerdì, marzo 21, 2003 ARSENICO , un nuovo blog che merita.....
Ma COME ? Stanno per essere "okkupati" dalle sordide forze pluto-giudaico-massonico-imperialiste, dai cultori di Mammona, dal truce condottiero che Benni (e non solo lui) associa a niente meno che Hitler [vedi Capperi che purtroppo non ha ancora i permalink], dagli affamatori e genocidi, dal male puro incarnato, e loro sorridono ??? Ma cosa avranno da sorridere tanto ?
Pensatela come volete, sara' l'emozione della tv, ma IMHO hanno capito che i pacifisti non li "salveranno" piu'....... Postato da Paolo giovedì, marzo 20, 2003 LE ACCUSE DALLE GAMBE CORTE
Chi e' che aveva armato Saddam ?
Ci riferisce le cifre Anthony Cordesman, in questa ricerca [pdf] per il Center for Strategic and International Studies. The data comes, by way of a man who works in a dermatology laboratory, from an expert on Iraqi arms, Anthony Cordesman. Here's a Cordesman paper with the data (page 22). And, here's a catalog of his organization's papers, if you want to explore further. (Thanks to Ken Hirsch for sending me these links.) It is not coincidence that those who now object to disarming Saddam are those who armed him in the past. Addendum : Le comiche. So che ora qualcuno sta tirando fuori "un rapporto consegnato all'Onu" dove (non mettendosi in discussione le cifre sopra) si parla di piu' aziende americane coinvolte nell'approvigionamento chimico, un rapporto che sarebbe stato "censurato" dagli USA. Ma scappa a denti stretti che e' il rapporto di..... Saddam. Si, sissignori, Saddam in persona. Non solo. Nell'elenco di costoro fra le aziende fornitrici di armi chimiche all'Irak hanno messo La Carl Zeiss o la Hewlett Packard (cioe' fornitori di microscopi e di computers) e la Dupont e moltre altre di questo tenore. In pratica anche alcune ditte con societa' negli USA ma di proprieta' o origine europea (ragazzi, niente di meno che la Zeiss). Nella disperazione di veder sgonfiata la mega-palla antiamericana sono pronti a ricorrere ai documenti firmati da Saddam, a imputare all'America forniture mediche, e far diventare americani i francesi o i tedeschi, etc. etc., senza peraltro poter spostare la classifica neppure con tutto questo, anzi, aumentando le responsabilita' europee. Ma possono stare tranquilli. La nostra stampa allineata per affondare l'europa in qualche nuova schifezza politica, ha gia' censurato da sola la verita' su queste cose. Postato da Paolo
FRANCIA, NON PALESTINA
The Dissident Frogman ci rende noto un fatto che la nostra stampa ha ignorato. Ieri e ieri l'altro, ad Avignone, 400 giovani delle comunita' arabe immigrate si sono scontrati con giovani delle comunita' ROM e con le forze di polizia, usando anche armi da fuoco [link]. Il "dissidente" francese ci rende pure noto che :
Insomma, ci sono dei "saggi" che hanno potere su questi giovani e su queste zone tribali dell'europa. Interessante. Per il resto rinvio al sito dell'amico francese. Postato da Paolo EURABIA BIS
Europa provincia dell'islam? Il pericolo si chiama dhimmitudine
The first Tomahawk missile to be fired into Iraq is launched from USS BUNKER HILL (CG 52) at 0525 on March 20, 2003. HILL is currently forward deployed to the Persian Gulf in support of ongoing operations against Iraq. (U.S. Navy photo by Photographer's Mate 2nd Class (AW) Richard Moore). Sicuramente un blog da tenere d'occhio durante le operazioni perche' ha molti visitatori e amici fra i servicemen attivi in Irak e potra' avere ottime informazioni...... mercoledì, marzo 19, 2003
In fotografia non patriottici republicans, ma esuli iracheni negli USA. Dalla PBS un reportage da guardare. A Detroit gli iracheni esuli, riuniti in un locale, mentre ascoltano il Presidente Bush che pronuncia l'ultimatum a Saddam. Le reazioni ? Applausi e approvazione. Documenti che da noi non possono essere visti. Qui il video che consiglio di guardare, e la trascrizione. postato da Paolo ELLE ? HUSSEIN !
Postato da Paolo 70.000 Kurdi armati a fianco degli USA
martedì, marzo 18, 2003 Cari Irakeni di Giovanni Zibordi
postato da Paolo
L'AMERICA E PURE CLINTON CON BUSH
Mentre i sondaggi mostrano che sette americani su dieci sono con Bush per la liberazione dell'Irak senza una ulteriore deliberazione delle UN, anche Clinton si schiera a favore dell'intervento armato (grazie a l'Occidente). Postato da PaoloSTATUS QUO - STATIST QUO
RISPONDIMI, LITTLE GIRL !
Sulla 570 KVI radio una rappresentante del movimento anti-guerra United For Peace and Justice , Andrea Buffa sta parlando quando un iracheno esule in USA, Mohammad, incomincia a chiederle in che modo, esattamente, lasciare Saddam al potere favorira' la pace e la giustizia in Irak. E l'iracheno non molla. Rispondimi, little girl ! Eccezionale, la mette K.O e dice molte altre cose interessanti. Da ascoltare ! Questi iracheni dovremmo ascoltarli pure in Italia. Per sentire il dialogo (che e' semplice, non occorre sapere bene l'inglese) clicca qui (solo ADSL). postato da Paolo |